Il Blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Storia del Fantasy - Conclusioni

Sep 242019

Conclusione

Sono giunta al termine della mia storia, ed ora, che questa bella (spero) cavalcata tra i secoli si conclude, è d’obbligo farci una domanda: cosa è Fantasy, e cosa non lo è? Il surreale, il mistico, le storie di streghe e demoni malvagi, cos’hanno, per non essere definiti Fantasy?
Ebbene, Il Fantasy è un mondo a parte. Un mondo in cui ogni assurdità diventa ragionevole, ovvia, scontata. Nessuno si stupisce per l’apparizione di un Drago, o di un folletto: siamo in un mondo Fantasy. Sarò più chiara con qualche esempio.

undefined

Il XIX secolo: Il Declino

Il secolo del positivismo, della nuova industria, delle miniere di carbone e di grandiose scoperte scientifiche, non è un buon momento per l'immaginario a 360 gradi, soprattutto non è un momento in cui gli adulti prendano le "fantasie" in seria considerazione. Cose per bambini, fanciulle, ragazzi. Idee perniciose che vanno estirpate una volta cresciuti, per passare alla realtà concreta. L'immaginario sopravvive, naturalmente, ma non avremo più quelle grandiose creazioni con personaggi mitici: il fantastico viene confinato nella "stanza dei bambini", e il Fantasy vero e proprio ci si strova stretto.

Le favole, non sono Fantasy: sono racconti moralistici, in cui gli animali interpretano particolari tipi d’esseri umani. Nel mio dialetto, favola, “fola”, vuol dire essenzialmente bugia, stupidaggine, invenzione campata per aria. Oppure donna pazza.
Le fiabe popolari, come quelle raccolte dai Fratelli Grimm, potrebbero essere Fantasy, se non fosse per l’inizio “c’era una volta” e la classica fine “vissero tutti felici e contenti”. Questo le colloca al di fuori della realtà, mette paletti precisi tra il Reale e il Fantastico.
Le fiabe di Hans Crhistian Andersen, invece, sue personali creazioni, sono Fantasy: soprattutto la Sirenetta, o la Regina delle Nevi, ne hanno tutte le caratteristiche.

Peter Pan, è un Fantasy: sia nelle storie originali, sia nella versione, forse la più conosciuta, che ne diede Walt Disney, fino al recente Hook, e alla filmografia moderna. Non esiste distacco tra realtà e sogno, tutto collima alla perfezione.
Alice nel Paese delle Meraviglie potrebbe essere un eccellente Fantasy, ma la bambina si sveglia: ha sognato. La realtà l’aspetta, appena fuori della sua camera.

undefined
In tempi più recenti, e proprio in Italia, il paese negletto, “Il Visconte dimezzato”, e il Cavaliere Inesistente”, di Italo Calvino, sono Fantasy: non lo è il “Barone rampante”, e nessuna delle sue altre opere. Surreali, sì, ma non Fantasy.

 

Il XX secolo: La Rinascita

L’impatto della opera di Tolkien, in Italia, fu enorme: Il Fantasy tornò ad essere un genere di prima grandezza, i suoi autori arrivarono fino alle nostre librerie.

Dall’America arrivò anche un impressionante contenitore di libri, giochi di ruolo, personaggi, scacchiere, e gadget. In tanto proliferare si distinsero due trilogie, "Le Cronache" (I Draghi del crepuscolo d'autunno, I Draghi della notte d'inverno, I Draghi dell'alba di primavera) e "Le Leggende" (Il destino dei Gemelli, La guerra dei Gemelli, La sfida dei Gemelli). Soprattutto nella seconda trilogia, l’approfondimento psicologico dei personaggi è portato a livelli d’alta letteratura, mentre nella prima si presentano tutti i elementi di un vero romanzo fantasy, dal Drago al Folletto, con elementi caratteriali di simpatica ironia; ma soprattutto, viene creato un “mondo a parte”, con i suoi continenti, le mappe, le città persone diverse che abitano luoghi diversi.
Molto più semplice, il ciclo di Shannara, che, almeno all’inizio, si distingueva per la buona scrittura e l’originalità dei temi.

