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Letteratura e... Easter Eggs

di Eloise Lonobile

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In occasione della Pasqua mi è venuto da pensare a una cosa che a me, amante dei giochi e della tecnologia oltre che dei libri e della letteratura, ha sempre affascinato: gli Easter Eggs. No, non si tratta dell'uovo di cioccolato, né dell'uovo di gallina che un tempo veniva decorato. L'Easter Egg tuttavia è una cosa altrettanto divertente. Cito da Wikipedia:

Un easter egg (in italiano, letteralmente, uovo di Pasqua) in informatica è un contenuto, di solito di natura faceta o bizzarra e innocuo, che i progettisti o gli sviluppatori di un prodotto, specialmente software, nascondono nel prodotto stesso.
L'espressione rievoca la caccia all'Uovo di Pasqua tradizionalmente svolte in alcuni paesi nel periodo pasquale.
Un esempio celebre sono i frammenti di videogiochi attivabili con determinate pressioni di tasti in molte versioni di Microsoft Excel o altri prodotti Office, ma è utilizzato anche in altri ambiti, indicando contenuti nascosti all'interno di libri, film o episodi di serie televisive e soprattutto videogiochi.

La caratteristica principale dell'Easter Egg è che non ha nulla a che fare con il prodotto stesso in cui si trova, è un "di più", che non provoca nessun danno (non è un virus né un "trojan") ma aggiunge solo un contenuto.

Da Adventure... in poi

Il primo Easter Egg riconosciuto come tale si trova nel primo videogioco avventura/azione della storia, "Adventure" (Atari, 1979). Siamo agli albori dei videogame, un periodo che ha visto la nascita di un settore che oggi è ampiamente diffuso ma all'epoca metteva i primi mattoni, poneva le basi di un vero e proprio genere. In "Adventure", l'obiettivo del gioco era trovare un calice incantato attraverso una mappa contenente castelli, labirinti e stanze.

In quel periodo la Atari non riconosceva la paternità dei suoi giochi ai loro autori. I nomi dei programmatori non comparivano mai da nessuna parte. Lo sviluppatore Warren Robinett decise perciò di inserire nel gioco un messaggio segreto che lo indicasse come autore. Con 1 milione di copie venduto, l'Easter Egg fu scoperto solo qualche mese dopo il licenziamento di Robinett da un giovane giocatore nord americano: nascosto all'interno di un muro di uno dei labirinti del gioco, si trova un punto trasparente (1 "pixel" divenuto poi noto come gray dot) dello stesso colore del muro del labirinto, che per puro caso il giocatore oltrepassò, entrando in una "camera segreta" dove si può leggere la scritta "Created by Warren Robinett".

Da allora gli Easter Eggs si sono diffusi sempre di più come contenuto nascosto, divertente e puramente fine a se stesso, arrivando a conquistare non solo il mondo dei software ma anche quello del cinema e dei cartoni. Alcuni esempi:

  • Android: cliccando ripetutamente sulla scritta Versione presente nel menù Impostazioni sotto Info sul Telefono, uscirà un Androide e dopo partirà un breve filmato.
  • Google Search: digitando "<blink>" tutte le parole "blink" inizieranno a lampeggiare; digitando invece la dicitura "do a barrel roll" la schermata ruoterà di 360 gradi.
  • Pixar: in tutti i film della produzione appare il furgoncino del PizzaPlanet, la scritta A113,un Topolino nascosto e il famoso furgone del "Pizza Planet", quest'ultimo in onore del loro primo film "Toy - Story" ,nonché altri riferimenti ad altri film sempre della Pixar).
  • Frozen: Nel giorno dell'incoronazione, si possono notare Rapunzel ed Eugenie.

C'è un film in particolare che fa man bassa di questo genere di contenuto, e ne fa anche il punto focale di tutta la trama: Ready Player One. Film di fantascienza del 2018, Ready Player One è tratto dal romanzo omonimo di Ernest Cline, in cui il regista Steven Spielberg ha voluto omaggiare la cultura pop degli anni '80: una vera manna per i nerd. Mentre infatti il protagonista e i suoi amici devono combattere per preservare il miglior gioco di sempre (la vita reale?) dalle grinfie di potenti multinazionali, cercando di scoprire gli enigmi nascosti dall'autore prima di morire e ottenerne così diritti e proprietà, noi spettatori veniamo letteralmente proiettati in un universo dove citazioni e richiami si mescolano fino a fare del film una vera e propria opera post-moderna nella forma, ma estremamente nostalgica nella sostanza.

