Recensione
«Non è facile presentare con poche righe l’opera coraggiosa e innovativa di questo giovane scrittore, che si farà rispettare dai suoi lettori - se non per notorietà - sicuramente per l’indubbio fascino suggestivo e l’inaspettata originalità dei suoi racconti, armonicamente riuniti in questa raccolta, dal titolo “I giardini imperiali”.
Per chi non ne può più di letteratura trash e di gialli dell’ultima ora, ma non è nemmeno tipo da romanzi sentimentali, affreschi storici o epopee familiari…desidero segnalare quest’opportunità per scoprire un altro modo di impegnare la logica, l’intuito e la fantasia, ma anche per compiere un viaggio, dentro sé o anche fuori di sé, esattamente là dove i labirinti del nostro cuore convergono verso un luogo che è noto solo a noi stessi.
Nel rumore e nella frenesia della vita e dello stress di tutti i giorni questi piccoli capolavori di arte narrativa, brevi e intensi come certe folate di profumi improvvisi che ci riportano ai luoghi remoti delle nostre origini, vi regaleranno un “giardino segreto” in cui sommergervi, perdervi, ritrovarvi, adombrarvi o illuminarvi, indisturbati, al riparo da luoghi comuni o sguardi indiscreti. Uno spicchio di tempo donato a questi racconti si trasformerà in un arco di tempo indefinito sottratto allo scorrere incessante di ore, giorni e mesi nelle nostre vite.
Ma di cosa si tratta - anzi- di cosa trattano esattamente questi racconti? I temi sono svariati, molti hanno ambientazione o anche solo riferimenti esotici, che concorrono a creare un’atmosfera perennemente in bilico tra il reale e il surreale, tra il passato glorioso e il presente banale; atmosfera a volte impalpabile e rarefatta, altre volte nitida e penetrante come quei frammenti d’incubo che restano impressi nella memoria. Sono racconti che esauriscono in un frullare d’ali brevi vicende significative che occorrono a personaggi ogni volta diversi, nuovi, di cui non sappiamo nulla e che vediamo solo nel compiersi fatale dell’esito di quella fuga o ricerca che avevano intrapreso, ciascuno a modo suo. Non sfugge il riferimento all’inquietudine dell’ uomo moderno, alle sue insicurezze, ansie e ai suoi tic, che si ritrova sempre a ricominciare daccapo, anche lì dove era convinto di trovare finalmente la salvezza. Racconti a volte dolci, a volte amari, a volte poetici e inebrianti, a volte incredibilmente feroci, ma sempre dagli esiti sorprendenti e mai scontati. Spesso si rilegge il finale, un po’ increduli e confusi, ma attenti e partecipi, automaticamente divenuti viaggiatori, alla ricerca anche noi di quel segreto inconfessabile che ciascuna vicenda umana - nostra come dei protagonisti dei racconti - racchiude nella propria essenza e che non appare quasi mai agli occhi di chi guarda dall’esterno. Racconti a cui riesce la difficile sfida di dotare l’indicibile di un volto, di una parola, di una sensazione. I temi del dolore e del fallimento, della paura e della solitudine, dell’illusione ingannatrice che a volte si rivela anche assassina, sono affrontati senza pesantezza, mitigati dalla possibilità catartica offerta al lettore, che scoprirà l’inganno - se lo vuole - molto prima del protagonista, mettendosi in salvo, nella consapevolezza di essere sfuggito, per una volta, al crollo rovinoso della fatidica spada di Damocle. Il pensiero rattrappito da troppo grigiore quotidiano può ricominciare a volare, stimolato dal gusto e dal piacere della scoperta di un senso, di una verità - soggettiva o collettiva, di un finale lasciato in sospeso con sottile maestria.
Racconti che conservano il genio del loro paradosso interiore non appesantiti da ornamenti e contorsionismi linguistici. Le frasi, seppur granitiche nella loro brevità illuminante, scorrono rapide e si prestano a essere lette e rilette senza perdere nulla della loro originale mescolanza tra elemento razionale e intuitivo, quasi profetico in alcuni punti. La semplicità dello stile eleva alcuni racconti-aneddoto al massimo del loro simbolismo; le frasi brevi e concatenate cristallizzano i concetti nella mente del lettore ancora prima che si capisca fino infondo il loro significato e rendono possibile una giustapposizione geometrica tra il bello e il brutto, il sublime e l’infimo.
Perché accontentarsi delle parole crociate o dei viaggi fantastici da videogame e non raccogliere invece una sfida ben più intrigante? Lasciarsi andare, in questo caso, sarebbe virtù e non vizio»

Josefin Frangione

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