Il Blog di Rosario Frasca

Le opinioni di un Clown, ovvero: Il mito di Er

Grand désir

May 282019

 

Grand Désir

 

 Beethoven, sordo, dirige l'esecuzione del suo "Inno alla gioia"

 

La percezione dell'opera d'arte

- In questa scena è mirabilmente rappresentata l'unità creativa di un'opera d'arte senza tempo. La musica contiene il mistero della creazione: un mistero che va oltre la distinzione dei sensi con i quali la percepiamo. Il video restituisce allo spettatore un "Inno alla gioia" veicolato nei sensi propri della percezione di un'esecuzione musicale: l'udito e la vista; il filmato, però, amplifica tale percezione  fino a risvegliare un terzo senso, il tatto, che si manifesta in quella increspatura epidermica che chiamiamo "pelle d'oca".

Il coinvolgimento dello spettatore va oltre oltre la distinzione del percettibile: la scena si espande, si allarga; e la regia inserisce elementi, esterni che contestualizzano l'esecuzione e rafforzano la percezione dello spettatore; il quale, investito da tali elementi, si sente partecipe di un'umanità in ascolto e naufraga fluttuando nell'eterno giubilo, a tu per tu con quell'entità divina che lo sovrasta e lo giustifica. Gli elementi esterni della messa in scena filmica, sostituiscono gli elementi esterni dell'ascolto dal vivo, ricreando in video le sensazioni emozionali da "pelle d'oca", come quelle che si provano nella realtà di una platea d'ascolto.

L'opera letteraria

- Anche nell'opera letteraria la “creatività" assurge al divino e ricrea meccanismi di coinvolgimento destinati a rafforzare le sensazioni emotive del lettore. Nel romanzo di Cervantes, il protagonista, Don Chisciotte, guarda al suo modello pseudo-divino, Amadigi, per imitarlo nella perfezione dell'arte della cavalleria; l'autore, Cervantes, guarda agli autori del passato, Omero e Virgilio, divinizzandoli e prendendoli a modello per imitarli nell’arte del racconto; il lettore critico, Girard, guarda anch'esso ai lettori critici del passato, Aristotele, per imitarlo nell’arte della critica (poetica);... e così via, fino all'eterno, imperscrutabile e inconoscibile.

Inserendomi in quest’ottica, ho preso spunto per raccontare il desiderio triangolare di Renè Girard, applicandolo alle diverse situazioni e ai diversi livelli rappresentati nell'opera: il personaggio, l'autore, il lettore critico.

Le riflessioni che seguono il racconto-prologo, sviluppate secondo il triangolo mimetico girardiano, mi hanno aiutato a immaginare l'origine e a comprendere la genesi di quei sentimenti umani che caratterizzano la vita di relazione dell'homo sapiens nella realtà del suo vivere quotidiano.

 

Il sogno

(racconto-prologo)

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L'immaginazione fantastica di don Chisciotte
continua a dare lezioni di poesia alla storia

Il desiderio

Una notte stellata di tanto tempo fa, quando ancora ero una splendida femmina e il mio nome era Sidera, mentre vagavo con le altre stelle per i sentieri nebulosi della via lattea, sono incappato improvvisamente nel campo di attrazione fortissimo e irresistibile di un buco nero; quella forza irresistibile mi ha proiettato nello spazio a una velocità pazzesca - (quasi come fossi un proiettile) -  e, solcando il buio universale, con la mia luce sottile e fulminea, ho lasciato, per un attimo infinito, la scia luminosa di stella cadente, per la realizzazione dei desideri di qualcuno. Da quel momento tutti mi chiamavano de-sidera; ma quella folle corsa, con un soffio di virilità, trasformò il mio sesso: dal suadente e femminile De-sidera, al virile e maschile De-siderio. Ora il mio nome è Desiderio.

La mia folle corsa finì sul pianeta terra, che stella non è; mi sono ritrovato spiattellato nel bel mezzo di un romanzo, in una tranquilla e situazione di bivacco campestre in cui uno strano cavaliere parlava infervorato al suo scudiero. Nel volteggio veloce di qualche pagina scoprii che Don Chisciotte della Mancia era il nome del cavaliere e Sancho Panza, quello del suo scudiero.

 

1 - A tu per tu con l'eroe

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Mi divincolo nella situazione campestre e mi ritrovo a tu per tu il cavaliere che dinoccolondosi nella sua veste da atteggione romantico eloquisce:

"Quando un pittore vuol diventare famoso nella sua arte, cerca di imitare le opere originali dei più eccellenti maestri che conosce;

Le parole "arte" e "imitare" stimolano la mia curiosità e, sistemandomi per meglio ascoltare, acuisco l'attenzione a quel che dice:

...e la stessa regola vale per la maggior parte dei mestieri o funzioni importanti che servono al decoro delle repubbliche;

Il discorso si fa sempre più interessante: Don Chisciotte dice che l'imitazione delle opere originali dei più eccellenti maestri che si conoscono è una regola generale per il decoro delle repubbliche.

e così deve fare e fa colui che vuole acquistare fama di uomo prudente e paziente".

Ho ascoltato in silenzio le parole del cavaliere errante, che continuava a sblaterale, elargendo sapienti consigli e magistrali insegnamenti sull'arte di vivere e dello scrivere; la sua lezione continuò nello specificare una certa necessità mimetica:

"imitando Ulisse, nella cui persona e nelle cui peripezie Omero ci offre un ritratto vivente di prudenza e di pazienza; così come Virgilio nella persona di Enea ci ha mostrato il valore di un figlio pio e la sagacia di un capo prode e avveduto";

Poi, con arguzia, precisa che i nominati maestri nell'arte del racconto, in realtà, hanno scritto menzogne raccontando le gesta dei loro eroi; menzogne inventate per rappresentare ai posteri esempi di virtù eroiche ben lontane dalla realtà vissuta; infatti chiarisce così l'invenzione poetica:

"ritraendoli e rivelandoli non quali essi erano, ma quali dovevano essere per servire da esemplari di virtù ai secoli a venire".

