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Protagonisti di questo dramma sono due personaggi che sono
stati paragonati a Vladimir ed Estragon, nella loro inverosimile attesa
di Godot. Nel dramma di Gunjaca, i due amici diventano compagni di sventura
e si interrogano sul destino che li coinvolge loro malgrado, in una storia
che non è loro: la storia drammatica della guerra balcanica.
In attesa di qualcosa o di nulla, Petar e Mario instaurano
un dialogo, una variazione sullo stesso tema, quasi il monologo di una
stessa persona che si dibatte interiormente sulla necessità di
una scelta definitiva, per dare un senso proprio ad una storia sentita
come estranea; un monologo ricco di interrogativi che potrebbe durare
in eterno, anche attraverso la linea di un telefono, se non venisse bruscamente
interrotto dall'irruzione del mondo esterno, nella figura di due poliziotti
(quasi a ricordare alla mente l'imminenza e l'ineluttalibilità
della realtà) oppure da un singolo atto liberatorio.
«Fino
a ieri tutti noi, come insetti notturni, volavamo liberi e felici attorno
al fuoco, ma qualcuno l'ha irresponsabilmente alimentato con vaneggiamenti
nazionalisti, e allora addio alle ali, amico mio. Per primi si sono bruciati
quelli che erano più vicini al fuoco. Va bene, cazzo, non possiamo
stare insieme? Ognuno per la sua strada, e sarà quel che sarà.
Ma separiamoci da esseri umani non come si fa con il bestiame. Andiamocene
dignitosamente, così che un giorno potremo guardarci negli occhi,
senza paura»
«Vaffacu... Ana? Sei tu? Scusami! Non mi aspettavo
una tua chiamata. Cosa sto facendo qui? Non ne ho la più pallida
idea. Piango e mangio merda. Dov'è Petar? Eh, cara mia Ana, sei
in ritardo di alcuni minuti. Solo alcuni minuti, a cui avrai tempo di
pensare per il resto della tua vita. Proprio come aveva previsto. Vuoi
sentirlo? Troppo tardi. No, non si è suicidato. La roulette balcanica.
Non sai che cos'è? Non lo sapevo neanch'io fino a poco fa»
Dall'intervista pubblicata su Kaleidon:
«Rimango stupefatto ogni volta che mi ricordo del periodo prima
della guerra e dei miei pensieri su una possibile guerra nei Balcani.
Né io né gli altri intorno a me potevamo ipoteticamente
accettare una tale possibilità. Eppure è successo. All'improvviso.
Con incredibile facilità. La guerra è semplicemente scoppiata.
Come se fosse stata lì pronta da anni, aspettando che qualcuno
accenda il fuoco. E nessuno di noi era cosciente di questa fiammella che
bruciava di nascosto. Per questo scrivo. Al giorno d'oggi non c'è
un solo paese al mondo dove non ci sia una simile fiammella, la questione
è solo quanto la fiammella è forte e se è stata riconosciuta.
Questa è la cosa più terrificante che ho capito in questa
guerra e che oggi mi porto dentro. La coscienza del fatto che la pace
non è cosa garantita in nessuna parte del mondo se non facciamo
sforzi per mantenerla ogni giorno. Non è sicuramente garantita
nei Balcani dove la pace è solo un momento di pausa fino ad una
nuova guerra. E i guerrieri non lasciano l'arena, sono lì ancora
oggi, aspettando che qualcuno dia il via»
(Drazan Gunjaca)
I numerosi riconoscimenti
| Roulette balcanica
è un dramma che ha vinto numerosi premi letterari.
Ricordiamo il Premio Teatrale "Il viaggio infinito"
2003 (Italia), con la giuria di Giorgio Barberi Squarotti,
Gabriella Bianco, Franco Cardini, Carmen Lasorella, Laura
Lodigiani, Giacomo Massetani, Toe Mercurio e Pamela Villoresi;
il Premio Letterario Anguillara Sabazia Città d'Arte
2003; il Premio Letterario Nazionale C. Pavese | M. Gori
2003. |
Al posto dell'introduzione
Drazan ha voluto introdurre il suo libro
con un passo tratto da Denis de Rougemont: «Qualcuno
ha detto: Se Parigi sara' distrutta, perdero' il desiderio
di essere europea. La citta' della luce non e' stata distrutta:
lei si e' spenta. Deserto di vecchi sassi senza anima …
Qualsiasi perdigiorno potrebbe in questa notte di maggio
essere baciato dalla fortuna che fa nascere il tramonto
del sole su Saint-German-des-Présom, movimento inebriante
delle santita' dall' Arco a Chevaux de Marlyja, secoli di
grandezze, miseria, saggezza, traccie che ha portato il
personaggio di questa capitale, gentile e fiera di qualsiasi
altra. Qualsiasi perdigiorno, ma no il conquistatore …
Non si conquistano con i carrarmati i doni dell' anima e
il senso della vita che ci manca» |
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