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Di un'estate infinita, di Andrea Malagola

Eloise Lonobile

Nella categoria: HOME | Recensioni

Editore: Ass. Terre Sommerse
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 01/03/2018
Pagine: 215 p.
EAN: 9788869010781

 

Di un'estate infinita è un libro che racconta la storia di un giovane alle prese con l'insoddisfazione di una vita arida di città, con un lavoro alienante e rapporti umani svuotati di significato. Un caso fortuito lo spinge ad allontanarsi da questa realtà e gli permette di fare una specie di "vacanza", nel senso più antico del termine, che deriva da "vacante", vuoto. Un vuoto di impegni lavorativi prestabiliti e preordinati, da riempire con tutte le esperienze che l'ignoto e il viaggio gli permetteranno di fare.

In tutto questo, prevale una ricerca primaria di identità, un tentativo di conoscere meglio se stessi ma attraverso la conoscenza approfondita degli altri e delle varie organizzazioni sociali che è possibile creare lontano dalle logiche puramente dettate dal mercato del lavoro e dallo sfruttamento di classe. E' attraverso il mondo dei wwoofers che il protagonista realizzerà questo suo percorso esistenziale, introducendo così il lettore nel variegato mondo del movimento WWOOF, un movimento che nasce nel Regno Unito negli anni '70 e che si propone di valorizzare i rapporti umani nell'ambito di una coscienza ecologica e biologica. Andrea gira così di fattoria in fattoria e conosce vari sistemi di accoglienza, dove ricevere vitto e alloggio in cambio del proprio contributo lavorativo al progetto di ognuna: un modo per ritrovare (o scoprire del tutto) un contatto strettissimo con la natura e al tempo stesso per scoprire proprie attitudini, mettendosi in gioco non solo a livello fisico ma anche, e soprattutto, a livello personale e interpersonale, in piccole comunità dove l'armonia del gruppo e lo spirito di condivisione è di primaria importanza.

A me lavorare al cantiere piaceva. Come mi succedeva con il taglio della legna, era come se più fosse “ignorante” il lavoro in questione, e più mi ispirasse. Mentre trasportavo carriole piene di terra ed ero al limite della mia sopportazione fisica, con la luce del sole infuocato addosso e le scarpe che mi imprigionavano i piedi, provavo come una forma segreta di piacere. Difficile da spiegare. Pensavo al mio lavoro d’ufficio finto cognitivo, all’ossigeno artificiale dell’aria condizionata e non avrei fatto a cambio nemmeno con un fucile puntato addosso. Sapevo a cosa sarebbe servita questa terra che mi sporcava la faccia, potevo vederla, toccarla, sentirla, annusarla. Ero all’aperto, lavoravo con la natura, mi sentivo appagato.

In mezzo a quelle vette, mi scoprii a pensare all’importanza di viaggiare per lunghi periodi. Dopotutto non servivano molti soldi. Anzi. Bastava non cadere nella trappola del turismo, usare il wwoof ad esempio.
E non era neanche necessario andare tanto lontano: sentivo che il valore di un viaggio non si misurava col numero di timbri sul passaporto da mostrare al ritorno a casa. La cosa importante era modificare alcune abitudini, improvvisare, vivere in un’incertezza galvanizzante. E questo atteggiamento non me l’avrebbero consegnato al banco del check-in di un aeroporto, insieme alla carta d’imbarco. Non l’avrei trovato in omaggio con le riviste di viaggi. Era qualcosa che avrei potuto conquistarmi solo da solo, metro per metro.

 

Andrea, il protagonista, attraversa come molti giovani un percorso che lo porta a mettere in dubbio le sue certezze, il mondo conosciuto, per evadere in un mondo da scoprire fuori dai canoni conosciuti fino ad allora. Potremmo chiamare questo romanzo un romanzo di formazione, ma si ha l’impressione che la sua “iniziazione” principale, alla fine, non sia tanto l’aver scoperto un altro modo di vivere, quanto piuttosto quello di poter rientrare nella vita precedente con un bagaglio di esperienze maggiorato. Che ne pensi?
In effetti scoprire un altro modo di vivere non può voler dire solo stravolgere le condizioni materiali della propria esistenza. E' importante anche sviluppare un cambiamento interiore che permetta di reggere l'eventuale cambio di vita. Che comunque a mio avviso va fatto, perché rientrare a testa bassa in "catena di montaggio" dopo un'esperienza del genere sarebbe un delitto.

Il finale del libro sembra più un finale aperto che altro. Non si capisce bene se il protagonista decide di rientrare in città e darla vinta ai “carnivori”, oppure se fare effettivamente il salto dal trampolino e lanciarsi definitivamente nel mondo. Vorrei comunque aggiungere che forse il lancio alla fin fine viene fatto in ogni caso, se non dal protagonista, almeno dal libro stesso: la storia scritta regala così alla storia vissuta un epilogo che, qualunque sia il destino di Andrea-personaggio (o di Andrea-autore), permette all’esperienza di “librarsi” in volo. In questo senso, cosa rappresenta per te questo libro?
Credo che tu abbia centrato uno dei punti più importanti. Il protagonista, inizialmente, sembra destinato a vivere una vita da comparsa, senza grosse sofferenze, né gioie, con il suo alienante lavoro a tempo indeterminato. Non sa nemmeno quali siano le sue vere passioni e i suoi talenti, per quanto sia bravo a individuarli negli altri. 
Eppure a un certo punto della storia, precisamente durante il corso di "scollocamento" lavorativo ed esistenziale, una delle formatrici (che aveva visto lungo) gli dice qualcosa del tipo: "Perché non provi a scrivere un libro?". Boom. In un certo senso il libro sarebbe già di per sé un fine. Ma un fine che a sua volta diventa mezzo per qualcos'altro. Non posso svelare di più, dico solo che il libro non può sostituire il cambiamento reale.

Per concludere, vorresti dire qualcos’altro ai tuoi lettori? Magari a chi, come il tuo protagonista, stesse pensando di tentare la via dell’avventura e approcciarsi al mondo dei woofers?
Se volete fare un'esperienza diversa, se volete cambiare qualcosa nella vostra vita, se pensate che ci sia qualcosa di insensato nello scorrere sempre uguale della vostra routine quotidiana: non aspettate di cadere in depressione, apritevi all'ignoto e partite. Alla fine troverete risposte (o altre domande, ahahah) che a tavolino non potete trovare. Secondo me non esistono scorciatoie. Chissà che magari proprio questo libro non possa farvi venire la voglia di provarci. Con tutto il cuore.

 


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