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di Marco Porta
Diceva Mafalda, la bambina terribile dei fumetti di Quino, che nel mondo abbondano i problemologi e scarseggiano i soluzionologi. Di questi ultimi hanno bisogno soprattutto genitori ed educatori, per aiutare i giovani a non smarrirsi nella valle oscura della disperata “solitudine dei numeri primi” descritta un paio d’anni fa da Paolo Giordano. Forse Alessandro D’Avenia non aveva intenzione di contrapporsi con il proprio esordio narrativo al best-seller di Giordano, ma basta confrontare le copertine dei due romanzi per rendersi conto che la scelta editoriale di Mondadori va in questa direzione. Il romanzo di D’Avenia può irritare i problemologi, tendenzialmente giordaniani, e confortare i soluzionologi, soprattutto quelli impegnati sul fronte dell’emergenza educativa, ai quali D’Avenia ama ricordare le parole di George Steiner: «Se esiste una malattia cronica, che dovrebbe colpire ogni insegnante, è proprio la speranza».
A questo punto l’educatore gioca un ruolo determinante, ma estremamente
delicato, perché
l’adolescente rifiuta l’autorità, vuol fare di testa
sua, non tollera intromissioni nella propria intimità. Come
possono, genitori e insegnanti, aprire l’ostrica/cuore dell’adolescente
per instaurare un efficace dialogo
educativo? Qualcuno vorrebbe forse cercare ispirazione nei metodi supercalifragilistichespiralidosi
della tata
Mary Poppins o nelle arti magiche di Albus Silente e Minerva McGranitt.
D’Avenia, che già da qualche anno Ad aprire l’ostrica/cuore di Leo ci riesce infatti il prof. Sognatore, un supplente di filosofia che non si scandalizza per le parolacce, gli sfoghi e le provocazioni di Leo e che sa fargli scoprire che c’è abbastanza magia nella letteratura, nella filosofia, nella musica, nell’arte, nella matematica e persino nella geografia per imparare a trasformare i sogni in realtà. Grazie all’aiuto del Prof. Sognatore (ma anche a quello di due bravi genitori) Leo impara che i sogni si realizzano solo se non si scappa davanti alle prove della vita ma le si affronta con coraggio. Sul campo di calcetto e nelle corse in motorino Leo si batte come un leone, ma prove ben più ardue lo attendono. Beatrice, la ragazza dai capelli rossi di cui si è innamorato, si ammala di leucemia. Accanto a lei il giovane leone impara che l’amore s’intreccia con il dolore e che è rosso come il sangue che dona alla ragazza ammalata. Poi un po’ alla volta Leo si accorge dell’amore di Silvia, la Fata turchina che con affetto e fortezza lo tira fuori da tanti guai, che è capace di dargli dello stupido con il tono giusto, ma è sempre pronta ad aiutarlo e a comprenderlo. Anche Silvia deve purificare il suo cuore dagli inganni dell’amore possessivo. Alla fine i due giovani imparano che l’amore è soprattutto dono di sé, un dono che giunge a maturazione nel reciproco perdono. Al termine della lettura si desidera sinceramente ringraziare il Prof. Sognatore/D’Avenia per le sue simpatiche e intelligenti lezioni, e augurargli che la sua fatica letteraria si scuota presto di dosso le critiche frettolose provocate da una poco azzeccata campagna di marketing. |
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