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 Zoe Rondini, Nata Viva
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eloise
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584 Posts

Posted - 16/06/2015 :  09:28:35  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Eccomi ad aprire la discussione sul testo Nata Viva, di Zoe Rondini.



Il libro è stato pubblicato se non sbaglio nel 2011, dal Gruppo Albatros Il Filo, e Zoe Rondini è il nome d'arte della scrittrice. Un'esordiente quindi, proposta da Rosario, a cui se ne ha voglia lascerei la parola per introdurre il testo!
Ciao a tutti ragazzi

Eloise
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Rosario
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Italy
375 Posts

Posted - 16/06/2015 :  11:24:50  Show Profile
Bene Eloise, prima un preambolo schematico sulla proposta.

Motivazioni della proposta

1- Al primo punto: la tua richiesta (Eloise) di un cambiamento innovativo sulla scelta di testi da leggere e discutere; ovvero oltre i classici, i Nobel e gli autori affermati che finora hanno popolato la nostra bacheca ci hai invitati a presentare proposte di lettura orientate a nuovi autori, nuovi generi, nuove tematiche, nuove modalità di
scrittura, ecc.

2- Al secondo punto: la mia recensione sullo spettacolo teatrale “Zoe la cantastorie”; uno spettacolo che è stato tratto dal romanzo autobiografico di Zoe Rondini "Nata Viva". Inserisco il link della mia recensione

http://www.letteratour.it/recensioni/D01_zoe_la_cantastorie.asp

Ora qualcosa sull'opera prima di Zoe Rondini.

Nata Viva è il libro del debutto di Zoe Rondini come autrice. Un libro di lunga gestazione che ho seguito indirettamente, (tramite mio figlio Matteo), dalla stesura dell'ultima parte del testo, fino allo spettacolo che ho recensito su letteratour. In realtà ancora seguo da lontano le diverse presentazioni in ambito nazionale e gli sviluppi editoriali, come ad esempio la nuova edizione prevista per quest'anno.

Sul contenuto del "romanzo autobriografico" (così lo definisce l'autrice) inserisco le parole della stessa autrice e quelle del Prof. Nicola Siciliani de Cumis; entrambe le note sono contenute nel libro.

Zoe Rondini
"Il mio è un romanzo autobiografico, non il racconto di una disabilità! Per questo, secondo me, è destinato ad un pubblico di lettori molto eterogeneo.

È una storia che può essere letta e fatta propria dalle amiche teenager in spiaggia, dalle coppie di fidanzati dai tredici ai centoventi anni (o anche un po’ di più) davanti un bel tramonto, da chi è diventata o aspira a diventare maestra, professoressa, preside o insegnante di sostegno.

Sarebbe bello pensare che una o più insegnanti possano leggere in classe alcune pagine, o lo possano avere assegnato da leggere integralmente a casa!"

Nicola Siciliani de Cumis
(Lettera indirizzata all'autrice)

"Pagine davvero molto istruttive anche per me, come la biografia dell’«individuale» e ecografia del «familiare» e del «sociale», scuola compresa. Anche se è la famiglia il primo motivo poetico, meglio poematico, della sua narrazione.

Un repertorio di fatti, sentimenti, idee, concernente insieme le dimensioni del «personale» e dell’«interpersonale», e dunque gli ambiti del formativo, dell’educativo. E questo, mediante l’effettiva capacità che lei ha di raccontare di sé, trasferendo l’esperienza soggettiva della differenza [diversità] in un prontuario di elementare nuova umanità, che aiuta a crescere anche chi legge. Altro che nulla di utile! A quanto indispensabile, direi invece.

Perché ci racconta della particolare diversità nella singola persona, come un ingresso a una generalizzabile diversa uguaglianza di più alto profilo."

A questo punto potrei parlare un pò dell'autrice ma lo ha già fatto lei con il suo libro.

