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Emile Zola
Germinale

di Eloise Lonobile

Nella categoria: HOME | Analisi testuali

Nella rasa pianura, sotto la notte senza stelle, scura e spessa come l'inchiostro, un uomo solo seguiva lo stradone che andava da Marchienne a Montsou, dieci chilometri di selciato diritto che tagliava un campo di barbabietole. Davanti a sé, non vedeva neanche la terra nera, e soltanto i soffi del vento di marzo, dalle raffiche ampie come in pieno mare, gelide per aver spazzato intere leghe di paludi e terre nude, gli dava la sensazione dell'immenso orizzonte piatto. Nessuna ombra di albero si stagliava sul cielo, il selciato si stendeva con la precisione di una gettata, in mezzo all'oscurità accecante delle tenebre.
L'uomo era partito da Marchienne verso le due. Camminava a passi ampi, tremando sotto il cotone sottile della sua giacca e del suo pantalone di velluto. Un pacchettino, annodato in un fazzoletto a quadri, gli dava molto fastidio; e lo stringeva contro i suoi fianchi, talvolta con un gomito, talaltra con l'altro, per far scivolare in fondo alle tasche entrambe le mani, delle mani rosse che le lamine del vento facevano sanguinare. Un'unica idea occupava la sua testa vuota di operaio senza lavoro e senza alloggio, la speranza che il freddo sarebbe stato meno intenso dopo il sorgere del giorno. Da un'ora camminava così, quando sulla sinistra, a due chilometri da Montsou, scorse dei fuochi rossi, tre bracieri brucianti all'aria aperta, e come sospesi. Inizialmente esitò, preso dalla paura; poi, non poté resistere al bisogno doloroso di scaldarsi un po' le mani.

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Analisi testuale

Titolo:

"Germinal" è il termine che in francese designa ciò che è relativo alla germinazione. Quando, dopo il 1789, i rivoluzionari abbatterono la Monarchia per instaurare la prima Repubblica francese, decisero di sostituire il vecchio calendario istituzionale con un nuovo calendario che seguisse il ritmo naturale della successione del tempo. Il settimo mese, che cadeva tra marzo e aprile, venne chiamato "germinale" proprio perché era il mese in cui la natura germogliava. L'inizio della vicenda comincia proprio in questo periodo dell'anno; si parla, infatti, del «vento di marzo» (par. 1).
Questo termine è dunque legato da un lato all'idea della rivoluzione sociale, dall'altro a quella della rinascita, della vita, del ciclo continuo della natura, della speranza. Tuttavia, richiamandosi ad una rivoluzione che destò molte aspettative ma che si concluse con un grande fallimento per le classi popolari, l'idea di speranza che è implicito in questo titolo si accompagna anche ad un sentimento di perdita, di illusione.

Struttura e tipologia:

Il passo rappresenta l'inizio del romanzo; è composto da due paragrafi ed è di natura descrittiva. Il primo paragrafo è la descrizione di un paesaggio; il secondo si concentra sul personaggio. Il narratore è esterno alla vicenda e parla alla terza persona.

Lo spazio:

Quello che è descritto è uno spazio che si caratterizza soprattutto per la sua orizzontalità: siamo in una «rasa pianura», davanti a «dieci chilometri di selciato diritto» attorniato solamente da «un campo di barbabietole». Tutto concorre a dare all'uomo «la sensazione dell'immenso orizzonte piatto» in cui si trova, e perciò a dare l'idea di uno spazio sconfinato e quasi surreale. La sola unità di grandezza a cui si fa riferimento è il chilometro («dieci chilometri di selciato diritto» - par. 1; «a due chilometri da Montsou» - par. 2) e questo accentua l'idea della grandezza del luogo, tenuto conto che il personaggio è appiedato.

Campi semantici principali:

