Il Blog di Anna Lattanzi

Il calamaio rosa: il ruolo della donna nella letteratura

L'arte della gioia di Goliarda Sapienza

Mar 102019

L'arte della gioia è un romanzo che nasce dalla penna della coraggiosa Goliarda Sapienza (Catania 1924-Gaeta 1996), attrice teatrale e cinematografica prima e scrittrice dopo. Un libro che ha richiesto ben sei anni di lavorazione, giudicato immorale e troppo sperimentale, tanto da non trovare accoglimento da parte di nessuna casa editrice per la pubblicazione in edizione completa. L'arte della gioia conosce la luce solo nel 1998, con una pubblicazione postuma, grazie al marito dell'autrice, Angelo Pellegrino, che da alle stampe l'opera sostenendo tutte le spese. Nel 2001, la dirigente di RAI TRE, Loredana Rotondo, dedica uno speciale a Goliarda Sapienza e solo così il suo romanzo conosce un'ulteriore ristampa diventando in seguito un successo tradotto in diverse lingue.undefined

L'arte della gioia, narra la storia di Modesta, una vita scandalosa, vissuta tra le righe di una società formale e stereotipata. Modesta nasce in una famiglia siciliana molto povera, vive con la madre e la sorella disabile. Un giorno compare il padre biologico, che violenta Modesta e nella grande agitazione che ne deriva, scoppia un incendio che provoca la morte della madre e della sorella. Così la ragazza viene ospitata in un convento dove inizia a pensare, che l'unico modo per poter avere un'esistenza serena, sia quello di prendere i voti. Le cose cambiano quando Modesta viene menzionata come ereditiera dei lasciti della madre superiora, deceduta da poco e che in vita era particolarmente affezionata alla ragazza. Si trasferisce così presso la famiglia benestante della superiora, iniziando una tenera relazione con Beatrice, figlia della superiora e nipote della principessa, la capostipite Gaia. Modesta si fa strada in famiglia: aiuta Gaia nella gestione del patrimonio, conquistandone la fiducia. Così la donna decide di farle sposare il suo unico figlio, se non unico vero erede dei Brandiforti. Iacopo, l'uomo che diventa suo marito, è disabile, per cui Modesta lo considera esclusivamente un matrimonio di convenienza. La giovane donna cresce, nel bene e nel male: in quella casa scopre la cultura, ma anche la manipolazione che fa sua. Scopre la realtà eterosessuale, oltre quella omosessuale, grazie a Carmine, l'uomo che gestisce le terre per Gaia. Da questa torbida relazione, nasce un figlio, Prando, che viene fatto passare per figlio di Ippolito, quindi erede della casata. In questo modo Modesta si assicura la sua posizione di principessa dopo la morte di Gaia.

Il ruolo di principessa in realtà sta stretto alla donna, che dopo la morte dell'anziana Gaia, si trasferisce con Beatrice a Catania, dove le donne incontrano il dottore Carlo, un torinese comunista. La famiglia si trasferisce al mare, in una lussuosa casa, Villa Sumarita, dove Carlo che ormai è innamorato di Modesta, si reca più volte per trascorrere con lei lunghe ore d'amore. Beatrice, inconsapevole di questo, si innamora di Carlo e lo sposa, trasferendosi con lui a Catania. Nel frattempo il suo amato Carmine muore e Modesta conosce i suoi figli, tra cui Mattia, con cui inizialmente si scontra, intrecciando poi con lui una relazione. Modesta si appassiona alla politica comunista e si iscrive all'università. La tragedia però non risparmia la sua famiglia: Carlo muore in seguito ai colpi inferti da un fascista. I suoi amici comunisti lo vendicano e Modesta si assicura che la vendetta vada a buon fine. Il fratello di Mattia appoggia gli assassini di Carlo e durante una discussione la donna spara all'uomo, senza ucciderlo.