E c'erano tanti altri, tantissimi: con nuove storie, nuove idee, nuovo fervore d’immagini.
Non è mia intenzione riportare qui un elenco di scrittori, più o meno famosi, che diedero impulso al Fantasy, portandolo a superare i best sellers, seguendo la via tracciata da Tolkien in maniera NON pedissequa, ma nuova, frizzante, fantasiosa.

undefined
Disegno di Rosella colorato da Becky


Non solo: pittori, disegnatori, creatori di fumetti, cartoni animati, tornarono finalmente a proporre agli adulti ciò che per troppi anni era stato relegato nelle stanze dei bambini.
Così deve essere il Fantasy: ogni autore, ogni storia, deve regalarci un mondo nuovo, inverosimile, eppur credibile, compiuto al suo interno, vivo, immaginario, eppure reale, non appena entriamo tra le pagine e lo facciamo nostro.

Fu davvero un momento “Fantastico” .

 

Il XXI secolo: l’Arte è scomparsa?

Che la fine del “periodo d’oro” si stesse avvicinando, lo compresi già negli ultimi anni del secolo scorso: saghe troppo lunghe, (sette libri sono una paranoia, non sono distrazione!) esagerato riciclo dei personaggi Arturiani, storie scritte da persone diverse in tempi diversi, e tutto per continuare un’idea originale all’inizio, ma spesso trascinata fino alla consunzione.

Io non accetto da un Fantasy, tutto, purché sia fantastico, o fantasioso. Dopo aver scagliato per la terza o quarta volta, un libro contro la parete, decisi di chiudere con la pseudo - letteratura moderna, e con il fantasi (con la f minuscola, e senza y) in particolare. Quando poi arrivarono i romanzi storici, che si proponevano di reinterpretare il passato cancellando il fantastico, per presentare una verità più assurda d’ogni possibile invenzione… ecco, pensai, abbiamo toccato il fondo.

Chiusi il capitolo, e ne aprii un altro: la ricerca delle fonti. Quelle che vi ho proposto, sin qui, partendo dall’inizio del tempi, e non dalla fine, come invece toccò a me. La mia ricerca, vi assicuro, è tutt’altro che finita: alcuni libri si trovano solo in Inglese, altri, solo in Inghilterra! Altri in biblioteche molto serie.

Eppure oggi escono molti film, e molti libri nuovi …
Ebbene, il fatto che PRIMA si guardi il film, poi si vadano a cercare i libri, non è un buon segno. Soprattutto se si vanno a ripescare le Cronache di Narnia: eccellenti, ma… scritte da un amico di Tolkien, pubblicate negli anni ’50, e rivolte ai ragazzi. Quasi tutto il Fantasy moderno è rivolto a ragazzi, o ragazzini. Nulla di male, ho letto buone cose, ma siamo tornati al XIX secolo, al declino, alla stanza dei ragazzi.

undefined


E’ giunto il momento di salutarci, Gentili Lettori. Mi auguro che la mia Storia vi sia piaciuta, ed abbia destato qualche nuovo interesse.
Arrivederci a presto, con nuovi articoli, e nuovi temi.


Addio, Storia del Fantasy!

Gwendydd (Rosella Rapa)

Storia del Fantasy - L'Araba Fenice

Sep 202019

L'Araba Fenice : J.R.R. Tolkien

Mentre L’Europa, e L’Italia, erano occupate a ripararsi da bombe d’ogni genere, nella prima metà del XX secolo, un professore di Anglosassone, John Ronald Reuel Tolkien, (1892 - 1973),cominciava ad abbozzare, tra una trincea e l’altra, il suo Sogno Fantastico: creare una Mitologia Inglese, per gli Inglesi. Non andava bene Beowulf, troppo Norreno, e nemmeno Arthur, troppo Celtico di origine, e troppo contaminato poi. No, doveva essere qualcosa di nuovo, e unico.

undefined

firma di J.R.R. Tolkien


Negli anni ‘50, insieme ad alcuni amici, tra cui C. S. Lewis, autore de “Le cronache di Narnia”, formò un gruppo di scrittori appassionati di “letteratura Fantastica"; il risultato fu la pubblicazione del tre volumi che costituiscono, il suo libro più famoso.

