| i nostri sponsor |
|
||||||
|
La malattia è un tema così diffuso in letteratura che se ne può parlare come di un vero e proprio topos letterario. Esso può essere presente in vari modi in un testo: può essere malattia di alcuni personaggi o malattia di un'intera collettività, può essere malattia corporale o morale, può avere un valore proprio, diciamo "casuale", o, più spesso, un valore simbolico. In passato, la malattia era vissuta dagli uomini come una
punizione inflitta dalle divinità. In epoca moderna il tema della malattia diventa ancora
più significativo. Nel XIX secolo e durante i primi decenni del
XX secolo, è soprattutto la tubercolosi che si carica di significati
metaforici in letteratura. Questo perché è una malattia
di cui si scoprì la causa solo molto tardi: una malattia, quindi,
facilmente collegabile ad un significato secondo. A fianco della tubercolosi
si trovano, più tardi, le malattie mentali e il cancro; recentemente
anche l'AIDS. Sono molti gli autori moderni legati al tema della malattia. Ne diamo qui di seguito una breve lista: Alessandro Manzoni Nei Promessi sposi vi sono tre capitoli dedicati
alla peste del 1600. Qui, la malattia che distrugge l'ordine e la vita
dell'intera città di Milano è metafora dell'irrazionalità,
del guazzabuglio, del cattivo governo. Thomas Mann E' sopratutto nel romanzo La
Montagna incantata che si svolge il tema della malattia. Qui,
essa diventa un elemento che separa dal mondo della produttività,
del lavoro, della guerra, e che permette una riflessione filosofico-esistenziale
sulla condizione umana e la maturazione dell'individuo. Kafka Tema importante sopratutto al livello biografico: Kafka annota continuamente riflessioni sul legame tra la propria malattia (la tubercolosi) e il suo rapporto difficile con il padre e la fidanzata. In questo caso, la malattia è espressamente interpretata come la conseguenza e il simbolo delle condizioni interiori: sensazione di fallimento generale e desiderio di sentirsi integrato in famiglia e accettato dall'autorità paterna. Questi due elementi si ritrovano come costanti in tutta la sua produzione letteraria, dal Processo al Castello, dalla Metamorfosi alle novelle. Pirandello Oltre alla tisi, malattia frequente e simbolo
di una personalità diversa da quella del borghese,
in Pirandello è importante anche il tema della follia,
sviluppato sia nei romanzi che nelle novelle più sperimentali.
L'uomo in bilico tra il razionale e l'irrazionale, l'oggettività
del reale contro la soggettività del ricordo e del sogno, l'integrità
del mondo oggettuale contro lo spezzettamento dell'io sono tra
gli aspetti pirandelliani più moderni che indicano il
disagio dell'uomo razionale di fronte allo sfaccettamento e all'insicurezza
di base della società moderna. Italo Svevo Più che di vera e propria malattia si tratta qui di senilità o inettitudine generale. I personaggi di Svevo sono diversi dagli altri perché individui sostanzialmente fallimentari. Nella Coscienza di Zeno, l'opposizione tra malattia e salute si basa sull'opposizione tra l'inettitudine e la sicurezza, dove le persone "in salute" sono quelle sicure di sé, forti, decise e fiduciose nella vita. Ma siccome l'attività e la sicurezza nel mondo non sono mai duraturi, la malattia appare alla fine come l'unico vero stato dell'intera società. «Io sto analizzando la salute [di Augusta], ma non ci riesco perché m'accorgo che, analizzandola, la converto in malattia. E scrivendone, comincio a dubitare se quella salute non avesse avuto bisogno di cura o d'istruzione per guarire» (cap. 6) Marcel Proust La malattia in Proust è, la maggior parte delle volte, causa di un isolamento dal resto dell'umanità, e quindi della vita normale della produttività. Questo tema si svolge fin dall'inizio della Recherche attraverso la figura della zia del protagonista, Léonie, la quale sta sempre rinchiusa nella propria camera. Jean-Paul Sartre La malattia sartriana è La Nausea dell'uomo moderno, il quale scopre la "contingenza" dell'esistenza, cioè la sua ingiustificabilità, la sua irrazionalità. È nausea di fronte alla gratuità della vita, all'inutilità dell'uomo, alle modalità esistenziali fasulle della società borghese, retta sul lavoro, la produttività, il ricordo, la famiglia, il potere e i beni materiali (le proprietà). «L'essenziale è la contingenza. Voglio dire che, per definizione, l'esistenza non è necessità. Esistere è esserci, molto semplicemente [...]. ...ecco la nausea; ecco quello che i Salauds [i borghesi] - quelli del Coteau Vert e gli altri - tentano di nascondere con la loro idea di diritto. Ma che povera bugia: nessuno ha alcun diritto; essi sono interamente gratuiti, come gli altri uomini, non riescono a non sentirsi di troppo» Albert Camus La Peste di Camus è un esempio moderno di ripresa di un tema antico, quello della malattia collettiva che investe un'intera città. In questo romanzo la malattia è metafora della guerra (guerre mondiali e guerre civili che devastano il mondo intero nella prima metà del Novecento), con tutto ciò che provoca: isolamento, allontanamento dai cari, problema della scelta tra impegno sociale e necessità individuali, tema della morte e dell'esilio. «Alcuni di loro, come Rambert, arrivavano perfino a credere, lo si vedeva, che agivano ancora da uomini liberi, che potevano ancora scegliere. Ma, di fatto, si poteva dire a quel punto, in pieno agosto, che la peste aveva ricoperto tutto. Allora non c'erano più destini individuali, ma una storia collettiva che era la peste e dei sentimenti condivisi da tutti» (inizio parte III) La
Coscienza di Zeno: sanità e malattia: un interessante articolo
sul capolavoro di Italo Svevo.
|
|