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 Teresa Raquin, Emile Zola
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eloise
Senior Member

584 Posts

Posted - 01/07/2012 :  15:17:25  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Ben ritrovati a tutti!!! chi è in vacanza e chi è tornato? chi partirà?
Ragazzi, noi quest'anno non ci muoviamo, ma ho una NOTEVOLE sorpresa: finalmente venerdì siamo riusciti a rogitare una casa!!!!! dopo 1 anno di attesa con problemi immani, e dopo più di 3 anni di avventure immobiliari epiche (ho persino voluto aprire un post specifico per raccontare le nostre disavventure)... quindi ora inizierà il bello: muratori, lavori, traslochi... con 4 figli piccoli intorno... Chiudo l'off topic, scusate, ma ero troppo contenta di condividere la cosa anche con voi.

Da oggi inizia la discussione su Teresa Raquin, di Emile Zola.



Sono contenta di dare nuovamente il benvenuto a Frida che ci ha suggerito questo testo.
A chi l'onore di iniziare stavolta?

Eloise
www.letteratour.it

Rosella
Senior Member

309 Posts

Posted - 01/07/2012 :  23:43:08  Show Profile
Comincio io!
Sono contenta per te, Eloise! Auguri per la nuova casa; cercherò il tuo post, perchè il problema della casa è un'altro dei temi importanti per le personi comuni, e di cui nessuno parla mai, perchè potrebbe dare noia a chi ha interessi altissimi nel settore.
Come va con il caldo? Io sono una dei fortunati già in vacanza, alta montagna per 2 mesi, e si dorme sotto il piumone.
Ora diamo spazio a Teresa.
Per me è stata anche l'occasione di sperimentare la lettura on-line: si va più lenti, non si può leggere a lungo nello stesso giorno, però è possibile sottolineare, evidenziare, inserire commenti e appunti SENZA ROVINARE NULLA. Benvenuta, quindi, la tecnologia, che fa anche risparmiare carta.
Avevo già letto questo romanzo, molti anni fa, e mi aveva lasciato un'impressione profonda, tanto che ricordavo alcuni particolari con una precisione incredibile. Riletto ora, con più esperienza di vita vissuta, mi ha fatto riflettere su come le persone, in fondo, siano sempre le stesse. Tempi diversi, luoghi diversi, medesimo squallore intellettuale. Lo si ritrova anche oggi, accanto a noi, solo il gioco del domino è stato sostituito dalla TV.
Per quanto riguarda Teresa, invece, io la vedo come una vittima, usata prima dalla vecchia Raquin (che non mi sembra affatto buona), poi da Camillo, infine da Lorenzo, il vero malvagio. Gli altri sono volutamente delle nullità.
Libro bellissimo e complesso, credo ci porterà ad una discussione molto stimolante.
CIAO a tutti.
Rosella

Rosella - Gwendydd
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ombra
Senior Member

296 Posts

Posted - 02/07/2012 :  10:53:50  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Auguri Eloise!!!! La casa è una cosa importante per noi tutti comuni mortali ed un traguardo fondamentale!!
Per quanto riguarda la nostra discussione, è la prima volta che leggo questo libro e mi ha veramente sorpreso in positivo.
La storia è molto semplice, Thérèse e Laurent sono amanti ma lei è sposata con Camille, il miglior amico di Laurent, e non possono vivere insieme. Disperati decidono di uccidere Camille.
Sembra un triangolo amoroso come tanti, ma non è così. Zola entra nell'intimo dei personaggi facendoci conoscere il loro lato più abietto ed egoista.
L'egoismo è il tema di fondo del romanzo ed è quello che mi ha veramente colpito. A partire dalla sig.ra Raquin che cresce Thérèse come una ragazza malata (invece è sanissima) e la costringe a sposare Camille, senza pensare ad altro che al suo avvenire e non a quello della ragazza.
Thérèse è quindi costretta a non vivere, ad essere apatica e tranquilla sino a quando non si risveglia grazie alla conoscenza di Laurent.
A differenza di Rossella non la riesco a vedere come vittima. Il suo prendersi gioco degli altri covando dentro la sua ribellione, senza manifestarla apertamente, non mi piace proprio.
Emile Zola non delude mai e grazie a quest'opera, in cui ha infuso tutte le concezioni di base del naturalismo, ho compreso come lui sia a tutti gli effetti il "capofila" di questo genere letterario.

