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Carlo Lorenzini, alias Collodi
Le avventure di Pinocchio

di Reno Bromuro

Nella categoria: HOME | TOURismi letterari

Biografia
L'opera Le avventure di Pinocchio
Come nasce Pinocchio
Una gita a Collodi
Critica e interpretazioni

Carlo Lorenzini alias Collodi nacque a Firenze il 24 novembre 1826, primo di nove figli. In famiglia la povertà cresce in proporzione al numero delle bocche da sfamare, Carlo è avviato agli studi ecclesiastici: di quegli anni ci ha lasciato una spassosa e schietta documentazione nel racconto "Quand'ero ragazzo". Ma è un tipo troppo vivace per resistere a lungo in seminario, così che a sedici anni abbandona la tonaca per dedicarsi agli studi di retorica e filosofia, una carriera che dura un solo anno: l'anno seguente trova lavoro presso una libreria dove recensisce nuove pubblicazioni ed ha la possibilità di avvicinare giornalisti e letterati.
Collodi è il nome del paese, in provincia di Lucca, di cui era originaria la madre. Ora in provincia di Pistoia.
Abbracciando le idee mazziniane, partecipa alle rivolte risorgimentali del 1848-49. Negli anni Cinquanta esercita come giornalista descrivendo una realtà toscana spiritosa e bizzarra, fatta di intrighi e storielle da caffè per mezzo di fulminanti invenzioni linguistiche. Stimolato da quest'esperienza esercita la sua capacità di creare, con la sua poetica, alle novità della vita contemporanea. Ne sono testimonianze i romanzi Un romanzo in vapore, Da Firenze a Livorno in cui l'autore è tra i primi a evidenziare la novità tecnologica apportata della ferrovia. Trova la sua vera strada quando, già avanti con gli anni, si dedica alla letteratura per l'infanzia. Come funzionario al servizio dello stato unitario appena formato, inizia con la traduzione dei racconti delle fate di Perrault, e poi lavora a vari libri pedagogici per la scuola.
Dopo Giannettino e Minuzzolo scrive il suo capolavoro Le avventure di Pinocchio, che appaiono per la prima volta nel 1881 sul Giornale dei bambini, con il titolo La storia di un burattino facendole terminare con il quindicesimo capitolo.
Pochi mesi più tardi riprende la narrazione del libro con il nuovo titolo per portarlo a termine nel 1883. Muore improvvisamente, mentre sta lavorando ad un altro romanzo per ragazzi, il 26 ottobre 1890.
Nel 1848 aveva partecipato alla prima guerra di indipendenza. Tornato a Firenze fonda un giornale, Il Lampione che sostiene l'ideale dell'unificazione, ma è soppresso pochi mesi dopo dal Governo granducale.
Continua perciò a scrivere e ad occuparsi di letteratura, di teatro e di arte in genere, senza però disdegnare i cosiddetti piaceri della vita: vino, fumo, incontri conviviali, amori tempestosi… Insomma, Lorenzini, ha un'indole epicurea, che non gli impedisce, nel 1859, di partecipare alla seconda guerra di indipendenza.
Tornato nuovamente a Firenze, riprende i panni del giornalista politico; pur mantenendo uno stile brioso e limpido, riesce a manifestare con coraggiosa schiettezza le proprie valutazioni. E proprio in quegli anni Carlo comincia a firmare i propri scritti con lo pseudonimo di Collodi. L'incontro con l'editore Paggi, che da qualche tempo pubblica con successo libri per ragazzi, è determinante per il futuro del nostro autore: dopo aver tradotto dal francese una raccolta di fiabe che comprende quelle di Perrault, scopre il mondo dei libri per ragazzi, dimostrando di saper scrivere anche per quel mondo. E' così che l'editore lo incarica di scrivere un testo per le scuole elementari che potesse sostituire il vecchio Giannetto del Parravicini: nasce Il Giannettino che, pur conservando gli stessi intenti didascalici, ha un tono più sereno ed uno stile più brioso. Il successo è tale che ad esso seguono altri testi dedicati ad altre materie. Alla sua morte sono pubblicati sui giornali scarni necrologi, ma è stato il suo capolavoro, tradotto e conosciuto in tutto il mondo, a rendergli giustizia.