Nel frattempo Beatrice si lascia morire e muore anche Ippolito, lasciando il figlio avuto dalla relazione con una cameriera. Modesta prende sotto la sua custodia tutti i bimbi della famiglia rimasti orfani e ne adotta un'altra, Mela, che si rivela una grande musicista. Modesta accoglie nella sua casa una ricca psicologa, Joyce, che sfugge al fascismo e con la quale intreccia una relazione. Le due donne diventano il punto di riferimento della cultura dell'epoca: Joyce ha però seri problemi di depressione e tenta più volte il suicidio. Modesta ad un certo punto si rende conto di non amarla più.

La vita della donna si immette in un periodo fatto di serenità, in un momento storico duro e nero per l'Italia. I giorni felici, infatti, non durano tanto, perché Modesta viene arrestata dai fascisti. in carcere lega con la sua compagna di cella, Nina, che diventerà una sua grande amica. Quando vengono trasferite su un'isola in Campania, Modesta si ammala di tifo e rischia di morire. Riesce però a salvarsi e a tornare a casa e l'esperienza carceraria fa aumentare notevolmente il suo attaccamento alla politica. Modesta accetta la gestione di un giornale locale, mentre tutti i membri della sua famiglia sono particolarmente provati dalla guerra e dalle vicende politiche di quei tempi, tanto che la donna ormai stanca delle continue battaglie, abbandona tutto e si dedica alla gestione di una piccola libreria locale.

Perché leggere questo libro? Per incontrare e conoscere un personaggio straordinario, una donna dai sentimenti e dalle passioni molto forti. Modesta è una figura che affronta ogni cosa con estrema lucidità: è protagonista di un'ascesa sociale inaspettata, ma non solo. Diventa donna colta, divoratrice di libri, appassionata di filosofia e di politica, portavoce di ideali. Il suo corpo non si separa mai dal suo intelletto, tutto quello che fa, coinvolge sempre mente e cuore. Modesta non rinuncia mai alla libertà, non si lega mai alle convenzioni, diventa personaggio scandaloso non tanto per le sue esperienze sessuali, quanto per quelle intellettuali.undefined

Il personaggio di Modesta domina il romanzo, domina il suo stile, riecheggia in una scrittura che può risultare rindondante, ma necessaria perché Goliarda Sapienza, "deve" parlare di questioni inenarrabili, deve parlare di "immoralità", quella che da scalpore.

"No, non si può comunicare a nessuno questa gioia piena dell'eccitazione vitale di sfidare il tempo in due, d'essere compagni nel dilatarlo, vivendolo il più intensamente possibile prima che scatti l'ora dell'ultima avventura"

La vita di Modesta si colloca in un periodo storico molto importante: la donna nasce agli inizi del 1900 e abbraccia le due guerre mondiali, il fascismo e l'antifascismo e la costruzione dell'Italia repubblicana. Modesta ha sempre la capacità di analizzare in maniera critica e distaccata ogni momento, sino ad arrivare a pensare con mentalità femminista e dire a suo figlio, quasi fosse profezia:

"E va bene Prando, te l'ho detto e te lo ripeto: io voglio essere indipendente dagli uomini come Lucio. E state attenti perché di questo passo quando le donne si accorgeranno di come voi uomini di sinistra sorridete con sufficienza paternalistica ai loro discorsi, quando la tua Amalia si accorgerà di non essere ascoltata e di fare due lavori sfinendosi davanti ai fornelli e in laboratorio – perché non mi parli mai del lavoro di Amalia, eh? Perché devo sentire solo quanto è dolce, carina o gelosa? - quando si accorgeranno la loro vendetta sarà tremenda, Prando."

Modesta sembra quasi essere l'alter ego di Goliarda Sapienza: donna singolare, intemperante, audace.

Donna di Madre Teresa di Calcutta

Mar 082019

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Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,

i capelli diventano bianchi
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Che l'8 marzo possa essere ogni giorno di ogni anno, adesso e sempre!