A presto

Marta
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Frida
Junior Member

11 Posts

Posted - 02/07/2012 :  16:22:13  Show Profile
Salve a tutti felice di trovarvi,la vacanza andato tutto bene sono stata in acqua tanto tempo che mio marito ogni tanto controllava se avevo le branchie. Il romanzo fin dalle prime pagine è stato un pacere leggerlo,devo dire che ci sono tutte le caratteristiche del romanzo gotico.Il filo conduttore dell'adulterio in una Parigi sconosciuta è un non luogo la Parigi di T. Raquin,sacrificata a vegliare un malato cronico (Camillo figlio di M.me Raquin che ha adottato Teresa e li farà sposare).Storia di degratazione anche la descrizione dell'omicidio e il ritrovamento del corpo di Camillo la descrizione assomiglia molto a un referto clinico.I vari personaggi sono molto banali come lorenzo l'amane di T. Raquin fa i suoi calcoli materiali perchè il suo ideale e l'inattività assoluta mentre per T. Raquin una passione esasperata,lei che fin da l'infanzia ha dovuto soffocare qualsiasi emozione o turbamento.
A presto Frida

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Tiziano
Average Member

Italy
152 Posts

Posted - 02/07/2012 :  17:26:06  Show Profile
Beh, l'unica cosa che mi vien da dire è: - Che noia!
Davvero, a leggere il romanzo mi sono annoiato, tant'è che le ultime pagine le ho lette di corsa per finire. Ne ho ricavato solo delle conferme:
1. un esempio da aggiungere a quanto ho scritto in "Il racconto come esperimento ideale" (che è pubblicato qui): la tecnica naturalistica del piano-sequenza, con panoramica, zoommata e infine la comparsa della protagonista (v. "Eugenie Grandet", ma anche l'incipit di "I promessi sposi", ecc.).
2. la parentela tra romanzo naturalista e romanzo decadente (v. ad esempio l'effetto splatter dell'obitorio). D'altronde ho sempre sostenuto che se Verga avesse concluso il ciclo dei vinti con "L'uomo di lusso", avrebbe scritto il primo romanzo decadente italiano.
Comunque qui siamo ancora al primo Zola, all'incubazione del naturalismo. Ma ridatemi Flaubert!

Tiziano
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ombra
Senior Member

296 Posts

Posted - 03/07/2012 :  12:32:09  Show Profile  Visit ombra's Homepage
quote:

Beh, l'unica cosa che mi vien da dire è: - Che noia!
Davvero, a leggere il romanzo mi sono annoiato, tant'è che le ultime pagine le ho lette di corsa per finire. Ne ho ricavato solo delle conferme:
1. un esempio da aggiungere a quanto ho scritto in "Il racconto come esperimento ideale" (che è pubblicato qui): la tecnica naturalistica del piano-sequenza, con panoramica, zoommata e infine la comparsa della protagonista (v. "Eugenie Grandet", ma anche l'incipit di "I promessi sposi", ecc.).
2. la parentela tra romanzo naturalista e romanzo decadente (v. ad esempio l'effetto splatter dell'obitorio). D'altronde ho sempre sostenuto che se Verga avesse concluso il ciclo dei vinti con "L'uomo di lusso", avrebbe scritto il primo romanzo decadente italiano.
Comunque qui siamo ancora al primo Zola, all'incubazione del naturalismo. Ma ridatemi Flaubert!