Il Signore degli Anelli, almeno qui in Italia, ebbe gloria postuma, come il suo autore, grazie ad un film d’animazione ormai dimenticato, che mostrava tre buffi ometti, senza scarpe, costretti a partire per una avventura più grande di loro: poi il cartone si mutava in una specie di sperimentazione tridimensionale, che doveva rappresentare la prima battaglia contro i cavalieri della Notte. Gli appassionati di Cartoon attesero; ma il seguito non arrivava, così comprarono il libro.

undefined

copertina dei DVD

Io sono un’appassionata di Tolkien e dei suoi scritti, ma cerco di restare obbiettiva.

Non sosterrò mai che Il Signore degli Anelli sia “il più bel libro di tutti di tempi”,né che Tolkien abbia inventato il Fantasy, gli Alberi Parlanti, gli Anelli Magici, i Maghi, gli Elfi, le Foreste Incantate, i castelli imprendibili, i cavalieri fantasma, i nani e mille altre cose. I miei articoli sono tutti tesi a dimostrare il contrario. Tolkien inventò gli Hobbit, La Terra di Mezzo, e nuovi, inconsueti linguaggi. Era un linguista: conosceva il greco, il latino, il gallese, l’anglosassone e persino il finnico. L’ impresa non fu poi così difficile: provate a leggere il testo di uno studioso (lui) che vi spieghi come tutte le lingue indo-europee siano in fondo la stessa lingua, e capirete il perché. Fu molto più complesso creare il linguaggio della nostra moderna matematica: occorsero secoli, e decine di geniali studiosi da Galileo in poi. So che Tolkien può anche non piacere. L’ho sentito definire schizofrenico, anormale, estremista, fanatico, e fuori del suo tempo.
Non ho remore nell’affermare che “Il Signore degli Anelli” è un libro a tratti noioso, ridondante, ripetitivo, e con un finale strascicato capace di far addormentare anche il lettore più convinto. Una bella sforbiciata sarebbe stata utile. Confrontatevi con il finale dell’Odissea: non c’è proprio paragone. E le donne? Tre in tutto il libro. Sembrerebbe persino antifemminista.

Allora… perché l’ho chiamato “L’Araba Fenice”?

Perché Tolkien, proprio grazie alla sua straordinaria e vastissima cultura, al suo genio inventivo, alla conoscenza dei Classici, riuscì ad elaborare non uno, ma una vasta serie di capolavori letterari, che fecero riscoprire l’antica immaginazione che aveva ispirato Omero, Dante, Ariosto, rielaborandoli in un universo del tutto nuovo, completamente avulso dal mondo in cui viviamo, eppure con i suoi problemi sempre presenti e simbolicamente rappresentati.

undefined       Galadriel e Frodo

Credo che per comprendere Tolkien, e la sua opera, si debba approfondire un poco quella che fu la sua vita. Fu professore universitario, partecipò alla prima guerra mondiale, subì la seconda: e intanto scriveva appunti. Le battaglie cruente dei suoi libri non sono inserite per particolari o personali propensioni all’horror: esse rappresentano gli orrori della prima guerra mondiale, da lui combattuta in trincea, e della seconda, che sconvolse l’intera Europa. Orrori abnormi, dei quali bisognava mantenere il ricordo, perché il sacrificio di tanti giovani non fosse stato vano.

undefined J. R. R. Tolkien nel 1916


Purtroppo questi appunti furono pubblicati solo dopo la sua morte: il suo vero capolavoro, Il Silmarillion, uscì nel 1977. Sebbene incompiuto, e quindi proposto come una serie di racconti, con molti argomenti lasciati in sospeso, è questo il libro che rivela il vero, sublime, affascinante mondo Tolkeniano.
Un filo sottile unisce tutte queste vicende che partono dall’inizio del mondo, dalla nascita degli Dei, per arrivare alla creazione delle figure che dovevano abitarlo: primi gli immortali, gli Elfi, poi i mortali, gli Uomini. Si tratta di una personalissima rielaborazione di tutte le mitologie da lui conosciute: non posso enumerarle, forse sono più di quante io possa immaginare. I suoi appunti sono talmente tanti, che continuano ad essere rielaborati e pubblicati.
Il Silmarillion, ed i suoi fratelli incompiuti, non sono affatto antifemministi, al contrario: le donne hanno un ruolo importantissimo nello svolgersi degli avvenimenti, ed anche i ragazzi: a mio parere, questo è segno di una mentalità molto aperta.

undefined   

Potrei continuare per pagine e pagine, articolo dopo articolo, ma non è mia intenzione scrivere un trattato, né, una biografia. Aggiungo solo che, in ogni libro, la prosa di Tolkien è sempre affascinante: pur così erudito, sa scrivere in modo semplice, a volte per bambini (Lo Hobbit) a volte per colleghi (Albero e Foglia) riuscendo sempre a farsi capire.

undefined

Tomba di Tolkien e di sua moglie Edith.
Sulla lapide si possono leggere i nomi Beren e Lúthien.  

