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STRUMENTI

I modi letterari
Il sostrato culturale di una scelta stilistica

di Eloise Lonobile

Nella categoria: HOME | Stile e retorica

Definizione
1. Modo comico-carnevalesco
2. Modo epico-tragico
3. Modo fantastico
4. Modo fiabesco-meraviglioso
5. Modo parodico-umoristico
6. Modo pastorale-allegorico
7. Modo patetico-sentimentale o melodrammatico
8. Modo picaresco
9. Modo realistico-mimetico
10. Modo romanzesco

Definizione

La concezione dei "modi letterari" è stata elaborata in maniera sistematica per la prima volta dal critico canadese Northrop Frye, nel 1957. Secondo Frye, che in questo è stato influenzato da Yung, il "modo letterario" consiste in una specie di codice profondo, interiorizzato nell'inconscio collettivo come una forma archetipica. Al di là delle implicazioni religiose e psicologiche di questa concezione, lo studio di Frye rimane uno strumento utile per la critica letteraria.

Seguendo una definizione di Remo Ceserani, possiamo dire che un modo letterario è "un insieme di procedimenti retorico-formali, atteggiamenti conoscitivi e aggregazioni tematiche, forme elementari dell'immaginario storicamente concrete e utilizzabili da vari codici, generi e forme nella realizzazione dei testi letterari e artistici: ogni testo viene infatti concretamente realizzato sulla base non solo di un preciso codice linguistico e modello di genere, ma anche secondo una 'modalità' o la combinazione di varie 'modalità', fra quelle storicamente disponibili nei serbatoi dell'immaginario" [R. Ceserani, Guida allo studio della letteratura]. Ci rifacciamo a questo testo per evidenziare i modi letterari illustrati qui di seguito.

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1. Modo comico-carnevalesco

È un modo che si definisce per antitesi, come un rovesciamento di un altro modo, come un "anti-modo". Deriva dall'antichissima pratica di sovvertire l'ordine dominante da parte degli strati sociali subalterni e oppressi (strati popolari, masse contadine, strati infantili e adolescenziali).
Il maggior teorico di questo modo letterario è Michail Bachtin, che con la sua nozione di carnevalizzazione ha messo in luce le strutture di rovesciamento proprie ai testi letterari. Il carnevale infatti, come tutti sanno, ha spesso funzionato come valvola di sfogo per rendere accettabili situazioni di repressione ideologica. Esso ha anche dato luce a forme di espressione linguistica teatrale e letteraria che si sono diffuse anche negli strati sociali più acculturati, per parlare di nozioni normalmente considerate tabù o sotto forma di contestazione ideologica.
Il linguaggio tipico di questo modo è quello più espressionistico, plebeo, burlesco, giocoso, ricco di motti di spirito e giochi di parole; i generi più tipici la farsa, la commedia, la festa, il teatro comico.
Esempi: la tradizione giullaresca del Duecento, le novelle del Boccaccio, i romanzi di Rabelais.

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2. Modo epico-tragico

Caratteristiche di questo modo sono la presenza di una ambientazione remota e indefinita (simile al mito), in cui si muove un eroe, dotato di qualità sovrumane e di spirito leale, fondamentalmente solitario e simbolicamente capace di concentrare e assumere le passioni e aspirazioni dell'intera collettività che rappresenta.
Questo modo letterario vive sulla base di un ordine coerente e forte da parte della comunità che lo produce, rafforzato dalla tradizione e da tutti condiviso, dove ogni altro elemento è sentito come estraneo; esso si esprime quindi, in maniera privilegiata, nei momenti di fondazione di una comunità, in tutte le tradizioni nazionali e dove si registra una situazione di conflitto con altre culture.
Esempi: la tragedia greca, il teatro elisabettiano (Shakespeare), la tragedia francese classica (Racine); la tradizione mistico-religiosa della passione di Cristo; la Chanson de Roland.

