Il blog di Rosella Rapa

Tourismi letterari

Fantasy - I Figli di Hùrin

Feb 252021

I Figli di Hùrin

Autori
- John Ronald Reuel Tolkien
- Christopher Tolkien
Prima pubblicazione 2007

 

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2007: un libro postumo, che ci riporta indietro nel tempo, dal grandissimo J.R.R. Tolkien, con le tragiche storie di una famiglia che pochi conoscono, e in particolare con le vicende del guerriero Tùrin Turambar, protagonista quasi solitario di un romanzo nuovo.Questo inedito nasce da un paziente lavoro del figlio Christopher, che ha raccolto tutti i frammenti riguardanti Hùrin e la sua stirpe, e li ha ricuciti per creare una storia congruente e leggibile, tralasciando ciò che non si poteva inserire. Le opere che riguardano “I Tempi Antichi” in cui si narra come fu creato il Mondo, e poi la Terra di Mezzo, sono Il Silmarillion, I Racconti Perduti, La Storia della Terra di mezzo, e altri.

Oltre alle vicende di Tùrin, sono raccontate quelle tragiche della sorella Niènor e della madre Morwen Eledhwen.        Si intrecceranno, ma i protagonisti non potranno riconoscersi.

 

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Con l'eccezione del Silmarillion, che, pur se strutturato in racconti, è un libro completo (sempre per opera di Christopher) le altre opere sono incompiute, frammentarie, con le storie spezzettate lungo intricati meandri. La vicenda a tinte fosche di Hùrin è frutto di una perfida vendetta: Morgoth, (il Grande Nemico, l'Oscuro Signore, esistente dai tempi della creazione della Terra di Mezzo) pur se sconfitto, scagliò una tremenda maledizione contro Húrin e tutta la sua dicendenza, le cui conseguenze avrebbero segnato tutta la vita di Túrin: a causa di questa maledizioundefinedne, nulla di ciò che avrebbe intrapreso si sarebbe volto verso il bene; anzi, sarebbe diventato solo fonte di male, sciagura e disperazione per lui e tutti i suoi cari.

Con questa storia si abbandonano le auliche atmosfere del Silmarillion precipitando sulla Terra e, sebbene lo stile del narrato sia quello inconfondibile del Grande Maestro, la trama viene costruita con elementi che la rendono più moderna, più vicina a noi.

Tủrin è testardo, orgoglioso, irascibile, violento, spinto alle sue azioni spericolate da brama di gloria e sete di vendetta. Su di lui pende la maledizione, certo, ma essa non sembra determinante. Il proprio destino, Tủrin lo sceglie da solo, respingendo i consigli di chi è più saggio e più anziano di lui, per seguire soltanto ciò che la sua arroganza gli detta. Ed è questo il motivo che porterà alla rovina tutti coloro che tentano, invano, di essergli amici. Trascinatore di folle, non sa far altro che condurle alla morte, dopo averle ammaliate; nemmeno l’età, o le brutte esperienze mutano il suo modo di pensare. Eroe senza paura, ma certamente non senza macchia.

Personalmente, non lo vedo come “Eroe Tragico”. Tủrin non lotta contro la sua sorte, la subisce senza neppure conoscerla, la accompagna, la modella da sé. E’ lui, a conti fatti, l’artefice delle proprie sventure. Qui emerge forse un pizzico di Tolkien figlio: Tùrin è un UOMO, con i pregi e i difetti di ogni comune mortale, una persona come noi, anche se combatte contro mostri e draghi. Non è comunque un uomo malvagio, nel suo essere combattivo e tenace, irriducibile e strenuo lottatore contro ogni avversità. Non è forse questo il destino d’ogni essere umano? Combattere ogni giorno. Ecco perché, più che un eroe epico, o un eroe tragico, Tủrin mi ricorda proprio noi contemporanei, carichi di difetti, costretti a lottare per vivere, con ambizioni di gloria (= carriera, denaro, potere) che, se perseguite a testa bassa, ignorando tutto e tutti, portano a perdere ogni affetto.

