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 Le notti bianche, Fedor Dostoevskij
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eloise
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584 Posts

Posted - 20/04/2012 :  08:47:01  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Inauguro come previsto la discussione su Le notti bianche, di Fedor Dostoevskij.



Per chi fosse interessato al testo ne diamo la versione scaricabile alla pagina: http://www.letteratour.it/forum/img/notti_bianche_ok2.pdf

E per chi se ne volesse sentire raccontare l'inizio dalla voce dell'attore Bentivoglio ecco cosa ho trovato: http://www.letteratour.it/forum/img/notti_bianche.mp3

Spero tanto che Rosella e Ombra saranno dei nostri.
A presto!

Eloise
www.letteratour.it

Rosella
Senior Member

309 Posts

Posted - 21/04/2012 :  03:57:28  Show Profile
Certo Eloise, sono qui!

Mi butto subito a descrivere le forti emozioni che provato nel leggere questo "racconto lungo" (così viene definito... non da me). Vado: preparatevi !!!

Arrivata a circa metà del testo, la mia razionalità troppo spesso soppressa, sbottò in un commento poco cortese: questo non è un sognatore, è un depresso all'ultimo stadio, ciò che gli serve è un ricovero in clinica, una forte dose di farmaci e una sostenuta terapia di gruppo.

Dopodichè, andai a leggere la vita di Dostoewskij.
Fu come un pugno nello stomaco: le sue furono vere tragedie, eppure ebbe la forza di continuare , fino a lasciarci "I Fratelli Kramazov", per me uno dei più grandi capolavori della letteratura.

Tornata al racconto, è stato come aprire gli occhi su un mondo nuovo: avevo sbagliato completamente l'approccio! Il sognatore è il narratore, quindi lo scrittore stesso, che ci racconta uno dei suoi sogni. Perchè ogni sognatore deve scrivere, per se stesso, per gli amici, per un giornale, ma DEVE, perchè altrimenti il sogno andrà perduto, svanito per sempre. Esso invece vuole uscire, aver vita, o sarà stato tutto inutile.
Ecco quindi che tutto acquista un senso, in una realtà onirica, immaginifica, nella quale tutto può accadere, nulla è impossibile; parole, gesti, piccoli particolari hanno un significato che va oltre l'immediato, per diventare, potente, simbolico, come lo spillo che unisce nonna e nipote, e che ancora non ho capito.

Questa le prime impressioni. Dovevo scriverle, assolutamente, perchè anch'io sono una sognatrice.


Rosella - Gwendydd
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Tiziano
Average Member

Italy
152 Posts

Posted - 21/04/2012 :  23:45:17  Show Profile
noi non ci conosciamo, ma leggendoci intravediamo, o crediamo di intravedere, qualche nostra caratteristica; ad esempio Eloise ha colto le mie attitudini marinaresche (a proposito, non so se l'ho già detto, ma io - ovviamente! - insegno in un Istituto Nautico). Ebbene, leggendo Rosella mi pare di poterla giudicare una letrice donchisciottesca, nel senso che lei si appassiona alle storie in cui può immedesimarsi nel personaggio, proprio come faceva lo straordinario hidalgo. Perciò si entusiasma del sognatore, perché lei è una sognatrice. Io invece fondametalmente sono un analista, uno che legge con la sguardo dell'antropologo.
Tuttavia in questo caso devo rivendicare una preminenza, perché io sono proprio un sognatore tal quale a quello delle "Notti bianche". Mi comporto proprio come lui, infatti: scruto le persone, mi invento storie su di loro. Figuratevi che frequento porti, stazioni, aeroporti; ci vado talvolta per guardare la gente che va e viene, trascorro un po' di tempo a fantasticare su qualche tipo che mi ha interessato. A volte, addirittura, le seguo con lo sguardo o perfino le seguo proprio, per meglio scrutarle. Mi sa che qualche volta mi metterò nei guai...

