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ARTICOLO

Jean-Paul Sartre
La nausea (1938)

di Eloise Lonobile

Nella categoria: HOME | Analisi testuali

Appoggio la mia mano sulla panchina, ma la ritiro subito: essa esiste. Questa cosa sulla quale sono seduto, sulla quale appoggiavo la mano si chiama una panchina. L'hanno fatta apposta perché ci si possa sedere, hanno preso del cuoio, delle molle, della stoffa, si sono messi al lavoro, con l'idea di fare una sedia e quando hanno finito era questo che avevano fatto. L'hanno portata qui, in questa scatola, e ora la scatola viaggia e sballotta, con i suoi vetri tremolanti, e porta nei suoi fianchi questa cosa rossa. Mormoro: è una panchina, un po' come un esorcismo. Ma la parola mi rimane sulle labbra: rifiuta di andarsi a posare sulla cosa. Essa rimane quello che è, con la sua peluria rossa, migliaia di zampette rosse, all'aria, diritte, zampette morte. Questo enorme ventre girato all'aria, sanguinante, sballottato - rigonfio con tutte le sue zampe morte, ventre che galleggia in questa scatola, in questo cielo grigio, non è una panchina. Potrebbe benissimo essere un asino morto, per esempio, sballottato nell'acqua e che galleggia alla deriva, il ventre all'aria in un grande fiume grigio, un fiume da inondazione; e io sarei seduto sul ventre dell'asino e i miei piedi bagnerebbero nell'acqua chiara.

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Analisi testuale

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Titolo:

La Nausea è un titolo che definisce una cosa, una sensazione particolare: è un malessere fisico al contempo circoscritto (nausea da mal di stomaco) e vago, indefinito (nausea come malessere generale). un malessere fisico che si accompagna anche di un preciso stato d'animo, fatto di noia, di mollezza, di disgusto per ogni cosa. Come titolo ha un che di repulsivo; esso prepara il lettore a sentir parlare di un malessere, ma anche, forse, a provare egli stesso nausea. Ovviamente non si sa di che cosa è nausea, perché può essere nausea di tutto.

Narrazione:

Il racconto si svolge alla prima persona: il protagonista corrisponde al narratore. Questa scelta sembra legarsi bene al soggetto del titolo: la nausea è una sensazione di malessere che non si vede oggettivamente, ma si sente soggettivamente, e nessuno meglio di un IO narrante può quindi raccontarla.

Personaggi:

Se ci si riferisce soltanto a questo passo del romanzo, sulla "scena" appare soltanto il protagonista. Ma in realtà, per come si svolge la narrazione, i personaggi sono sostanzialmente tre: il protagonista narrante, la panchina (oggetto che prende vita agli occhi del protagonista) e un non meglio definito soggetto alla terza persona plurale (hanno fatto, hanno preso, si sono messi, hanno finito).

Campi semantici:

  • I colori: la panchina è una cosa rossa, con zampette rosse, come un ventre sanguinante (quindi rosso); il cielo è grigio; il fiume è grigio; l'acqua è chiara. Predomina quindi il colore acceso del rosso su uno sfondo incolore, quasi in bianco e nero.
  • Sensazioni tattili: la panchina non può essere toccata con la mano perché dà la sensazione di esistere. A starci sopra si sente il cuoio, si sentono le molle, si sente la stoffa, si sentono anche le mille zampette della sua peluria. I piedi, invece, bagnano nell'acqua.
  • Il movimento: la mano che si ritira prontamente dal toccare la panchina, la scatola (il pullman) che viaggia e sballotta, i vetri tremolanti, il ventre che sballotta e galleggia, l'asino morto che sballotta e galleggia alla deriva, l'immagine dell'inondazione. Tutto il movimento di questo passo accentua l'idea della nausea che prende quando si è sballottati a destra e a sinistra, per esempio in automobile.
  • Il rifiuto: il rifiuto della mano di posarsi sulla panchina, che equivale al rifiuto della parola di posarsi sulla cosa, quindi di nominarla.

Similitudini e metafore:

Il pullman è una scatola che viaggia e sballotta con dei fianchi enormi e tremolanti; la strada è un grande fiume grigio da inondazione. La panchina del pullman subisce numerose trasformazioni: è un animale repellente, col ventre squarciato e migliaia di zampette morte all'aria; è un ventre che galleggia nella scatola; è un asino morto che va alla deriva su un enorme fiume da inondazione. La parola, l'atto di nominare le cose, diventa sinonimo di esorcismo.

Osservazioni conclusive:

  • La sensazione di nausea che permea tutto il romanzo, e in particolare questo passo, si esplica in un universo spaccato in due: da un lato la scatola chiusa, il mondo ristretto dell'IO, fatto di oggetti animati di vita propria e non riconoscibili; dall'altro il mondo esterno, popolato da un gruppo compatto di uomini sentiti come ostili e nemici, altrettanto irriconoscibili. Tutto il romanzo si svolge infatti sull'impossibilità di una conciliazione tra l'IO e GLI ALTRI.
  • La nausea è dunque una sensazione provata soltanto dall'IO che si trova di fronte ad un mondo di oggetti che hanno perso la loro naturalezza, la loro banalità di mere cose, e che, su uno sfondo vago e incolore, si stagliano quasi aggressivamente (vedi la predominanza del rosso, colore che disturba e si associa al l'idea del sangue). Il mondo oggettuale si anima e rifiuta di essere nominato dall'uomo, etichettato dalla parola. Questa crisi della parola è reso nella narrazione attraverso un attento processo di straniamento che si avvale di figure retoriche quali la metafora e la similitudine, sulla scia dello straniamento promosso dai Surrealisti o, prima ancora, da Kafka (vedi La Metamorfosi).
  • La crisi della parola diventa il processo complementare di una profonda crisi d'identità dell'IO, che trovandosi da solo in un mondo che appare diverso e, finalmente, più vero, deve cercare nuove coordinate per poter continuare a pensarsi come un soggetto che esiste. per questo che la nausea di questo romanzo diventa il simbolo del malessere moderno, di quel malessere provato all'inizio del XX secolo da tutta una generazione in Europa, un malessere non bene definito ma sicuramente vicino a una crisi d'identità soggettiva in un mondo fatto di oggetti sentiti come estranei, e retti da leggi umane non interiorizzate.

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