Per un elenco completo (con un grosso interrogativo...) degli Easter Eggs presenti nel film

Ipertestualità e metanarratività

In realtà gli Easter Eggs sono sempre esistiti, anche in letteratura. Le librerie abbondano di testi, soprattutto quelli più colti, dove i richiami ad altre opere precedenti sono numerosi, a volte persino fondamentali. Per fare un esempio basti pensare all'Ulisse di James Joyce: esplicitamente basato sulla rielaborazione in chiave moderna di testi classici (Omero), vi si mescolano non solo struttura e tematiche riprese da questi, ma anche un'infinità di altri riferimenti culturali ad autori che hanno costituito un riferimento imprescindibile per l'autore, uno tra tutti Shakespeare, oppure alla cultura popolare.

Testi del genere hanno la capacità di regalarci se stessi, e anche altro, proprio come le uova di Pasqua con la sorpresa dentro. Sono testi inclusivi, che creano continuamente giochi di rimandi e richiami culturali, e pertanto si possono definire ipertestuali. Spesso più testi e anche più generi confluiscono in una stessa narrazione, e il gioco narrativo diventa quindi anche e soprattutto un gioco intellettuale di racconto di sé: è una letteratura che guarda se stessa e i propri modi in uno specchio multiplo, fatto di rimandi continui, riflessi distorti, proiezioni, quasi in stile barocco, ma arricchito di una consapevolezza in più, una consapevolezza moderna: la metanarratività.

Cos'è la metanarratività? E' Roman Jakobson che ne introduce il concetto in ambito linguistico: il linguaggio è metalinguistico, nel senso che è capace di parlare del linguaggio stesso e delle sue regole. Allo stesso modo, la letteratura è metanarrativa quando è capace di rendere cosciente il lettore della sua natura artificiale, del fatto che la sua storia è raccontata, quindi un'opera volontariamente costruita intorno alla sua natura fittizia.

Tutti gli elementi propri a un ipertesto, le citazioni, i rimandi culturali, ecc, sono quindi elementi che ne esaltano la funzione matanarrativa, e perciò capaci di arricchire il testo di un doppio valore: quello della storia (primo grado di narrazione), e quello delle citazioni (secondo grado di narrazione).

Alcuni testi particolarmente interessanti da questo punto di vista sono:

  • Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, di Carlo Emilio Gadda (1946): un testo difficile, complesso, che si basa su un uso particolare del linguaggio, tra virtuosismo linguistico e sintattico, con più livelli di scrittura, che vuole rappresentare la complessità del reale;
  • Se una notte di inverno un viaggiatore, di Italo Calvino (1979): è la storia di un Lettore che tenta di leggere un libro ma viene continuamente interrotto da tutta una serie di eventi non dipendenti da lui e costretto a intraprendere la lettura di un altro libro - una meravigliosa riflessione sull'incapacità per l'arte di rappresentare la realtà, in cui Calvino è costretto a "scrivere l'inizio di dieci romanzi d'autore immaginari", dove i rimandi intertestuali sono quindi anch'essi puramente fittizi;
  • L’arcobaleno della gravità, di Thomas Pynchon (1973): un romanzo con una trama lunghissima, molto densa ed estremamente sfilacciata, spaziando su tematiche ampissime che stordiscono il lettore e lo rendono incapace di immedesimazione.

Ecco, assieme agli informatici, che in un certo senso di linguaggio si occupano anche loro, possiamo dire che il pastiche, l'ipertesto, il testo post-moderno, il testo metanarrativo, sono tutti a modo loro espressione di un gusto particolare... per l'Easter Egg, la sorpresa dentro l'uovo. A questo punto non ci resta che augurare a tutti di saper giocare, come lettori, con testi del genere che del gioco narrativo fanno il loro tema dominante, ed essere pertanto capaci di fare una buona caccia... alla citazione, al rimando, alla sorpresa nel testo.

Buona Pasqua a tutti! 

 


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