Penelope alla guerra di Oriana Fallaci

Mar 072019

Penelope alla guerra è il primo romanzo di narrativa nato dalla penna di Oriana Fallaci, pubblicato nel 1962. undefined

In Penelope alla guerra la Fallaci narra la storia di Giovanna, chiamata Giò, una giovane donna che riesce a realizzare il suo sogno: lasciare l'Italia per trasferirsi negli Stati Uniti. La ragazza è felice in America, dove lavora come creatrice di soggetti cinematografici. Ospitata da Martine, una sua cara amica, si gode tutta la spensieratezza della sua nuova vita. Improvvisamente e inaspettatamente viene a galla un pezzetto di suo passato: un incontro emozionante e inquietante. Richard, un ragazzo ospitato a casa sua ai tempi della guerra, quel ragazzo di cui è sempre stata innamorata e che credeva morto, ricompare, proprio lì, nella sua nuova e perfetta esistenza. La vita di Giò diventa imperfetta: l'incontro con Richard alimenta in lei nuove paure, nuove angosce e tanto sentimento. Trascorre dei bei momenti con l'amore ritrovato, intervallati da potenti silenzi dell'uomo, che la ragazza fatica a comprendere. Giò si sente sola, non ha nessuno con cui confrontarsi e parlare: Martine si rivela una donna arida e senza sentimenti e deve anche tenere a bada Bill, un amico che sembra quasi divertirsi ad attaccare la povera ragazza. Sarà proprio durante una violenta discussione con il giovane, che Giò scoprirà un pezzo di verità a lei sconosciuta.

Giò è una donna diversa dalle altre: vuole ardentemente reagire alla vita, non vuole starsene a casa ad attendere pazientemente come la cara e buona Penelope. Vuole vivere come un uomo, combattendo di fronte alle avversità, tenendo testa alla cattiveria e al destino più amaro, perché un vero uomo non ha paura e non si ferma davanti a nulla.

“L’amore da una parte sola non basta, Giò, le tue sono fantasie da masochista. Non si regala l’anima a chi non è disposto a regalare la sua.
Chi non fa regali, non apprezza regali. Tu cerchi Dio in Terra, e sei disposta a qualsiasi menzogna pur di inventarlo. Ma Dio non si inventa, e neppure l’amore. L’amore è un dialogo, non un monologo.”

Penelope alla guerra è un'opera maestra della grande Oriana Fallaci, che va al di là della storia narrata, affrontando tematiche molto forti e decisamente attuali: il sogno americano, l'omosessualità, l'amore malato e la lotta per l'emancipazione femminile.

New York è la Terra Promessa, un luogo così diverso dal'Italia, con le sue costruzioni e la sua magnificenza: un posto particolare e Giò si incontrerà e si scontrerà con il suo incanto.

“New York è un miracolo che mi sorprende ogni giorno di più: quell’americano non aveva mentito. Non si vedono statue, in quest’isola tagliata in rettangoli perpendicolari ed uguali, né cupole, né giardini. Il bosco di cemento si alza, tragico e grigio, senza una curva, una voluta bizzarra, un filo di verde. Ovunque si perde lo sguardo trovi spigoli duri, geometriche scale di ferro, cubi di sasso. Eppure tutto, in quest’assenza di grazia, ha un sapore di magia: dai grattacieli che si irrigidiscono come giganti pietrificati alla paura che ti mozza il respiro quando ti inoltri per strade che non finiscono mai, ma in fondo a ogni strada c’è uno strappo di azzurro che ti libera dalla paura. Col sole, i vetri brillano più dei diamanti. Col buio, bruciano più delle stelle. Le stelle in paragone appassiscono, la luna si spegne, e il cielo è in terra. Vorrei riuscire a dir questo nella storia che scriverò: che, qui, il cielo è in terra. E la gente come me si sente nascere una seconda volta.”undefined

Oriana Fallaci, ricorda attraverso la figura di Giò, quanta forza ci voglia per sopravvivere in America, pur avendo le capacità necessarie per affrontare l'ambiente e la forza della natura, sottolinenando in questo modo il suo rapporto di amore e odio per questa stramba Terra.