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3. Modo fantastico

Il fantastico come modo letterario nasce alla fine del Settecento, a partire dalla crisi di alcune antiche fedi e certezze a base religiosa, di fronte alle complicazioni interiori ed esteriori della vita moderna, da nuovi interessi e nuove concezioni psicologiche, epistemologiche, scientifiche, e da una nuova sensibilità diffusasi in Europa.
Secondo P. Castex, il fantastico "è caratterizzato da un'intrusione repentina del mistero nel quadro della vita reale; è collegato in genere con gli stati morbosi della coscienza la quale, in fenomeni come quelli dell'incubo o del delirio, proietta davanti a sé le immagini delle sue angosce e dei suoi terrori" [P. Castex, Le conte fantastique en France de Nodier à Maupassant, 1951].
Nel 1970 T. Todorov ha rilanciato uno studio internazionale sul fantastico con un saggio in cui puntualizza come "colui che percepisce l'avvenimento [inspiegabile] deve optare per una delle due soluzioni possibili: o si tratta di un'illusione dei sensi, di un prodotto dell'immaginazione, e in tal caso le leggi del mondo rimangono quelle che sono, oppure l'avvenimento è realmente accaduto, è parte integrante della realtà, ma allora questa realtà è governata da leggi a noi ignote" [T. Todorov, Introduzione alla letteratura fantastica]. Il fantastico non dura per lui che lo spazio dell'esitazione che precede la scelta, da parte di chi vive l'avvenimento inspiegabile, tra le due soluzioni: la prima dà luogo allo strano; la seconda al meraviglioso.
Il modo fantastico si è diffuso soprattutto nell'Ottocento, e la sua produzione testuale è continuata fino al secolo successivo e a quello ancora seguente.
Esempi: Horace Walpole, Clara Reeves, Ann Radcliffe, Hoffmann, Gautier, Mérimée, Poe, Boito, Maupassant, Henri James.

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4. Modo fiabesco e meraviglioso

La fiaba è un genere che deriva da un modo letterario presente in tutte le tradizioni culturali, trasmesse oralmente e di generazione in generazione. L'eroe o l'eroina si muove in un ambiente in cui domina il meraviglioso, e subisce una sventura, correndo gravi pericoli. Per potersi districare ha bisogno di un intervento esterno, magico, da parte di un aiutante o donatore (un vecchio, una strega, un animale,…). Superati gli ostacoli, esso torna a casa, godendo spesso di una situazione migliore rispetto a quella di partenza.
Vladimir Propp ha studiato le fiabe del mondo, e in particolare quelle russe, ricavando da tutte delle strutture narrative comuni, ed evidenziando come la maggior parte di esse possono essere ricondotte ai riti di iniziazione che in alcune culture tribali devono superare gli adolescenti per diventare definitivamente adulti.
Esempi: dalle fiabe inserite nei poemi cavallereschi di Boiardo e Ariosto, a Esopo, Fedro, Perrault, i fratelli Grimm, Collodi, Andersen.

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5. Modo parodico e umoristico

Il modo parodico e umoristico ha tratti simili a quello comico, ma se ne differenzia per la consapevolezza critica, la riflessione filosofica, la manipolazione linguistica esplicita di cui è pregno, nonché per il pubblico, complice e intendente, a cui si rivolge.
Dal punto di vista linguistico, l'umorismo si avvale dei giochi di parole, arguzie, figure logiche e di sintassi, e in maniera privilegiata dell'uso dell'ironia. La parodia è il genere letterario che più automaticamente ne deriva; essa si caratterizza per la riscrittura, accentuandone i tratti peculiari, di altri testi, e quindi per elementi come l'intertestualità e la metatestualità.
Uno sviluppo particolare dell'umorismo si ha avuto nella modernità, interessando scrittori e studiosi come Pirandello, Freud, Croce, Bergson, e da filosofi di tutti i tempi (da Aristotele a Kant). Nelle esperienze letterarie e critiche del post-moderno, la parodia ha lasciato volentieri il posto al pastiche, come operazione di mescolanza degli stili e dei testi.

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6. Modo pastorale-allegorico

Il modo pastorale-allegorico trova fondamento in due testi classici: gli Idilli di Teocrito e le Bucoliche di Virgilio. Esso si basa su una realtà rurale, semplice e idilliaca, contrapposta da un lato all'inautenticità e artificiosità della città, dall'altro agli aspetti selvaggi e catastrofici della natura. In questa realtà, spesso ambientata nella simbolica regione dell'Arcadia (luogo ameno per eccellenza), si muovono e dialogano tra loro i pastori, personaggi poetici che vivono felici, senza paure né angosce, che si accontentano di poco e misurano con un perfetto equilibrio il confine tra ozio e lavoro, tra dovere e piacere, tra semplicità e poesia artistica, tra sé e la natura. Con questa, in particolare, instaurano un rapporto sereno di scambio, di cui l'eco rappresenta simbolicamente un'unità quasi religiosa.
Per la sua natura ideale e convenzionale, il modo pastorale viene spesso usato in maniera allegorica, caricandosi di significati morali o rivolgendosi a una cerchia ristretta di destinatari capaci di decifrarlo.
Esempio: il modo pastorale è stato usato nel Settecento in seno alla Corte francese; si organizzavano veri e propri pomeriggi nell'Arcadia (situato in un recesso del giardino del Re) dove ogni cortigiano impersonava un pastore dal nome poetico e allegorico e si vestiva come un pastore.

