Tutti abbiamo delle paure da combattere, e ognuno
di noi trova soluzioni diverse per superarle. Ma oltre a queste
soluzioni che ognuno elabora secondo la propria natura e le proprie
esperienze, è utile anche parlare con gli altri delle angoscie
che proviamo, esteriorizzandole.
Il dialogo (o la scrittura) diventa così uno strumento di
comunicazione che, attraverso gli altri, giunge soprattutto a noi
stessi.
la morte e la paura:
"La mia paura è quella di perdere
la vita. Perché così se perdo la vita non posso vedere
più i miei genitori. Forse non posso neanche vederli in cielo.
Io vorrei che tutta la mia famiglia fosse come Babbo Natale, così
potremmo vivere quanto ci pare" (Andrea De V.)
"Io ho paura che la mia casa si allaghi.
Ma se si allaga posso nuotare. E ho ancora paura di perdere la vita.
Ma se si muore non posso essere più al mondo. Ho paura di
perdere i miei gentitori. Altrimenti non posso vivere senza soldi"
(Matteo Di P.)
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i
film e la paura:
"Io ho avuto paura quando Ulisse ha combattuto
con un signore basso e Ulisse gli ha dato un cazzotto alla gola
e a questo signore gli uscì il sangue dalla bocca. Io mi
sono appoggiato vicino a mamma" (Costantino)
Questo disegno è stato realizzato
da Costantino
"Un giorno alla televisione ho visto un
film dove c'era un cavaliere che combatteva con la spada. Questo
cavaliere ha preso la testa dei nemici e a uno a uno gli staccava
la testa. (...) Io ho superato la paura perché sono andato
a letto perché avevo sonno" (Matteo V.)
"Era sabato sera e stavo vedendo ALIENS
quattro. Poi era finito e sono andato a letto. Dopo tre ore mi sono
svegliato per colpa di un incubo. Ho preso le pistole e mi è
riuscito di dormire perché l'avevo sconfitto" (Matteo
P.)
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il buio e la paura:
"Io quando la notte mi alzo corro subito
a bere perché ho sete; però mi sembra che mi segua
un pupazzo parlante che ha una famiglia di pupazzi. Il pupazzo aveva
un fiocco rosso e i capelli arancioni e le scarpe marroni e gli
occhi azzurri e una faccia uguale a un robot e i vestiti neri. Allora
non ho potuto superare la paura" (Federico)
"Quando non voglio stare più nel
letto mi alzo perché voglio andare da mamma, penso che c'è
una mano scheletrita che sbuca da sotto il letto, allora ci guardo
sotto e corro. Ma è solo una piccola paura, perché
non esiste" (Giulia)

"Io quando dormo e mi sveglio vado in bagno
a fare pipì, ritorno a letto e mi sembra che m'inseguono
i mostri. Allora io accendo la luce del corridoio, prendo la spada
e poi dico: Io sono più forte di te!" (Mattia)
"Io una sera sono andato a letto e mi sono immaginato dei ladri
che picchiavano la mia gatta e io sono corso dalla mia mamma perché
avevo paura di farmi male perché i ladri avevano i coltelli.
E questa paura l'ho sorpassata andando dalla mia mamma" (Vittorio)
Questo disegno è stato realizzato
da Mattia
"Quando vado a prendere qualcosa, corro
sempre perché ho paura. Soluzione: accendere la luce. Quando
vado a letto ho paura che qualcuno venga in camera mia. Soluzione:
girarsi" (Emre)
"Io un giorno sono andato in una camera
di casa mia e c'era un mostro, ma ho acceso la luce ed era una poltrona
con tanti vestiti sopra" (Shayan)
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i serpenti e la paura:
"Un giorno quando sono andato in montagna
ho visto un serpente ho urlato per un attimo (...). Comunque ricordando
quello che la mamma mi aveva detto ho sbattuto gli scarponi in terra
e il serpente è andato via" (Jacopo)
"Un giorno ero andata in giardino. Ho visto
qualcosa muovere, era un serpente e io mi sono spaventata e ho urlato.
La mia mamma ha telefonato a babbo che l'ha liberato dove c'era
tanta erba. Ho accarezzato quel serpente e ora non ho più
paura" (Martina)
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i luna-park e la paura:
"La mia paura è stata quando sono andata nel castello
di un parco perché c'erano le streghe con gli occhi lucidi.