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Turin ha due sorelle: Lalait (riso) che muore ancora bambina, e Nienor (lutto) che avrà una vita breve e travagliata, colpita, lei sì, dalla maledizione di Morgoth senza aver fatto nulla di male. È una figura eterea e lunare, che attraversa la sua esistenza senza accorgersene, senza essere presente a sé stessa. Al contrario, la madre Morwen è una donna combattiva e tenace, con grande coraggio, che affronta le avversità senza cedere alla disperazione.

Lo spazio destinato alle due donne, e la figura di Nienor, sono succinti e poco credibili. Tolkien non sa penetrare l'universo femminile, non sa nemmeno ascoltarlo, perciò le sue rappresentazioni delle donne, quando ci sono, sono sempre poco definite, un po' finte. Del resto è un uomo di formazione ottocentesca, e il suo atteggiamento, che a noi può sembrare discutibile, è condiviso da molti scrittori della stessa epoca. Certo, nel corso della sua vita, vide mutare molte cose, vide le donne agire e combattere per conquistare i propri spazi, ma il sentimento intimo non è sempre facile da cambiare, ed è possibile che non abbia mai compreso l'innovazione. In tutte le sue opere è fortissimo invece il richiamo alle due tremende guerre mondiali: guerre di uomini, contro il Drago dell'Odio.

 

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Apparentemente breve, il romanzo è molto complesso, con tanti riferimenti alle opere principali. E' corredato da una serie di prefazioni, appendici e commenti, principalmente opera di Tolkien figlio, che riportano il racconto tra i suoi confini originari, e ne spiegano la genesi. Tuttavia, per quante osservazioni e riflessioni si vogliano fare, nell' opera c'è una simbologia intensa che percorre questa vicenda così fortemente drammatica, in cui nulla va come deve andare. Ma questo è Tolkien. Nulla è così come sembra, nulla è inutile, nemmeno una maledizione. Il racconto si inserisce al suo posto tra le Antiche Storie della Terra di Mezzo, monito e ricordo per chi saprà ascoltare.

Rosella Rapa

 

 

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Sir John Ronald Reuel Tolkien (1892–1973), fu uno scrittore, filologo, e linguista britannico. Importante studioso della lingua anglosassone (proto-inglese), è l'autore di celebri opere riconosciute come pietre miliari del genere high fantasy. Scoppiata la guerra, nel 1915 si arruolò volontario, venne mandato in trincea sul fronte occidentale dove partecipò anche alla Battaglia della Somme. Presso il New College di Oxford fu insegnante di inglese antico dal 1925 al 1945, poi di lingua e letteratura inglese dal 1945 al 1959. Contribuì alla creazione del New Oxford English Dictionary. Nel 1972 fu insignito dalla regina Elisabetta dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico.  

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Christopher John Reuel Tolkien (1924–2020) è stato uno scrittore britannico, famoso soprattutto per essere il curatore di molte delle opere postume di suo padre, tra cui 'I Figli di Hùrin'. Contribuì alla stesura de  'Il Signore degli Anelli', di cui disegnò le mappe originali, firmandosi C.J.R.T. Durante la Seconda guerra mondiale servì come pilota nella Royal Air Force. In seguito, seguì le orme di suo padre anche nel lavoro, diventando insegnante di lingua inglese al New College di Oxford, dal 1964 al 1975.

Fantasy - A Xmas Carol

Jan 112021

A Christmas Carol (1843)

By Charles Dickens (1812-1870)

Il più famoso Racconto di Natale è una Fiaba moderna o è un Fantasy fuori dal coro?
Tutto sta nel come vedete i fantasmi. Non nella nostra vita, ma nel mondo creato da Dickens, nell’ambito di un racconto molto terreno, con personaggi e situazioni che, all'epoca in cui fu scritto, erano assolutamente reali e veritiere, molto forti sul piano sociale.
Se credete alla esistenza degli spettri, e a ciò che mostrano, allora è un fantasy.
Se pensate che Ebenizar Scrooge li abbia soltanto sognati, è una fiaba.

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Questa seconda alternativa a me non va. Nel racconto Mr. Scrooge viene strapazzato da questi fantasmi, portato al cimitero, fatto volare sui tetti di Londra, messo davanti a tutto ciò che odia. Perché darsi tanta pena per un sogno, così realisticamente elaborato e che rimane nel vissuto del protagonista anche dopo il risveglio?