L'OPERA LE AVVENTURE DI PINOCCHIO

La storia delle "Avventure di Pinocchio" si narra come è che maestro Ciliegia, falegname, trova un pezzo di legno, che piange e ride come un bambino; ma lo regala al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino meraviglioso che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali.
Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette il nome di Pinocchio. Alle prime monellerie del burattino, segue la storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noia di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro. Incurante di quanto gli ha detto il Grillo, Pinocchio sente di aver fame, e cerca un uovo per farsi una frittata; ma sul più bello, la frittata gli vola via dalla finestra; quindi si addormenta con i piedi sul caldano, e la mattina dopo si sveglia con i piedi tutti bruciati. Geppetto torna a casa, rifà i piedi al burattino e gli dà la colazione che aveva portata con sé. Poi vende la propria casacca per comprargli l'Abbecedario; ma Pinocchio vende l'Abbecedario per andare a vedere il teatrino dei burattini. I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio e gli fanno una grandissima festa; ma sul più bello, esce fuori il burattinaio Mangiafoco, e Pinocchio corre il pericolo di fare una brutta fine. Mangiafoco starnutisce e perdona Pinocchio, il quale poi difende dalla morte il suo amico Arlecchino.
Il burattinaio Mangiafoco regala cinque monete d'oro a Pinocchio, perché le porti al suo babbo Geppetto: ma Pinocchio, invece, si lascia abbindolare dalla Volpe e dal Gatto e se ne va con loro, all'osteria del Gambero Rosso.
Pinocchio, per non aver dato retta ai buoni consigli del Grillo-parlante, s'imbatte negli assassini, che lo inseguono e, dopo averlo raggiunto, lo impiccano a un ramo della Quercia grande. Ma giunge la bella Bambina dai capelli turchini che fa raccogliere il burattino: lo mette a letto, e chiama tre medici per sapere se sia vivo o morto. Il medico consiglia una purga ma Pinocchio non vuole purgarsi, però mangia lo zucchero, ma quando vede i becchini che vengono a portarlo via, allora si purga. Poi dice una bugia e per castigo gli cresce il naso.
Qualche giorno dopo ritrova la Volpe e il Gatto, e va con loro a seminare le quattro monete nel Campo de' Miracoli. E' derubato delle sue monete d'oro e, per castigo, si busca quattro mesi di prigione. Liberato dalla prigione, si avvia per tornare a casa della Fata; ma lungo la strada trova un serpente orribile, e rimane preso alla tagliola; è preso da un contadino, il quale lo costringe a far da can da guardia a un pollaio. Scopre i ladri e, per ricompensa alla sua fedeltà è messo in libertà. Ritorna dalla bambina dai capelli turchini, la crede morta e piange; poi trova un Colombo che lo porta sulla riva del mare, e lì si getta nell'acqua per andare in aiuto del suo babbo Geppetto. Arriva all'isola delle Api industriose e ritrova la Fata, alla quale promette di essere buono e di studiare, perché è stufo di fare il burattino e vuol diventare un bravo ragazzo. Va con i suoi compagni di scuola in riva al mare, per vedere il terribile Pescecane.C'è un gran combattimento fra Pinocchio e i suoi compagni; uno dei quali rimane ferito e Pinocchio è arrestato dai carabinieri, scappa, cade in mare, è pescato e corre il rischio di essere fritto in padella come un pesce. Ancora tremante ritorna a casa della Fata, la quale gli promette che il giorno dopo non sarà più un burattino, ma diventerà un ragazzo. Gran colazione di caffè-e-latte per festeggiare questo grande avvenimento; invece,di diventare un ragazzo, parte di nascosto per il Paese dei Balocchi col suo amico Lucignolo.
Dopo cinque mesi di cuccagna, il Burattino, con sua grande maraviglia, sente spuntarsi un bel paio d'orecchie asinine e diventa un ciuchino, con la coda e tutto e comincia a ragliare. E' portato a vendere, e lo compra il direttore di una compagnia di pagliacci per insegnargli a ballare e a saltare nei cerchi; ma una sera si azzoppa e allora lo ricompra un altro, per fare un tamburo con la sua pelle; ma… gettato in mare, è mangiato dai pesci e ritorna ed essere un burattino come prima; ma mentre nuota per salvarsi, è ingoiato dal terribile Pescecane; nel corpo del Pescecane,ritrova…Leggetelo così saprete e vi divertirete,fino a quando, finalmente, cessa d'essere un burattino e diventa un ragazzo.