Ho smontato e rimontato un Grande Autore: non per mio personale divertimento, ma per dimostrare quanto sia degno di figurare tra i Grandi della Letteratura di cui vi ho sin qui raccontato.

Perché con Tolkien,

Finisce, gentili lettori la STORIA del GRANDE FANTASY d'autore.

 Gwendydd (Rosella Rapa)

Storia del Fantasy - Il Tramonto di un'era

Aug 112019

Il tramonto di un'era: Don Chisciotte

Dopo il favoloso poema di Ludovico Ariosto, dopo 500 anni di fantastica tradizione, la letteratura Italiana e Francese subiscono una battuta d'arresto. I governi cambiano, le piccole Signorie vengono sostituite da Regni e Imperi con sovrani dal potere assoluto, si impone un nuovo paese: la Spagna. Dopo la scoperta dell'America (1492) e la battaglia di Lepanto contro i Turchi (1571) , la Spagna si avviava a diventare la nazione più potente d'Europa, e tale sarebbe rimasta per tutto il XVII secolo. Parallelamente, l'invenzione della polvere da sparo e delle conseguenti armi da fuoco (XV secolo) cambiano completamente il modo di combattere in campo, segnando la fine della Cavalleria Antica dalle imponenti armature. Per contro, la diffusione della stampa (dal 1455) consente ai piacevoli libri su dame, cavalieri e magie, di arrivare facilmente ovunque.

undefined

Ed ecco che un vero cavaliere spagnolo, Miguel Cervantes, disgustato dalla differenza tra il mondo reale e quello fittizio, scrive nel 1605 il suo famosissimo Don Chisciotte, le cui avventure, con il fedele scudiero Sancho Panza, sono universalmente note. La battaglia contro i mulini a vento è diventata un modo di dire.
Di fantasia Cervantes ne impiega a profusione, ma di fantastico non c'è nulla, solo le visioni del vecchio Hidalgo (cavaliere) Don Chisciotte, smascherate dalla furbizia contadina di Sancho, a cui peraltro il suo signore non crede. Questa ambiguità crea situazioni comiche fino all'inverosimile, ma il bersaglio di tanta comicità non il vecchio signore ormai folle, bensì la sua fantasia malata, popolata da principesse in pericolo, armi fatate, incantatori, nemici malvagi. Il Don vede tutto al contrario: così una robusta contadinotta diventa il suo amore irraggiungibile, una bacinella da barbiere un elmo magico, i mulini dei giganti.

undefined

Il romanzo doveva fermarsi qui, ma Cervantes fu “costretto” a scrivere un sequel dopo 10 anni perchè un approfittatore ne aveva pubblicato uno suo.
La differenza si vede: Sancho diventa più smaliziato, e asseconda le follie del padrone, il più delle volte per tirarlo fuori dai guai, in altri casi per continuare quella vita errabonda che comincia a piacergli. Ma Cervantes non ha più tanta voglia di ridere: la comicità si trasforma in satira, e nel mirino non ci sono più solo i cavalieri immaginari dei secoli passati, ma anche i suoi contemporanei. Don Chisciotte diventa un personaggio conosciuto, e molti si divertono ad ingannarlo, finchè, dopo una avventura in cui viene gravemente ferito, lo trasportano a casa, dove rinsavisce. Troppo tardi, la morte arriva, ma prima l'Hidalgo si fa promettere da parenti e amici di bruciare tutti i “romanzi cavallereschi” in suo e loro possesso, perchè insani e pericolosi.

undefined

Con questo falò catartico Don Chisciotte muore, e con lui muore tutto il passato, tutto il grandioso Fantasy d'Autore. Il sacro prenderà il posto del magico, la quotidianità quello dell'immaginario, l'uomo comune quello dell'eroe.
Sarà l'inghilterra a raccogliere la fiaccola della letteratura, e la terrà saldamente in pugno, fino a tutto il XIX secolo. E poi... chissà!

undefined

Storia del Fantasy - L'Orlando Furioso

Jun 302019

Il Fantasy con coscienzadi sè : L’Orlando Furioso

 

«Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto.»
Ludovico Ariosto

 

La domanda sorge spontanea: perché passare subito all’Orlando Furioso, ignorando l’Orlando Innamorato? La risposta è altrettanto spontanea: perché l’ “Innamorato” è noioso, mente il “Furioso” è divertente.

