Il blog di Elio Ria

Spighe di poesia

Dialogo intimo con gli oggetti

Feb 192019

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Non parlavo che al cappotto disteso
al cestino con ancora una mela
ai miti oggetti legati
a u abbandono fuori di noi
eppure con noi, dentro la notte
inascoltati.

(Antonella Anedda, Ora tutto si quieta, tutto raggiunge il buio)

Gli oggetti fuori di noi, ma legati con noi. Antonella Anedda lega un dialogo intimo con gli oggetti in un dispiegarsi di esclusione e di abbandono; ma soprattutto di resistenza al tempo che logora e spezza i ricordi degli oggetti che sono partecipi della nostra vita. Oggetti che sanno dire di noi, basta chiederglielo.

Immagini di discussione

Feb 102019

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Quando due che discutono
sono arrivati al cuore della questione
e uno alza gli occhi al cielo, scuote le braccia,
l’altro si guarda intorno
a mani giunte, come cercando aiuto,
e gridano fatti e prove,
cambiano tono, si chiamano per nome
– ma non c’è niente, nessuno che possa più
dare ragione a nessuno –
proprio allora, lontani come sono,
rivedono il miracolo:
che sia una la stanza,
che sia lo stesso
il tavolo dove battono.

(Umberto Fiori, Altra discussione)

Una discussione come tante che si snocciolano in una stanza, circoscritta fra poche persone; dove la ragione è sempre appesa a un filo invisibile di verità e a un carico di gestualità. Umberto Fiori la rappresenta con fotogrammi letterari e con meticolosità per evidenziarne la paradossale della staticità dei contendenti, in cui i contenuti si rimandano fra di essi e si contorcono, si imbottigliano, in un litigio infinito che s’innalza nei toni, si abbassa nelle motivazioni, si stempera infine (forse) per sopraggiunta e inevitabile stanchezza.

C'è sempre un'altra frontiera

Feb 032019

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Al doganiere dichiaro
una scatola d’ovomaltina,
frutta secca, piselli sotto vuoto;
a mio modo solenne, poi,
due bottiglie di vino.
Taccio invece di te, della tua foto
nascosta fra i documenti.
Annuisce contento:
mi crede sano.

(Fabio Pusterla, Al doganiere dichiaro)

La frontiera, quella vera dei gendarmi, dà l’occasione a Fabio Pusterla per parlare di un’altra frontiera, ben diversa e irriducibile, tra io e gli altri (mondo); che, qui, in questa poesia si risolve in maniera simpatica, elevando negli ultimi versi l’io che evoca l’assenza. Assenza che trasmigra in una foto: bagaglio non dichiarato presente nel segreto del cuore - frontiera dell'intimità.

Deserto di molliche

Jan 192019

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Così si percorre la vita,
con l’ansia del commensale
tra portate che non arrivano.
Si mangia molto pane e si beve,
molto si conversa di favolosi cibi,
universi d’origano, foreste
d’inauditi sapori. È già tardi
e sul limitar del pasto
in un deserto di molliche dalle segrete forme
(e questo è un piede sinistro, si vede)
la nera morte araba ci congeda.

(Valerio Magrelli, Così si percorre la vita, da Ora serrata retinae)

Il paragone è, in questa poesia, tra una vita vissuta – aspettando la morte – e il volgere di un pranzo, cui segue l’immancabile caffè (la nera morte araba). La tavola, il nostro piccolo mondo si trasforma in un mondo più grande, dove si esplica il consumo di cibo e di tempo. Tra una portata e l’altra, tra universi d’origano (benessere) e foreste di inauditi sapori (incertezza esistenziale, ricerca infinita del buon sapore), si arriva all’inevitabile deserto di molliche e di un piede in senso figurato ‘funesto’. Il pranzo è servito, anche il conto.

Nel buio la luce

Jan 142019

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Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

(Jacques Prévert, Parigi di notte, Poesie d'amore, Parma, Guanda 1991)

L’amore di Prévert per la sua Parigi è resa in questa breve poesia nella bellezza della semplicità. Parigi è paragonata ad una donna seducente, resa ancor più affascinante dalla luce fioca dei fiammiferi. Nel buio della notte, l’umile fiamma dei fiammiferi riassume e illumina un mondo interiore ed esteriore. Prévert condensa il ricordo di un momento di felicità in quelle sottili fiamme, quasi a soddisfare un bisogno di memoria che non vuole un sussulto brusco di immagine del presente, bensì una lieve e indelebile traccia di vero amore. 

Pietra di muretto

Jan 062019

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Alla fine mi sono fatto
Terra, ulivo, aria di meridione
scevro, d’ogni ambizione sarò pietra di muretto
di confine.

(Cosimo Russo, Terra)


Nel Salento i muretti a secco delimitano le campagne; vere opere d’arte si presentano agli occhi di chi li osserva come un ordine prestabilito, un sistema di segni che svelano il fondo nascosto di ogni cosa; sono pagine di principio e di fine, di storia di civiltà contadina. I muretti conoscono il vento madido dello scirocco, il volo giocoso dei passeri, la spocchia delle gazze; offrono riparo alle lucertole e ai docili serpenti di campagna.
Cosimo Russo fonda sulle pietre grigie ed eterne dei muretti la sensazione, la vocazione ad essere tutt’uno con la Natura, con la parola che accoglie se stesso e il di fuori, istituendo alterità e identità. Stabilendo tra se stesso e la vita, tra la Natura e l’inconoscibile, il confine della germinazione della vita, un luogo quasi posto a zero.

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