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Incontro con Drazan Gunjaca

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Di Drazan Gunjaca, secondo classificato all'edizione 2002 del premio Satyagraha, siamo lieti di presentare ai nostri navigatori il romanzo Congedi balcanici. Descrive le tragedie di persone nel periodo compreso tra il 1991 e il 1994, nei territori dell'ex Jugoslavia, e attraverso l'ironia e il grottesco, il riso e le lacrime, racconta come ogni guerra è un male per sé, ma le guerre nei Balcani sono più mali assieme per motivi storici ed altri ancora.

Scrittore fin dalla più tenera età, Drazan Gunjaca nasce il 7 ottobre 1958 a Sinj, dove termina la scuola media. Conclude a Spalato la sua istruzione militare, dopo di che trascorre nell'uniforme dell'ex marina militare jugoslava circa una decina
d'anni. Si laurea alla Facoltà di giurisprudenza a
Fiume, poi abbandona l'ex armata popolare jugoslava. Dagli ultimi dieci anni è un avvocato di successo a Pola.

Sito web: www.balkanskirastanci.com
Email: drazan.gunjaca@inet.hr

Sito della premiazione: www.conviviodeipopoli.it

Congedi balcanici è stato recensito, tra gli altri, anche da un giornale per giovani di Belgrado, quindi da un giornale Serbo, «paese con il quale finora eravamo in guerra. Penso che la recensione abbia colpito il senso del libro, da una parte, e dall'altra parte, il fatto che ciò sia stato scritto in un giornale di Belgrado, parla abbastanza del carattere del romanzo contro la guerra e della sua multiculturalità».

>> Leggi la recensione

«In quel 1991 la pioggia tetra e noiosa innondava insistentemente i vecchi tetti del nucleo storico di Pola, mentre stavo a guardare dalla finestra del mio attico cercando di intravvedere nel crepuscolo della sera qualcosa che quella sera mi scuottesse dal letargo, mi desse qualche senso. Inutilmente! Se mai un uomo abbia l'impressione che il tempo stia fermo, allora ciò succede in queste sere autunnali di pioggia, specie se le trascorre da solo, il che era il caso mio. Avevo spento la televisione cercando in tal modo di non offendere quel poco di buon senso che mi era rimasto dopo tutti quegli anni, e soprattutto dopo gli eventi degli ultimi mesi. Tra l'altro, come affatto un uomo normale poteva, per esempio, vedere una serie umoristica straniera che puntualmente segue le notizie dal fronte, una serie con personaggi e trame che in quell'istante non avevano niente a che vedere con eventi che incombevano in quest'area balcanica dove si parlava soltanto di guerra, odio, dolore, disgrazie e di tutto ciò che accompagnava le vicende caratteristiche per queste terre. Inoltre, come concentrarsi sulla trama di tali serie quando, proprio nell'istante più divertente (così almeno si avrebbe potuto dedurre dalle risate sovraregistrate della folla), appariva sullo schermo la scritta che diceva pressapoco che era stato dato l'allarme aereo o generale per Karlovac, Gospic (mi scuso, per Gospic lo davano una sola volta al giorno, poiché lì generalmente non cessava affatto) e per altre città di questo paese, il piu bello del mondo, il quale in quel momento era in guerra»

In programma...

Il romanzo Congedi balcanici (BALKANSKI RASTANCI) sta per essere pubblicato in alcuni paesi, come Germania, USA,
Australia, Bosnia ed altri, e in preparazione per quest' autunno c'è l'uscita del nuovo romanzo Ritorno alla pace (POVRATAK U MIR), che è il
seguito dei Congedi balcanici. Per la prossima primavera verrà pubblicato il romanzo riadattato A metà strada dal cielo (NA POLA PUTA DO NEBA), scritto circa una ventina d'anni fa, che rappresenta la prima parte dei Congedi balcanici e che termina la trilogia. Contemporaneamente sta per essere pubblicata la collana di poesia Quando non ci sarò più (KAD ME NE BUDE VISE).

Dietro le parole

«I Congedi balcanici sono un pezzeto di un mosaico rotto e seminato per tutto il mondo. A tutti può succedere questo, e non solo al mio popolo. Vivevo anche prima della guerra e se qualcuno me lo avesse detto che questo sarebbe successo, avrei probbilmente reagito come fareste Voi se qualcuno vi dicesse che domani, non voglia il Signore, succederà la stessa cosa qui.
Sarebbe assurdo. Ed è assurdo. Però purtroppo succede. E può succedere a chiunque, anche quando si è cullati nella sicurezza che ci circonda ogni giorno. Per questo il mio romanzo è un piccolo, veramente piccolissimo tentativo per mostrare come la guerra sia un male in sé, e spero che chi prenderà in mano questo romanzo pensi a quanto è successo a noi, e, se c'è Dio, che ciò non succeda mai più»

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