Tiziano




Beh su questo concordo con te Tiziano, anche io preferisco Flaubert a Zola e Madame Bovary è certamente di un altro livello pur trattando anche esso il tema dell'adulterio.
Ma addirittura è arrivato ad annoiarti? Questa è una considerazione interessante su come la lettura sia estremamente soggettiva e personale. E' proprio vero che un'opera suscita sentimenti ed impressioni diverse in base agli occhi con cui la si guarda. Un po' come i dipinti o le opere d'arte. :)

Beh per me è stata invece una lettura interessante e l'ho veramente "letto tutto di un fiato". Ha degli spunti interessanti.
A presto


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eloise
Senior Member

584 Posts

Posted - 03/07/2012 :  13:07:44  Show Profile  Visit eloise's Homepage
quote:

Riletto ora, con più esperienza di vita vissuta, mi ha fatto riflettere su come le persone, in fondo, siano sempre le stesse. Tempi diversi, luoghi diversi, medesimo squallore intellettuale. Lo si ritrova anche oggi, accanto a noi, solo il gioco del domino è stato sostituito dalla TV.
Per quanto riguarda Teresa, invece, io la vedo come una vittima, usata prima dalla vecchia Raquin (che non mi sembra affatto buona), poi da Camillo, infine da Lorenzo, il vero malvagio. Gli altri sono volutamente delle nullità.



Mi rifaccio all'intervento di Rosella per ribadire quanto in effetti la lettura di un testo sia diversa a seconda se ci immedesimiamo o meno nella vicenda e nella storia. Io sono meno propensa rispetto a Rosella ad immedesimarmi e a vedere i personaggi come persone vere, per cui più che vedere Teresa come la vittima di tutti... mi sembrano un po' tutti i personaggi ad essere... vittime di Zola! Mi spiego, e spiegandomi mi riallaccio alla teoria: Zola ha scritto il testo volendo fare il suo "esperimento letterario", mettendo in scena personaggi e ambienti come fossero in un vetrino e osservando le conseguenze delle varie "miscele". Ha voluto esaminare così gli effetti e le cause di nature diverse (il sanguigno, la nervosa, ecc) spinti dalle condizioni esterne a ribaltare o esacerbare la propria natura. Fuori dal vetro, vedo gli occhi di Zola in camice bianco puntati sul testo con una specie di microscopio in mano e un taccuino nell'altra.
La domanda è: è riuscito a dare un qualche contribuito "scientifico" col suo testo alla scienza, allora di gran moda, sociale? è davvero possibile piegare la letteratura, la narrazione ecc a uno scopo sperimentale, di qualunque genere esso sia? o è un grande flop che, lasciando cadere "Teresa Raquin" nel mare dei romanzi di genere, ci dimostra una grande verità: che la grande letteratura non è comandabile a bacchetta per meri scopi teorici ma si nutre di ben altro?...

Eloise
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Rosella
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309 Posts

Posted - 03/07/2012 :  19:11:59  Show Profile
Anche voi avete nel testo la prefazione che Emile Zola scrisse per ribattere ai critici che definivano "immorale" il suo romanzo?
Per me la motivazione, lo scopo del suo lavoro sono lì. Dichiara apertamente di voler descrivere dei caratteri con occhio da scienziato; secondo me c'è riuscito, presentandoli in modo analitico e preciso. Come matematica e scienziata non posso che esserne soddisfatta; sul piano letterario non faccio confronti con altri, probabilmente più bravi nel maneggiare la penna. Un'opera letteraria ha valore non solo in quanto tale, ma anche come fenomeno di costume, di moda, di sperimentazione. Infine, resta l'aspetto di testimonianza storica, di documento; in questo caso si descrive una piccola cerchia di persone molto sciatte, molto cupe, tra le quali Teresa non si adatta. Come quadro d'insieme lo trovo ben realizzato.
In letteratura francese non ho una formazione molto accurata, ho letto molto, ma disordinatamente. Se qualcuno se la sente di inquadrare l'opera nel suo contesto letterario, a prescindere da meriti o demeriti dei singoli autori, ve ne sarei molto grata.

