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Biglietto di sola andata, di Alessandra Solina

di Ivano Mugnaini

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Ciò che maggiormente colpisce e rimane di Biglietto di sola andata è il coinvolgimento sincero, non fittizio, non di maniera. L’autrice, Alessandra Solina, ha manifestato nelle pagine del suo romanzo ciò che realmente ha vissuto e percepito, a livello emozionale. Sembrerebbe una caratteristica scontata, garantita, del tutto normale. Invece, se pensiamo ai fiumi di inchiostro deliberatamente appesantito da retorica densa e posticcia, se pensiamo all’ideologizzazione di tutto, persino di ciò che la comune appartenenza al genere umano dovrebbe rendere naturale, se pensiamo alla pletora di romanzi in cui la trama è poco più che un pretesto per permettere all’autore evoluzioni narcisistiche tipo selfie acrobatico con tuffo all’indietro carpiato, allora, sì, un romanzo atipico come quella della Solina merita sicuramente attenzione.

L’atteggiamento di schietta fratellanza con gli esseri umani descritti e l’autenticità degli stati d’animo, perfino nei confronti dei personaggi negativi, hanno in questo libro un’influenza diretta anche sulla struttura narrativa. La “mimesi”, la capacità di identificazione con le persone e con gli eventi, determina qui anche il ritmo narrativo. In questo libro l’andamento è sostenuto. Il cuore vibra come uno strumento, un tamburo africano percosso da dita abili che ricalcano il battere e il levare delle vibrazioni, della speranza e del dolore, del nascere e del morire, del vivere e del lottare.

“Il mio romanzo è debitore ai molti incontri avuti nel corso degli anni con gli immigrati e i rifugiati politici, grazie all’attività svolta come insegnante di lingua italiana e successivamente come operatrice SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Ho ascoltato racconti incredibili per i nostri giorni, storie affascinanti di Paesi lontani che hanno risvegliato in me il desiderio di far capire sentimenti e sogni di questi uomini”, annota la Solina nelle pagine del suo blog.

Sentimenti e sogni. Materia impalpabile, eppure essenziale. La più preziosa, ciò che realmente siamo e ciò che davvero possediamo. Tutto ciò conferma che Biglietto di sola andata non è un libro da leggere per svagarsi o per distrarsi magari mentre si fa qualcos’altro. Non è un libro per passare il tempo. Perché il tempo, tutto quello che c’è, e anche quello che non c’è ma che si vorrebbe avere, magari per cambiare l’orientamento del destino, è lì, in quelle righe compresse, tese come dita, come mani protese a difesa di ciò che di sacro ancora oggi rimane, la vita, i diritti, il desiderio di protezione anche di fronte alla violenza più cieca e inumana.

Altra caratteristica di rilievo di questo libro è l’abbinamento o meglio la coesione spontanea tra il particolare e il generale, tra il dettaglio e la visione d’insieme. Il libro racconta i destini di un numero limitato di personaggi. Eppure, pur con le peculiarità di cui si è detto, la trama, gli uomini e le donne che la tessono e da cui vengono essi stessi tessuti e forgiati, è capace di assumere una dimensione allegorica, facendosi specchio di ciascun essere in lotta per la propria sopravvivenza, in senso stretto e in senso metaforico. È altresì una descrizione del tempo che stiamo vivendo, quello degli sbarchi che impongono la scelta tra accettazione e rifiuto, interessi e solidarietà. Al contempo è anche un quadro di più ampio respiro, una sintesi diacronica di tutti i viaggi fatti in cerca di un lembo di terra che possa consentire la sopravvivenza ma anche la realizzazione dei propri sogni.

La trama del romanzo è complessa, articolata. È giusto ed è bello che sia il lettore a scoprirla, individuando i rimandi, i richiami, l’intreccio dei destini che confermano quanto ogni essere umano sia in realtà il risultato di infinite combinazioni, incontri, scontri, dialoghi, interazioni in cui il dare e l’avere si sovrappongono in infinite variazioni sul tema. L’autrice stessa propone questa essenziale sinossi:

Nel romanzo i destini di giovani italiani si intrecciano a quelli di giovani stranieri evidenziando quanto la vita sia complicata a tutte le latitudini, ma altrettanto preziosa e degna di essere vissuta intensamente. Le figure femminili rivestono un ruolo chiave, poiché ritengo che siano le meno ascoltate in tutte le società. In Italia, come in Africa, seppur con caratteristiche diverse, la donna resta in secondo piano: nella nostra nazione costretta a scimmiottare l’uomo per poter raggiungere ruoli di potere, in Africa obbligata a fuggire oppure a subire violenze.

Ne ricaviamo un elemento aggiuntivo, di assoluta importanza: l’attenzione per l’universo femminile. In un mondo esposto al pericolo, alla sopraffazione e alla violenza, la donna è in apparenza l’anello più debole. Ma tornando al discorso espresso poco sopra si può anche rilevare che la donna è forza creatrice, energia vitale che può incarnare, anche in senso stretto e letterale, la rinascita, il rinnovamento.

Il libro di Alessandra Solina, è giusto confermarlo, non è stato scritto per narcisismo letterario né per dare voce ad una propria tesi o ad una visione del mondo da imporre. La motivazione profonda alla base di questo romanzo è un sincero moto della mente e delle emozioni. Ricordi, stati d’animo, sensazioni di fronte ai fatti di cronaca, alle morti, alle stragi ai danni del bello, del giusto e di tutto ciò che di autenticamente umano rimane su questo nostro pianeta. La Solina ha un amore autentico per tutto ciò che estende l’orizzonte. Ciò che va oltre le mura e i confini. Sente il fascino di ciò che è distante eppure a ben pensare è parte di noi. Percepisce le affinità nelle differenze (si veda ad esempio nelle pagine del romanzo l’utilizzo dei nomi, delle etimologie, delle assonanze). Ed è questo il vero senso della solidarietà: non la cancellazione delle differenze, non la volontà di uniformare. Il desiderio e l’attrazione, semmai, per ciò che unisce senza distruggere le specifiche peculiarità.

La lettura di questo romanzo equivale a viaggiare nella nostra realtà geografica e in terre lontane, nel tempo presente e in un tempo che ha le proprie radici nella memoria ma anche in una dimensione ancora tutta da scrivere, a seconda delle scelte che, anche individualmente, in qualità di appartenenti al genere umano, sapremo e dovremo fare. Questo è un racconto di avventure, un romanzo di formazione e, non ultimo, un invito a staccarci, magari tramite un biglietto di sola andata, dalle isole dei pregiudizi e degli egoismi, scoprendo la bellezza della diversità, il fascino di vedere il nostro stesso volto in volti con altri lineamenti, altri colori, ma con negli occhi la stessa sete di vita, le stesse necessità e gli stessi sogni.

 

Il libro

“Biglietto Solo andata, Alessandra Solina
Libeccio Edizioni, Gruppo CTL Editore, 2020
In copertina “Sogno” dell’artista Xixi Wang

 

Ivano Mugnaini è nato a Viareggio. Si è laureato a Pisa in Lettere e Filosofia. Scrive narrativa, poesia e saggistica e collabora come editor e traduttore con alcuni editori. Fra i suoi libri, Limbo minore (Manni, 2000), i racconti Desaparecidos (Marsilio, 2002) e Un'alba (Marcos y Marcos, 2009), L'algebra della vita e altri racconti (Greco & Greco, 2011), il romanzo Lo specchio di Leonardo (Eiffel, 2016) e la raccolta di poesie La creta indocile (Oèdipus, 2018).

     

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