Il Blog di Rosario Frasca

Le opinioni di un Clown, ovvero: Il mito di Er

La professione ambìta

Jun 152019


 

 

 

"Come il mangiare e il bere", così anche l'appagamento dell'istinto sessuale naturale e il piacere connesso, sono buoni e senza ombra di peccato, naturalmente a condizione che in essi siano rispettati la debita misura e l'ordine conveniente." (San Tommaso d'Aquino)

 

Premessa

Le Note sull'autore e sull'opera, sono tratte dalla presentazione di Ezio Pellizer e Alessandra Sirugo, riportate sulla quarta di copertina del volume: Luciano, Dialoghi delle cortigiane - Marsilio Editori Venezia - 1995.

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L'autore

Luciano, siriaco di Samosata, nasce nel 120 e muore ad Atene dopo il 180 D.C. Retore, sofista, scrittore satirico. La sua vena laica e scettica si esercita in varie direzioni: La sofistica (Elogio della mosca), la filosofia (Morte di Peregrino, Dialoghi degli dei, Dialoghi dei morti), la religione (Zeus confutato, Concilio degli dei, L’amante della menzogna, Alessandro o il falso profeta). Celebri anche le sue opere narrative: "La storia vera", parodia fantastica dei romanzi d’avventura, e "Lucio e l’asino", romanzo breve il cui soggetto è ripreso anche da Apuleio nelle Metamorfosi.

Una frase emblematica che descrive le caratteristiche polemiche di questo autore, lontano nel tempo ma attualissimo nel gioco letterario tra menzogna e verità, l'ho annotata leggendo il primo capitolo della "La Storia Vera" dove Luciano, si rivolge polemicamente ai filosofi e ai "padroni del pensiero" che lo denigravano per le sue opere, che spesso facevano saltare e sbeffeggiavano la "verità".

 "Scrivo dunque intorno a cose che né vidi né provai né appresi da altri, e inoltre di cose che non esistono affatto, e che non possono assolutamente esistere. Perciò occorre che i miei lettori non ci credano per nulla." (Luciano - La storia vera)

L'opera

Antichissimo e pur sempre attuale, il problema della prostituzione è lo sfondo realistico di questi dialoghi: una serie di bozzetti, scene di vita quotidiana, commedie di situazione che ritraggono l’ambiente delle etere (ragazze di vita), con le loro passioni, i loro timori, le loro gelosie, le loro aspirazioni, le loro storie.

Sfilano in questi Dialoghi fanciulle che ridono, suonano il flauto, cantano e a danzano, fanno sesso con il migliore offerente; ma vi sono anche donne capaci di far perdere la testa ai personaggi più in vista, re, uomini di governo, cittadini ricchi e potenti.

È il tipico universo delle “etére" della Grecia antica; fanciulle e donne mature al centro del desiderio, dell’interesse e della passione amorosa degli uomini, di cui pagavano gli egoismi e le sregolatezze, ma che suscitavano anche uncerto timore, per la pericolosa ambivalenza di quegli rapporti sessuali e coniugali, non socialmente regolati e legittimati, anche se tacitamente ammessi e accettati dalla comunità: un po' come oggi.

Dei quindici dialoghi che compongono l'opera, ce ne sono tre: il n. 6, Crobile e Corinna, il n. 7, Musario e sua madre e il n. 8 Ampelide e Crisside, che riguardano in particolare, i  rapporti generazionali. In questa sede, è preso in considerazione il primo, Crobile e Corinna. Il proposito è quello di far cogliere, ai sfortunati lettori di questo blog, il nocciolo del messaggio educativo: un messaggio valido per tutte le generazioni, passate, presenti e future; in qualsiasi luogo, senza distinzione di genere, razza e religione.

 

 

Crobile e Corinna

 

"Ogni generazione trasmette alla seguente un complesso di atteggiamenti relativi alle diverse situazioni esistenziali, che questa deve rielaborare di fronte alle proprie sfide." (Franciscus)

 

Introduzione

In questo dialogo Luciano riporta un dialogo tra una madre (Crobile) che, prendendo spunto dal superamento della prova d'iniziazione della figlia (Corinna), la incoraggia e la indirizza alla professione di etera per un riscatto sociale dalla povertà in cui sono costrette a vivere. Crobile, nei suoi interventi, descrive alla figlia e a noi, le dure condizioni di vita in cui sono cadute dopo la morte del padre. Da questa dura realtà le due protagoniste si vogliono affrancare: la professione di etera, suggerita dalla Crobile, sembra la più praticabile per la giovane Corinna, che ha appena superato brillantemente la prova d'iniziazione.