COME NASCE PINOCCHIO

"Le avventure di Pinocchio:storia di un burattino", nasce, come ho accennato, come racconto settimanale pubblicato sul "Giornale dei bambini" e, solo nel 1883 è raccolto in volume.
Nel 1962 nasce il Parco di Pinocchio divenuto, oramai, una realtà consolidata, le attività scientifiche si sono evolute ed hanno acquisito importanza, il primo nucleo del Comitato si è arricchito con l'entusiastica adesione di personalità di rilievo nazionale, la raccolta delle opere collodiane in tutto il mondo hanno prodotto notevoli risultati. Il Parco ha provato a poter essere un sostegno stabile e duraturo per un'attività culturale internazionale. Quindi è costituita la Fondazione nazionale Carlo Collodi, riconosciuta con Decreto del Presidente della Repubblica n° 1313 del 18 luglio 1962. Questa scelta, che definisce il ruolo, gli scopi e la forma organizzativo - istituzionale dell'Ente proprietario del Parco, determina il successivo sviluppo e successo del Parco stesso come spazio culturale permanente, ed anche come impresa turistica.
Le attività culturali della Fondazione Nazionale "Carlo Collodi" si manifestano a livello locale, regionale, nazionale ed estero. Quelle realizzate a Collodi sono in gran parte nazionali ed internazionali: Compleanno di Pinocchio, concorsi per la scuola e gli artisti, premi letterari, convegni internazionali, seminari, incontri di studio, mostre d'arte o di illustrazione del libro per ragazzi, spettacoli, Biblioteca Collodiana, Centro Internazionale di Studi per la Lettura e la Letteratura Giovanile, borse di studio.

UNA GITA A COLLODI

Collodi è famoso nel mondo per aver dato, perché paese natale della madre, lo pseudonimo a Carlo Lorenzini, l'autore del libro più stampato nel mondo dopo la Bibbia e il Corano. Collodi si è affermato turisticamente per tre importanti elementi che lo costituiscono: l'Antico borgo, la Villa e Giardino Garzoni, il Parco di Pinocchio. Tre itinerari diversi e indipendenti che hanno in comune l'armonia con il paesaggio toscano e la capacità di indirizzare la fantasia del visitatore verso dimensioni inusuali, romanzesche o fiabesche.
Visitare Collodi diventa una Gita da Favola. Il paese è collocato in posizione centrale dieci chilometri da Montecatini Terme, celebre per i suoi stabilimenti termali e la sua dotazione alberghiera, e a quindici chilometri da Lucca, la magnifica città dalle imponenti mura che racchiude monumenti e scorci di rara bellezza; è vicino a Pisa, da cui dista solo trentadue chilometri, con la meraviglia della Piazza dei Miracoli, lo separano quarantacinque chilometri da Viareggio e dalla Versilia con le loro famose spiagge, da Firenze sessanta chilometri, una delle capitali mondiali della cultura e dell'arte, in cui si trovano anche opere di artisti contemporanei, quali Emilio Greco che fa parte, con Guttuso, Manzù, Fazzini, Marini, Sassu e Mazzacurati, del gruppo neorealista; Venturino Venturi, Pietro Porcinai,Marco Zanuso,Pietro Consagra,Augusto Piccoli,Giovanni Michelucci A cinque chilometri da Collodi si può visitare Pescia, città nota per la produzione di fiori e per le sue bellezze storiche e artistiche, e la Svizzera Pesciatina con i suoi dieci antichi castelli.