E i fantasmi che si muovevano a destra e a sinistra" (Alice)
"Io a un parco giochi a Tirrenia ho visto
un castello e ho provato a entrarci. E poi ho visto un signore che
diceva Buongiorno [il bigliettaio, NdR]. Io poi sono entrato con
il mio babbo, abbiamo visto gli scheletri e i fantasmi che facevano
sc-sc-sc e sembrava come le onde del mare. Finalmente siamo usciti
e siamo tornati a casa" (Andrea C.)
"Quando siamo andati a Tirrenia io e mio
papà siamo andati dentro un giochino dove c'erano tutti i
mostri che facevano u, u, u. Io mi sono attaccata al mio papà
e quando siamo usciti fuori il mio papà mi ha consolata e
non mi è più venuta paura" (Linda)
"Io un giorno a Marina ero andata alle giostre
con mia cugina Valentina. Siamo andate su un trenino che andava
velocissimo. Siamo salite. Siamo andate in alte, dopo. Io non me
lo aspettavo che andasse indietro" (Alessia)
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i fantasmi e la paura:
"Io una notte quando stavo dormendo avevo
sentito delle voci e mi sono spaventata. In cucina ho preso la pentola
e ho aperto la porta di casa: erano i fantasmi. Mi ero nascosta
dietro la porta e loro sono andati solo perché mi ero accorta
di tutto" (Erica)
"Io ho paura dei fantasmi che volano e camminano.
Poi dei teschi che camminano e di quelli che mi fa Giulia. (...)
Ma per fortuna c'è il mio teschio Sparisci paura" (Matteo
R.)
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il vuoto e la paura:
"Quando io mi sdraio sul divano ma sono
sempre sveglio mi sembra di scivolare e di risalire, schiantandomi
a terra, da un'altezza di sei metri e mezzo. Per combatterlo mi
alzo e gioco" (Francesco)
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Era assente: Jessica
le paure più ricorrenti
Scorrendo tra le paure espresse dai bambini scopriamo che alcune
di esse sono ricorrenti, cioè condivise da più di
uno.
La paura in assoluto più sentita è quella del buio,
di quando si è soli nella notte. Questo è normale
per un bambino, che necessita di una protezione da parte delle figure
conosciute e amate come il padre e la madre, che durante la giornata
è sempre in compagnia di qualcuno. Il buio, già di
per sé, è qualcosa che fa paura perché non
si vedono più i riferimenti ai quali siamo abituati. Ciò
vale anche per gli adulti: la paura del buio è un archetipo
per l'uomo. A maggior ragione per i bambini che non hanno ancora
elaborato un chiaro confine tra il mondo della realtà e quello
della fantasia: per loro il buio potrebbe effettivamente essere
il regno di mostri e fantasmi, perché chi assicura che essi
non esistono? Secondo una nota psicologa infantile, Martine Le Strat,
persino figure benigne come un Babbo Natale o una Befana possono
creare disagi nella prima infanzia.
Quest'ultimo tema si lega alla paura che nasce guardando un film
o andando a un parco giochi. Qui, mostri, fantasmi o immagini violente
spesso si concretizzano in figure talmente realistiche che vengono
prese sul serio. La paura nasce spontaneamente perché è
come se si desse al bambino la prova che i mostri non sono frutto
della sua fantasia, ma una realtà effettiva che si mostra
solo in particolari occasioni non controllabili. Perciò poi,
tornando al buio della propria cameretta, egli avrà ancor
di più la sensazione del pericolo e dell'incombere di questo
mondo, diverso da quello diurno e sorridente dei genitori, dei compagni,
ecc.
Queste osservazioni dovrebbero rendere coscienti gli adulti della
necessità di tutelare i bambini dalle paure inutili, da tutte
quelle cose che accentuano in loro il senso di fragilità
nei referenti sicuri. Se non si può spegnere il televisore
o evitare di entrare nel castello stregato di un luna-park, almeno
si può chiedere ai bambini di parlare delle cose che lo hanno
colpito e delle sue paure, per evitare che i dubbi si tramutino
in lui in incubi.
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