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ARTICOLO

Le streghe di Atripalda, di Teodoro Lorenzo

di Eloise Lonobile

In questo libro non troverete tabelle, classifiche, primati. Quella è cronaca. Vi accompagneranno passioni e sentimenti, l’abbraccio di un padre, la carezza di una madre, l’entusiasmo di un principio e il dolore della fine. Perché anche lo sport può diventare poesia.

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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. - Gabriel Garcia Marquez

Le Streghe di Atripalda è una raccolta di 14 racconti brevi dedicati allo sport, ognuno focalizzato su una disciplina diversa: go-kart, tiro col fucile, lotta greco-romana, bicicletta, lancio del disco, tiro con l'arco, canoa, golf, pallavolo, vela, judo, atletica, hockey, pugilato. La scelta degli sport è già di per sé un invito alla lettura di questi racconti, perché è l'evidente frutto di un'attenzione rivolta ad ognuno, anche i meno popolari; un'attenzione che rivela un amore per lo sport in generale, molto più che per le singole discipline in sé, e quindi amore per la "cultura sportiva" nel suo senso più ampio.

Se ogni storia si focalizza su una disciplina diversa, con caratteristiche uniche rispetto alle altre, allo stesso modo ognuna racconta la vicenda di personaggi che non si somigliano affatto l'uno con l'altro, ma anzi hanno età, sesso, origini molto diverse: ragazzine adolescenti, ragazzi da poco cresciuti, bambini, uomini attempati, delinquenti, ecc, in una rosa umana quanto più varia si possa immaginare. Tutti sono però accomunati da uno stesso percorso, da uno stesso bisogno interiore, che li spinge a cercare qualcosa fuori di sé. Che sia l'amore oppure l'odio, la voglia di ricordare oppure quella di dimenticare, il desiderio di compattarsi in un gruppo oppure quello di distinguersi dagli altri, ognuno di essi attraverso lo sport intraprende una strada che lo porta infine a ritrovare se stesso, come raccontato in uno dei racconti più manifestamente "filosofici", La Saggezza del fiume:

Quella che attraversava ogni mattina era la magica linea di confine, non più notte ma non ancora giorno, sulla quale gli uomini si aggirano come spaurite creature e non come aggressivi padroni. La barca tagliava l'acqua e procedeva dolcemente. Vittorino muoveva ogni volta la pagaia con gesti lenti perché voleva godersi fino in fondo quell'atmosfera magica e riempirsi dei colori nuovi del giorno che nasceva.
La canoa del resto non gli serviva per irrobustire il corpo ma lo spirito e quelle uscite giornaliere per lui non erano esercizi fisici ma mentali.

Lo sport diventa quindi in questi racconti la metafora di percorsi esistenziali compiuti dai personaggi, talvolta in senso ascendente, talaltra in senso discendente, ma tutti sempre intesi come la conseguenza naturale della propria essenza più intima:

A quell'età si è come dei cercatori d'oro, inginocchiati sulla riva della vita che scorre. Si immerge il setaccio e poi lo si agita con movimenti lenti e circolari. E ogni movimento è un pensiero nuovo che emerge. Se si è fortunati, perché l'impresa non riesce a tutti, al fondo del setaccio, eliminato ogni pensiero inutile rimane un po' della tua anima.
(Lettera a Maria)

oppure della straziante necessità di dare un significato finale e definitivo alla propria vita:

La freccia deve staccarsi da sola; come il petalo dal fiore, come il frutto maturo dall'albero, come la neve che cade da una foglia, delicatamente, senza sforzo, ed esattamente in quel momento, né prima né dopo.
E non occorre la volontà di tirare perché tutto avviene senza intenzione, nel momento stesso in cui la tensione ha naturalmente toccato il suo limite.
L'io a quel punto si è annullato per diventare puro spirito, energia primigenia concentrata su quella corda tesa.
(La mela d'argento)

Lo sport appare così come la disciplina attraverso cui forgiare lo spirito e completare la formazione dell'uomo, tornando ad assurgere a quella funzione tipica che le assegnarono i gentlemen anglosassoni nell'800.

Ma al di là di questo, quello che traspare in questo libro è soprattutto una visione poetica del mondo, e infatti questi racconti sono la storia di sentimenti intimi cristallizzati intorno a figure umane che sembrano più parabole che personaggi reali, dove la scrittura diventa il campo che opera un processo di sublimazione della vita. Così, quando ad esempio leggiamo, in La lanciatrice della luna:

Gli occhi sorridenti le scesero un'ultima volta sul disco, lo sistemò nella sua mano con una delicata carezza, bilanciò le gambe, inarcò la schiena e lanciò: con un urlo di gioia, di liberazione.
Lanciò la luna verso il sole, lanciò la luna contro il sole. (...)
Silvia non riusciva a vedere il suo disco perché quei feroci raggi di luce entravano implacabilmente nei suoi occhi ma sapeva con il cuore che stava volando, volando alto.
Così alto che a un certo punto, per un solo, meraviglioso, magico istante le sembrò di vederlo davanti al sole. In una eclissi finalmente sua.

al lettore rimane l'impressione che, assieme alla luna e a Silvia, sia in realtà tutta la narrazione ad innalzarsi in volo. E si fa chiaro per tutti il significato dell'epigrafe di Garzia Marquez posto all'inizio del libro.

 

Il Libro

Le streghe di Atripalda. Racconti di sport, di Teodoro Lorenzo. Ed. Bradipolibri, 2017.
Pag. 220 - EAN 9788899146382
www.bradipolibri.it

L’autore

Teodoro Lorenzo è nato a Torino il 4 marzo 1962. Ieri calciatore, oggi avvocato. Tra ieri e oggi Liquidatore Sinistri per una compagnia di assicurazioni e Funzionario della Città di Torino.

 


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