CRITICA E INTERPRETAZIONI
Dalla "bambinata" al capolavoro

Le avventure di Pinocchio, direbbero gli esperti, appartengono, al tempo stesso, al genere della fiaba, della favola ed ai libri di vita vissuta. E' una fiaba, per le metamorfosi del burattino che implicano l'intervento del fattore "magia", come la Fata dai capelli turchini; è una favola per la presenza degli animali, che spesso hanno ruoli importanti; è vita vissuta perché Pinocchio del burattino ha solo i panni esteriori,mentre possiede i difetti e le virtù di ogni bambino. Anche Geppetto è un personaggio vivo e reale, anzi, probabile trasfigurazione dell'autore che non è stato padre mai…
In definitiva ogni personaggio può avere una propria interpretazione. Ma chi è, allora, Pinocchio? Un "giovane Ulisse", per il suo lungo peregrinare e le prove che deve affrontare? L'antagonista di Peter Pan che, invece, si rifiuta di crescere?
C'è chi nel libro evidenzia il rapporto padre-figlio e quindi il simbolo del rapporto Dio-uomo: c'è chi si salva, perché si apre alla grazia e chi si danna perché la rifiuta, come Lucignolo. Qualcuno a questa interpretazione teologica ne contrappone una laica fondata sul fatto che i valori presenti nel libro non sono di esclusivo carattere religioso-cristiano,ma mondani e profani, in altre parole universalmente riconosciuti. Senza voler forzare il senso del libro credo che si possa sposare la tesi di chi vede sì in Pinocchio un fondo educativo, ma soprattutto un capolavoro che non subisce le mode, "un libro che nato in un secolo e in una società, si pone al di sopra di quel secolo e di quella società: un libro di tutti e di sempre, secondo i caratteri dei veri capolavori" (P. Bargellini).
Secondo me l'azione, i dialoghi, il ritmo della narrazione, i personaggi, l'umorismo… hanno contribuito alla grandezza di questo libro, altrimenti non si spiegherebbe il suo enorme e duraturo successo. Non sarò certo io a negarlo. Ma tra i vari modi di sentire ce n'è uno che ho sempre condiviso.
Pinocchio è un libro triste. Geppetto mi fa pena, il Grillo mi innervosisce per la sua inefficienza; dal perfido oste al padrone del circo, alberga un forte egoismo e sono grandissimi imbroglioni. L'omino del carro che porta i bambini al Paese dei Balocchi è infarcito d'ipocrisia e di crudeltà; e la Fatina? Perché appare solo nei momenti critici?! Essendo Fata non potrebbe intervenire prima di suscitare sensi di colpa per azioni di cui Pinocchio non è sempre diretto responsabile?
D'accordo, direte che Pinocchio e le sue avventure non potrebbero essere altrimenti, che è proprio su questi elementi che si fonda la sua fortuna e la sua grandezza, ma, vi giuro, rimango della mia opinione: questo libro non mi pare per niente allegro. Non lo trovo neppure commuovente.
No, non sono crudele e insensibile e nemmeno invidioso. Riuscite ad immaginare quale libro mi è stato regalato da piccolo e gli effetti che esso ha avuto sul mio sviluppo psicologico futuro? Mi sono sempre sentito, più che Pinocchio, Lucignolo.
Invece di studiare scrivevo poesie ad Angela, la mia compagna di banco, che vedevo finanche nel "cucchiaio di olio di merluzzo" che mamma mi propinava ogni mattina, seguito da un uovo da bere e un cucchiaio di vitamina Lorenzini (che credevo l'avesse prodotta il padre putativo di Pinocchio).
L'ho riletto! La stessa edizione di tanti anni fa, mi sembra fosse un'edizione del 1940 - 1941, cui sul frontespizio scrissi: "per leggerti mi tocca zappare e piantare barbabietole nel campicello di guerra, però ti voglio bene".
Ha le pagine ingiallite, lo sfoglio lentamente, ma da una pagina si è staccato un pezzo e l'ho rimesso subito al suo posto, dove lo posso vedere, perché mi ricorda che è passato dalle mie mani a quelle dei miei sei figli, e ai loro figli, devo cercare di salvarlo perché fra poco toccherà a Danilo il pronipote. Lo riprendo e lo stringo al petto pensando come fare per salvare la carta che si spezza al tocco, mentre dagli occhi scendono lacrime di nostalgia o sono lacrime purificatrici?

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