Bambini e guerre

Un problema gravissimo: le mine antiuomo

Dati preoccupanti per il mondo intero e per il mondo dei bambini in particolare riguardano le mine antiuomo. Se da più di dieci anni esiste la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia, le mine terrestri privano ancora i bambini dei loro diritti fondamentali, violando sistematicamente il diritto alla vita, il diritto all'assistenza sanitaria, il diritto alla protezione in situazioni di conflitto.

Sono più di 100 milioni le mine che giacciono ancora inesplose su ben 62 paesi del mondo, tra cui i più colpiti sono Cambogia, Afganistan, Angola, Mozambico, ex-Jugoslavia, Sudan, Somalia, El Salvador, Kurdistan e Kuwait. In media, ogni giorno ogni 15-20 minuti una persona viene ferita nel mondo da una mina. In Somalia, il 75% dei feriti da mina che giungono in ospedale sono bambini.

I bambini sono le vittime più a rischio perché per la loro taglia risentono maggiormente dell'impatto con le bombe, e perché sono meno accorti e più facilmente attratti dagli oggetti sconosciuti, che scambiano per giocattoli. La maggior parte di loro non riesce a sopravvivere e raggiungere un ospedale, mentre i sopravvissuti rimangono permanentemente disabili. Spesso i bambini disabili non sono più in grado di frequentare la scuola o si vergognano a tal punto da non lasciare più la loro casa.

La maggior parte dei campi minati non sono segnalati perché i segnali si sono degradati con gli anni o sono stati utilizzati come legna da ardere. Molte mine sono state trascinate dalla pioggia in terreni precedentemente bonificati. Mentre la creazione di una mina richiede soltanto 15.000 Lire, lo sminamento è un'operazione che richiede più di 1 milione di Lire; per ogni ora impiegata nella collocazione di una mina, ci vogliono più di 100 ore per lo sminamento.

Il problema delle mine antiuomo, sollevato in tutto il mondo dalle associazioni che lottano per la tutela dei diritti dell'uomo e dei bambini, dovrebbe far riflettere soprattutto noi italiani, dato che l'Italia è uno dei maggiori produttori di mine e armi da fuoco assieme alla Cina e all'ex-Unione Sovietica.

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