Sommario:

  1. Il dialogo
  2. Il commento
  3. L'analisi

1. Il dialogo

Crobile:
Hai visto Corinna? Non era poi così tremendo come credevi, se da vergine sei diventata finalmente donna! E ti sei fatta un fiore di bel ragazzo, e ci hai per di più guadagnato ben una mina, come primo compenso, che ti ci comprerò subito - ne avanza - una bellissima collana!

Corinna:
Sì, sì, mammina! la voglio con le pietre rosse e splendenti come il fuoco, come ce l’ha Filenide!
(analisi mimetica sulla prova d’iniziazione del soggetto (Corinna) e il feticcio (collana) quale oggetto del desiderio )

Crobile:
Va bene piccola. Ma prima ascoltami, che ti dico anche tutto il resto, che cosa dovrai fare e come ti dovrai comportare con gli uomini; sai bene che non abbiamo nessun altra risorsa per vivere, figlia mia, e da quando è morto quel sant’uomo di tuo padre - sono appena due anni! - non so proprio come abbiamo fatto a campare.

Quand’era vivo, non ci faceva mancare niente; era un buon fabbro, molto conosciuto al Pireo, e ancora si sente dire dappertutto, e ci giurano, che non ci sarà un altro fabbro bravo come Filino.
Ma da quando è morto… prima ho dovuto dar via le tenaglie, poi l’incudine, poi il martello, - e per sole due mine! - e ci abbiamo campato per sette mesi. E poi ho dovuto tessere, e tirare la trama, e filare lo stame, e ci cavano a stento di che mettere qualcosa sotto i denti. Ma così potevo nutrire te, figlia mia, l’unica speranza che mi restava!
(analisi mimetica sulla descrizione della dura realtà)

Corinna:
Cioè, la mina...

Crobile:
Ma no! facevo solo il calcolo che, all’età giusta, avresti potuto mantenere me, e tu - senza troppa fatica - potrai essere piena di gioielli, e ricca, con tanti vestiti fatti di porpora, e tutte le serve che vorrai...

Corinna:
O come, mammina, che mi dici mai!

Crobile:
Ma sì! basta che ti accompagni con bei giovanotti, e ti ci fai portare alle feste e simposi, e ci vai a letto dietro compenso!

Corinna:
Allora devo fare quello che fa anche Lira, la figlia di Dafnide?

Crobile
Proprio così, cara!

Corinna
Ma quella… fa l’etera!

Crobile:
Beh… non c’è poi niente di così terribile… Così anche tu sarai ricca, ricca come lei! e avrai un mucchio di amanti! Ma che fai Corinna, ti metti a piangere? Non vedi quante ce n’è in giro di etere? Sono tantissime, e tutti le cercano, e fanno un sacco di soldi! Io la conosco bene Dafnide: santa Giustizia! Prima che la figlia sbocciasse nel fiore dell’età era una miserabile stracciona: la vedi com’è ora? Se ne va dandosi un sacco di arie, cara mia, e oro, e vestiti a fiori, e ben quattro servette!
(analisi mimetica sull’invidia di Crobile per Dafnide in funzione della dura realtà e della prospettiva di riscatto per mezzo della figlia Corinna)

Corinna
E Lira, per guadagnare tutto questo, come avrà fatto?

Crobile:
È facile. Per prima cosa, acconciandosi con buon gusto, facendo la gentile e la spiritosa con tutti, ma senza arrivare a ridere a crepapelle per un nonnulla, come fai sempre tu, ma dolcemente sorridendo, e in modo seducente, e stando in società con stile, senza invece farsi beffe del prossimo, se capita che qualcuno voglia venire da lei o la inviti a casa sua, e soprattutto, senza mostrarsi in caccia di uomini. Se è invitata a un banchetto - naturalmente dietro compenso - non si ubriaca come un tègolo: sai, è una cosa ridicola, e gli uomini detestano quelle che fanno così! E non si ingozza di cibarie senza un minimo di creanza, ma le tocca appena, in punta di dita, e non fa rumore quando mangia, e non si riempie le ganasce di bocconi smisurati, ma beve tranquillamente e con misura, a piccoli sorsi.

