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L'ipertesto come definizione di un problema

di Umberto Santucci

Nella categoria: HOME | Strumenti di critica

Domande prima di cominciare
Lo sviluppo e la documentazione
La struttura: gerarchia e reti aperte, crescita continua
L'interfaccia utente
Far conoscere il nostro ipertesto

Domande prima di cominciare

Testo001Il testo, specialmente se pubblicato su carta, è un micromondo chiuso, che comincia, si sviluppa, finisce. Sia esso un aneddoto, una breve parabola, o una lunga saga, è comunque un insieme circoscritto e concluso.
L'ipertesto invece, inteso come struttura reticolare di testi, è una forma aperta. Può essere albero o rete, o combinazione di alberi e reti. L'albero è aperto nelle sue radici, nei suoi rami e nelle sue fronde. La rete è aperta nelle maglie che possono sempre legarsi in altri nodi.

L'ipertesto è un insieme di risposte organizzate secondo percorsi possibili e livelli di dettaglio che vanno dal generale al particolare. A monte delle risposte ci devono essere le domande. Queste definiscono il problema a cui l'ipertesto dà una soluzione, dà una o più risposte.
Quando si affronta un ipertesto, la prima domanda da porsi è: a che serve? E poi: a chi serve? La risposta a queste domande fornisce una prima rosa di parole chiave che potremo usare per indirizzare i motori di ricerca.
Poi ci dobbiamo chiedere se il nostro ipertesto sarà letto on line (internet o intranet) o off line (cd-rom, hard disk del nostro computer). Nel primo caso lo faremo il più leggero possibile, nel secondo invece possiamo usare immagini grandi e ben definite, audio, video.

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Lo sviluppo e la documentazione

Una volta definito il problema principale, l'argomento dominante dell'ipertesto, si può procedere allo sviluppo dei sottoargomenti. Possiamo fare questo lavoro con carta e matita, oppure con il computer, con cui lavoriamo in modo più rapido e pulito. In questo caso possiamo usare due strumenti per strutturare un ipertesto.
Il primo è l'outliner, o modalità "struttura", presente in qualsiasi word processor (Word, Works, Word Perfect, ecc.), e permette di partire dai livelli principali e man mano sviluppare i livelli secondari. Per una spiegazione più ampia delle caratteristiche e dell'uso dell'outliner di Word rimando a www.mestierediscrivere.com/testi/outliner.htm.
Il secondo è la mappa mentale, che permette di rappresentare in forma grafica un processo di pensiero. Per le mappe vedi http://www.umbertosantucci.it/pagine/mappe.
Menu, nodi e link dell'ipertesto si possono rappresentare con un flow chart o diagramma di flusso.
Il flow chart si può fare con carta e matita (ottime per il primo abbozzo) o con qualsiasi programma di disegno vettoriale (Adobe Illustrator, Corel Draw), ma anche con Excel, che nei suoi strumenti grafici ha forme, box predisposti e connettori per diagrammi di flusso. I diagrammi di Excel sono leggerissimi, molto adatti ad essere spediti in e-mail, leggibili da chiunque abbia il pacchetto Office, mentre invece non tutti hanno i programmi di disegno vettoriale.

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La struttura: gerarchie e reti aperte, crescita continua

Testo002Il problema principale nella strutturazione di un ipertesto è proprio la gerarchizzazione degli argomenti. Se nella stesura di un testo (come per esempio questo articolo) si procede in modo sequenziale (prima dico questo, poi quello, infine concludo) e si cerca di dire tutto il necessario nello stesso articolo, nell'ipertesto si elencano tutti gli argomenti in un menu da cui partono i rami di sviluppo.Ipertesto


I testi di un ipertesto non sono autosufficienti, ma sono nodi che vanno legati con altri nodi.

Sempre in questo articolo, quando ho parlato di outliner e mappe, mi sono comportato in modo ipertestuale perché, invece di sviluppare gli argomenti qui, ho lanciato i link ad altri testi sparsi nel web. Quindi se ragiono in modo ipertestuale, non devo dire tutto in questa pagina, ma solo l'essenziale, e per tutto il resto devo creare un sistema di link ad altre pagine e altri ipertesti.
Devo avere sempre una concezione aperta, di rete, di interazione con il lettore/navigatore che può attivare il link o non attivarlo, e può tornare sulla mia pagina o andare altrove.
Tornando alla definizione del problema, devo capire se il problema che mi sono posto deve essere risolto tutto dal mio ipertesto, o se può essere risolto solo in parte, rimandando ad altri ipertesti per altri aspetti del problema.
Se un testo deve essere definitivo quando viene dato alle stampe, un ipertesto può essere sempre modificato e aggiornato. Ciò non significa che le prime edizioni possano essere sciatte e sgrammaticate, perché comunque l'ipertesto è un'edizione, e come tale deve essere corretto nella forma ed elegante nella struttura di navigazione. Ma significa che è sempre possibile migliorare ciò che avevamo fatto, ripulire la forma, aggiungere un'immagine o un link, sviluppare un sottoramo.
L'ipertesto perciò non va pensato come un oggetto finito, ma come una struttura che cresce nello spazio (virtuale) e nel tempo.

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L'interfaccia utente

Un ultimo problema, ma forse il più importante, è il design delle interfacce utente. Queste sono le videate con cui l'ipertesto si presenta a chi lo "naviga". Quando si apre l'home page, che cosa succede? Si capisce di che si tratta e dove si deve andare per continuare? Se abbiamo fra le mani un libro o un giornale, anche se dalla copertina non capiamo bene che cosa sono, possiamo sempre sfogliarli, cercare il sommario, scorrere qualche capitolo o articolo. Nell'ipertesto invece l'home page è l'unico ambiente di accesso. Se sono ben visibili le porte che conducono alle altre stanze siamo invogliati ad entrare, altrimenti chiudiamo tutto e andiamo altrove. Menu, barre e pulsanti di navigazione, mappe, sono chiari e intuitivi? Abbiamo provato a far navigare qualcuno che non conosce il nostro lavoro? Alcune pagine dell'ipertesto sono vicoli ciechi da cui non si sa come uscire? Oppure è sempre possibile accedere all'home page, al menu principale e alla mappa del sito? I caratteri sono abbastanza grandi da non compromettere la leggibilità? E la scelta dei colori fra testi e fondo? Ho visto in alcuni siti testi neri su fondo blu o rosso scuro!

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Far conoscere il nostro ipertesto

Quando il nostro ipertesto è finito e pubblicato su un cd-rom o sul web, come facciamo a far sapere che c'è? Nel primo caso dovremo distribuirlo. Se sono poche copie lo potremo fare direttamente. Se sono molte copie ci affideremo ad un editore o ad un distributore. Se pubblichiamo sul web, come facciamo a rendere visibile il nostro sito ipertestuale? Ma questo è un problema assai complesso, che tratteremo in un prossimo incontro.

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Due libri:

- Jay David Bolter, Lo spazio dello scrivere, Computer, ipertesti e storia della scrittura, Vita e Pensiero, Milano, 1993.
- Gorge P. Landow, Ipertesto, il futuro della scrittura, Baskerville, 1996.

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