LE VIRTÙ SOCIALI TRA NATURA E CULTURA
dic 282023di Jimmy Kwizera
Lord of Flies -
Il Film - Il signore delle mosche Peter Brook, versione italiana 1963, tratto da un romanzo scritto nel 1952 dal premio Nobel per la letteratura, William Golding, e pubblicato nel 1954 con 14 milioni di copie vendute nei soli paesi anglofoni.
Viene descritta passo dopo passo la discesa nella barbarie di un gruppetto di studenti ordinari e dei membri di un coro musicale abbandonati a se stessi in un luogo paradisiaco totalmente isolato dalla moderna civiltà.
LORD OF FLIES: LE VIRTÙ SOCIALI TRA NATURA E CULTURA
Riflessione di Jimmy Kwizera
Premessa
In questa breve riflessione, vorremmo partire dal film Lord of the Flies (1963) ispirato dal romanzo di William Golding (1954) per abbordare il tema delle virtù sociali nell’intento di cogliere il rapporto tra la natura e la cultura. Nella vicenda narrata nel Film, troviamo un accenno a quasi tutte le tendenze e virtù relazionali quali Pietas, Observantia, Honor, Obbedientia, Gratitudo, Veracitas, Vindicatio, Liberalitas, Affabilitas, ecc. (Pietà, Osservanza, Onore, Obbedienza, Gratitudine, Verità, Rivendicazione, Liberalità, Affabilità, ecc)
L’analisi di queste tendenze sociali evidenziano che l’essere umano agisce liberamente senza che la sua libertà sia in contraddizione con i condizionamenti dell’ambiente in cui vive. In questo ordine di considerazioni intendiamo cogliere per analogia il rapporto tra la natura e la cultura mettendo in risalto quello tra la libertà e la tradizione in quanto contesto vitale nel quale la libertà umana viene espressa e esercitata.
1. Le tendenze e virtù relazionali nella vicenda narrata nel film
Già sin dall’inizio del film, si riscontra nell’attegiamento e nelle parole dei ragazzi un certo desiderio e una nostalgia dei genitori e di tornare a casa. Fanno di tutto perché possa venire qualcuno a salvarli affinché possano tornare a casa. Il fuoco che hanno acceso ne era un segnale. Si riscontra anche da parte loro il riconoscimento dell’apparteneza ad una terra quando esprimono la bravura britannica. Ben più, in mezzo alle difficoltà avvertono la nostalgia di una personna adulta che sarebbe più ragionevole di loro. Ciò dà da pensare che il fallimento della loro organizzazione sia stata dovuta ad un certo spaesamento nella misura in cui non hanno più nessun modello che poteva fungere da punto di riferimento. Questo rispecchia la tendenza che perfeziona la virtù della Pietas.
Dal primo momento del loro arrivo sull’isola, i ragazzi confermano il fatto che in qualsiasi gruppo c’è sempre uno che funge da capo. La prima cosa a cui hanno pensato è stato di eleggere il capo. Confermano anche il fatto che in ogni gruppo c’è qualcuno che spicca per certe qualità e ciò fa sì che egli sia spontaneamente rispettato dagli altri. Le figure di Ralph e Jack fanno vedere delle persone che hanno certe qualità che spingono gli altri a lasciarsi commandare da loro.
Viene confermata anche la tendenza di fondare ogni organizzazione su certe regole che tutti devono rispettare. Tutti i ragazzi sono d’accordo che per soppravivere ci vuole una condotta regolata dalle norme. Ma si vede anche che quando cominciano a non obbedire alle regole, allora nascono problemi nel gruppo. Anche nel gruppo di Jack che appare come un gruppo di delinquenti, egli voleva stabilire delle regole e voleva che gli altri le rispettassero. La figura di Pigy quanto ad essa rimanda al riconoscimento del capo e delle regole. Piggy ha stima per Ralph e vuole che gli altri facciano lo stesso. Egli stesso vuole essere stimato dagli altri anche se il gruppo non lo vuole accettare. Vediamo qui rispecchiate le tendenze che modellano le virtù di observantia, honor e obbedientia.
Si riscontra un ugualmente, benché implicito, un accenno alla virtù della gratitudo quando Jack vuole che Ralph non sia più il capo del gruppo. I ragazzi non erano d’accordo perché provavano una sorta di debito riguardo a quello che faceva Ralph per loro. Anche dopo la condivisione delle banane, qualcuno ringrazia il ragazzo che le aveva procurate. Invece, la tendenza che si vede esplicitamente è quella della reazione di fronte alla morte di Simone. Anche se Pigy cerca di tranquilizzare Ralph, egli piange e si sente colpevole affermando che avrebbe potuto fare qualcosa.