Non solo: L’Orlando Furioso è un vero capolavoro artistico. Fu pubblicato nella sua edizione definitiva nel 1532, e si basa sul Ciclo Carolingio (Carlo Magno e i suoi Paladini), pur non disdegnando alcuni elementi del Ciclo Arturiano. E’ un testo che viene universalmente inserito tra i “Grandi della letteratura”, ed è un Fantasy con F maiuscola, scritto per essere un Fantasy, una follia, un gioco, uno stravolgimento della realtà, vista con lo sguardo sarcastico di un cortigiano che vuol deridere senza farsi giustiziare. Tutti gli elementi di quello che ormai è un vero genere letterario, il “fantastico” compaiono nel poema.

 undefined

copertina dell’ Orlando Furioso


Abbiamo i guerrieri, tutti in ricerca di qualcosa, coppie di innamorati che si rincorrono, talvolta con un lieto fine, talvolta con il dramma, e soprattutto … con la pazzia! L’invenzione più divertente e fantastica che si sia mai avuta In questo mondo del Fantasticamente Fantasioso per eccellenza. Astolfo, guerriero e mago, che arriva sulla Luna a cavallo dell’ Ippogrifo, è insuperabile ed insuperato! Quando poi trova, oltre al senno d’ Orlando, anche il suo, rimanere seri è impossibile. L’autore interviene qua è la con apparentemente svagata ironia, autoironia, o vera e propria satira di costume. Non era svagata quindi: era studiata.

undefined

Astolfo sull'Ippogrifo

Per la prima volta nella sua storia il Fantasy diventa un mezzo per parafrasare, con scherno, le ingiustizie del suo tempo. Una funzione sociale? Potremmo dire di sì. Concepito per un pubblico vasto, il poema non si limita ad inventare assurdità, ma riesce con ironia elegante e delicata, a far ridere, ma anche pensare, per esempio sulla introduzione delle armi la fuoco, che porteranno alla fine della vera cavalleria. Ecco cosa accade dopo un violento duello:

Oh gran bontà de' cavallieri antiqui!
Eran rivali, eran di fé diversi,
e si sentian degli aspri colpi iniqui
per tutta la persona anco dolersi;
e pur per selve oscure e calli obliqui
insieme van senza sospetto aversi.

Quasi tutte le vicende si svolgono in una Foresta Incantata, con un complicato intrecciarsi d’incontri tra diversi personaggi , e l’autore riesce sapientemente a tenere in mano ben salda questa complicatissima trama. Troviamo eroine guerriere, maghe, maghi, castelli incantati dove nessuno è quel che sembra, la tomba di Merlino e un anello magico, che passerà di mano in mano! L'anello infatti ha un doppio potere: portandolo al dito dissolve gli incantesimi, mettendolo in bocca rende invisibili o tramortiti. Ricordatevi di quest’anello, gentili lettori! Ricordate bene!
Ma non basta: si arriva anche su un'isola incantata, popolata da piante e rocce parlanti. Sono gli amanti della maga Alcina poi trasformati in piante o pietre. Un altro anello magico sarà la salvezza per i prodi (?) cavalieri.


Ma il culmine della storia si ha con la pazzia di Orlando!


Mentre Orlando vaga per il bosco, legge su un albero delle scritte,in cui insieme al nome di Angelica c'è un altro nome: Medoro, un semplice fante, salvato da Angelica, che lo ha scelto come marito. Quando Orlando vede un anello che egli aveva regalato ad Angelica, lasciato dalla bella ai contadini che l’hanno ospitata con Medoro, impazzisce e si mette a distruggere tutto ciò che trova per il suo cammino.

undefined
Angelica si innamora di Medoro,

Per salvarlo Astolfo sarà costretto ad andare addirittura sulla Luna, dopo aver affrontato una buona serie di avventure: combatte le Arpie, discende nell'Inferno, sale al Paradiso Terrestre. Sulla Luna troverà l'intelletto di Orlando, in una boccetta. Orlando aspirando l'essenza che esce da essa e torna normale e ragionevole.