Partiamo quindi da queste considerazioni per iniziare a confrontarci e discutere sulle nostre emozioni di lettura, le noie e gli entusiasmi, i coinvolgimenti e le indifferenze; e sulle meditate riflessioni che ne sono scaturite.

Io ne ho di cose da dire ma a voi la parola dunque, per vicinanza di genere e di simpatia.

RF
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ombra
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296 Posts

Posted - 16/06/2015 :  12:57:33  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Ben trovati a tutti, sono felice di iniziare questa discussione. Grazie dell'introduzione Rosario. Mi riallaccio proprio ad un aspetto da te citato: "Il mio è un romanzo autobiografico, non il racconto di una disabilità!", credo che sia questa la chiave di lettura del testo. Zoe si racconta e vive drammi che tutti noi viviamo, per cui il suo essere disabile passa in secondo piano. Leggendo ci si dimentica che questa sia la storia di una persona disabile, sembra la vita di tutti. Molti di noi hanno avuto difficoltà a scuola o in altri gruppi di amici. Per cui leggere evoca ricordi e ci fa essere in simbiosi con l'autrice. Il vero tema, a mio avviso, quindi è la diversità, racchiusa in ognuno di noi e molto spesso poco accettata. Su questo vorrei avere dei vostri riscontri prima di proseguire.
Quello inoltre che balza agli occhi è l'inadeguatezza della scuola di fronte a problemi più o meno grandi. Purtroppo questo stato di cose non è cambiato in meglio in questi anni.
Un'altra riflessione è stata che se Zoe ora cammina ed è in grado di fare molte cose è per la tenacia dei suoi familiari e non per l'aiuto che lo Stato metta a disposizione di chi ne ha realmente bisogno. Con tutte le tasse che paghiamo si spererebbe diversamente. Probabilmente se Zoe fosse vissuta in un'ambiente diverso non sarebbe riuscita nella sua grande impresa, perché lo Stato abbandona e non supporta. Sono felice che lei abbia avuto la forza e le possibilità per farcela.
Avrei tanto ma tanto altro da dire, ma sono curiosa di leggere anche le vostre impressioni, per cui per ora (ma solo per ora) taccio.

A presto

Marta

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eloise
Senior Member

584 Posts

Posted - 16/06/2015 :  13:27:25  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Ciao Rosario e grazie mille per la tua introduzione, in effetti è proprio ciò che desideravo: una spiegazione del perché della tua proposta. Grazie anche per aver ripercorso le tappe che ci hanno portato a tentare questa nuova strada dedicata agli esordienti.
Ti ringrazio anche moltissimo per aver riportato in luce la tua recensione dello spettacolo teatrale scaturito dal romanzo di Zoe. L'ho riletto, e per me acquista ovviamente un significato maggiorato dopo aver letto il libro.

Il libro. Arriviamo al libro.
A caldo voglio esprimere un primo commento che mi ha accompagnata lungo tutta la lettura. Perdonerete, spero, la mia sincerità. Credo di essere troppo "modellata" mentalmente sulla critica letteraria e la ricerca di letterarietà in un'opera per poter scrollarmi di dosso l'attenzione alla forma e al giudizio formale sui testi che leggo. Per questo lungo tutta la lettura del testo sono stata "spaccata" in due: da un lato c'è stata la consapevolezza e l'empatia riguardo al tema trattato (la disabilità, ma soprattutto come giustamente ha osservato Marta, la "diversità"), dall'altra la sensazione di avere tra le mani un testo "poco letterario", nel senso che sembra un po' né carne né pesce, a metà tra il resoconto di un vissuto e il tentativo di fare un romanzo.
Se si assume che il testo è un tentativo letterario, secondo me avrebbe avuto bisogno di più "struttura" narrativa alle spalle.
Se si assume che è il resoconto-documento di un vissuto, siamo invece più in ambito giornalistico, e avrebbe avuto bisogno di più ricerca a corredo.