Allo stesso modo, tutti i ragazzi avevano un certo rimorso quando si sono accorti che non avevano ucciso il mostro ma Simone il loro compagno. Questo accenna à la virtù della vindicatio nel senso di una tendenza a voler riparare il male commesso ma anche della veracitas nel senso di sincerità e di accettazione della verità così come è. La veracità si rispecchia anche nella figura di Simone che praticamente non era interessato a quello che facevano gli altri ragazzi ma era piuttosto impegnato a scoprire la verità sul mostro. La figura di Pigy dà anche prova di veracità. Egli esprime le cose così come sono e cerca sempre di esprimere ciò che pensa anche se a volte gli altri non lo ascoltano.
In fine, la virtù della liberalitas si riscontra chiaramente nella vicenda del film. Tutta la vita dei ragazzi è stata una vita di condivisione: acqua, frutta, carne…. La formazione del gruppo dei cacciatori attorno a Jack rispecchia un certo scambio dei beni che ha a che vedere con la tendenza che perfeziona la liberalitas.
2. Le radici antropologiche della socialità
Nell’ambito dell’antropologia relazionale, c’è una serie di virtù che costituiscono le cosiddette radici antropologiche della socialità. Nel film che stiamo analizzando emergono principalmente quelle di observantia e di honor. La virtù dell’observantia si presenta come una virtù che modella e perfeziona la tendeza a riconoscere e a rispettare l’eccellenza altrui. L’observantia si può tradurre con rispetto, ossequio, osservanza. Cicerone la definisce come la virtù per la quale quelli che spiccano per una certa dignità sono degni di culto e di onore. La dignità di cui parla può derivare da tanti fattori: l’abilità in un certo ambito, la sapienza, l’esperienza, ecc. Perciò sono i destinatari del rispetto le persone famose, gli anziani, i maestri, le autorità, i santi, gli eroi, ecc.
La virtù dell’observantia è necessaria per orientare al bene e cioè al perfezionamento del soggetto e della società la tendenza spontanea a rispettare chi spicca per certe caratteristiche personali. La virtù brilla quindi nel distinguere chi è davvero meritevole di ossequio o chi non lo è, e nel tributare il rispetto nella giusta misura. L’observantia non è in contrasto con la libertà al contrario di quanto si può pensare. Anzi, è segno della natura sociale dell’uomo visto che quando molti individui sono assieme ordinati ad un unico fine, c’è sempre qualcuno che è capo e guida. In un gruppo di individui, c’è sempre qualcuno che spicca per determinate qualità e i propri simili hanno spontaneamente tendenza a rispettarlo. In alcuni autori delle correnti anarchisti si riscontra la conferma di questa tendenza. Gli autori come Bakunin, Proudhon e Kropotkin confermano questa tendenza quando propugnano l’abolizione di ogni autorità statale o coercitiva affinché possa esplicarsi la tendenza naturale all’ordine sociale.
Quanto all’onore, essa è secondo San Tommaso una parte dell’observantia. La tendenza a riconoscere il merito di chi è migliore in qualche ambito porta spontaneamente ad onorarlo. Così la virtù dell’onore perfeziona la tendenza ad onorare chi è meritevole ma anche a desiderare di essere stimato, di eccellere, di migliorare sé stesso. Secondo Aristotele, la virtù dell’onore viene congiunta alla magnanimità giacché tutti cercano l’onore non tanto per le qualità innate ma per quelle acquisite per il proprio impegno.
Come distinguere l’observantia e l’onore tradotto con i termini di dulia in greco e honor in latino? L’observantia ha un’estensione più ampia e include sia la disposizione interiore chele azioni da essa ispirate mentre l’onore riguarda principalmente i gesti che hanno una finalità
onorifica e sono cercati per sé o compiuti verso un altro. San Tommaso quanto a lui dice che l’observantia rispetto all’onore funge da principio e da movente che spinge ad onorare, poichè si è spinto ad onorare una persona per il rispetto che si ha verso di essa. Ma essa funge anche da fine poichè si onora una persona affinché gli altri ne abbiano rispetto.
Anche se naturalmente, l’uomo è portato a manifestare una certa sudditanza verso qualcuno, la virtù dell’onore è necessaria per il perfezionamento morale di questa tendenza naturale per non cadere in comportamenti quali l’adulazione o la vanagloria e per non covare nel proprio cuore l’invidia che ne è anch’essa una deviazione poichè se non si riconosce il giusto merito altrui, non si è in grado neanche di rivendicare fondatamente i propri meriti.