Rosella - Gwendydd
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Tiziano
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Italy
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Posted - 04/07/2012 :  11:35:23  Show Profile
dissento da Rosella: un narratore non può essere scientifico (a scanso di equivoci aggiungo che non sono per nulla antiscientico, anzi il mio interesse filosofico principale è l'epistemologia), se ci prova diviene artificioso. Sulla presunta scientificità di Zola e del naturalismo ci sarebbe comunque molto da precisare e demistificare.
Invece concordo pienamente con Eloise, che ha perfettamente espresso ciò che io avevo alluso, rendendo più chiaro a me stesso quel che pensavo.
Zola ha voluto scrivere un romanzo a tesi, finendo per scrivere un romanzo moralistico. La letteratura è un prodotto bastardo, l'ibrido di scrittura, retorica, affabulazione, ecc.; alle sue origini c'è anche la favola esopica, che consiste nel racconto e nella didascalia finale, ovvero la morale, l'insegnamento di cui il racconto è exemplum (Manzoni direbbe "il sugo della storia"). L'evoluzione della narrazione ha, come dire, introiettato la morale nella storia, che ora o non c'è o se c'è è affidata all'interpretazione del lettore. Quando un autore invece vuole che si mostri finisce appunto per essere didattico e moralista. Come appunto Zola. E come Vittorini, altro scrittore che mi ha annoiato, per lo stesso motivo. Aggiungo che non credo sia un caso che Zola e Vittorini siano narratori e contemporaneamente intellettuali "impegnati": evidentemente l'impegno, la volontà di insegnare, indicare, giudicare, opprime il raccontare.

Tiziano
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eloise
Senior Member

584 Posts

Posted - 05/07/2012 :  11:49:58  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Vorrei comunque sottolineare che Zola mi piace un sacco come autore e trovo ogni suo libro molto avvicente, per non parlare di testi come Germinale che è un capolavoro per certi aspetti. Questo però secondo me non toglie che la pensi un po' come Tiziano, cioè trovo che laddove certi messaggi hanno avuto la priorità sull'attenzione formale della narrazione, spesso il risultato puramente "letterario" è stato peggiore. Ma ci sono capolavori che ci dimostrano come esistano anche testi che hanno saputo combinare perfettamente le due esigenze. Teresa Raquin è molto avvincente e interessante, Zola ha una forza espressiva impressionante, ma il romanzo soffre un po' di questi suoi intenti pseudo-scientifici. Comunque, nulla vieta, come osserva giustamente Rosella, che il testo sia interessante anche solo per come ci dimostra questi aspetti difficili del "mestiere dello scrittore".

Eloise
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ombra
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296 Posts

Posted - 11/07/2012 :  09:18:15  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Devo dire che questo romanzo ha degli spunti di riflessione interessanti a livello antropologico e per questo non mi ha annoiato. Ovviamente anche a mio avviso, avendo in precedenza letto le Notti Bianche, non riesce a coinvolgere il lettore a pieno come un testo simile a quello di Dostoevskij. In questo romanzo c'è poca magia. Zola ha un pochino perso di vista il senso stesso del narrare ma nonostante tutto la trovo una lettura interessante e stimolante.
Una cosa che mi ha colpito è il fatto che chiama molto spesso Tereza e Lorenzo "gli assassini". E questo mi fa pensare se con il ripetere costantemente questa parola volesse dire qualcosa. Ogni volta che la leggevo mi dava sensazioni strane, come se stridesse rispetto alla narrazione. Secondo voi per quale motivo l'ha usata così spesso?

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eloise
Senior Member

584 Posts

Posted - 11/07/2012 :  13:57:16  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Ombra mi aggancio a quanto scrivi per aggiungere una mia riflessione.

Quello che mi ha sempre colpito molto di questo romanzo, e quello che in genere mi colpisce di più in tutto Zola, è il contrasto tra il preteso "fine scientifico" e il risultato effettivamente realizzato nei suoi testi. Da un lato abbiamo lo scrittore che asserisce:

quote:
Ho voluto STUDIARE dei temperamenti, e non dei caratteri (...) Ho scelto dei personaggi dominati esclusivamente dai nervi e dal sangue, privati del libro arbitrio (...) il mio è stato anzitutto un fine scientifico


dall'altro un romanzo che, come abbiamo notato un po' tutti, per certi versi "stride", per usare lo stesso termine di Ombra. In realtà quello che si evidenzia è un INTENTO che si vorrebbe obiettivo e un RISULTATO che in realtà non lo è affatto. Persino l'introduzione al romanzo, nel quale Zola prende (a parole) le distanze dal suo pubblico "bigotto", registra una incoerenza con il risultato del testo, in cui il narratore in realtà si schiera piuttosto apertamente con la morale dominante, e questi giudizi ("assassini" ecc) ne sono la prova, perché non sono affatto necessari.
Questa incoerenza è un po' quello che "rimprovero" a Zola in genere.