Corinna:
Davvero fa così? Anche se ha tanta sete? ...
(analisi mimetica sulla sete)

Crobile:
Ma proprio allora, mia piccola Corinna! E non parla più del dovuto, e non esagera nel prendere in giro qualcuno dei convitati, ma fa gli occhi dolci solo a uno di loro: quello che paga! È così che i clienti l’amano alla follia. E quando viene l’ora di andare tra le lenzuola, non si mostra né troppo porcella, né troppo fredda, ma in tutta la faccenda va in caccia di una cosa sola, e cioè di conquistare l’uomo e di farsene un amante; e di questo tutti la lodano. Se imparerai anche tu la lezione, vivremo anche noi, tutt’e due felici e beate! e del resto, per tante altre cose, anche tu, al suo confronto sei di gran lunga… ma non farmi dire niente, per la cara santissima Giustizia! solo che tu campi in buona salute!...

Corinna:
Ma raccontami, mammina, quei signori che pagano sono tutti bellini come Eucrito, quello con cui ho dormito ieri notte?

Crobile:
Oddìo, non proprio tutti… ce n’è anche di più belli!… poi ce ne sarà qualcuno più maturo… qualcuno che non sarà proprio una bellezza...

Corinna:
E anche con questi ci dovrò andare a letto?

Crobile:
Figlia mia, soprattutto con questi! Perché sono anche quelli che scuciono di più, mentre i belli, vogliono una cosa sola, fare i belli, e basta. Ma tu preoccupati sempre e soltanto di chi paga di più, e vedrai, tra poco tempo tutte ti mostreranno a dito per strada, e diranno: “Guarda, guarda Corinna, la figlia di Crobile! ricca da far schifo! Mamma sua, l’ha fatta tre volte beata!” Eh? Che ne dici? Farai come ti dico? Ma sì, che lo farai, lo so dal profondo del cuore, e ti sarà facile metterle tutte nel sacco! Ma ora va a fare il bagno, che come niente viene anche oggi quel tuo bel ragazzetto, Eucrito; te l’aveva promesso, no?

2. Il commento

È chiaro estrapolare dal commento la descrizione della dura realtà di una ragazza che sta affrontando un cambiamento nella sua vita e sembra concedersi per l'innocente e banale "oggetto del desiderio", la collana.

La sua stessa innocenza la porta ad accettare anche la sua iniziazione, - momento di radicale mutamento -, che, ai suoi occhi, sembrava qualcosa di tremendo (come afferma la matrona stessa).

La matrona sembra quasi trasformare la visione della giovane, mostrandole un lato più positivo riguardo i rapporti sessuali e quindi, riguardo quella che sarà la sua professione.

 

3. L'analisi

 

undefinedLe vergini (magnifica opera di Klimt) -

La prima battuta riguarda la perdita della verginità di Corinna; un passaggio che Crobile considera naturale e di crescita: "da vergine sei diventata donna". Nel prosieguo di questa prima battuta, Crobile disegna ci spiega la situazione relazionale tra le dialoganti. Una prova iniziatica che Corinna considerava "tremenda", come spesso sono considerate tutte le prove d'iniziazione, Crobile la ridimensiona nel flusso della normalità: "non era poi così tremendo come credevi”.

L’iniziazione della ragazza, destinata a entrare in società: un ballo delle debuttanti ante litteram; il suo avviamento a un lavoro di cui è ancora inconsapevole: questa innocente e ancor pura inconsapevolezza che le incute timore e le fa paura, la porta ad affidarsi e abbandonarsi completamente agli esperti consigli della madre.

La madre si rivolge alla ragazza con una certa sufficienza, quasi con indifferenza, mostrandole, con sicurezza da esperta, gli aspetti positivi dell'attività di etera; e sorvola su quei retro-pensieri romantici che potrebbero deviarla da un "corretto" e maturo comportamento professionale. In questo modo, l'esperta educa l'iniziata a considerare i rapporti sessuali con gli uomini con più distacco, in modo positivo e professionalmente remunerativo: "ti sei fatta un fiore di ragazzo, e ci hai per di più guadagnato ben una mina come primo compenso".

