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Edgar Allan Poe
Il gatto nero (1840)

di Eloise Lonobile

Nella categoria: HOME | Analisi testuali

Alla storia che mi accingo a mettere per iscritto, storia demenziale e tuttavia quanto mai domestica, non mi attendo né pretendo si dia credito. Pazzo sarei davvero ad aspettarmelo, in un caso in cui i miei stessi sensi respingono la loro propria testimonianza. E tuttavia, non sono pazzo e, certissimamente, non sto sognando. Ma domani muoio, e oggi vorrei sgravarmi l'anima. Mio proposito immediato è di porre davanti al mondo, in modo semplice e succinto, una serie di puri eventi familiari. Le conseguenze di tali eventi mi hanno atterrito, torturato, annientato. Ma non cercherò di spiegarli. Per me non sono stati altro che orrore; a molti sembreranno più baroques che terribili. Nei tempi a venire, forse, si troverà un intelletto capace di ridurre i miei fantasmi a luogo comune: qualche intelletto più calmo, più logico, e assai meno eccitabile del mio, che nelle circostanze da me descritte con terrore non vedrà nulla di più di un'ordinaria successione di cause ed effetti naturalissimi.

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Analisi testuale

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Titolo:

Che faccia riferimento oppure no ad un vero gatto, un titolo come Il gatto nero rimanda ad un immaginario molto potente, fatto di superstizioni, orrori ed avvenimenti che stanno fuori dall'ordinario.

Stile narrativo:

Il narratore è interno alla vicenda e parla in prima persona. Una particolarità di questa narrazione è che si vuole scritta, e non orale.

Temi principali:

  • Il primo tema che incontriamo è dunque quello della scrittura. Seppur grossolanamente, possiamo dire che una narrazione scritta è diversa da una orale perché, in genere, è organizzata meglio, persegue un fine più chiaro (almeno nella testa di colui che scrive), è meno spontanea, più controllata: in breve, è coscientemente ordinata. In questa novella, la scrittura vuole essere una mera «testimonianza» dove certi fatti saranno narrati «in modo semplice e succinto», ma ciò non deve farci perdere di vista che colui che scrive ha un vantaggio rispetto a colui che parla: la possibilità di rileggersi, ed eventualmente di correggersi, di modificare ciò che ha detto a seconda dell'effetto che vuole ottenere nel lettore.
  • La pazzia è un tema fondamentale, denunciato esplicitamente dal testo: non soltanto la storia è «demenziale», ma lo stesso narratore, seppur negandola, fa continuamente riferimento ad essa («Pazzo sarei...», «non sono pazzo»). Del resto, si contraddice lui stesso quando afferma di non essere pazzo ma di avere un intelletto «eccitabile», di non stare affatto sognando ma di essere preda di «fantasmi». Queste contraddizioni, insieme all'insistenza con la quale ripete di non essere pazzo, o alla violenza con la quale asserisce che «certissimamente, non [sta] sognando», non fa che accentuare un'idea contraria nel lettore.
  • Il tema della domesticità si pone agli antipodi rispetto a quello della pazzia, accentuando l'importanza di quest'ultimo. Così, se la storia è demenziale, essa è anche domestica; se il narratore è preda di fantasmi, per altri si può trattare invece di semplici luoghi comuni; se la vicenda è respinta dagli stessi sensi del narratore, perché incredibile o incomprensibile, forse per altri non sarà che «un'ordinaria successione di cause ed effetti naturalissimi».
  • Infine, il tema dell'orrore ricopre ed ingloba un po' tutta l'atmosfera della narrazione: il lettore è posto di fronte ad uno strano personaggio che ha vissuto un'avventura orribile e peccaminosa (si parla della necessità di sgravare l'anima da un peso) e subìto eventi che lo hanno «atterrito, torturato, annientato», ed è stimolato all'ascolto di una strana follia nel seno dell'ordinario.

La suspence:

Elemento estremamente moderno, ma al contempo antichissimo, la suspence si lega al tema dell'orrore e della pazzia. Ma è soprattutto la tecnica del gioco narrativo a crearlo: il narratore pone subito il lettore dinanzi all'incomprensibilità di certi fatti, che oltretutto sono anche orribili e spaventosi, ma senza anticipare nulla sul succo del racconto, stimolando così una forte aspettativa nel lettore. Se vuole sapere di cosa si tratta, questi dovrà aspettare che la mente eccitabile e terrorizzata del narratore si decida finalmente ad entrare in argomento.

Osservazioni conclusive:

  • Per la presenza di certi temi (la pazzia, l'orrore, la tortura, i fantasmi... anche mentali) le novelle di Poe rientrano nel genere della letteratura dell'orrore. E' questo un genere considerato minore all'interno del sistema dei generi letterari, ma, dal punto di vista consumistico, di massa, è certamente, insieme alla letteratura fantastica, uno dei generi più facilmente letti. In Poe esso si lega al gusto gotico, soprattutto per la presenza di certi ambienti (castelli, lande desolate, rovine, ecc.); nel nostro passo questi elementi non sono presenti, ma è tuttavia possibile scorgere un accenno a questo gusto quando il narratore dice che, probabilmente, a molti lettori i fatti che racconterà sembreranno baroques. Si può dire, infatti, che il Gothic revival, movimento neogotico che nasce in Inghilterra nella seconda metà del '700, e di cui Poe eredita molti elementi, è più un barocco travestito da gotico che un gotico vero e proprio.
  •   Trovare due temi come quello della pazzia e quello della domesticità presenti contemporaneamente in questo passo, anzi legati intimamente da un rapporto di opposizione e complementarità, dà al testo di Poe un carattere tutto particolare. Quello che rende più spaventoso, e quindi anche più attraente, l'orrore nelle sue novelle è proprio il fatto che esso si mescola alla quotidianità. Se è vero che, spesso, bisogna che un personaggio si trovi in uno scenario adeguatamente spaventoso affinché gli succeda qualcosa di "diverso" (un cimitero, una grotta, un castello), qui ci troviamo di fronte a un caso in cui lo spaventoso nasce direttamente da «una serie di puri eventi familiari», dal «luogo comune».
    Dopo Poe, non è più possibile guardare il mondo conosciuto, familiare, impacchettato dai nostri luoghi comuni senza lasciargli un margine di magia, di libertà di sfuggire al raziocinio umano. Ricordiamo in proposito che moltissimi critici spiegano l'origine della letteratura dell'orrore e del gusto gotico come una reazione delle forze più oscure dell'uomo, dell'istinto, della paura, di fronte all'atteggiamento eccessivamente razionale di una società scientifica e determinista, come quella, appunto, che andò sviluppandosi in Inghilterra a partire dal '700.

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