Non dimentichiamoci dell’Ippogrifo, creatura mitologica ! Il suo nome deriva dalle parole greche hippos (cavallo) e grypòs (grifone). L'ippogrifo è infatti una creatura alata, originata dall'incrocio tra un cavallo ed un grifone, con testa e ali di aquila, zampe anteriori e petto da leone ed il resto del corpo da cavallo.
Però .. la prima descrizione letteraria dell'Ippogrifo è nell’ Orlando Furioso ! In tanti secoli, nessuno aveva osato farne un personaggio da romanzo.

undefined
Ruggero cavalcando l'ippogrifo, salva Angelica dal mostro marino
Ingres, 1819, Musée du Louvre, Parigi (particolare)


Avete ancora dei dubbi sul valore del Fantasy ariostesco? Ecco l’opinione di uno dei pochissimi autori Fantasy moderni, che è a sua volta un grande scrittore:

«Il Furioso è un libro unico nel suo genere e può essere letto senza far riferimento a nessun altro libro precedente o seguente; è un universo a sé in cui si può viaggiare in un lungo e in largo, entrare, uscire, perdercisi.»
(Italo Calvino, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino. Questo testo si usa oggi nelle scuole perchè l'originale è troppo corposo, e per spiegare satire tipiche dell'epoca di Ariosto)

Partendo da storie di Dei e di Eroi, con l'Uomo in lotta per la sopravvivenza, siamo arrivati a Uomini e Donne che raggirano la potenza con magia e con valore, ma soprattutto con l'Astuzia. Astolfo, paladino moderno, riassume in sè tutte queste qualità.

 

E questo, gentili lettori, è il TRIONFO del FANTASY !!!

Gwendydd (Rosella Rapa)



Note

1. La bibliografia per questo capolavoro è immensa: rimando quindi i lettori che desiderassero approfondire l’argomento all’enciclopedia on-line Wikipedia.it, che fornisce richiami ipertestuali ed anche informazioni sui testi esistenti

2. Inserisco  l’elenco dei protagonisti, per chi volesse scorrerlo rapidamente, alla ricerca di un ricordo.

Orlando: è il più forte paladino dell'esercito cristiano dei Franchi, è il nipote di Carlo Magno;

Agramante: è re d'Africa, principale nemico di Carlo Magno, guiderà l'assedio di Parigi;

Marsilio: re di al-Andalus;

Rinaldo: cugino d'Orlando, è valoroso come il paladino Franco ed anch'egli è innamorato d'Angelica;

Ferraù: cavaliere moro, mira ad impossessarsi dell'elmo d'Orlando per tener fede ad una promessa da lui fatta ad Argalia;

Angelica: principessa del Catai, esperta di medicina e arti magiche, è contesa da Orlando e Rinaldo. Ariosto la presenta come una donna altera e cinica, è un personaggio estremamente ambiguo.

Sacripante: re di Circassia, come molti altri paladini, è innamorato di Angelica. Egli è convinto che, mentre si trovava momentaneamente in Oriente, Orlando abbia preso la donna da lui amata. Ha sempre servito lealmente la principessa, la quale lo usa secondo le sue voglie o scopi;

Bradamante: valorosa guerriera, cugina di Orlando. È innamorata di Ruggiero, nonostante che questo sia un pagano appartenente all'esercito nemico;

Carlo Magno: imperatore del Sacro Romano Impero e comandante dell'esercito dei Franchi; nel poema, così come in molti altri, è lo zio d'Orlando;

Astolfo: paladino e figlio d'Ottone Re d'Inghilterra, è il migliore amico di Orlando e suo compagno d'armi;

Atlante: anziano mago che funge da tutore di Ruggero fin dall'infanzia di questi. Per salvarlo dal suo tragico destino lo imprigiona in due castelli incantati;

Medoro: è un giovanissimo fante dell'esercito saraceno, Angelica se ne innamora;

Cloridano: guerriero saraceno, amico intimo di Medoro;

Ruggiero: guerriero dell'esercito pagano, è virtuoso e leale. Nel Furioso, così come nell'Innamorato, è assieme a Bradamante capostipite della Casa d'Este;