La chiusura di questo primo intervento intervento della matrona è la promessa di un premio per la ragazza per far pesare l'importanza del compenso in moneta, caratteristica concreta e ineludibile di ogni professione: "ti ci comprerò subito - ma ne avanza! - una bellissima collana!".

Corinna risponde eccitata e contenta alla decisione della madre di premiarla con una collana e dalla sua bocca le esce, suo malgrado, un nuovo personaggio, Filenide la quale, ignara dei desideri di Corinna, si trova a rappresentarne l'idolo, la guida ideale del suo desiderio mimetico.

Dunque i tre vertici del triangolo sono:

  1. - soggetto: Corinna
  2. - mediatrice: Filenide 
  3. - oggetto del desiderio: la collana

La giovane finalizza la perdita della sua verginità al possesso di un oggetto premio: la collana; lo fa per emulare la sua mediatrice Filenide: possedere la collana per Corinna, vuol dire essere ricca e invidiata come Filenide; vuol dire conquistare l'aspirata posizione di "etera di rango" per togliere la regalità alla sua invidiata mediatrice, che da idolo diventa rivale.

"Il desiderio mimetico tende all'essere del mediatore. L'oggetto del desiderio mimetico è solo un mezzo per arrivare all'essere del mediatore." (Girard)

Corinna tende all’essere di Filenide che venera e odia nello stesso tempo. La collana è solo un mezzo per arrivare all’essere dell’amica da lei venerata e invidiata; Filenide è la mediatrice dei suoi nascosti desideri. Corinna desidera essere Filenide; cioè desidera avere quella qualità di Filenide che lei non ha perché è povera; Corinna desidera essere ricca.

"L’improvviso prestigio di un modo di esistere sconosciuto è sempre connesso con l’incontro di un essere che risvegli il desiderio”. (Girard)

Per la “povera" Corinna, Filenide rappresenta il suo obiettivo, il suo sogno, la sua massima aspirazione: essere una ricca; la collana promessa in premio dalla madre Crobile per aver superato la prova d'iniziazione, rappresenta il giusto mezzo per cogliere l’obiettivo e realizzare il suo sogno: arrivare ad essere una ricca e invidiata come "etera di rango".

"Sì, sì, mammina! la voglio con le pietre rosse e splendenti come il fuoco, come ce l’ha Filenide!"

L'esperta Crobile sà che il desiderio di amare e di essere amata di Corinna può portare alla passione; sa che la passione acceca la ragione e fa dimenticare, e mette in secondo piano, le necessarie finalità materialistiche e utilitaristiche delle prestazioni sessuali.

Infatti, questa prima parte del commento, si chiude con una considerazione su un oggetto del desiderio innocente e banale rappresentato da una collana: “sembra concedersi per l’innocente e banale oggetto del desiderio, la collana."

La collana è vista come un trofeo, un oggetto, innocente e banale, un simbolo, un religioso feticcio dell’avvenuta iniziazione. L'affermazione, però, è preceduta da quel verbo sibillino ("sembra") che nega la realtà oggettiva di quella concessione trasformandola in vacua apparenza: come dire "non è vero ciò che appare; non è vero che la ragazza si è venduta per una collana; la verità è un'altra ed è nascosta nell'intimo e femminile desiderio della giovane di essere amata".

L’apparenza esteriore, la collana, il premio su cui l'esperta indirizza l'attenzione della ragazza, contiene in sè questa verità interiore: il suggello dell'avvenuta iniziazione; essere stata amata da un uomo, come tutte le donne; essere diventata donna.

Questa emersione della verità nascosta, questo sopetto di un'altra verità ben più importante, riabilita in qualche modo, il naturale sentimento di una ragazza, di ogni tempo e in ogni luogo, che si concede all’amante, non per una luccicante e banale collana, "oggetto del desiderio", ma più realisticamente, per appagare il suo intimo desiderio d'essere amata anche dopo aver superato quella "tremenda" prova d'iniziazione che l'ha fatta diventare donna.

Secondo l’ottica del desiderio mimetico:

- Corinna è il soggetto

- l’amore è l'oggetto desiderato

- mediatore ?

Chi potrà mai essere il mediatore? Forse Crobile?