L' idea del mondo proiettato in una dimensione fantastica sembra essere quella che ha dato maggiore ispirazione a tutti coloro che si sono cimentati nell’impresa di trasporre il racconto in una versione cinematografica o teatrale, nel tentativo di dare ancora più vitalità a questa Londra trasformata dal Natale, portando al contempo l'opera negli occhi e nel cuore di quante più persone possibili. I film sono così tanti che è praticamente impossibile citarli tutti (nel 1901 uscì la prima versione oggi conservata), ma quest'anno è arrivata in streaming una interpretazione che riesce (incredibilmente) a dare una nuova idea di questo racconto del 1843. Tanto tanto tempo fa...

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“Dickens, l'uomo che inventò il Natale”, ci racconta la genesi del racconto, con un Charles Dickens bello e giovane, in difficoltà economiche, che deve assolutamente terminare un lavoro prima di Natale. Impresa difficile. Raccogliendo idee dalla Londra dei suoi tempi, dal suo stesso passato, dalle sue aspirazioni e dagli spettri vivi e veri che gli si presentano mentre scrive, riesce a far stampare il suo racconto proprio alla vigilia di Natale: un successo senza precedenti.
Il film è fantasmagorico, brillante, vivace, senza un attimo di respiro; una ambientazione accurata, situazioni che la Storia ci consegna come veritiere. Londra, in quel periodo, doveva essere una città orribile, piena di miseria e di sopraffazioni. Nel suo racconto Dickens non risparmia critiche allo sfruttamento minorile, alla prigione per debiti, alle leggi che avrebbero dovuto tutelare i poveri, e invece si ritorcevano contro di loro. Nessuno era al sicuro: si poteva cadere dalla condizione di borghesi benestanti a quella di indigenti per una qualsiasi necessità, per esempio medicine per una lunga malattia. Sembra di essere ad Halloween, piuttosto che a Natale. E gli Scrooge, avidi usurai, prosperavano.

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Questi aspetti sociali sono stati via via dimenticati perchè diventavano sempre più lontani nel tempo e nello spazio, e perchè si voleva ricreare un Xmas Carol in modo da renderlo una storia per bambini in attesa del Natale, concentrandosi sull'allegro finale di redenzione, in cui l'avaro si trasforma in un Babbo Natale ante litteram.

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Il più dolce e simpatico remake per bambini, da tutti apprezzato fu “Il Canto di Natale di Topolino" (1983), con tutti i personaggi della famiglia Disney. Ebenizar Scrooge era interpretato da Zio Paperone, come lui avaro e senza pietà; la somiglianza era ancora più accentuata nella versione inglese, perché lì zio Paperone si chiama proprio “uncle Scrooge”, “Scrooge Mc Duck". Perchè mai ? Un caso? Una coincidenza? No, un'idea nata 35 anni prima, nel 1947, quando lo zio di Paperino e Nipotini fece la sua prima apparizione: anziano, ingobbito, chiuso in casa, ripetendo che odia il Natale. Ovviamente, “uncle Scrooge".

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Avevo chiarissima nella mia mente la figura di questo vecchio solitario, ma per trovare il fumetto della sua prima apparizione sono diventata matta: infatti il titolo è : ”Il Natale di Paperino sul Monte Orso”. Il ricchissimo zio è un personaggio di contorno.

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Personaggio che negli anni evolverà, diventando dinamico e meno cinico, ma sempre avaro e dispotico.
Cercavo un altro Xmas Carol in cui i tre paperini (Qui, Quo, Qua) si travestono da Spettri per indurre il vecchio zio a festeggiare il Natale con loro: ho desistito. Ogni anno Carl Barks, il “padre” della banda dei Paperi proponeva una storia di Natale, sempre diversa, ma sempre con un finale per riflettere sull'illusorio potere del denaro. Filosofia che purtroppo morì con lui.

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Altro film che ha fatto la storia è “La Vita è una cosa meravigliosa”, di Frank Capra, con protagonista James Stuart. Una bellissima storia Fantasy, per la prossima volta.

 

Auguri per un Buon 2021, sperando sia meglio del disastrato 2020.