Richard è combattuto: ama Giò, ma ama anche Bill e lo stesso Bill vorrebbe amare la ragazza, ma deve sostenere la presenza di Richard. Si forma quasi una sorta di triangolo, dove l'omosessualità e l'essere "troppo amato", sono ancora fonte di sofferenza e di animo tormentato.

"Sai, Giò. Non credevo che tu lo amassi così. Chissà perché amiamo sempre chi non lo merita: quasi che questo fosse l'unico modo per ristabilire l'equilibrio perduto del mondo. E' la più antica forma di masochismo, quella di amare chi non sa amare: e la più stupida. Eppure tu lo ami, io lo amo, Florence lo ama e...accidenti."

Un triangolo doloroso per Giò, dal quale fuggirà.

“Non potevamo dormire in un letto a tre piazze”, senza tuttavia fuggire dall’amore...aveva davvero cessato d’amarli?

Florence è la madre di Richard, una donna perfida, che spaccia per amore la sua sete di controllo, cercando di gestire la vita di suo figlio, fino a fingere malattie inesistenti per poter ricevere le sue attenzioni. Quello di Florence è l'amore malato di una madre, che comprenderà troppo tardi tutti i suoi errori.

"E poi se dovessimo cercare la perfezione in un uomo, si amerebbero i santi. I santi son morti e io non vo a letto col calendario."

La lotta femminista di cui Oriana Fallaci è icona, è l'argomento cardine di tutto il romanzo: Giò non vuole essere una donna come tante, non vuole vivere ricoprendo il ruolo di madre e moglie, ma vuole essere forte, indipendente, scoprire altri lidi e per questo non esiterà a vestirsi da maschio e a lottare da maschio. Non si arrende mai Giovanna, va avanti e non si ferma nemmeno di fronte alla buche più nere e più profonde.

“E non dar retta a chi dice che il destino ce lo fabbrichiamo da noi o che la Provvidenza ci protegge: non ti protegge nessuno dal momento in cui nasci e piangi perché hai visto il sole. Sei sola, sola, e quando sei ferita è inutile che tu aspetti soccorso poiché non v’è genitore o amante o fratello che possa perdere tempo per te: essi si chinano più o meno a lungo sopra di te, magari ti fasciano e ti danno da bere, ma poi riprendono irrimediabilmente la strada dove saranno a loro volta feriti. La vera guerra non è quella che combatti quando due potenti imbecilli hanno deciso di buttare una bomba. La vera guerra è quella che combatti nell’amore e nell’odio non comandati, soprattutto quando ritorni. Tu ritorni, Giò, col cervello ed il cuore sbranati da una ferita gravissima: ma gli altri lo ignorano perché nelle apparenze tu sei come prima. Lasciali in questa illusione. Non raccontare che sei cambiata, non raccontare la guerra che ti ha fatto cambiare. La tribù dove vivi non sa cosa farsene dei martiri e degli eroi.”undefined

Difficile abbandonare l'idea che Penelope alla guerra sia un romanzo autobiografico: la figura di Giò si avvicina molto a quella della Fallaci, anche se in realtà la scrittrice ha sempre sottolineato che la storia della protagonista non è la sua e che ha attinto ai suoi pensieri e alle persone che conosce solo per creare situazioni e personaggi. Oriana Fallaci è un vero e proprio simbolo del coraggio delle donne e della lotta per il riconoscimento dei diritti femminili e Penelope alla guerra è un romanzo tremendamente attuale. Tante sono le Penelopi che ancora oggi lottano, protagoniste di una dura battaglia, che in qualche modo ha il suo fascino, proprio come l'essere donna. 