 

In questo triangolo mimetico, la situazione educativa e iniziatica, non prevede rivalità nascenti tra il soggetto e la mediatrice perché non c’è invidia, non c'è la possibilità di una compenetrazione e sovrapposizione dei ruoli, né una reciprocità mimetica tra soggetto e mediatrice: siamo in una mediazione che Girard definisce "esterna" ovvero la mimesi (il cambiamento) avviene solo nel soggetto che ascolta fedelmente i consigli della mediatrice; entrambe ben ferme nei loro ruoli antropologici e sociali, figlia e madre; educanda ed educatrice.

Il banale oggetto del desiderio, sostitutivo del vero desiderio d'amore: amare ed essere amata, è rappresentato in quella "collana con le pietre rosse e splendenti come il fuoco, come ce l’ha Filenide!"

 

La chiarezza - Nell'incipit del commento, la formulazione del concetto di chiarezza è perentoria:"È chiaro...". Una perentorietà che esprime la forte volontà a indirizzare la lettura, sia del dialogo che del commento, entro la cornice di una "dura realtà" non meglio definita. Forse l'autrice vuole assicurarsi che, nel merito, il commento sia letto entro i limiti esistenziali di una ragazza che sta affrontando un cambiamento nella sua vita. E qui viene il primo incrocio tra i diversi livelli della narrazione; il primo interscambio di ruoli tra i diversi personaggi in gioco sui diversi livelli, la ragazza protagonista del dialogo Corinna e la ragazza autrice del commento: Due coetanee, distanti tra loro duemila anni.

Pur a distanza di duemila anni, entrambe le ragazze condividono il cambiamento radicale nella loro vita. Pertanto possiamo dire che: ciò che stiamo leggendo, commentando e analizzando riguarda ogni ragazza di qualsiasi tempo e qualsiasi luogo. In altri termini, dal punto di vista antropologico, la condizione esistenziale del personaggio del dialogo, Corinna, è la stessa condizione dell'autrice del commento; ed è caratterizzata da difficoltà, paure, aspettative, sogni e speranze di una ragazza sta affrontando un "cambiamento radicale della sua vita".

Tornando al commento, il riferimento alla dura realtà esprime un perentorio invito a leggere il dialogo, non in chiave romantica e/o ideale ma in chiave “realista”; ovvero una lettura, una narrazione che invita chi legge a entrare in gioco, dentro nelle situazioni del dialogo, con uno sguardo oggettivo su quella "dura realtà" evidenziata. Diventa allora più comprensibile e acquista senso quel verbo che a una prima lettura sembra tirato fuori dal cassetto delle parole perdute: "estrapolare". Estrapoliamo allora la descrizione dura realtà di una ragazza che sta affrontando un cambiamento nella sua vita, vale per Corinna e per tutte le ragazze del mondo.

La dura realtà - La dura realtà evocata nel commento non si riferisce alla situazione delle donne etere dell’antica Grecia ma al "rito d’iniziazione" di una ragazza che, finito il tempo dell’innocenza, si appresta ad affrontare la vita con la consapevolezza del proprio ruolo sociale. Però, nel dialogo e, fatti i dovuti distinguo, nella nostra società, c'è un'altra dura realtà che parte da lontano e ce lo dice Crobile nella battuta che apre la seconda fase del dialogo:

Crobile:
"Va bene piccola. Ma prima ascoltami, che ti dico anche tutto il resto, che cosa dovrai fare e come ti dovrai comportare con gli uomini;"

In questa battuta, Crobile smorza l'eccitazione della figlia per la collana promessa e la esorta ad ascoltare le sue raccomandazioni: "che cosa dovrai fare e come ti dovrai comportare con gli uomini". Una lezione vera e propria; preceduta, però, da un preambolo sulla loro misera condizione economica dopo la morte del padre Filino.


"da quando è morto quel sant’uomo di tuo padre - sono appena due anni! - non so proprio come abbiamo fatto a campare."

Crobile si appresta ad educare la figlia dopo l'avvenuta iniziazione e dopo averle promesso la collana; da donna esperta, ha sapientemente atteso il momento opportuno per iniziare il suo discorso educativo sul comportamento e sugli atteggiamenti da assumere per diventare appetibili e ambite dagli uomini.

(introdurre una disgressione antropologica sull'innocenza di Corinna e lo sfruttamento atteso da Crobile)

Corinna ha abboccato, ormai dopo la promessa della collana, è in ascolto attivo: con la promessa, Crobile l'ha ben disposta ad ascoltare le sue importanti istruzioni; deve far capire alla figlia, quel che deve fare e come si deve comportare, per avere successo con gli uomini e prepararla così all'esercizio della professione.