Mi piace questo strambo cavaliere; mi avvicino per osservarlo meglio e lui, scorgendomi interessato, con l'orgoglio, l'enfasi e la venerazione di un fedele discepolo, vibrando in alto la spada arruginita, introduce nel discorso il suo idolo personale nell'arte cavalleresca; l'idolo da imitare per essere stimato un perfetto cavaliere:

"Allo stesso modo, Amadigi fu il nord, la stella, il sole dei prodi e amorosi cavalieri, e noi dobbiamo imitarlo, noi altri che combattiamo all'insegna dell'amore e della cavalleria."

Il fantastico don Chisciotte, chiude la lezione lanciando la sua sfida mimetica:

"Così dunque penso, Sancho, amico mio, che il cavaliere errante che lo avrà saputo meglio imitare si avvicinerà maggiormente alla perfezione della cavalleria."

Soddisfatto di aver adempiuto un atto magistrale degno di un cavaliere errante, Don Chisciotte monta sul suo ronzino, si volta verso di me e ammicca l'occhio in segno di complicità; poi compiaciuto, sprona il suo recalcitrante quadrupede e s'incammina fiero verso i "nuovi orizzonti" dell'arte romanza.

2 - Sul naso dell'autore

Seguo come un'ombra il cavaliere ormai amico e il suo silenzioso scudiero, che procedono caracollando verso le mete dei loro sogni; e d'improvviso salto dalle pagine del manoscritto, al cospetto dell’autore che si stava scervellando per presentare adeguatamente la sua opera ai futuri lettori; appena si accorge della mia presenza, Miguel de Cervantes, scrive ispirato nel suo prologo:

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"Tutto quello che occorre all'autore, in ciò che andrà scrivendo, è il gusto d’imitare le cose; più questo sarà perfetto, e migliore risulterà ciò che avrà scritto."

Pago di aver ispirato questo enunciato mimetico e realista, mi addormento soddisfatto sulle pagine del romanzo in attesa di qualcuno che mi risvegli per la necessità di appagare la sua sete di verità.

 

3 - Tra i neuroni del lettore

Passata una manciata di secoli, mi accorgo di essere stato risucchiato, attraverso gli occhi intelligenti di un lettore, un certo René Girard; mi sveglio e mi ritrovo in una mente piena di innumerevoli neuroni che pulsano scomposti, o meglio, in assoluta autonomia, ciascuno per suo conto, con intensità e ritmo distinti ma, a ben vedere, tutti precisini, ordinati e rispettosi di ogni singolarità. Osservo incuriosito questo armonioso spettacolo e mi accorgo che il bel René stava sperimentando, con sinapsi e allitterazioni, una composizione logica per organizzare e presentare un discorso persuasivo sulla verità nascosta nei romanzi di diversi autori.

Orgoglioso della mia presenza in questo concerto neuronico, mi spalmo nelle pieghe della memoria di René e risveglio in lui un ricordo liceale: Aristotele, un umano ellenico che, nella sua mania d’ordine filosofico, ha lasciato qualcosa ai posteri; ovvero un'opera sull’arte poetica in cui è scritto:

"In generale due sembrano essere le cause che hanno dato origine all’arte poetica, e tutte e due naturali. Ed infatti in primo luogo l’imitare è connaturato agli uomini fin da bambini, ed in questo l’uomo si differenzia dagli altri animali perché è quello più proclive ad imitare e perché i primi insegnamenti se li procaccia per mezzo dell’imitazione; ed in secondo luogo tutti si rallegrano delle cose imitate."

La luce di questo carisma aristotelico, illumina le mie fattezze e il geniale René si accorge della mia presenza e, rileggendo il brano dell'ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha - in cui mi ero spiattellato cadendo dal cielo stellato e lattiginoso -, si appropria di me; una volta pervaso dalle mie fattezze desideranti, con furore creativo, mi appiccica, come desiderio, alle diverse situazioni mimetiche "triangolate" nel romanzo. Nasce così e prende fama, il più poetico e letterario dei desideri: "il desiderio mimetico triangolare".

René Girard, una volta scoperto e triangolato il desiderio mimetico, inizia la trattazione della sua intrigante opera fondativa di critica letteraria: "Menzogna romantica e verità romanzesca”. Un’opera che scopre gli altarini della "menzogna" ovvero dell'originale illusione, romantica; e lascia scorgere la "verità” nei risvolti romanzeschi del racconto, nelle diverse situazioni, triangolate come le rotte nelle mappe di navigazione.

I tre personaggi in cerca d'autore, Don Chisciotte, Cervantes e Girard, ormai saturi dei loro rispettivi "grand desir", riuniti nei boschi narrativi della letteratura, lo nascondono nell'albero-romanzo, perduto nei campi onirici dell'immaginazione, pieni d'erba lirica e polline poetico; e io, piccolo e infinitesimo desiderio delle vie stellate e nebulose dell'universo, mi accuccio accanto all'imitazione della verità; nascosta fin dalla creazione del mondo, tra i bagliori accecanti di una realtà premurosa e menzognera, piena di promesse fallaci, sotto un rigoglioso albero di Giuda.

 

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...la realtà è l'unica inafferrabile, incorruttibile verità

 

Grand désir à tout le monde

RF 

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link per approfondire su Girard:

 

Girardiana 

 

  René, il testo e la verità

 

 

 

 

 

 

 

 

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