Rosella Rapa

 

Fantasy - Guerre Stellari

Nov 212020

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“Ti sei sbagliata, hai messo Fantasy al posto di Fantascienza”
“No, no, non mi sono sbagliata. Questo è Fantasy”
“E' Fantascienza, ci sono le astronavi”
“Le astronavi non bastano a fare della Fantascienza. Questa storia è Fantasy”
“Non ci credo”

Allora, andiamo a dimostrare: perché Fantasy, e non Fantascienza?
Innanzitutto, l’inizio parla da solo: “Tanto tempo fa ... molto molto lontano…

 

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Ecco, ci siamo già posizionati. Quasi inutile rimarcare che “Tanto tempo fa” altro non è che una variante del più famoso “Once Upon a Time” vale a dire “C’era una volta”. Ancora più interessante, la seconda parte, “Far Far Away” in cui il titolo Italiano inserisce una “località” “una Galassia”, facendoci sbagliare. Però...

Fino al quel momento, la Fantascienza era stata essenzialmente Geocentrica. Potevano essere invasioni da mondi più o meno sconosciuti, visioni apocalittiche o positiviste di un futuro più o meno prossimo; invenzioni più o meno sensate basate sulle scoperte della scienza ufficiale; anche viaggi intergalattici, presenti più nei fumetti che nella letteratura; ma gli eroi avevano sempre un comune punto di partenza: la Terra. Il nostro amato–odiato pianeta. Chi era “molto molto lontano” ? Le Fiabe, e i Mondi Fantasy.

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Con Guerre Stellari, il fulcro dell’azione si sposta “molto molto lontano”. Quindi è consentita la più totale libertà di accostamenti, di contaminazioni, di scopiazzamenti (definiti da produttore e regista… “ispirazioni!”). Tutto quanto fa spettacolo viene buttato in un unico calderone, che ricorda tanto quello delle streghe: duelli della prima e seconda guerra mondiale, western d’ogni epoca, azione, guerre globali, il tutto miscelato da effetti speciali, per l’epoca, davvero notevoli. Ma ciò che porta inesorabilmente e tenacemente verso il Fantasy sono i personaggi, e gli scenari.

I Film abbondano di mostri d’ogni tipo: chiamiamoli pure con i termini che meritano: parodie di Lupi Mannari, Orchi, Troll, Satiri, Mangiatori di carne umana, Dinosauri, Insetti Giganti, e Vermi; abomini vari che solo una mente malata o un assemblatore pazzo di forme rivoltanti poteva mettere assieme. Tutto questo è follia? No, tutto questo è dar forma ai nostri peggiori incubi, dall’antico Polifemo alllo sconosciuto (per l'epoca) , Signore degli Anelli, passando per tutte le fiabe dei Fratelli Grimm.

Gli scenari e gli ambienti non deludono, da questo punto di vista: deserti invalicabili, città semi sotterranee, abitazioni scavate nella roccia, paludi piene di, umani che vestono tuniche di tessuto grezzo, foreste paludose e via continuando. Per non parlare dei caratteri: una principessa da salvare, un figlio smarrito, un avventuriero, un imperatore malvagio, un elfo–folletto-mostricciatolo, un fantasma, un essere coperto da una Maschera di Ferro. E, per finire, le Spade Magiche !

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Insomma, dove siamo? Siamo in una sorta di Galassia Fantasmagorica, dove le astronavi, gli anidroidi e i robot sono meri accessori per impostare il gioco di ruolo, il videogame, in un’epoca in cui non erano ancora stati inventati. Perlomeno, non con le potenzialità odierne. In questo senso i Film sono (involontari) precursori.

C’è tuttavia un elemento che, più di ogni altro, sposta la bilancia pesantemente verso il Fantasy: la concezione Manichea di Bene e Male, Giusto e Ingiusto. Non esistono mezzi termini, conflitti interiori, sfumature. O sei con me, o sei contro di me, e “contro”, intende dire malvagio. La lotta che potrebbe essere cruenta (siamo in guerra) viene spersonalizzata dagli avversari robot, macchine tutte uguali, o soldati con uniformi metalliche che nascondono la loro vera natura: mostri, macchine? Gli unici che uccidono personaggi umani sono i malvagi.