Crobile, per dare più peso ai bisogni esistenziali, le racconta della "dura realtà" in cui si trovano e nella quale devono agire e districarsi per sopravvivere.

"sai bene che non abbiamo nessun altra risorsa per vivere, figlia mia, e da quando è morto quel sant’uomo di tuo padre - sono appena due anni! - non so proprio come abbiamo fatto a campare."

Il richiamo a quel "sant’uomo di tuo padre" è un'ulteriore chiave di accesso al cuore della figlia, oltre alla promessa della collana. Il cuore della figlia è così pronto ad accogliere la lezioncina della madre ed accettare il fatto che il suo intimo  e personale desiderio di essere amata è la loro "unica risorsa" per sopravvivere.

Per descrivere la dura realtà, Crobile racconta il benessere in cui vivevano prima che morte di Filino, padre di Corinna, le gettasse nella miseria.

Ancora una volta Crobile prepara e predispone all'ascolto la figlia, raccontandole del padre e descrivendone la probità e l'alta reputazione di cui godeva tra la gente del Pireo: "non ci sarà un altro fabbro bravo come Filino. Ma da quando è morto…"

Dopo aver ricordato ed esaltato la figura del padre quando era vivo, Crobile descrive i sacrifici che hanno dovuto affrontare dopo la sua morte per il loro sostentamento.

"prima ho dovuto dar via le tenaglie, poi l’incudine, poi il martello, - e per sole due mine! - e ci abbiamo campato per sette mesi."

Lo fa in due fasi: prima la vendita dei strumenti e delle attrezzature da lavoro

E poi ho dovuto tessere, e tirare la trama, e filare lo stame, e

Poi il suo personale "sacrificio" nel "tessere, tirare la trama e filare (l'attesa di Penelope).

ci cavano a stento di che mettere qualcosa sotto i denti.

Sottolinea i sacrifici che ha dovuto affrontare per far mangiare la figlia Corinna perché era lei l'unica speranza che le restava.

Ma così potevo nutrire te, figlia mia, l’unica speranza che mi restava!

Dunque Corinna nel sentire queste parole si sente caricata di responsabilità per il riscatto della madre. È pronta cioè ad ascoltare i suoi consigli e a prostituirsi, oltre che per appagare il suo desiderio sessuale, anche e soprattutto per guadagnare soldi e riscattarsi dalla miseria. Il desiderio naturale di essere amata diventa il desiderio mimetico di essere invidiata.

riflessione sulla realtà-verità:

Il dialogo di Crobile e Corinna: ci sono tante verità a confronto e o in relazione tra loro: quella della ragazza Corinna, quella dell'esperta madre Crobile, quella dell'autore Luciano, quelle di ogni lettore, ecc. - che possono fare della verità di uno, la menzogna dell'altro: cioè, di ogni verità se ne può far menzogna.

La realtà, è bene comune assoluto, è la spiegazione di come una menzogna romantica e ideale può de-cadere dal mondo sogni e diventare realtà innalzandosi a verità romanzesca.

È la realtà fattuale ovvero la "dura realtà" che si riprende sogno, menzogna, - ideale e romantica -, e trasforma tutto in verità: è il processo inverso delle metamorfosi di Ovidio, dove lo stupro divinatorio, ideale e violento, si trasforma in realtà, attraverso il rito d'iniziazione ovvero quell'atto iniziatico generatore di vita e di ogni esistenza.

 

L'iniziazione

 

undefined"L'improvviso prestigio di un modo di esistere sconosciuto è sempre connesso con l'incontro di un essere che risvegli il desiderio." (Renè Girard)

La prima battuta del dialogo, riguarda la perdita della verginità della giovane Corinna; un evento che la madre, Crobile, a fronte dei timori della giovane, considera un fatto del tutto naturale: "da vergine sei diventata donna"; così, una prova che la ragazza, nella sua candita innocenza-bambina, immaginava tremenda, - come lo possono sembrare tutte le prove di iniziazione -, viene drasticamente ridimensionata dalla madre a un'esperienza naturale che tutte le ragazze devono fare per diventare donne; le dice, infatti, accomodante e sorniona: "non era poi così tremendo come credevi”.