Ma d'altronde Zola mi affascina, mi coinvolge. Perché? E' soltanto il sapiente uso delle descrizioni e l'uso delle situazioni? Personalmente non considero Teresa Raquin come un esempio elevatissimo di letteratura riuscita, tuttavia per me è un chiaro esempio di quello che Zola SA DARCI, a dispetto e anzi in forza della sua incoerenza: dei ritratti così forti da essere quasi espressionisti. C'è un uso degli aggettivi, un'attenzione ai colori, alle pennellate, alle scene tali da essere al livello dei massimi pittori, ed è questo che fa di lui un pittore espressionista, più che un autore naturalista. Il bianco livore di Camillo (ma che nome scelto a caso! sa di camomilla...) e i verdi, e i rossi sanguigni, e i neri delle ombre... sono così forti da emanare quasi anche gli odori, sembra di essere dentro un mare di sensazioni olfattive, visive e tattili. Meravigliosa potenza descrittiva. Leggete un po' la prima pagina del romanzo: corridoio stretto e buio, pietre giallastre, logore, acre umidità, nera di sudiciume, sole opprimente che brucia, chiarore biancastro che si trascina miseramente, oscurità sudicia e ignobile, alito freddo delle cantine, merci grigie, strani riflessi verdastri, lugubri buchi con forme bizzarre... e questa me la chiamate obiettività scientifica? Ops, meno male che non lo è. Uff. Così Zola ha potuto regalarci un gran numero di testi espressionisti, cosa che altrimenti, in vitro, non avrebbe potuto fare.

Eloise
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Rosella
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309 Posts

Posted - 11/07/2012 :  17:48:20  Show Profile
Mi trovo d’accordo con Eloise: le descrizioni degli ambienti sono magistrali, capaci di trasportare il lettore proprio lì, in un luogo che sembra potersi vedere e toccare.
Nei confronti dei protagonisti, ho una sensazione che trovo difficile da spiegare. Ci sono autori che “amano” le proprie creature, talvolta arrivano persino ad identificarsi in loro; ce ne sono altri che invece non solo si distaccano, ma sembrano addirittura odiare, o disprezzare, quei personaggi che la loro stessa fantasia ha creato. Mi pare che Teresa Raquin ricada in questo secondo caso. L’autore ci mostra un gruppo di persone che agiscono, pensano, vivono in un modo che lui non approva; cerca di mantenere le distanze, ma non riesce. Del resto, noi approviamo il loro comportamento? Riporto il primo intervento di Marta:
“L'egoismo è il tema di fondo del romanzo ed è quello che mi ha veramente colpito. A partire dalla sig.ra Raquin che cresce Thérèse come una ragazza malata (invece è sanissima) e la costringe a sposare Camille, senza pensare ad altro che al suo avvenire e non a quello della ragazza.
… non la riesco a vedere come vittima. Il suo prendersi gioco degli altri covando dentro la sua ribellione, senza manifestarla apertamente, non mi piace proprio. “
Nemmeno Teresa riesce a suscitare simpatia. Neanche a me “piace” nel vero senso della parola, direi che provo un po’ di compassione, che però Zola stesso le nega.
Spero di aver dato un’idea di quanto ho percepito, è un’impressione di fondo, non analitica, quindi difficile da trasmettere.
CIAO


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"di uno storico parziale, prevenuto e ignorante"
Jane Austen - La storia d'Inghilterra
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ombra
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296 Posts

Posted - 12/07/2012 :  08:56:39  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Anche io concordo per quanto concerne la capacità di Zola di saper descrivere in maniera magistrale personaggi, cose ed ambienti. Le tinte che usa sono così forti che ti permettono subito di avere un immagine chiara. Non so se rendo l'idea dell'impressione che mi ha fatto nel leggerlo.
Grazie Rosella per la dissertazione sugli autori , mi aiuta a spiegarmi il "mio stridore". Sono, forse, più abituata a leggere opere in cui l'autore si identifica con il protagonista. Zola, pur dichiarando il suo intento scientifico, con il suo continuo giudicare i suoi personaggi negativamente (come i suoi lettori moralisti e bigotti) alla fine influenza anche me e non mi fa affatto avere pena per la povera Teresa.