La virtù dell’onore richiama anche la consapevolezza del diritto alla buona reputazione e alla fama di ognuno poichè è giusto riconoscere l’onorabilità altrui. E secondo Max Scheller, l’attrazione assiologica di un individuo esemplare è indispensabile per la crescita
dell’autotrascendenza e la crescita personale, ciò che è un accenno pure implicito alla virtù dell’onore.
Come traspare nel film, il fatto che la prima cosa a cui i ragazzi hanno pensato è stato eleggere il capo ma anche il fatto che le figure di Ralph e Jack spingono spontaneamente gli altri ragazzi a lasciarsi comandare da loro rende l’idea della tendenza e della virtù
dell’observantia. La figura di Pigy quanto ad essa rimanda all’onore verso chi spicca per merito e a farlo onorare. Piggy stimava Ralph e voleva che gli altri facciano altrettanto. Perciò illustra bene la tendenza e la virtù dell’honor. Nel film si riscontra soprattutto da parte di Jack, i vizi opposti alle virtù dell’observantia e dell’honor che sono l’invidia e la vanagloria.
3. La virtù dell’amicizia
Un’altra virtù che traspare nel film che ci occupa e quella dell’amicizia. Nella questio 114 della della Summa Theologiae (IIa-IIae), San Tommaso tratta dell’amicizia in due articoli. Si chiede prima se l’amicizia sia una virtù speciale e poi si chiede se sia una parte (potenziale) della giustizia.
Per San Tommaso, l’amicizia è una virtù speciale nella misura in cui la virtù essendo ordinato al bene, laddove si riscontra un bene speciale da compiere, là è necessaria che ci siaanche una virtù speciale che ordina a quel bene. L’amicizia è quindi la virtù che conserva
l’ordine a cui l’uomo deve essere ordinato nel rapporto con gli altri in modo da trattargli secondo il dovuto.
L’amicizia di cui parla qui San Tommaso è da distinguere da quella che consiste nell’affetto reciproco che è legato alla virtù della carità ed è pertanto un corollario di tutte le virtù. L’amicizia come affabilitas di cui parla qui San Tommaso è quella che si limita alle parole e ai fatti esterni in quanto uno si comporta bene, in un modo conveniente verso le persone con cui tratta. Questa amicizia che si dimostra anche agli sconosciuti mica è una simulazione. Anzi, esprime l’amore che ogni creatura ha naturalmente verso il suo simile. Ben
più, l’amicizia tende a procurare piacere alle persone verso cui si indirizza. Tuttavia, per un bene da conseguire o per un male da escludere essa non esita a rattristare le stesse persone.
Tutto sommato, l’amicizia mira ad un rapporto giusto, conveniente e piacevole della persona rispetto agli altri.
Per quello, l’amicizia è una parte potenziale della giustizia in quanto si affianca ad essa come alla rispettiva virtù cardinale. L’amicizia ha in comune con la giustizia la relatività ad altri. Tuttavia, alla differenza della giustizia, il debito a cui riferisce non è né legale né
proporzionalmente reciproco ma si limita a sodisfare un debito di onestà dovuto più alla persona virtuoso che a quanti ne sono l’oggetto facendo sì che tale persona faccia agli altri ciò che conviene che ella faccia.
Il compito che si ha per amicizia di convivere piacevolmente con gli altri si collega alla giustizia in quanto l’uomo come essere sociale è tenuto moralmente a vivere in veracità.
Ora l’uomo non può vivere senza soddisfazioni. Pertanto è un debito di onestà e quindi di giustizia che sia tenuto a vivere piacevolmente con gli altri a meno che per un motivo utile sia necessario vivere diversamente. E poi l’amicizia non vuol dire che tutte le persone vanno trattate allo stesso modo indistintamente. Vuol dire piuttosto che proporzionalmente si deve trattare ciascuno nella maniera che a lui conviene.
La virtù dell’amicizia si trova rispecchiata nella vicenda narrata nel film. Fin dall’inizio del film, si vede che i ragazzi avevano il desiderio di stare bene insieme. La condivisione della carne, della frutta ma anche il giocare insieme dei ragazzi danno prova di una certa amicizia. La figura di Ralph e di Pigy è anche esplicita. Loro cercavano sempre di rapportarsi agli altri in un modo conveniente anche se l’attitudine degli altri nei loro confronti dava a volte prova del contrario. Dalla parte di Jack invece, si vede il vizio contrarioall’amicizia: il litigio. Egli cercava sempre di contrariare Ralph. In definitiva, si vede che la virtù dell’amicizia era palese all’inizio del film ma va svanendo man mano che i ragazzi perdono il senso delle regole e dell’osservanza e pervertono la loro natura.