“Essere Donna è così affascinante, è un’avventura che richiede un tale coraggio una sfida che non finisce mai“ cit. Oriana Fallaci

 

Una donna di Sibilla Aleramo: storia di dolore, emancipazione e riscatto

Mar 032019

Una donnaundefined è il romanzo autobiografico di Sibilla Aleramo, alias Rina Faccio (scrittrice e poetessa italiana agosto 1876-gennaio 1960), un libro in cui il dolore e la ricerca di riscatto della scrittrice, vengono descritti con dovizia di particolari ed elevati all'ennesima potenza.  Un'esistenza travagliata quella della letterata: a undici anni è vittima di violenza sessuale e in seguito costretta da suo padre a sposare il suo violentatore. La sua infelicità sentimentale la porta a perdersi in svariate e tormentate relazioni, che non la allontanano però dai suoi ideali. Attivista femminista, si è sempre battuta per i diritti delle donne, sino a diventare direttrice del settimanale socialista L'Italia femminista. Quando nel 1902 abbandona il marito e il figlio nato dal suo infelice matrimonio, si lega al progressista Giovanni Cena e proprio dietro suo convincimento, la Faccio scrive e pubblica Una donna, con lo pseudonimo di Sibilla Aleramo, che diventerà poi il nome con cui siglerà ogni sua pubblicazione.

Una trama semplice caratterizza l'opera di successo mondiale: una donna educata dal padre a essere moglie e madre fedele. In realtà l'autobiografia cela una questione sociale molto profonda, legata alla battaglia per l'emancipazione femminile. Un contenuto aspro quello del libro, ben incastonato in una scrittura elegante e in uno stile essenziale:

“Tutti si accontentavano: mio marito, il dottore, mio padre, i socialisti come i preti, le vergini come le meretrici: ognuno portava la sua menzogna, rassegnatamente. Le rivolte individuali erano sterili o dannose: quelle collettive troppo deboli ancora, ridicole e incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale.”.

Sibilla Aleramo è una donna che porta avanti sino al compimento la propria ribellione, nata come rivoluzione interiore e poi esternata al mondo. Forse lo fa in malo modo la scrittrice, per quelli che sono i canoni dell'epoca, abbandonando il figlio e sacrificando la maternità attraverso la quale ha tentato precedentemente la redenzione non riuscendoci. Parallelamente alla sua lotta per la personale affermazione, indipendentemente dai mezzi usati, si delinea nella vita della Aleramo il ricongiungimento con la controversa figura materna e lo sgretolamento del rapporto con suo padre, tanto amato, ma che non ha potuto convivere con la sua ascesa verso l'emancipazione. Il genitore non è l'unico uomo menzionato nell'opera: ritroviamo il fidanzato della sorella minore, il medico, il professore, alcuni progressisti, quindi con una personalità vicina a quella della scrittrice, altri più in linea con la mentalità borghese, quindi lontani dalle idee di Sibilla. Figure quelle maschili, appena accennate, che fanno da sfondo ad una collettività tutta al femminile. Ben delineate, infatti, sono le donne della sua vita: la direttrice della rivista presso cui la Faccio lavora, la sua domestica, addirittura la sua antipatica quanto perfida cognata. Tutte figure da contrapporre a quelle maschili, pronte a trattare la "femmina" come un oggetto e non con una persona, con emozioni e pensieri propri. La rivoluzione interiore della donna e della scrittrice culmina nel suo impegno come volontaria presso un ospedale pediatrico. La maternità quindi non viene rinnegata, se pur nella vita la donna abbandona il figlio, ma si trasforma da biologica a spirituale.undefined

Una donna è quindi l'autobiografia di una figlia, madre, donna e scrittrice che nella sua angoscia e nel suo sconforto riesce a trovare una via di fuga e di riscatto: non un libro di dolore e sofferenza, ma un inno alla vita e alla libertà:

“e credetti di non poter sopportare la sofferenza fisica di un tale spettacolo ripetentesi all’infinito … fu da allora che ho ripreso risolutamente a vivere; dopo aver sentito di nuovo gli altri vivere e soffrire. E da allora ho anche avuto il bisogno di sperare di nuovo: per tutti, se non per me”. La vicenda si chiude circolarmente e, se un tentativo di suicidio era seguito alla nascita del figlio naturale, davanti al “martirio” di tanti “figli dell’anima” l’attaccamento alla vita diventa più tenace: “guardando in faccia la vita e la morte, non le temo, forse le amo entrambe”.

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