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eloise
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584 Posts

Posted - 13/07/2012 :  10:22:34  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Un altro elemento importante della storia che dimostra, se ce ne fosse bisogno, di quanto non sia affatto vero che Zola ha scritto un romanzo "scientifico" con Teresa Raquin è la figura della madre di Camillo. Lo sguardo della paralitica che vede nel finale il trionfo della verità sui colpevoli, messo in scena in un modo così teatralmente carico di emozioni e tinte, è assolutamente non necessario ai fini scientifici che si è posto teoricamente l'autore. Eppure è un elemento fondamentale ai fini della storia, che dimostra in effetti quanto il romanzo sia in fondo didattico, moralista, ecc ecc ben più di quel che lo stesso Zola abbia voluto. Ripeto, questo è anche uno degli elementi che caricano d'intensità la narrazione e ci incollano alla lettura. Ma a Zola si sarebbe aperto un mondo se avesse potuto vedere da uno spiraglio tutta la sperimentazione narrativa fatta successivamente. Si torna comunque a dire le stesse cose: narrazione riuscita, sperimentazione fallita > comunque si apre la strada, anche sbagliando, alla sperimentazione successiva. Che non è sempre detto che abbia avuto risultati emozionali migliori, ma stilistici probabilmente sì. Il romanzo doveva passare da un Zola per arrivare a quel che è diventato dopo, così come doveva passare anche per un Balzac, ecc. Flaubert... beh, Flaubert è a parte, è un signore romanziere, si muove già in cieli superiori. Zola ha sempre i piedi per terra! E io ringrazio entrambi :)

Eloise
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Rosella
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Posted - 15/07/2012 :  16:19:10  Show Profile
Grazie a te per l'apprezzamento, Ombra!
Dici bene Eloise:se non ci fosse chi sperimenta, chi cerca strade nuove, anche a costo d'inciampare, la letteratura, come tutte le opere scaturite dall'ingegno umano, sarebbe statica e cristallizzata. Comunque, quella prefazione, pur se di Zola stesso, io la toglierei, o la metterei al fondo, perchè influenza il lettore. La trovo sorpassata: fu scritta per difendersi dalle accuse di immoralità dei contemporanei, mentre noi oggi riteniamo l'autore troppo perbenista e moraleggiante. Mah! "Oh tempora, oh mores!" Giusto?
Altre cose, invece, sembrano non cambiare mai. La mia pietà per Teresa nasce probabilmente dall'aver visto troppe situazioni simili alla sua. Quando si cresce in un ambiente tamto oppressivo e represso, raramente ne esce qualcosa di buono. Le persono finiscono con l'adattarsi, diventare copie di chi le ha forgiate, oppure si ribellano in modo molto negativo, cadendo anche nella spirale della droga. La ribellione positiva ha bisogno di un aiuto esterno, che Teresa non trova, al contrario! Che bel disgraziato incontra!
Cercando di essere obiettivi, come personaggio lo trovo ben studiato e ben descritto. E' un' anti-eroina, piena di difetti, portata alla depressione e al disprezzo, non ha "buoni sentimenti". Non è nemmeno malvagia, è solo indifferente, apatica. Le hanno tolto la voglia di vivere. Quando finalmente comincia a provare dei sentimenti, lo fa nel modo sbagliato, e questo la porta sulla "cattiva strada". Con tutte le pecche che possiamo rimproverare all'autore, trovo che abbia saputo definire un "carattere" molto complesso, portandolo da un estremo all'altro.
Colgo l'occasione per ringraziare Frida, che mi riportata a leggere un libro molto intenso .

Rosella - Gwendydd

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