4. Il rapporto natura e cultura
Il discorso fino ad ora tenuto ci porta a tentare una riflessione sul rapporto tra la natura e la cultura. A dire il vero, non si potrebbe mai cogliere meglio il rapporto tra la natura che mettendole in stretta relazione in modo imprescindibile. Infatti, partendo dalla libertà umana
in rapporto all’ambiente condizionale (si potrebbe anche chiamare tradizione) nel quale essa viene esercitata, ci si può accorgere che, allo stesso modo, l’idea di natura umana è inscindibile da quella di cultura.
Già derivato dal verbo latino colere, il termine cultura, giacché rinvia al mondo dell’agricoltura, è inseparabile dall’idea di natura. Cicerone parlando della Filosofia come cultura animi e Bacon come georgica dell’animo, tutti accennano all’anima come un campo da coltivare. Lo stesso Gadamer parla di Bildung che include le idee di riproduzione e di modello ma anche di coltivazione delle disposizioni naturali. Così segue Hegel che afferma
che l’individuo singolo nello svilupparsi si trova necessariamente sulla via della cultura trovando nella lingua, costumi e istituzioni del suo popolo come una sostanza preesistente che deve far propria. Quindi per svilupparsi, l’individuo deve già superare la propria naturalità in quanto il modo in cui si sviluppa è formato dall’uomo nella lingua e nei costumi. Nella
cultura, l’individuo si dà una forma portando alla luce ciò che è in sé stesso.
Arendt quanto a lei mette a fuoco l’idea di cultura presente dai latini per sottolineare due elementi fondamentali: il trasformare la natura in un luogo adatto alla dimora di un popolo e il prendersi cura dei monumenti del passato. Secondo lei, la dimensione culturale si forma alla base di ciò che è dato originariamente e che l’individuo assume, trasforma e incrementa tramite la sua libertà. Poi dal sentirsi legato ad una storia di cui si è parte, le acquisizioni
culturali si continuano e si trasmettono.
Così si può prolungare la tradizione in cui si è innestato rinnovandola in una dialettica di ricettività e creatività. Ricevendo dagli altri, si può allora innovare e assumere iniziative.
Quando ci si inserisce nella tradizione facendosene erede operante e accettandola come patrimonio da conservare, da preservare e da interpretare, allora la si può innovare. Pertanto èimpossibile individuare uno stato di natura precedente alla cultura giacché, come l’afferma Hegel, è proprio l’emergere della cultura che permette di riconoscere la specificità dell’essere umano.
In definitiva, si può dire che natura e cultura sono inseparabili e in continuità. La cultura è la trasformazione o personalizzazione della natura grazie alla libertà che è l’appannaggio della natura umana. Tramite la libertà propria alla natura umana, quest’ultima viene personalizzata dalla cultura.
Nel film in questione, si vede che i ragazzi quando si sono trovati sull’isola, hanno cercato di organizzarsi secondo un modello culturale che già avevano. Ma alla fine, la mancanza di ogni riferimento culturale ha fatto che si pervertisse la natura dei ragazzi che si sono finalmente comportati in modo meno umano. Si può dire che ad un certo momento la loro natura e quindi la loro libertà non hanno trovato un contesto culturale nel quale svilupparsi il che fa capire che la natura umana non viene personalizzata se manca il contesto culturale che inquadra la libertà individuale.
Conclusione
Incorniciare le varie tendenze e virtù sociali nel film Lord of the Flies ci ha aiutato a evidenziare in modo chiaro e palese il rapporto tra la natura e la cultura. Così come la libertà individuale non può prescindere dal contesto in cui viene espressa e esercitata, neanche la cultura umana può prescindere dalla natura che le serve da sostrato.
Le tendenze e virtù sociali evidenziate nel film in questione fanno vedere l’indole che emerge dall’uomo che pur agendo liberamente non può fare a meno dell’interazione con gli altri ma anche è necessariamente condizionato non soltanto dalla relazionalità ma anche dalle circostanze e dall’ambiente vitale.
Questo ci porta a ribadire la nostra tesi di partenza che libertà e tradizione sono inscindibili esattamente come cultura e natura lo sono. E le radici antropologiche della socialità fungono da ponte tra la natura in quanto sono naturali e la cultura in quanto sono frutto di un agire libero ma "ambientato" in un determinato "contesto".
Jimmy Kwizera

ratio imitarum naturam