Non bastava un film, se ne fecero altri due, poi i Prequel, e adesso i Sequel. I Pre ci portano tra città luminose, grandi spazi verdi, bellissimi tramonti, i Seq ritornano tra deserti, accampamenti improvvisati e isole segrete.

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Rivisto molti anni dopo, valutato su nove episodi, non si può negare che queste Trilogie, abbiano portato alla ribalta molti elementi innovativi, lasciando un segno profondo nella filmografia Fantasy, che, da allora, spesso e volentieri ha gradito questa contaminazione antico-moderno per proporre luoghi, ambientazioni e personaggi diversi dallo standard, sia su testi classici, sia su testi moderni, o realizzati appositamente per il cinema.

Nel bene (del pubblico) o nel male (di certa critica), Guerre Stellari iniziò un nuovo tipo di Fantastico, che non si può chiamare Fanta Scienza, perché di scientifico o para-scientifico non ha proprio niente, assolutamente niente. Ciò che fece fu, semplicemente, di pescare a piene mani nel mondo Fantasy, allora debole e negletto, per mescolarlo con nuove potenzialità tecnologiche, fino ad allora rimaste estranee a mondi che si ispiravano, più o meno, a una sorta di epoca simil-medievale.

Ho imparato da questi Film che, se qualcosa fa epoca, risponde in primo luogo alle esigenze di un pubblico in cerca di novità. Forse Fantascienza e Fantasy avevano bisogno di essere rinnovate, per tornare a piacere. Forse il genere misto doveva nascere, nel secolo XX. Resta il rimpianto per la pochezza dei dialoghi, la banalizzazione dei personaggi, la noiosità del copione, le trame sconclusionate, gli attori ingessati. Tuttavia molti film dello stesso periodo ne soffrono, e sono considerati capolavori.

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I Film - In ordine di uscita

1. Guerre Stellari                                                   (1977)
2. Guerre Stellari - L'Impero colpisce ancora            (1980)
3. Guerre Stellari - Il ritorno dello Jedi                     (1983)

4. Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma        (1999)
5. Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni            (2002)
6. Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith        (2005)

7. Star Wars: Episodio IV - Il risveglio della Forza      (2015)
8. Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi               (2017)
9. Star Wars: Episodio IX - L'ascesa di Skywalker      (2019)


Ai film classici si sono aggiunte poi film TV e serie animate; ora si stanno esplorando nuovi temi sulla piattaforma Disney e anche al cinema.

Io consiglio di vedere le trilogie in questo ordine:
1. trilogia originale
2. sequel
3. prequel

I misteri che avvolgono gli i film originali sono più interessanti se non se ne conosce già la soluzione. I sequel hanno più senso ripartendo dalle vicende originali. I Prequel II e III, strettamente collegati, riescono a dare al personaggio di Anakin Skywalker una certa drammaticità che illumina a ritroso il ricordo del Gran Finale dell'episodio IV, rendendolo meno banale.

Per cast, scenografie ed effetti speciali, dal 1970 ad oggi il modo di fare cinema è cambiato e si vede, soprattutto nella scelta degli attori, protagonisti in primis. Manca tanto Harrison Ford, con la sua punta d'ironia che stava molto bene con il finale Originale, dove il Mondo Fantasy vince sull'astronomico Mondo della Fantascienza.

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Storia del Fantasy - Conclusioni

Sep 242019

Conclusione

Sono giunta al termine della mia storia, ed ora, che questa bella (spero) cavalcata tra i secoli si conclude, è d’obbligo farci una domanda: cosa è Fantasy, e cosa non lo è? Il surreale, il mistico, le storie di streghe e demoni malvagi, cos’hanno, per non essere definiti Fantasy?
Ebbene, Il Fantasy è un mondo a parte. Un mondo in cui ogni assurdità diventa ragionevole, ovvia, scontata. Nessuno si stupisce per l’apparizione di un Drago, o di un folletto: siamo in un mondo Fantasy. Sarò più chiara con qualche esempio.