Tiziano
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ombra
Senior Member

296 Posts

Posted - 22/04/2012 :  14:33:58  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Ciao a tutti,
quello che mi è sempre piaciuto di questo romanzo, oltre "all'imedesimazione" con il protagonista, è la suggestione dei luoghi che mi trasemtte l'autore nel raccontare. Proprio ora nel leggerlo capisco ancora dì più. Anche io sto vivendo quello che è accaduto al nostro sognatore: l'amore e l'abbandono.
Nasten’ka appare come colei che attraverso il suoi sensi, molto più sviluppati di quelli di lui, attraverso i suoi racconti e il suo sguardo, riesce a mostrargli l’alternativa, la parte mancante, quella irrazionale, che all’uomo non è ancora visibile. Ma quando lei ritorna dal suo vecchio amore, l’impiegato ritrova la casa spoglia, e le sue giornate svuotate di quel valore che Nasten’ka aveva reso al suo tempo. Così improvvisamente torna la luce, è mattino, ma quella luce invece di far risplendere le cose, sembra paradossalmente oscurarle.

Dostoevskij però fa proseguire il suo romanzo, perché c’è qualcosa che perdura, che va oltre la storia, l’incontro, e la perdita, il finale è rivelato nell’impronta che lascia questo rapporto durato appena quattro notti.
Questo è quello che sento io... il vuoto!!!! E come il protagonista mi dico:

"Che sia sereno il tuo cielo, che sia luminoso e tranquillo il tuo caro sorriso, che tu sia benedetta(o) per quel minuto di beatitudine e di felicità che tu hai dato ad un altro cuore solitario e riconoscente! Dio mio, un minuto di beatitudine! Ma è forse poco questo, sia pure per l'intera vita di un uomo?".

Scusate ma sono un po' malinconica e nostalgica al momento!!!!

un saluto a tutti
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Tiziano
Average Member

Italy
152 Posts

Posted - 22/04/2012 :  22:07:57  Show Profile
Specifichiamo: non è un sognatore bensì un contemplatore, uno che se ne sta in disparte nel mondo a guardar passare la vita; e gli va bene così: la sera dell'incontro con Nasten'ka così si descrive: "camminavo e cantavo", perché era felice. Qell'incontro è l'imprevisto, la trappola che la vita gli ha teso, che lo invoglia a tuffarcisi, a vivere, sperare, soffrire. Perché così è la vita, così è l'essere umano. Nel pr. 16 del primo libro di "Il mondo come volontà e rappresentazione" c'è una descrizione perfetta:"E' pertanto degno di considerazione, anzi meraviglioso che l'uomo, oltre alla sua vita in concreto, continui a condurne una seconda in abstracto. Nella prima, egli è in balia della realtà e dell'influsso del presente e deve faticare, soffrire, morire come gli animali; ma la sua vita in abstracto, così come essa si presenta nella sua razionale riflessione, è il riflesso immobile della prima e del mondo in cui vive (...)qui egli è semplice spettatore ed osservatore." Ma se smette di essere spettatore allora assaporerà il profumo e il lezzo della vita, gioirà e soffrirà. Per questo i racconto si conclude, nonostante tutto, gioiosamente: "Dio mio! Un attimo di vera beatitudine! E' forse poco per riempire tutta la vita di un uomo?"
A chi è rivolta la domanda? Nel testo a Nasten'ka, ma in realtà a noi, al lettore. Perché non dimentichiamoci che nell'esordio il contemplatore si rivolge al lettore, al "caro lettore". Attenzione, perché quando il personaggio si rivolge al lettore significa che l'autore ha scelto una strategia ironica ("occhio, lettore, perché ti sto raccontando una storia, stai entrando nel cerchio magico..."), ci sta risucchiando dentro la sua storia. Infatti non mi pare che la storia di Nasten'ka sia interessante in sé, poteva anche essere un'altra; interessante è la storia del contemplatore, il suo deragliare dalla vita in abstracto alla vita in concreto.

Tiziano
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Rosella
Senior Member

309 Posts

Posted - 22/04/2012 :  23:20:42  Show Profile
Ciao a tutti.
Mi trovo in perfetto accordo con Tiziano, su due importantissimi punti:

1)Se la storia non mi prende, non mi permette di identificarmi con uno dei protagonisti, non mi fa entrare a dialogare con loro, ecco, il libro non mi appassiona.