Alcina, Morgana, Logistilla: sono tre fate sorelle. Alcina e Morgana si dedicano agli inganni della magia nera, Logistilla alla virtù;

Marfisa: una valorosa combattente pagana, avversaria di Bradamante, è sorella gemella di Ruggiero; passerà dalla parte dei cristiani dopo aver scoperto le sue vere origini;

Rodomonte: è il più forte dei cavalieri saraceni, ha coraggio e potenza smisurati ma è anche il prototipo della violenza e della tracotanza;

Brunello: piccolo e astuto ladro;

Olimpia: figlia del Conte d'Olanda, è una sfortunata fanciulla oggetto degli amorosi appetiti di diversi pretendenti alla sua mano, che nel caso di Bireno non sono sempre leali verso di lei;

Mandricardo: valoroso cavaliere, libera Lucina dall'Orco assieme a Gradasso e rapisce Doralice, promessa sposa di Rodomonte;

Doralice

Brandimarte

Gabrina

Isabella: nobile saracena, rappresenta la donna votata ad un amore puro e fedele anche oltre la morte.

Zerbino: cavaliere cristiano amato da Isabella; muore tra le braccia di lei dopo essere stato colpito in duello da Mandricardo.

 

Storia del Fantasy - La Divina Commedia

Apr 062019

undefined

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ’l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterna duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate".

 

Ebbene sì!

Dopo aver vagato tra le nebbie del nord, avanti e indietro nel tempo, atterriamo a casa, lungo le sponde dell'Arno e anche un po' più in là.
La Divina Commedia (1308-1320) è un capolavoro sotto tanti punti di vista; nella Storia del Fantasy non si dovrebbe osare toccarla, ma io sono del tutto irriverente nei confronti dell'Inferno, che di mistico non ha nulla, in compenso riporta alla luce (anzi al buio) tutti i mostri pagani recuperati dall'Iliade, dall'Odissea, dalle leggende Greco-Romane, per costruire un legame con i discendenti medievali d'Europa (pittori, scultori, scrittori) che, francamente, potevano rimanere nascosti, se l'eredità che ci hanno lasciato è questo guazzabuglio di paludi. Non per nulla ci vorrànno ancora decenni per un Rinascimento.

undefinedTuttavia, non trattiamo troppo male l'autore: nell'Inferno colloca, a torto a ragione, una buona quantità di suoi contemporanei costretti a supplizi, da lui inventati con fertile e macabra fantasia, che nemmeno la (poco) santa inquisizione riuscì a costruire, ma solo per mancanza di mezzi. Sì lui viveva in tempi così. E adesso devo pensare a dove sistemare "lui" come punizione per aver causato incubi e urla notturne a generazioni di malcapitati studenti ed insegnanti.
Virgilio lo guida attraverso il peggio del peggio, punizione per averci fatto addormentare sull'Iliade, poi, essendo un'anima dolce, ha il privilegio di attraversare il Purgatorio insieme al suo protetto. Cosa vi succeda non lo so affatto, perchè all'inizio del quarto anno di studi bisognava finire l'Inferno, e subito dopo iniziare il Paradiso, per prepararsi all'esame di "maturità", con l'amata Beatrice. Niente più incubi, ma, ahimè, niente più ricordi, in un anno in cui si partiva dalla "Vergine Cuccia" e si terminava con "Se questo è un uomo". (Ahimè, Horror ma non Fantasy. Brrrr.)

Ma allora che senso ha aver portato tra avventure lancia in resta e stupende regine fin troppo benevole questi 2+1 viaggiatori? Proprio questo: il VIAGGIO. L'eterno viaggio che dopo aver attraversato e superato pericoli d'ogni genere infine s'inerpica verso la Vittoria. Quello di Dante, nonostante gli incubi, è un viaggio psicologico, lui deve vincere le sue paure, i supi propri peccati, e avrà un bellissimo Lieto Fine :"L'amor che move il sole e l'altre stelle ".

Rosella Rapa

undefined

 

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Paolo e Francesca leggono di Lancillotto e Ginevra
Rex Quondam Rexque Futurus

undefined

 

 

 

Storia del Fantasy - King Arthur - P2°

Jan 162019

Il Ciclo Arturiano 2 : alla corte del re.