Questa critica che faccio, oltre a essere ovviamente assolutamente personale, vuol essere soprattutto costruttiva, come spero sarà chiaro a tutti. Ciò significa che il testo è importante, e lo considererei un "seme" dal quale si possono far crescere due diversi alberi, con due strade diverse: la letteratura e il giornalismo. Due mondi importanti, che possono anche intersecarsi ed avere uno stesso obiettivo, uno stesso messaggio da comunicare, ma che per farlo si avvalgono di strumenti diversi.

Ultima osservazione al momento: il teatro. Rosario ci ha dato un ulteriore tassello ricordandoci della pièce che è stata messa in scena sulla base del testo di Zoe. Un tassello stavolta inequivocabilmente letterario. Certo non ho assistito alla scena ma il racconto di Rosario è così ben fatto che sembra di essere davanti al palco (grazie di questo, Rosario). Questa messinscena sembra strutturata molto bene, e in modo tale da portare in pieno il testo di Zoe a un livello di piena "letteratura", come se quel testo fosse stato una materia grezza che il teatro ha in qualche modo distillato. E non a caso questa distillazione ha saputo mettere in evidenza quello che è forse per me l'elemento più letterario di tutto questo testo: il titolo. "Nata viva" secondo me è veramente molto bello e molto azzeccato come titolo.

Attendo a postare altri miei commenti, ridò a voi la parola!

Eloise
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Rosario
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Italy
375 Posts

Posted - 16/06/2015 :  17:13:47  Show Profile
Subito nel vivo; sono felice per queste aperture. Sia l'apertura di Ombra sia quella di Eloise mettono a fuoco importanti aspetti del "romanzo autobiografico"; provo a elencarli; senza mettere troppa carne sul fuoco, inizio con la mia introduzione richiamando l'intervento critico di Eloise:

1 - la mia introduzione si è limitata, (questi benedetti limiti sono dapertutto), a rappresentare quello che l'autrice ha voluto mettere in gioco con la sua performance scribacchina. Definire la propria opera "romanzo autobiografico" scopre in qualche modo gli altarini che Eloise ha evidenziato:

"da un lato c'è stata la consapevolezza e l'empatia riguardo al tema trattato (la disabilità, ma soprattutto come giustamente ha osservato Marta, la "diversità"), dall'altra la sensazione di avere tra le mani un testo "poco letterario", nel senso che sembra un po' né carne né pesce, a metà tra il resoconto di un vissuto e il tentativo di fare un romanzo."

Personalmente mi trovo d'accordo con questa analisi "costruttiva" di Eloise; anch'io ho provato la stessa sensazione di lettura: "nè carne nè pesce". Per vestirsi di opera letteraria ci sarebbe stato bisogno di scelte coraggiose verso una "creatività narrativa" di cui se ne sente la mancanza; ma resta valido l'aspetto diaristico dell'opera e lo sforzo che è stato fatto per generalizzare gli aspetti troppo personali per volgerli verso il "sociale".

Il Prof. Siciliani de Cumis ha ben sintetizzato questo aspetto definendo il testo in questo modo:

"...Un repertorio di fatti, sentimenti, idee, concernente insieme le dimensioni del «personale» e dell’«interpersonale», e dunque gli ambiti del formativo, dell’educativo."

Un modo un pò criptico per dire le stesse cose scritte da Eloise.

Praticamente l'elemento più letterario dell'opera è il titolo "Nata Viva". Oltre al titolo c'è da osservare che anche lo pseudonimo scelto "Zoe Rondini" ha una valenza letteraria per ciò che evocano i due sostantivi "Zoe" e "Rondini". E' un aspetto che mi è stato fatto notare da un amico a cui non avevo minimamente pensato.

Per ora mi fermo qui; ma vi assicuro che rileggendo questo intervento mi sono balenati dei paralleli letterari folgoranti. Ne scriverò più avanti, se la discussione me lo permette.