Continuando "la lezione", con parole convincenti, la madre esperta suggerisce alla figlia novizia, a considerare i futuri rapporti sessuali con gli uomini, con più distacco, in modo positivo e professionalmente remunerativo: "ti sei fatta un fiore di ragazzo, e ci hai per di più guadagnato ben una mina come primo compenso".

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L'intervento di Crobile, si chiude con la promessa di un premio per la ragazza: "ti ci comprerò subito - ma ne avanza! - una bellissima collana!".

La giovane risponde eccitata e contenta, alla decisione della matrona di premiarla con una collana per la sua prestazione iniziatica;

"Sì, sì, mammina! la voglio con le pietre rosse e splendenti come il fuoco, come ce l’ha Filenide!"

e inserisce nel dialogo un personaggio esterno, Filenide: un personaggio che ha la funzione d'istigare l'invidia e mediare il desiderio emulativo di Corinna; mentre la collana rappresenta l’oggetto del desiderio: posseduto dalla mediatrice e mimeticamente desiderato dal soggetto.

Secondo lo schema triangolare del desiderio mimetico, abbiamo:

- Corinna come soggetto del desiderio
- Filenide come mediatrice del desiderio
- la collana come oggetto del desiderio.

Corinna, indirizzata dalla madre, finalizza la perdita della sua verginità al possesso di un oggetto-simbolo: la collana; e lo fa volentieri per emulare la sua amica-mediatrice Filenide; possedere la collana per Corinna vuol dire essere ricca e invidiata come lo è Filenide; vuol dire aver conquistato lo status di etera che può farla diventare ricca. L'amica Filenide, da idolo venerato si trasforma così in odiata rivale in ricchezza e bellezza.

Specchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?undefined

"Il desiderio mimetico tende all'essere del mediatore. L'oggetto del desiderio mimetico è solo un mezzo per arrivare all'essere del mediatore." (Girard)

Corinna tende all’essere di Filenide che venera e odia nello stesso tempo. La collana è solo un mezzo per arrivare all’essere dell’amica venerata e invidiata, la mediatrice dei suoi nascosti desideri. Corinna desidera essere Filenide; cioè desidera avere quella qualità di Filenide che lei non ha perché "povera": Corinna desidera essere "ricca" e invidiata, come e più di Filenide.

"L’improvviso prestigio di un modo di esistere sconosciuto è sempre connesso con l’incontro di un essere che risvegli il desiderio”. (Girard)

Per la “povera" Corinna, la ricca Filenide rappresenta l'obiettivo, il sogno, la massima aspirazione: essere bella, ricca e invidiata; essere un'etera di rango; per queste aspirazioni, la "collana promessa" rappresenta il giusto mezzo per arrivare a realizzare il suo sogno.

"Sì, sì, mammina! la voglio con le pietre rosse e splendenti come il fuoco, come ce l’ha Filenide!"

L'iniziazione, è ormai consumata: la nuova luce risplende come un fuoco ardente, nel bagliore delle pietre rosse di una collana appesa al collo della giovane, divenuta donna e blasonata etera.

 

 

 

sesso e professione

 

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riflessioni

Viene spontanea una considerazione: essere scelta e amata, nella società greca e in quella attuale, spesso è considerata una condizione esistenziale temporanea della donna. Per una ragazza avviata alla professione di etera (prostituta), concedersi all’amante, oggi come allora, non è "per sempre", come richiederebbe l’Amore con la A maiuscola, ma é solo per un tempo limitato: il tempo necessario per l’appagamento di un piacere sessuale.

In questo modo, quello che comunemente chiamiamo “fare l’amore" diventa un servizio sessuale on demand, una prestazione a pagamento. L’amore “decade” dal piedistallo ideale e menzognero del sentimento platonico e romantico, per scendere e attestarsi in un materialistico, remunerativo e romanzesco “oggetto del desiderio” mercificato, da vendere e comprare.

Il corpo umano, sensibile, sensuale e sacro tempio della vita, è trattato come un freddo oggetto, una merce, uno strumento di godimento e di piacere. Il rapporto amoroso, privato delle suoi caratteri ideali e divinatori, si trasforma in mero servizio utilitaristico, in  prestazione, in procura di piacere; una "merce" di scambio, un valore mobile, una moneta: una mercanzia dell'immenso mercato della prostituzione del proprio corpo e della propria vita.

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 Cinque prostitute e il loro protettore in un bordello - Napoli 1945

 

 

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