Letteratour

www.letteratour.it ARTICOLO

Olga, di Chiara Zocchi

di Nausicaa Baldasso

Nella categoria: HOME | Recensioni

Chiara è una ragazza ancora diciannovenne che si prepara al primo esordio.
Senza alcuna difficoltà e paura, armata dall’innocenza di una bambina sveglia e originale (Olga), affronta gli squali che popolano il successo delle case editrici.

La protagonista da quel suo mondo che “sta sotto le scale” risveglia il lettore con la sua acutezza di osservazione e lo accompagna con agilità tra le pieghe della vita.

L’autrice assumendo le sembianze di una bambina reagisce alle incomprensioni quotidiane con estrema ironia, dipingendo un quadro alquanto bizzarro, ma denso di profonda amarezza ed evidenziando la difficoltà degli adulti ad accettare le situazioni tragiche.

Nel romanzo paura di crescere e ingenuità si mischiano fino a confondersi, riproducendo quella capacità di immaginare che contraddistingue vita infantile e adolescenziale.

Le vicissitudini di Olga, la bambina del presempre,  riassumono così le situazioni “infelici” della vita:

La violenza del padre che Olga confonde con un turbinio di nervi, perdonando.
Il distacco tra i due, dovuto a una lunga prigionia, che insegna a cavarsela da soli.
Olga si sente più grande ed è pronta a proteggere la madre.

Quei due carabinieri, comune, lo tenevano stretto stretto, uno di qua e uno di là... Io li guardavo fissi e avrei voluto gridare portatemelo viaaaa, ma lui mi implorava con una faccia così buona e lacrimosa, che non ne ho avuto il coraggio.

L’indifferenza.
La madre invitata dal nuovo compagno in villeggiatura si dimentica per un po’ dell’amorevolezza destinata alla figlia.

La mamma dice sempre di fare pure un giretto... ma io preferisco stare sulla seggiola davanti alla finestra, per mettermi negli occhi tutto il cielo che può starci, ne vorrei portare un po’ anche a mio fratello, che ha sempre gli occhi vuoti.

Le prime sofferenze amorose.
A Franco il suo amico di infanzia, il suo primo bacio, non è permesso frequentare la figlia di un carcerato. Ma Olga lo osserva dalla finestra credendolo ammalato.
Franco si trasferisce in un’altra città. Nessuno dovrà sapere che loro sono innamorati.
Lui ritornerà e saranno nuovamente felici e insieme.

Caro Franco, sono due giorni che non vieni più sotto le scale, ma cosa ti è successo? Tua mamma dice sempre che non ci sei, ma io lo so che ti tengono chiuso in camera, perché ti vedo dalla finestrella in bagno. Solo perché lui è in prigione ora pensano tutti che anch'io sia cattiva, ma non è possibile, perché non ce l'ho di sicuro il suo sangue...Visto che sono femmina, ho soltanto quello della mamma. Te lo giuro.

La scoperta di un mondo carico di problemi.
Il fratello si droga e muore di “aiz”, la malattia che per Olga mangia il sangue nelle vene.
Si droga per superare le avversità e quando lo fa è come se sognasse, ma quando l’effetto finisce ritorna ancora più triste e aggressivo.

La droga mangia il tuo sangue piano piano finché tutto muore, prima un dito e poi anche le parti più grosse, come la pancia.
Forse l'aiz è una cosa nera, come le strisce intorno agli occhi di mio fratello. Nella mia casa ci siamo io e la mamma, più mio padre che è in prigione, meno mio fratello che è morto.

Il pressapochismo e la falsità.
Il funerale del fratello è una farsa. Sono tutti vestiti di nero, la chiesa è fredda e buia,
nessuno si accorge che la bambina indossa un cappottino rosso con le api e si allontana verso il caldo di casa.

Infatti l'Ugo dice che come ti vesti sei, e quelli erano tutti neri, con la giacca nera e il maglione nero e la gonna o i pantaloni neri e le calze nere e le scarpe nere e la borsa nera. C'erano anche dei brutti cani neri e delle brutte signore col cappello nero.
Io avevo il cappottino rosso con le api.

Il tradimento e la colpa.
Olga incontra una giovane donna che per amore fa l’amante e soffre ripetutamente provando rimpianto.

Poi mi sono seduta su una panchetta. Vicino a me, con le mani sulla faccia, c'era una ragazza  che piangeva proprio da disperata, diceva tante volte Gesù.
Infatti lei ha cominciato a dire che aveva fatto una cosa bruttissima e mi ha raccontato.

La fragilità e la vecchiaia.
Olga non riconosce la madre stanca e affaticata, ma parla di una signora brutta e dal colorito biancastro che ha preso il posto della madre, occupandone il suo letto.

Sul letto della mamma, quando sono rientrata con le erbacce in mano, c'era una signora sdraiata, con gli occhi chiusi...aveva gli stessi occhi della mamma, la stessa pelle morbida, ma come succhiata dalla bocca...La mamma non c'era. Mi aveva lasciato lì, con quella signora bianca, che continuava a dormire nel lenzuolo, come una farfalla prima di diventare farfalla.

Infine, la consapevolezza della propria maturazione.
Questa si esprime attraverso la dichiarazione di intenti in cui Olga si considera pronta ad uscire dal libro.

Allora mi ha detto su, coraggio. Dal dentista aprivo la bocca, ma qui non bastava. Ho messo prima un piede poi l'altro. E sono uscita dal libro.

 

Il libro

Olga, romanzo di Chiara Zocchi

1° edizione 1996, pubblicato da Garzanti Libri nella collana Gli elefanti.
Premio Fiuggi, premio Rapallo per l'opera prima, fu tradotto in nove lingue.


Iscriviti alla Newsletter
Leggi le nostre Politiche sulla Privacy








Leggi anche:


Collabora!

Vuoi pubblicare un articolo o una recensione?
  Scopri come collaborare con noi


Condividi questa pagina



I nostri blogger


Rosario Frasca
VAI AL BLOG

Elio Ria
VAI AL BLOG

Anna Stella Scerbo
VAI AL BLOG

Rosella Rapa
VAI AL BLOG



TORNA SU
www.letteratour.it