2)Il sognatore, come ho detto, è lo scrivente, mentre il protagonista, come dice Tiziano è un mero osservatore. La ragazza gli fa balenare davanti agli occhi una realtà alternativa, una vita in cui può essere anche attore, ma no! Questo non può accaderere per più di istante. Ad ognuno il suo posto.

Bellissima la frase citata, da Ombra e in parte da Tiziano: l'avevo segnata anch'io.
Del resto la vita del nostro amico sognatore-osservatore non dura che 4 notti...

Ne siete sicuri? Tra i miei sogni vive per sempre. Nasten'ka lo ha lasciato? meglio per me, perchè posso essere io la prossima ragazza che incontrerà.
Amo vivere di sogni.

Rosella - Gwendydd
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ombra
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296 Posts

Posted - 24/04/2012 :  21:21:55  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Questo, a mio avviso, è il piccolo grande capolavoro di Dostoevskij. In assoluto il suo romanzo più magico (concedetemi il termine). E’ un libro sulla solitudine, sulla necessità di comunicare, sulla voglia e il bisogno di amare, ma anche sulle proprie paure, tra queste soprattutto quella di lasciare le proprie abitudini per quanto banali possano essere. E’ un romanzo che parla dell'amore represso ma anche della felicità impareggiabile che può donare un incontro. Descrive la gioia che può nascere da una serie di semplici parole regalate a noi stessi.
E’ commovente e dolcissimo, inoltre, il camminare per Pietroburgo di questo sognatore, tanto che a seguire i suoi passi si rischia di tremare per le sensazioni di delicatezza e leggiadria che ne scaturiscono. Con “Il mattino“ però sono finite le sue notti colme di vita. Lui legge, nella luce del sole, una lettera di Nasten’ ka dove gli chiede perdono. La legge e la rilegge fino alle lacrime. Ma le ultime parole del libro sono colme di amore e di gratitudine, racchiudono in una domanda tutto il senso del romanzo e danno vita al finale più bello che abbia mai letto.
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ombra
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296 Posts

Posted - 24/04/2012 :  23:05:00  Show Profile  Visit ombra's Homepage
quote:

Ciao a tutti.
Mi trovo in perfetto accordo con Tiziano, su due importantissimi punti:

1)Se la storia non mi prende, non mi permette di identificarmi con uno dei protagonisti, non mi fa entrare a dialogare con loro, ecco, il libro non mi appassiona.

2)Il sognatore, come ho detto, è lo scrivente, mentre il protagonista, come dice Tiziano è un mero osservatore. La ragazza gli fa balenare davanti agli occhi una realtà alternativa, una vita in cui può essere anche attore, ma no! Questo non può accaderere per più di istante. Ad ognuno il suo posto.

Bellissima la frase citata, da Ombra e in parte da Tiziano: l'avevo segnata anch'io.
Del resto la vita del nostro amico sognatore-osservatore non dura che 4 notti...

Ne siete sicuri? Tra i miei sogni vive per sempre. Nasten'ka lo ha lasciato? meglio per me, perchè posso essere io la prossima ragazza che incontrerà.
Amo vivere di sogni.

Rosella - Gwendydd




Rossella, come ti capisco... specialmente mi rivedo nella tua ultima frase: amo vivere di sogni.
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Rosella
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309 Posts

Posted - 25/04/2012 :  23:58:40  Show Profile
Cara Ombra, cosa saremmo mai senza i nostri sogni? E' proprio quando vengono a mancare che ci sentiamo smarriti, soli, sperduti, in balia di un mondo troppo grande e troppo complesso, che ci forza a vivere come gli altri vogliono e non come vorremmo noi.

Romanzi/Racconti come "Le Notti Bianche" hanno il potere di trascinarci, come dice Tiziano, in un mondo magico.

