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Un problema per chi scrive, e quindi per chi
legge, è il rapporto fra parola e immagine. Spesso quando leggiamo
costruiamo nella nostra mente le immagini che sono suggerite dal testo,
oppure guardando un'immagine cerchiamo la didascalia che la arricchisce
di informazioni. Tuttavia a volte le parole e le immagini collaborano
fra di loro per la migliore comprensione del testo, altre volte vanno
l'una contro l'altra, o si ignorano. Prima di tutto esaminiamo le caratteristiche dell'enunciato verbale. Esso può esprimere un concetto astratto o descrivere una situazione concreta. "Ma che cos'era la felicità? Era stata felice? Una strana parola, quella che gli uomini avevano coniato, e che in tre sillabe esprimeva il sommario di una vita intera." (Vita Sackville-West, Ogni passione spenta) Questa è una frase astratta. Leggendola non si forma nessuna immagine nella nostra mente, anche se il significato ci è ben chiaro. "Quella lampadina non illuminava quasi più, tanto era polverosa; e allora lei montò in ginocchio sul cassettone, e la svitò. Poi, per pulirla, ci sputò su varie volte, stropicciandola con la sua sottoveste." (Elsa Morante, L'isola di Arturo) Questa frase ci fa vedere la vecchia lampadina, e la donna che la pulisce. "Appié dei passi della sera va un'acqua chiara colore dell'uliva, e giunge al breve fuoco smemorato. Nel fumo ora odo grilli e rane, dove tenere tremano erbe." (Giuseppe Ungaretti, Sera) In questa poesia vediamo immagini e colori, sentiamo suoni e perfino odori. Ecco dunque che un enunciato verbale può esprimere concetti astratti, suoni e odori, narrare sequenze ed eventi, descrivere movimenti e tendenze, immagini, sensazioni tattili, stati d'animo. Il linguaggio verbale evoca altri linguaggi non verbali. Alcuni possono essere visualizzati, altri no. Ed ora vediamo le caratteristiche delle immagini. Da una parte posseggono una grande immediatezza, si "vedono" senza bisogno di saperle "leggere", quindi vanno al di là di lingue e culture. Dall'altra però posseggono una forte dose di ambiguità, perché si prestano ad essere interpretate in modi diversi o, pur mostrando figure riconoscibili (un uomo, un cane, un albero), rimangono mute sul perché di quelle figure (che cosa fa l'uomo? E il cane? E perché c'è l'albero?). Inoltre alcune immagini sono di comprensione immediata e pressoché universale, altre invece prevedono che chi le guarda possegga una certa cultura, fino ad arrivare ad immagini che sono comprensibili solo agli specialisti. La raffigurazione di un pesce di profilo è comprensibile a tutti, una mappa topografica presume una certa abitudine a consultare mappe, un ecocardiogramma è comprensibile solo al medico specialista. Mao diceva che un'immagine vale più
di mille parole. Ma anche una parola vale più di mille immagini.
Spesso però parole e immagini hanno significati ambigui. La parola
"barbone" indica un vagabondo o un cane. L'immagine di un gatto
può raffigurare sia l'animale domestico sia una divinità
egizia. Gli enunciati che non possono essere visualizzati devono essere tradotti in immagini mentali, in metafore, in simboli, in rappresentazioni convenzionali. I miti e i testi sacri, poiché devono esprimere realtà astratte e metafisiche in modo semplice e comprensibile ai più, ricorrono spesso a potenti immagini mentali.
Pensiamo al vangelo cristiano con il buon pastore, l'acqua trasformata in vino, i lavoratori della vigna, i pani e i pesci. O a Prometeo incatenato con l'aquila che gli mangia il fegato. O allo yin e yang rappresentati come una montagna con una parte al sole e l'altra in ombra. Tutte queste immagini hanno prodotto una vastissima
iconografia. Per visualizzare una frase dobbiamo quindi
formarci l'immagine mentale di quella frase, e poi rappresentarla. L'immagine
può limitarsi a rinforzare la stessa informazione contenuta nella
frase, oppure può aggiungere informazioni rispetto alla frase.
Se scrivo "un pianoforte" l'immagine mi farà capire se
è verticale o a coda. Una immagine può essere spiegata con
le parole in modi diversi. Il più diretto è la descrizione
acritica di ciò che si vede. E' ciò che fa un poliziotto
con il suo verbale del luogo del delitto. Oppure si può decifrare
un oggetto misterioso. E' quanto fa l'archeologo, che interpreta un oggetto
come "lampada votiva etrusca del quinto secolo a. C.".
Le nuove tecnologie informative Anche se possiamo visualizzare e verbalizzare solo con il nostro corpo, con parole e gesti, oggi il computer multimediale è lo strumento più potente che abbiamo a disposizione per visualizzare e verbalizzare anche a distanza e ad un gran numero di persone. Con gli stessi programmi, sullo stesso monitor, possiamo gestire rapidamente parole e immagini, suoni e sequenze animate. Anche se non sappiamo disegnare o fotografare possiamo produrre immagini di buon livello. Gli ipertesti ci permettono di strutturare le nostre informazioni, di creare menu che ne visualizzano l'organizzazione gerarchica, di saltare da una parte all'altra come se volassimo sopra un testo, abbassandoci a cogliere le informazioni che ci interessano. Le mappe informative visualizzano queste strutture. Quando si usano le immagini in rete, bisogna fare attenzione però al loro peso, e cioè a quanta memoria impegnano, altrimenti ci vuole troppo tempo per trasmetterle da un computer all'altro, sia se le alleghiamo ad una e-mail, sia se le inseriamo in una pagina web. Ricordiamo che una immagine non dovrebbe superare i 50 kb, mentre un solo fotogramma di un normalissimo video "pesa" un mega e mezzo! Quindi dobbiamo usare immagini non molto grandi (7-8 cm), in formati compressi (gif o jpg). Per finire, un link interessante sulla visualizzazione del web è l'"Atlante del Cyberspazio": http://www.museoscienza.org/museovr/cybergeography/default.htm |
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