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7. Modo patetico-sentimentale, o melodrammatico

Il modo patetico-sentimentale si definisce in maniera più sistematica attraverso la definizione, fatta da parte di studiosi di letteratura francesi, inglesi e tedeschi, del "melodramma": "è una forma di composizione drammatica che ha elementi in comune con la tragedia, la commedia, la pantomima e il grande spettacolo e si rivolge a un pubblico popolare. Interessato soprattutto alle situazioni e alla trama, il melodramma ricorre largamente ad azioni mimate e impiega una serie più o meno fissa di personaggi, fra i quali i più importanti sono un protagonista o una protagonista sofferenti, un cattivo persecutore e un personaggio comico e benevolo. Il melodramma assume il punto di vista della morale convenzionale e umanitaria e prende un tono generale sentimentale e ottimistico e conclude felicemente la vicenda con la virtù premiata dopo tante prove e il vizio punito. È sua caratteristica quella di offrire apparati scenici macchinosi ed elaborati, attrazioni di vario tipo e anche di introdurre liberamente la musica, soprattutto per sottolineare gli effetti drammatici" [Rahill, The World of Melodramma].
Esempi: i romanzi "sentimentali" alla Richardson, i molti romanzi "gotici", la lirica romantica minore, le commedie "larmoyante" del teatro francese dell'Ottocento, molti testi di letteratura, teatro, cinema, TV del nostro secolo.

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8. Modo picaresco

Il modo picaresco nasce nella letteratura spagnola tra metà Cinquecento e metà Seicento principalmente come contrapposizione al modo romanzesco, e si trova spesso in opere letterarie che utilizzano altri tipi di modi.
Nella sua forma tipica, il picaresco è una narrazione fatta di una serie di episodi a conclusione aperta, nella quale il protagonista (il "picaro"), dalle origini ignote e umili, che non ha né arte né parte, di solito collocato a margine della società, riesce a sopravvivere grazie alla sua abilità e alla sua capacità di adattarsi alle più diverse situazioni, vivendo "on the road". È l'antieroe per eccellenza, che non nutre nessun ideale, non cerca di cambiare il mondo, né l'ordine sociale, non ha lo scopo di integrarsi nella società.

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9. Modo realistico-mimetico

Frutto anch'esso di una precisa scelta retorica e stilistica, il modo realistico-mimetico punta a creare un "effetto di reale" (Barthes) o un' "opera-mondo" (Moretti).
Secondo Frye, esso si avvale di personaggi che non ci sono né superiori (contrariamente al modo epico e tragico) né inferiori (contrariamente al modo comico), ma che sono "come noi", personaggi medi, dalle qualità e le aspirazioni medie. Questa letteratura si caratterizza per la sua storicità (ambientazione riconoscibile), la sua quotidianità (ambientazione banale), l'imparzialità dei giudizi (il narratore vuole "rappresentare" l'esperienza, senza migliorarla né peggiorarla). Quest'ultimo aspetto, in particolare, spiega perché il modo realistico-mimetico abbia costituito il terreno ideale per lo sviluppo di una riflessione, da parte degli autori, su questioni come la prospettiva e il punto di vista, la rappresentazione del tempo e dello spazio nella narrazione, sforzandosi di trovare soluzioni che consentano un effetto di realtà. Al contempo, esso è servito da base privilegiata anche per le riflessioni politiche sulla rappresentazione dei conflitti sociali (Luckacs).
Esempi: alcune novelle di Boccaccio, i grandi romanzi dell'Ottocento francesi, inglesi, russi.

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10. Modo romanzesco

Il modo romanzesco (da non considerare forzatamente legato al romanzo, termine col quale condivide la radice etimologica) si caratterizza per una narrazione ad intreccio, ricca di colpi di scena e avventure, dove il protagonista incontra una serie di pericoli dai quali esce, generalmente, migliorato spiritualmente, che lo costringono a muoversi in un'ambientazione indefinita, irta di sorprese e incontri inattesi. Temi frequenti sono l'avventura, la fantasticheria, l'amore. Le sue origine storiche vanno rintracciate in epoca medievale, nella romance appunto, con il "romanzo cortese" alla Chrétien de Troyes e il "romanzo cavalleresco", dai romanzi sulla corte di re Artù all'Orlando furioso di Ariosto.
Esempi: il modo romanzesco ha avuto largo successo, anche in epoca moderna, dai "romanzi storici" alla Walter Scott ai romanzi di formazione, dai romanzi per ragazzi, ai romanzi di fantascienza e al "fantasy" (L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, ecc.), dal cinema, ai fumetti e ai serial televisivi.

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Per approfondire (su IBS):

Guida breve allo studio della letteratura, di Remo Ceserani
Northrop Frye: anatomia di un metodo critico, di Daniela Feltracco


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