  • L'immensità del paesaggio: oltre agli elementi già individuati (la pianura rasa, i chilometri, l'«immenso orizzonte piatto», ecc.), a dare l'idea dello spazio sconfinato concorrono anche altri elementi, e soprattutto la descrizione del forte vento, «dalle raffiche ampie come in pieno mare», che ha spazzato «intere leghe di paludi e terre nude».
  • La nudità: la pianura è rasa, le paludi e le terre sono nude, sul cielo non si staglia nessuna ombra di albero; persino la notte è senza stelle. L'idea della nudità del paesaggio accentua l'idea della sua immensità.
  • La povertà: per quanto riguarda il paesaggio, povertà e nudità sono la stessa cosa; da notare che i campi che lo compongono sono campi di barbabietole, un alimento povero. Ma l'idea della povertà insita nel paesaggio si ritrova anche nel personaggio: egli trema «sotto il cotone sottile della sua giacca» ed è un operaio «senza lavoro e senza alloggio».
  • Il freddo: le raffiche di vento gelide, i brividi dell'uomo sotto il cotone, le mani rosse che il vento fa sanguinare, la speranza che il freddo diminuisca, il «bisogno doloroso di scaldarsi un po' le mani».
  • L'oscurità: la «notte senza stelle, scura e spessa come l'inchiostro», l'impossibilità di vedere «la terra nera», «l'oscurità accecante delle tenebre»; persino l'assenza di ombre degli alberi. Gli unici colori che appaiono in questo paesaggio nero è il rosso dei tre bracieri.

Osservazioni conclusive:

  •   L'inizio del romanzo si apre con una descrizione desolante, che mostra un personaggio in balia di un paesaggio vuoto e ostile. Da questi due paragrafi introduttivi emerge una visione della condizione dell'uomo assai pessimista. Se è vero che il periodo dell'anno in cui ci troviamo è la primavera (il mese "germinale"), la natura non è però affatto ridente e dolce, o il clima più mite. Il paesaggio assomiglia piuttosto ad un paesaggio dantesco, pauroso e negativo. Questa descrizione sembra essere una metafora della condizione dell'uomo, che deve affrontare l'ostilità del mondo.
  • La desolazione, il vuoto, l'oscurità e il freddo, che caratterizzano il paesaggio, sono tutti elementi che richiamano l'idea della morte. L'unico essere vivente a trovarsi in questo ambiente ostile è l'uomo, che riesce a sopportare la propria condizione solamente perché sorretto dalla speranza miserevole di avere meno freddo all'alba, cioè nel momento in cui uscirà da quella notte che sembra eterna. La sua speranza è accentuata dalla visione dei tre bracieri, anche se lo riempie di paura. La decisione di dirigersi finalmente verso i bracieri riflette il bisogno di pensare alla propria sopravvivenza: l'uomo si vuole allontanare dalla pianura funesta per avvicinarsi alla vita, al calore, alla luce.
  • Un tema molto evidente nel romanzo, che emerge fin dall'inizio, è quello del problema sociale della lotta di classe, problema che ha sempre preoccupato Zola. Già il titolo si richiama esplicitamente ad una delle rivoluzioni politiche e sociali più importanti della storia, la rivoluzione francese del 1789, ma questo tema è ripreso anche da altri elementi nel testo. Del personaggio descritto nel secondo paragrafo ci viene detto molto poco, se non per sottolineare la sua condizione sociale (povera). E' interessante notare come la sua descrizione sia generalmente vaga (non sappiamo né come si chiami, né che aspetto fisico abbia), mentre subito ci viene detto che si tratta di un operaio disoccupato. Il paesaggio infine, con la sua povertà e ostilità, preannuncia il tipo di ambiente che troviamo poi in tutto il romanzo.
  • Zola è il "maestro" della scuola naturalista che nasce in Francia verso il 1880. L'intento principale di questa scuola era quello di rendere il romanzo una specie di laboratorio scientifico in cui analizzare i comportamenti dei personaggi, a seconda dell'influenza che su di loro avevano l'ambiente e l'ereditarietà. Per realizzare questo romanzo sperimentale, il narratore doveva essere distaccato ed esterno alla narrazione come può esserlo un analista nei confronti degli elementi chimici che manipola in un laboratorio. Questo passo tuttavia ci mostra come questo intento non abbia avuto effettiva realizzazione (almeno nei romanzi di Zola): spesso il narratore descrive gli ambienti e gli avvenimenti con una tale forza suggestiva da sfiorare il genere fantastico, ed è quindi ben lontano da un freddo distacco scientifico verso la propria creazione. Possiamo vedere una traccia di questo elemento fantastico in questo passo nell'immagine dei tre «fuochi rossi» «brucianti all'aria aperta, e come sospesi» che si stagliano nel paesaggio pauroso e dantesco, immerso nell'oscurità ed in balia del vento.

       La forza suggestiva della descrizione in Zola, se lo allontana suo malgrado dal suo proposito puramente analitico, è ciò che rende le sue opere assolutamente personali e attraenti per noi lettori moderni.

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