A proposito di queste Notti Bianche, io avevo erroneamente immaginato che si trattasse di notti "in Bianco", trascorse senza dormire; invece viene spiegato che sono così chiamate le notti estive in cui a Pietroburgo il sole tramonta alle 22.

Ho avuto modo di provare una emozione molto simile a quella con cui il nostro protagonista descrive il suo ritorno a casa ed il suo soffermarsi ad ossevare il tramonto. Ero in Irlanda, con mio marito e mio fratello; avevamo appena finito di visitare un castello con spettacolo medievale, canzoni e... vini (glup!). Dentro era ormai tutto buio, illuminato solo da grandi fiaccole; invece, appena usciti... il sole stava tramontando, ed erano le 9,30. Ci sembrò di poter iniziare una nuova giornata. Scorgemmo dei cigni in lontananza, ci fermammo sulla riva del lago, e loro ci vennero incontro, per chiedere qualche boccone di pane: maestosi Cigni Bianchi, un Cigno Nero, e i piccolini tutti piumosi.

Questo può essere un ricordo-sogno, da conservare in uno scrigno, che ha la forma di un libro, e che riempie, insieme a tanti altri, la stanzetta del sognatore, vuota di persone, ma ricca di pensieri, che vanno sistemati in ordine, pronti per il momento in cui verranno richiamati.

Ora noi abbiamo disturbato il nostro nuovo amico aprendo il libro di Nasten'ka. Non ci accontentiamo di ciò che si dissero i due, vogliamo più dettagli, per entrare a far parte di un'altra storia.
Abbandona per un poco la tua maliconconia, Ombra, e andiamo insieme sottobraccio ad osservare da vicino questi due bizzarri interlocutori, ed a punzecchiarli un poco.
Vieni con me a far parte di questo sogno capolavoro che il grande Fedor ci ha lasciato.

Rosella - Gwendydd
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eloise
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584 Posts

Posted - 26/04/2012 :  08:44:45  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Avete cominciato alla grande una discussione su un testo che invece a me necessita di qualche rilettura in più. E purtroppo in questi giorni sto avendo anche poco tempo a disposizione.
Quello che intanto posso dire è che per me non è un testo così immediatamente facile da "sposare", forse perché non sono una grande sognatrice nel senso che avete detto voi finora, oddio no, non è vero, sogno parecchio, ma i miei sogni sono - diciamo - molto più terra terra e orientati a una materializzazione immediata in cose pratiche ;)
Insomma mi immedesimo male in un personaggio sognatore e contemplativo, l'ho già detto, io sono piuttosto il tipo che scruta l'orizzonte, s'inventa cose da fare con quello che riesce a vedere, ci sogna un po' su ma non troppo e poi soprattutto ci si butta dentro a capofitto. Vabbè...
A parte questo, ho riapprezzato alla grande il tipo dei personaggi caratteristici di Dost.: questi personaggi con un carattere potente, emozioni che straripano dal proprio essere, sentimenti forti. Adoro questa forza dei suoi personaggi, per questo ho adorato i Fratelli Karamazov. In questo testo però tutti i contorni sono più sfocati, ma è giusto che sia così dato che si parla di sogni, di notti, di cose che stanno nel dormiveglia. A tal punto che vien da chiedersi se tutto ciò che viene narrato sia effettivamente avvenuto nella vita di questo personaggio o faccia parte di una immaginazione vera e propria scaturita da una mente abituata dalla solitudine ai propri racconti interiori.

Eloise
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Tiziano
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Posted - 26/04/2012 :  17:03:44  Show Profile
Specifico ancora: il "contemplatore" dell'esordio si sdoppia nel "sognatore" della seconda notte, quando racconta di sé. Perché dico che si sdoppia? Perché parla di sé in terza persona e si rivela non più solo come uno che guarda il mondo in solitudine bensì come uno che fantastica; non solo,accadono anche altri due eventi interessanti: 1. le fantasticherie si rivelano come letterarie 2. compare la "Dea Fantasia", che pare operare autonomamente: "intanto la fantasia ha circondato col suo volo scherzoso...".
Mi sa che questo racconto, implicitamente, è un racconto sul raccontare, un metaracconto...
ah! non dimentichiamo che "le notti bianche" è del 1848, nel 1846 D. ha scritto "il sosia", in cui ovviamente il tema del doppelganger è centrale.