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Il XIX secolo: Il Declino

Il secolo del positivismo, della nuova industria, delle miniere di carbone e di grandiose scoperte scientifiche, non è un buon momento per l'immaginario a 360 gradi, soprattutto non è un momento in cui gli adulti prendano le "fantasie" in seria considerazione. Cose per bambini, fanciulle, ragazzi. Idee perniciose che vanno estirpate una volta cresciuti, per passare alla realtà concreta. L'immaginario sopravvive, naturalmente, ma non avremo più quelle grandiose creazioni con personaggi mitici: il fantastico viene confinato nella "stanza dei bambini", e il Fantasy vero e proprio ci si strova stretto.

Le favole, non sono Fantasy: sono racconti moralistici, in cui gli animali interpretano particolari tipi d’esseri umani. Nel mio dialetto, favola, “fola”, vuol dire essenzialmente bugia, stupidaggine, invenzione campata per aria. Oppure donna pazza.
Le fiabe popolari, come quelle raccolte dai Fratelli Grimm, potrebbero essere Fantasy, se non fosse per l’inizio “c’era una volta” e la classica fine “vissero tutti felici e contenti”. Questo le colloca al di fuori della realtà, mette paletti precisi tra il Reale e il Fantastico.
Le fiabe di Hans Crhistian Andersen, invece, sue personali creazioni, sono Fantasy: soprattutto la Sirenetta, o la Regina delle Nevi, ne hanno tutte le caratteristiche.

Peter Pan, è un Fantasy: sia nelle storie originali, sia nella versione, forse la più conosciuta, che ne diede Walt Disney, fino al recente Hook, e alla filmografia moderna. Non esiste distacco tra realtà e sogno, tutto collima alla perfezione.
Alice nel Paese delle Meraviglie potrebbe essere un eccellente Fantasy, ma la bambina si sveglia: ha sognato. La realtà l’aspetta, appena fuori della sua camera.

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In tempi più recenti, e proprio in Italia, il paese negletto, “Il Visconte dimezzato”, e il Cavaliere Inesistente”, di Italo Calvino, sono Fantasy: non lo è il “Barone rampante”, e nessuna delle sue altre opere. Surreali, sì, ma non Fantasy.

 

Il XX secolo: La Rinascita

L’impatto della opera di Tolkien, in Italia, fu enorme: Il Fantasy tornò ad essere un genere di prima grandezza, i suoi autori arrivarono fino alle nostre librerie.

Dall’America arrivò anche un impressionante contenitore di libri, giochi di ruolo, personaggi, scacchiere, e gadget. In tanto proliferare si distinsero due trilogie, "Le Cronache" (I Draghi del crepuscolo d'autunno, I Draghi della notte d'inverno, I Draghi dell'alba di primavera) e "Le Leggende" (Il destino dei Gemelli, La guerra dei Gemelli, La sfida dei Gemelli). Soprattutto nella seconda trilogia, l’approfondimento psicologico dei personaggi è portato a livelli d’alta letteratura, mentre nella prima si presentano tutti i elementi di un vero romanzo fantasy, dal Drago al Folletto, con elementi caratteriali di simpatica ironia; ma soprattutto, viene creato un “mondo a parte”, con i suoi continenti, le mappe, le città persone diverse che abitano luoghi diversi.
Molto più semplice, il ciclo di Shannara, che, almeno all’inizio, si distingueva per la buona scrittura e l’originalità dei temi.

E c'erano tanti altri, tantissimi: con nuove storie, nuove idee, nuovo fervore d’immagini.
Non è mia intenzione riportare qui un elenco di scrittori, più o meno famosi, che diedero impulso al Fantasy, portandolo a superare i best sellers, seguendo la via tracciata da Tolkien in maniera NON pedissequa, ma nuova, frizzante, fantasiosa.

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Disegno di Rosella colorato da Becky


Non solo: pittori, disegnatori, creatori di fumetti, cartoni animati, tornarono finalmente a proporre agli adulti ciò che per troppi anni era stato relegato nelle stanze dei bambini.
Così deve essere il Fantasy: ogni autore, ogni storia, deve regalarci un mondo nuovo, inverosimile, eppur credibile, compiuto al suo interno, vivo, immaginario, eppure reale, non appena entriamo tra le pagine e lo facciamo nostro.

Fu davvero un momento “Fantastico” .

 

Il XXI secolo: l’Arte è scomparsa?