RF
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eloise
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584 Posts

Posted - 16/06/2015 :  17:47:20  Show Profile  Visit eloise's Homepage
E' vero Rosario, anch'io avevo pensato (ma dimenticato) come artificio letterario lo pseudonimo scelto, almeno sicuramente la parte "Rondini". "Zoe" mi è un attimino meno chiaro nell'immediato, ma mi lascio un pochino la porta aperta per rifletterci con calma.
Intanto Rondini: lì per lì, mi ha fatto pensare a due autori, molto diversi tra loro nonché rispetto a Zoe, il Pascoli (con tutto il filone dell'uccello-poeta che si porta dietro e si ritrova in molti autori) e un autore moderno francese di cui ora non ricordo il nome, ma vado a ricercarlo e poi ve lo posto, e vi spiego il perché.

Eloise
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ombra
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Posted - 16/06/2015 :  18:02:11  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Non posso che essere d'accordo anche io con la tua analisi Eloise. Credo sia una prima opera e Zoe dovrà decidere a quale strada accostarsi. Io l'ho preso come una sorta di racconto di vita per cui non inseribile in nessun modello letterario.
Come mio solito però mi soffermo su altri aspetti.
Il titolo è semplicemente azzeccatissimo e molto evocativo.

Attendo lumi sul risvolto letterario del nome.

ciaoooo

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Rosario
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Italy
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Posted - 16/06/2015 :  23:47:01  Show Profile
Sul tetro teatro rispondo a Eloise con alcune considerazioni che già in altre occasioni e in altra sede ho avuto modo di esprimere.

Il teatro ha in se questa capacità di rappresentazione dell’opera per lasciarla interiorizzare e interpretare dallo spettatore. Si ottiene così un triplo salto letterario - creativo; lo spettatore diventa lettore-interprete di un’opera che già ha in se l’interpretazione dell’autore e quella dello sceneggiatore. Se aggiungiamo poi il lettore che legge ciò che ha scritto uno spettatore sulla messa in scena, arriviamo a caricare di sensi inaspettati un’opera che all’origine era un semplice diario di un’adolescente. Ecco la magia della letteratura e dell’opera d’arte in genere: trasmettere anche ciò che non è.

Per tornare a Nata Viva il testo di Zoe diventa un pre-testo per lo sceneggiatore (nel nostro caso Zoe e Matteo autori anche della sceneggiatura) che ha generato un altro testo ovvero La cantastorie Zoe che diventa a sua volta un pre-testo per lo spettatore (Rosario) che genera su quel pre-testo un ulteriore testo ovvero il “racconto” della rappresentazione teatrale. In questo modo si è ritualizzata con la scrittura, la parola come testimonianza dell’origine e della perpetuazione della vita; ovvero l’opera creativa, l'opera d'arte, l'opera letteraria.


RF
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eloise
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584 Posts

Posted - 17/06/2015 :  09:19:35  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Rosario, sei ispirato! :)) Grazie per questa riflessione sul teatro. Anzi a questo proposito mi piacerebbe che si discutesse una volta di qualche opera teatrale, ce ne sono moltissime che stimo e reputo interessantissime.
Sempre a tal proposito, la tua riflessione mi ha fatto venire in mente l'opera di Corneille, grandissimo autore teatrale del 600, le cui opere più riuscite secondo me sono proprio quelle in cui il livello della storia si interseca al livello extradiegetico e si mescolano così in un unico momento rappresentativo attori, autore e spettatori, incarnando alla perfezione lo stile barocco della storia nella storia della storia nella storia e così via all'infinito, finché l'autore che sta seduto in platea accanto allo spettatore non si rivela anche lui attore-spettatore e viceversa.
Miracoli della narrazione!

