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Visti dalla meta, siamo tutti ultimi, di Francesca Picone

di Rosella Rapa

Nella categoria: HOME | Recensioni

Questo romanzo ha potenzialmente centinaia, migliaia di lettori, ciascuno con la sua storia e la sua sensibilità. Tuttavia, essendo fortemente inserito nel tessuto abitativo della città di Napoli, ho individuato alcune categorie preminenti:

  • Coloro che vivono a Napoli e la amano,
  • Coloro che hanno vissuto a Napoli, ed hanno giurato di non tornarci mai più
  • Coloro che non hanno mai messo piede a Napoli, e non la conoscono per nulla

A questi ultimi occorre chiedere di prestar fede all’autrice: tutto quel che racconta è vero, sono situazioni reali di vita napoletana. A dire il vero, è un po’ eccessivo che tanti infortuni capitino tutti in sequenza alla medesima persona. Questo potrebbe indurre la prima categoria di lettori a negare la veridicità degli episodi, mentre i secondi vengono indotti a pensare che la protagonista, Sally, napoletana “bene”, in realtà arrivi da Marte o da un collegio chiuso come un convento. Bisogna addentrarsi nella storia, per comprendere il significato di questa seri di peripezie, scandite dai racconti e dalle poesie di Sally, brandelli di un suo diario che le viene rubato, proprio all’inizio del romanzo.

Un po’ espediente letterario, un po’ esempio significativo di una crescita personale, Sally conquista pian piano la simpatia del lettore, unita a una sorta di commiserazione. Le persone che le ruotano intorno riescono tutte ad adattarsi, scegliendo di vivere, più o meno onestamente, nelle pieghe del “sistema”. Sally no. Sally rifiuta di sottomettersi alla convivenza endemica con la microcriminalità;  alla corruzione, piccola e grande, che serve per ottenere un buon lavoro o semplicemente per vivere discretamente a casa propria, scelta in un vicolo non particolarmente malfamato, ma comunque malmesso, e molto triste. Quel che manca, in questo vicolo, è la tipica allegria napoletana, la convivialità, le spaghettate, la pace dopo le litigate ad alto volume. Mancano, perché Sally non le vuole vedere, non le accetta. Nel vicolo abita temporaneamente anche una ragazza milanese, Ale, che si muove nei meandri di Napoli con molta più scioltezza di Sally, lavora con lei al falso recupero di ragazzi drogati o disturbati, e intanto introduce Sally all’uso di droghe pesanti. Un personaggio ambiguo, come quasi tutti quelli che ruotano intorno alla protagonista, capaci di agire in un modo, e parlare in un altro. L’unica che le vuole veramente bene è la sua gemella Lù, che ha scelto di vivere lontana dalla città, tra lago, mare e cielo. Un Eden, nel quale tenta di attirare la sorella, mentre questa precipita sempre più in basso nella scala sociale.

Il libro è faticoso la leggere, e ancor più faticoso da interpretare. In ogni pagina c’è un fatto, o una frase, su cui occorre fermarsi a riflettere. Tanti argomenti scottanti affrontati con rabbia, con una tenace determinazione a non volersi piegare. Eppure, Sally, scontrosa e intransigente, cade in modo assai rapido nel buio tunnel della droga.  Il linguaggio è secco, duro, frammentato; si apre all’improvviso in descrizioni musicali quando compaiono i frammenti del Diario (l’Agenda, come dice Sally), o quando lei medita; questa differenza aumenta la distanza fra realtà ed illusione.

Il finale sarà amaro, così come è amaro il titolo. “Tutti ultimi”.
Non ci sono vincitori, soltanto vinti.

 

Alcuni passi scelti

…davanti al fatto della mia disgrazia dice, “bello, scrivilo! E comunque la colpa è tua”, mi fa, “non si cammina lungo via Foria la sera di Carnevale quando tutte le maschere sono impegnate alle feste e la strada è vuota, e debbo imparare a convivere con la mia città”, dice, come se la mia città fosse una malattia, incurabile.

Insieme a fare ritorno, io e la cascata bionda, con le nostre buste di interiora in mano. Questa luce che mi scompiglia il giorno, come il cielo incolpevole che era venuto a prendermi, fa i suoi passi al mio fianco, si prende il tempo per un consiglio, “non mangiare la carne di qui, io la do al cane.” … “Conosco tutti. So anche di te. Qui ti chiamano la scrittrice. So che scrivi” … Scrivi, ma non vedi tutto di quello che ti gira intorno?”
“Tutto cosa.”
“Eh, per esempio, lo sai da dove arriva la carne?”
“No. Non lo so. Neanche ti so dire che bestia è.”
“Maiali, ma non è questo, è dove sono allevati, e come! Non l’hai mai vista la casa dello studente, ex?”
Non l’ho vista. Non vedo niente, qui. …
“Ho trovato questo, è tuo?”
Questo è il penultimo foglio dell’agenda. Il bordo indorato manco si nota su una pagina sola ma la riconosco, la mia agenda, dalla calligrafia piccola e incacchiata. È una cosa sul Paradisiello.

Forse perché siamo sole o perché dividiamo in due lo spinellone che dovrebbe passare in un gruppo di dieci, ma vedo le sue labbra muoversi al rallentatore, deformarsi in eclissi inclinate, la sua testa nitida scollata dal suo intero corpo in luce soffusa, si fa più grande, una vera maschera.

Ho una gemella, si chiama Lù … I gemelli monovulari sono uguali nella loro sempre identica e complementare differenza. Non ho studiato ma lo so. Così è fra me e Lù e così è fra tutte le coppie di gemelle. Secca, imbronciata, spettinata, arti incartocciati, imbrunita, una. Solare, sorridente, paffuta e tonda, distesa, soavità ordinata con armonia perfetta, l’altra. Io sono quella incartocciata.

La signora Favore è solo un debito anche se ti sorride. Se vuoi un posto devi passare da lei, la signora Favore che ti costringe a un imbroglio, è il turno che arriva prima o poi, è la rendita della catena sbrogliata quando non se ne può più di respirare l’aria asfissiante dei volontari.
Mi affaccio. Tra amici e soprattutto compagni la vita è una tenaglia che non aspettava altro, una domanda, e la signora Favore risponde. È così che mi trovo a fare la fila, in questo corridoio che mi sembra l’anfratto ospedaliero del pronto soccorso.

“Posso pagare con bancomat?” chiedo. Ma no, non hanno la macchinetta, solo contanti. Ah, si tratta di uscire tornare nel vicolo minato di spie, andare al bancomat di via Toledo, prendere i contanti e tornare. Fisso un vestito blu di tramontana che fa al caso mio, un solo colore e ricami sui polsini, lungo il corpo, sul collo. “Torno subito, aspettami qua” gli faccio. “E chi si muove” dice il commesso. Corro verso la
macchinetta e chissà dove pensano che stia andando, la voce che non vedo e sento dice “ha preso a correre, chiama i rinforzi fai presto!” …

 

Il libro

Editore: Lettere Animate
Anno edizione: 2017
Pagine: 272 p.
EAN: 9788871121604


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