Che la fine del “periodo d’oro” si stesse avvicinando, lo compresi già negli ultimi anni del secolo scorso: saghe troppo lunghe, (sette libri sono una paranoia, non sono distrazione!) esagerato riciclo dei personaggi Arturiani, storie scritte da persone diverse in tempi diversi, e tutto per continuare un’idea originale all’inizio, ma spesso trascinata fino alla consunzione.

Io non accetto da un Fantasy, tutto, purché sia fantastico, o fantasioso. Dopo aver scagliato per la terza o quarta volta, un libro contro la parete, decisi di chiudere con la pseudo - letteratura moderna, e con il fantasi (con la f minuscola, e senza y) in particolare. Quando poi arrivarono i romanzi storici, che si proponevano di reinterpretare il passato cancellando il fantastico, per presentare una verità più assurda d’ogni possibile invenzione… ecco, pensai, abbiamo toccato il fondo.

Chiusi il capitolo, e ne aprii un altro: la ricerca delle fonti. Quelle che vi ho proposto, sin qui, partendo dall’inizio del tempi, e non dalla fine, come invece toccò a me. La mia ricerca, vi assicuro, è tutt’altro che finita: alcuni libri si trovano solo in Inglese, altri, solo in Inghilterra! Altri in biblioteche molto serie.

Eppure oggi escono molti film, e molti libri nuovi …
Ebbene, il fatto che PRIMA si guardi il film, poi si vadano a cercare i libri, non è un buon segno. Soprattutto se si vanno a ripescare le Cronache di Narnia: eccellenti, ma… scritte da un amico di Tolkien, pubblicate negli anni ’50, e rivolte ai ragazzi. Quasi tutto il Fantasy moderno è rivolto a ragazzi, o ragazzini. Nulla di male, ho letto buone cose, ma siamo tornati al XIX secolo, al declino, alla stanza dei ragazzi.

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E’ giunto il momento di salutarci, Gentili Lettori. Mi auguro che la mia Storia vi sia piaciuta, ed abbia destato qualche nuovo interesse.
Arrivederci a presto, con nuovi articoli, e nuovi temi.


Addio, Storia del Fantasy!

Gwendydd (Rosella Rapa)

Storia del Fantasy - L'Araba Fenice

Sep 202019

L'Araba Fenice : J.R.R. Tolkien

Mentre L’Europa, e L’Italia, erano occupate a ripararsi da bombe d’ogni genere, nella prima metà del XX secolo, un professore di Anglosassone, John Ronald Reuel Tolkien, (1892 - 1973),cominciava ad abbozzare, tra una trincea e l’altra, il suo Sogno Fantastico: creare una Mitologia Inglese, per gli Inglesi. Non andava bene Beowulf, troppo Norreno, e nemmeno Arthur, troppo Celtico di origine, e troppo contaminato poi. No, doveva essere qualcosa di nuovo, e unico.

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firma di J.R.R. Tolkien


Negli anni ‘50, insieme ad alcuni amici, tra cui C. S. Lewis, autore de “Le cronache di Narnia”, formò un gruppo di scrittori appassionati di “letteratura Fantastica"; il risultato fu la pubblicazione del tre volumi che costituiscono, il suo libro più famoso.

Il Signore degli Anelli, almeno qui in Italia, ebbe gloria postuma, come il suo autore, grazie ad un film d’animazione ormai dimenticato, che mostrava tre buffi ometti, senza scarpe, costretti a partire per una avventura più grande di loro: poi il cartone si mutava in una specie di sperimentazione tridimensionale, che doveva rappresentare la prima battaglia contro i cavalieri della Notte. Gli appassionati di Cartoon attesero; ma il seguito non arrivava, così comprarono il libro.

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copertina dei DVD

Io sono un’appassionata di Tolkien e dei suoi scritti, ma cerco di restare obbiettiva.