Eloise
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ombra
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Posted - 17/06/2015 :  09:23:53  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Molto belle queste riflessioni sul teatro. In effetti per il "potere" che ha è un luogo magico.
Concordo Eloise sarebbe bello discutere di un'opera teatrale, alcune sono molto interessanti e ricche di spunti.

ciaooo

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Rosario
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Italy
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Posted - 17/06/2015 :  13:24:54  Show Profile
Certo il teatro è un bell'esercizio di scrittura. Anche Zoe Rondini ha sperimentato l'arte teatrale e ce lo dice da qualche parte nella sua opera Nata Viva. Per ritornare al significato della scrittura per l'autrice ho preso uno stralcio dal capitolo "conclusioni".

Chi l’avrebbe mai sospettato, alla fine, che la mia passione “privata” per la scrittura, sarebbe diventata la mia più grande possibilità di costruire e aprire una finestra sul mondo, dalla quale affacciarmi e accogliere i paesaggi umani che ho la fortuna di incontrare quotidianamente? Chi ci avrebbe scommesso? Io, per prima, mai. Eppure la vita riserva inaspettate sorprese alle persone che nonostante tutto… NASCONO VIVE!"

Dunque Nata Viva è l'atto letterario di cui Zoe è consapevole; e il suo repertorio di ricordi affettivi, che costituisce la struttura del libro, ne è il pre-testo "grezzo", (come ha specificato Eloise); un vagone di ricordi affettivi da cui "distillare" l'atto letterario ( Eloise docet). L'opera in se, oggettivamente, non varrebbe un gran chè, se non ne scaturissero finalità letterarie, (teatrali e narrative), nonchè sociali educative e pedagogiche (come il Prof. Sicialini de Cumis ha sottolineato nella sua lettera all'autrice); finalità che le sono estranee.

Il testo acquista così quella dignità letteraria che a prima vista le è estranea; il contenuto non scritto dà significato e senso alla forma ibrida ovvero quel "nè carne e nè pesce" con cui Eloise ha aperto la discussione, trovando il mio immediato accordo.

RF
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ombra
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Posted - 17/06/2015 :  15:53:48  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Per Zoe la scrittura è vita ed è viva. Evolve e cresce con lei. Per questo ancora il libro è né carne né pesce, siamo solo all'inizio delle cose che Zoe ci vuol dire. Credo sia il mezzo con cui riesce a comunicare meglio con l'esterno, che esprime a pieno la sua voce.
A mio avviso il testo è importante per le tematiche che ci apre. Ci fa riflettere anche solo abbozzandole e forse è quello che voleva l'autrice: non risultare pedante.
Sono stata un po' confusionaria nella mia esposizione, spero di risultare comprensibile.

A presto

Marta

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Rosario
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Italy
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Posted - 17/06/2015 :  19:29:14  Show Profile
"Ombra chiara"... e comprensibilissima, personlmente mi trovo d'accordo sul fatto che per Zoe la scrittura è vita; infatti Zoe è "l'essenza della vita"

Zoe etimologica da wikipedia

"Deriva dal termine greco ζωη (zoe), che significa "vita"; il greco antico ha due accezioni per indicare la vita: βιος (bios), la "vita quam vivimus", cioè la vita qualificata, di qualsiasi genere, che ha un inizio e una fine, e ζωή (zoé), la "vita qua vivimus", quella che è l'essenza della vita.

Zoe: l'essenza della vita!

RF
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ombra
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Posted - 19/06/2015 :  09:28:05  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Non conoscevo l'etimologia del nome. Ti ringrazio Rosario. Direi che è proprio azzeccatissimo per lei. Essenza di vita è quello che ci vuol far capire con Nata Viva. Vivere significa lottare, credere e sperare. Non vegetare. Se Zoe e i suoi familiari non avessero creduto e lottato lei ora non camminerebbe, non scriverebbe. Vegeterebbe, come tante persone che si incontrano nella vita e alle quali viene voglia di gridare: ehy svegliati!!! la vita è tua e la stai vivendo da spettatore e non da protagonista.
Voi che pensate in merito?