Tiziano
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ombra
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Posted - 26/04/2012 :  20:59:10  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Cara Rossella,
non saremmo nulla senza i nostri sogni. Questo romanzo ha il potere di suggestionarmi, affascinarmi in un modo che nessun'altra opera ha mai fatto. Forse perchè sono un inguaribile romantica, una che non smette mai di pensare che prima o poi i sogni si avverano. Per me questo libro è magico e più lo leggo e più mi viene voglia di visitare quei luoghi.
Spero che la malinconia e il dolore passino presto.
Rossella, scusa se non te l'ho chiesto prima, ma la tua operazione come è andata? Scusa ancora ma sono un po' sfasata in questi giorni.

Un saluto a tutti
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Rosella
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Posted - 26/04/2012 :  21:40:33  Show Profile
- Intermezzo -
Ancora non sono stata operata, e aspetto... aspetto... in compenso sono finita al pronto soccorso per una brutta caduta, ma ora sono completamente guarita

Complimenti Tiziano, tu analizzi il racconto in modo distaccato, ma con molto sentimento al tempo stesso. Io invece mi ci butto dentro a capofitto.

Ciao a tutti

Rosella - Gwendydd
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eloise
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Posted - 27/04/2012 :  08:47:37  Show Profile  Visit eloise's Homepage
quote:

Mi sa che questo racconto, implicitamente, è un racconto sul raccontare, un metaracconto...



Ecco, non azzardavo tanto, ma in effetti quello che scrivi è proprio il tipo di sensazioni che mi ha dato il testo, ed è questo che ho voluto dire quando ho parlato di "racconti interiori". Che possono essere la trascrizione di racconti che l'autore fa dentro sé prima di materializzarli in narrazione e personaggi. A me questa Nastenska (o come si scrive, scusate) più che un personaggio a tutto tondo mi ha lasciato l'impressione di uno schizzo, di un "movente narrativo" più che di un carattere. E in qualche modo anche il protagonista narratore. Invece, come dice bene Ombra, l'atmosfera cittadina è resa meglio, così come le sensazioni/emozioni. I due personaggi sembrano un puro pretesto per qualcos'altro: il racconto in sé.

Eloise
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Tiziano
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Italy
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Posted - 27/04/2012 :  19:48:00  Show Profile
@Rosella: grazie

Un altro intermezzo, una curiosità:abito a Livorno; lo dico perché Visconti decise di ambientare il film tratto dal racconto proprio a Livorno. Il motivo è evidente: la mia città è attraversata da canali (i Fossi Medicei) su cui si affacciano palazzi sette-ottocenteschi che possono ricordare Pietroburgo; in particolare scelse un un posto un pò strano, sotto un ponte, per girare una scena in cui le silhouette dei protagonisti si stagliano nella luce che proviene dal canale. Quando vidi il film riconobbi il posto e ci andai, per sentirmi un po' nella parte del personaggio.

ps. però era tutto falso, perché per ragioni logistiche il film fu poi girato a Roma, a Cinecittà, e gli esterni livornesi furono riprodotti in studio, ponte compreso :-(

Tiziano
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Rosella
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309 Posts

Posted - 28/04/2012 :  01:42:58  Show Profile
C'è un film su questo racconto? Lo devo assolutamente trovare! Grazie Tiziano, per il tuo pensiero e per questa informazione.
Vorrei dire ad Eloise (in particolare, e a tutti,natutalmente) che questo racconto può essere visto in due modi diversi: attraverso un vetro, come osservassimo un film in TV, che ci parla di strane persone in uno strano 1848, oppure dal di dentro, immaginandosi al fianco dei due nottambuli, ascoltandone tutte le conversazioni, senza poter intervenire.
Per ora resto nel sogno, domani devo vedere un medico... ma voglio parlarvi di Nasten'ka, perchè ha circa l'età di mia figlia.

Rosella - Gwendydd
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