Riassumendo, in letteratura, il “classico” Re Artù nasce in Galles, con l’opera di uno storico alquanto fantasioso, Geoffrey Arthur of Monmouth (1100 - 1155 circa); terminerà in Inghilterra, nel 1484, con un poema scritto da un vero cavaliere, Sir Thomas Malory, imprigionato nel corso della guerra delle due rose.

Geoffrey, NON E’ il primo storico che ci parla del grande condottiero, ma è il primo a dargli uno spazio approfondito. Nella sua “Historia Regum Britannie”, dedica ad Arthur pagine notevoli: in particolare la descrizione della sua splendida corte, e della sua regina. Introduce alcuni elementi che saranno fondamentali per lo sviluppo del mito: la spada miracolosamente estratta dall’incudine sopra il sasso, la tavola rotonda, la liberazione della Britannia dai Sassoni, e la tragica fine dovuta al tradimento del nipote. Geoffrey ci parla anche di Merlino, in due opere singole; lo chiama profeta, non mago, e in realtà è collocato marginalmente rispetto alla corte di Arthur. La preoccupazione costante del nostro storico, sembra essere quella di adattare le leggende gallesi, che dimostra di conoscere assai bene, alle necessità del suo tempo, in particolare alla legittimazione, da parte di popolo e chiese, di una dinastia di sovrani usurpatori che pretendeva invece di far risalire i propri antenati sino ad Arthur.

undefined

Sir Thomas, centinaia di anni dopo, non ha più di queste preoccupazioni. Inizia il suo lavoro per vincere la noia, cercando di riordinare tutto ciò che poteva conoscere sulle vicende del grande re e dei suoi Cavalieri, eliminando gli svarioni più palesi, e dividendo la sua opera in cinque volumi abbastanza differenti tra loro; l’ultimo “La morte d’Arthur” dà il titolo a tutta l’opera. Per sir Thomas non è affatto un problema parlare di maghi, streghe, fate, folletti, prodigi, senza invocare troppi vescovi e senza porsi alcun problema pseudo-religioso. La scoperta della America (1492) è alle porte. Il mondo cambierà completamente, ma l’opera di Sir Thomas diventerà un capolavoro della letteratura Inglese. Pubblicato postumo alla morte di Malory nel 1485, costituisce la prima opera letteraria in lingua inglese stampata con l'invenzione dei caratteri mobili.

Geoffrey scrive in Latino, e vuol dimostrare la vera esistenza di Arthur, sir Thomas scrive in Inglese antico, ed è già convinto che si tratti di un mito. Nel mezzo 300 anni di poeti e poetesse, dame di corte o cantastorie di strada, nobilissime signore, storie d’amor cortese, e storie di amori maledetti. La Dama vista come signora assoluta, cui il fidanzato si dedica anima e corpo, diventerà la Strega, che porta i Cavalieri a uccidersi tra loro, e infine la ricerca del Graal, che con le ultime connotazioni religiose porta alla dissoluzione della Tavola Rotonda, e alla fine della splendida corte.

 

undefined

Ma, fra tutti, Geoffrey e sir Thomas (il primo e l’ultimo) pongono l'accento della loro opera, sulle imprese del re, che vi trova la sua vera ragione di essere: grande guerriero, stratega, condottiero, leader, diremmo oggi. Un eroe, che combatte non per se stesso, ma per il bene del suo popolo: contro forze non sovrumane, ma soverchianti, senza mai perdersi d’animo. Entrambi inoltre, dimostrano una notevole esperienza in fatto di battaglie, strategie, duelli, scontri, descritti con assoluta vivezza. Un uomo capace di risollevare le sorti di un paese battuto, in preda alla guerra civile, di difenderlo da ogni nemico; un uomo che riceve come aiuto due spade magiche, che non si arrende mai, e che non morirà come i comuni esseri umani: sarà portato morente, ma vivo, in una terra fatata, la mitica Avalon da tre regine (dee antiche), per rinascere quando la Britannia avrà di nuovo bisogno di lui.

undefined

Un filo, il filo del destino, unisce questi due scrittori attraverso i secoli, per iniziare e concludere le vicende del grande Re:

Arthur: rex quondam, rexque futurus.
Re per sempre: il Re del FANTASY.

Gwendydd

 

 

Spoiler
Arthù e Merlino sono personaggi realmente esistiti.
Li ritroveremo. ;-)

Atom

Powered by Nibbleblog per Letteratour