ciaooooooooooo

Marta

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eloise
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Posted - 19/06/2015 :  09:55:38  Show Profile  Visit eloise's Homepage
Cari Rosario e Marta,
è vero, ecco il tassello che mi mancava sul nome Zoe. Concordo, nome e cognome sono molto azzeccati e rispecchiano il titolo. Riguardo all'argomento individuato da Marta, sicuramente la "lezione", se così vogliamo chiamarla, del libro sta proprio in questo. Direi anzi che sono due i principali messaggi del testo: 1. l'essere vivi che non per forza si identifica con l'apparente energia esteriore ma che è un principio e una volontà interna (al gruppo, alla persona); 2. la diversità, altro elemento dell'apparire, dato che abbiamo una protagonista apparentemente diversa che dall'inizio alla fine lotta per essere come gli altri incentrandosi sulla sua disabilità ma poi si accorge che la sua vera diversità sta proprio in questo essere viva (in mezzo a non-vivi).
Non entro nel merito delle considerazioni personali e famigliari di cui è ricca la narrazione, e che tra l'altro essendo spesso raccontate dal punto di vista di un'adolescente si caratterizzano spesso per prese di posizioni decise e "di ribalta". Spiccano comunque inequivocabilmente i casi in cui l'intero gruppo sociale appare immobilizzato nelle proprie posizioni egoistiche e chiuse, incapaci di confrontarsi con l'altro in generale, che sono purtroppo fondamento di gran parte della nostra società.
A livello umano, posso solo pensare che la protagonista è stata da un lato fortunata ad avere una famiglia (o parte di essa, ma questo è la norma per molti) che nonostante le difficoltà si è unita e stretta attorno a lei per aiutarla, e che ha avuto anche i mezzi economici per affrontare la cosa positivamente (donne di servizio, balie varie, piscine, vacanze al mare, viaggi ecc purtroppo sono cose affatto scontate per tutti, disabili o meno); dall'altro che è stata anche molto sfortunata a trovare una realtà sociale chiusa, quasi di casta, che non credo sia diffusa ovunque, ma sicuramente rappresenta una gran fetta della nostra società, dove non c'è spazio anche solo mentale per la diversità.
E' sicuramente una grande denuncia quella di questo testo, una denuncia di cui sicuramente abbiamo bisogno. Perché non basta pensare di costruire ingressi agevolati per disabili e adeguare molte architetture per pensare di dimostrare di essere una società civile e aperta. Certo questo è un passo fondamentale da compiere, ma deve essere accompagnato da un dialogo continuo e un orecchio attento alle vere necessità umane di ciascuno di noi.
Tema attualissimo, come purtroppo ci ricorda Marta, anche alla luce della chiusura che tutta la nostra società sta dimostrando verso gli immigrati, tanto per fare un esempio: altri "diversi", che non capiamo né abbiamo voglia di capire.

Eloise
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ombra
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296 Posts

Posted - 19/06/2015 :  11:05:59  Show Profile  Visit ombra's Homepage
Un piccolo flash: a volte leggendo avevo la sensazione che somigliasse un po' al diario di Anna Frank. Situazioni differenti ma stessa voglia di vivere e denuncia della diversità. Stessi entusiasmi giovanili e voglia di ribellione. Anche Anna si sentiva diversa, anche se rispetto alle donne della sua famiglia e alla visione della "donna" dell'epoca.

Eloise concordo è una denuncia di cui abbiamo bisogno. Non solo per comprendere le difficoltà che incontra un disabile, ma per capire che tutti hanno diritto ad essere rispettati come persone, per quanto diversi da noi. Sento usare termini quali tolleranza, accettazione e rabbrividisco. Chi siamo noi per tollerare qualcuno?! Le persone vanno rispettate in quanto esseri umani.

Scusate le mie digressioni.

Marta

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