Non sosterrò mai che Il Signore degli Anelli sia “il più bel libro di tutti di tempi”,né che Tolkien abbia inventato il Fantasy, gli Alberi Parlanti, gli Anelli Magici, i Maghi, gli Elfi, le Foreste Incantate, i castelli imprendibili, i cavalieri fantasma, i nani e mille altre cose. I miei articoli sono tutti tesi a dimostrare il contrario. Tolkien inventò gli Hobbit, La Terra di Mezzo, e nuovi, inconsueti linguaggi. Era un linguista: conosceva il greco, il latino, il gallese, l’anglosassone e persino il finnico. L’ impresa non fu poi così difficile: provate a leggere il testo di uno studioso (lui) che vi spieghi come tutte le lingue indo-europee siano in fondo la stessa lingua, e capirete il perché. Fu molto più complesso creare il linguaggio della nostra moderna matematica: occorsero secoli, e decine di geniali studiosi da Galileo in poi. So che Tolkien può anche non piacere. L’ho sentito definire schizofrenico, anormale, estremista, fanatico, e fuori del suo tempo.
Non ho remore nell’affermare che “Il Signore degli Anelli” è un libro a tratti noioso, ridondante, ripetitivo, e con un finale strascicato capace di far addormentare anche il lettore più convinto. Una bella sforbiciata sarebbe stata utile. Confrontatevi con il finale dell’Odissea: non c’è proprio paragone. E le donne? Tre in tutto il libro. Sembrerebbe persino antifemminista.

Allora… perché l’ho chiamato “L’Araba Fenice”?

Perché Tolkien, proprio grazie alla sua straordinaria e vastissima cultura, al suo genio inventivo, alla conoscenza dei Classici, riuscì ad elaborare non uno, ma una vasta serie di capolavori letterari, che fecero riscoprire l’antica immaginazione che aveva ispirato Omero, Dante, Ariosto, rielaborandoli in un universo del tutto nuovo, completamente avulso dal mondo in cui viviamo, eppure con i suoi problemi sempre presenti e simbolicamente rappresentati.

undefined       Galadriel e Frodo

Credo che per comprendere Tolkien, e la sua opera, si debba approfondire un poco quella che fu la sua vita. Fu professore universitario, partecipò alla prima guerra mondiale, subì la seconda: e intanto scriveva appunti. Le battaglie cruente dei suoi libri non sono inserite per particolari o personali propensioni all’horror: esse rappresentano gli orrori della prima guerra mondiale, da lui combattuta in trincea, e della seconda, che sconvolse l’intera Europa. Orrori abnormi, dei quali bisognava mantenere il ricordo, perché il sacrificio di tanti giovani non fosse stato vano.

undefined J. R. R. Tolkien nel 1916


Purtroppo questi appunti furono pubblicati solo dopo la sua morte: il suo vero capolavoro, Il Silmarillion, uscì nel 1977. Sebbene incompiuto, e quindi proposto come una serie di racconti, con molti argomenti lasciati in sospeso, è questo il libro che rivela il vero, sublime, affascinante mondo Tolkeniano.
Un filo sottile unisce tutte queste vicende che partono dall’inizio del mondo, dalla nascita degli Dei, per arrivare alla creazione delle figure che dovevano abitarlo: primi gli immortali, gli Elfi, poi i mortali, gli Uomini. Si tratta di una personalissima rielaborazione di tutte le mitologie da lui conosciute: non posso enumerarle, forse sono più di quante io possa immaginare. I suoi appunti sono talmente tanti, che continuano ad essere rielaborati e pubblicati.
Il Silmarillion, ed i suoi fratelli incompiuti, non sono affatto antifemministi, al contrario: le donne hanno un ruolo importantissimo nello svolgersi degli avvenimenti, ed anche i ragazzi: a mio parere, questo è segno di una mentalità molto aperta.

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Potrei continuare per pagine e pagine, articolo dopo articolo, ma non è mia intenzione scrivere un trattato, né, una biografia. Aggiungo solo che, in ogni libro, la prosa di Tolkien è sempre affascinante: pur così erudito, sa scrivere in modo semplice, a volte per bambini (Lo Hobbit) a volte per colleghi (Albero e Foglia) riuscendo sempre a farsi capire.

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Tomba di Tolkien e di sua moglie Edith.
Sulla lapide si possono leggere i nomi Beren e Lúthien.  

Ho smontato e rimontato un Grande Autore: non per mio personale divertimento, ma per dimostrare quanto sia degno di figurare tra i Grandi della Letteratura di cui vi ho sin qui raccontato.

Perché con Tolkien,

Finisce, gentili lettori la STORIA del GRANDE FANTASY d'autore.

 Gwendydd (Rosella Rapa)

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