La letteratura tra religione e filosofia
ott 222024Marco Porta
L'ENIGMA DEL SACRO
Il pensiero di René Girard tra religione e filosofia

L'autore
Marco Porta - Nato a Milano il 14.12.1953, ordinato sacerdote il 15.8.1980, incardinato nella Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. Ha svolto il ministero sacerdotale in diverse città italiane, occupandosi prevalentemente di pastorale universitaria e giovanile: a Roma è stato per tre anni Cappellano della Residenza Universitaria Internazionale e per due anni del Centro ELIS, a Napoli e a Palermo ha collaborato con i Centri Scolastici Belforte e Imera. Dal 1995 al 2002 è stato Cappellano della Pontificia Università della Santa Croce e Rettore della Basilica di S. Apollinare. Dal 1995 al 2013 è stato docente di Filosofia presso l’ISSR all’Apollinare e la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università della Santa Croce. Dal mese di ottobre del 2013 ha ripreso l’attività pastorale “full time”. Attualmente abita a Firenze e si dedica soprattutto alla predicazione di ritiri ed esercizi spirituali e all’accompagnamento spirituale nell’ambito del mondo del lavoro.
L'opera
Il testo è stato pubblicato nel giugno 2013 da Giuliano Ladolfi Editore, proprietario del copyright, all’interno della Collana di Filosofia “Ametista”, diretta da Maurizio Schoepflin.
René Girard da vari decenni è protagonista del dibattito culturale in ambito internazionale, su temi che spaziano dall'antropologia alla letteratura, dall'etnologia alla teologia, alla filosofia della religione, alla psicologia e alla sociologia.
Centrando l'attenzione sull'aspetto più enigmatico del sacro, egli mostra che l'immolazione di vittime sacrificali, attestata in tutte le tradizioni religiose e
nella letteratura mitologica, serve a placare la "guerra di tutti contro tutti". Quasi sul punto di autodistruggersi, la comunità trova il modo di scaricare la violenza su una vittima, che funge da "capro espiatorio" e a cui viene attribuito in seguito un valore sacrale, proprio perché riporta la pace e fonda il vincolo sociale.
I miti e i riti hanno occultato l'innocenza della vittima, ma la rivelazione biblica, che culmina nei racconti evangelici della passione di Cristo, ha svelato definitivamente la menzogna vittimaria, in modo tale che il cristianesimo non può essere assolutamente equiparato a una semplice variante dei miti pagani. (Amazon)
Un piccolo assaggio:
Letteratura e desiderio mimetico
La letteratura è stata per Girard la via di accesso alla sua prima grande intuizione speculativa.
Il primo vero passo in avanti dal punto di vista della mia vita intellettuale, avvenne quando cominciai a insegnare letteratura francese moderna. Leggendo e insegnando Stendhal trovai impressionanti le somiglianze tra lui e altri romanzieri: la vanité in Stendhal, lo snobismo in Proust, e una via di mezzo tra i due in Flaubert. Poi capii che anche in Cervantes c’era una dimensione del desiderio molto simile. In altre parole avevo intrapreso la strada che mi avrebbe condotto alla teoria mimetica.
All’inizio della carriera accademica Girard aveva interessi prevalentemente storiografici, ma quando gli fu affidato l’insegnamento di letteratura francese all’Università dell’Indiana si appassionò a tematiche di letteratura comparata e di critica letteraria. La sua formazione di storico lo condusse a leggere i testi con una particolare attenzione al modo in cui gli autori interpretavano la propria epoca, riproducendone le caratteristiche essenziali nelle vicende del racconto e nella psicologia dei personaggi.
Poté così scoprire la grande ricchezza di introspezione psicologica del romanzo moderno. Nel 1961 pubblicò il suo primo saggio, Menzogna romantica e verità romanzesca, frutto di oltre dieci anni di studi e di ricerche. Una semplice scorsa all’indice consente di intuire che l’opera va ben oltre l’analisi meramente letteraria di Cervantes, Flaubert, Stendhal, Proust, Dostoevskij, e affronta tematiche di notevole rilievo antropologico: vi appaiono capitoli intitolati “Le metamorfosi del desiderio”, “Il padrone e lo schiavo”, “L’ascesi dell’eroe”, “Masochismo e sadismo”.
L’attenzione di Girard fu attratta dalla dimensione mimetica dei desideri umani messa in luce dai romanzi. Già Aristotele affermava «L’uomo si differenzia dagli altri animali in quanto è il più adatto all’imitazione». Fin dai primi giorni di vita, un bambino acquista conoscenze pratiche e teoriche per imitazione.
Non c’è nulla o quasi, nei comportamenti umani, che non sia appreso, e ogni apprendimento si riduce all’imitazione. Se gli uomini, a un tratto, cessassero di imitare, tutte le forme culturali svanirebbero. I neurologi ci ricordano di frequente che il cervello umano è un’enorme macchina per imitare.
Menzogna romantica e verità romanzesca si apre con una citazione del celebre romanzo di Cervantes, in cui don Chisciotte spiega a Sancio Panza che un pittore che voglia eccellere nella sua arte incomincia ad imitare i grandi maestri. Allo stesso modo, chi aspira a diventare un valoroso cavaliere deve proporsi di imitare Amadigi di Gaula, che «fu uno dei più perfetti cavalieri erranti. Uno dei più non è detto bene: fu il solo, il primo, l’unico, il signore di tutti quelli che furono al mondo ai suoi tempi. […] Amadigi fu la stella polare, la stella mattutina dei cavalieri valorosi e innamorati, che dobbiamo imitare tutti quanti militiamo sotto la bandiera dell’amore e della cavalleria. Quindi mi pare che il cavaliere errante che lo imiterà di più sarà più vicino a raggiungere la perfezione della cavalleria».
Notiamo che fissare l’attenzione sul desiderio conduce a incontrare l’apertura alla trascendenza che è propria della natura umana. Come ha scritto Sant’Agostino, il cuore umano è inquieto perché nessun bene ne soddisfa pienamente le aspirazioni. Appena colmato un desiderio, subito ne nasce un altro. Per Agostino l’inquietudo cordis è un segno della dipendenza dell’uomo da Dio e della sua apertura all’assoluto. «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».
Secondo una suggestiva ipotesi etimologica, nel verbo desiderare è racchiuso il riferimento alle stelle (sidera): nel linguaggio divinatorio latino indicava forse l’impossibilità di osservare le stelle per trarne un auspicio. Ciò poteva indurre un senso di rimpianto, e il desiderio implica infatti una sensazione di vuoto e la conseguente tensione verso ciò che può colmarlo.
Il desiderio rivela la peculiare situazione in cui l’uomo si trova nel mondo, da qualcuno definita “eccentrica”, non nel senso figurato di stravagante, ma in quello letterale di “lontano dal centro”. L’uomo infatti, a differenza di tutti gli animali, non è mai perfettamente “centrato” nel suo ambito esistenziale: non è mai completamente soddisfatto di ciò che vede, sente, assapora, possiede; vive in una perenne tensione tra la nostalgia del passato e la speranza del futuro.

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