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La scelta di Sophie, di William Styron

di Nausicaa Baldasso

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Sono stata una terribile vigliacca, una sporca collaborazionista […] ho fatto tutto il male possibile per salvarmi

Siamo a New York nel 1947 e nonostante la fine del secondo conflitto mondiale, carestie e vuoti non trovano ancora fine. Ci troviamo dinnanzi ad una storia tragica e dal sapore amaro che non ci aiuta a dimenticare né a passare inosservati, risvegliando le paure ed i ricordi più recondtiti di un passato ancora recente.
L’illusione di essere partecipi del romanzo come spettatori vicini e consapevoli è altissima e si è perdutamente trascinati nel racconto.

La storia comincia con l’arrivo del giovane Stingo, un ex Marine, che catapultatosi a New York si imbatte voracemente nella burrascosa relazione fatta di amplessi e litigi di una donna polacca reduce dei campi di concentramento e Nathan, un seducente biologo. Il giovane con iniziale difficoltà si innamora della donna e al contempo di Nathan e della sua fatale conoscenza del mondo.

Attraverso gli occhi di Stingo si avvertono profondamente le ostilità interne, la vergogna, la sensazione di colpa, l’impotenza e la paura che attanagliano il personaggio femminile del monumentale romanzo di William Styron.

La storia di Sophie si dispiega mano a mano che Stingo prende confidenza con lei in un lento e lungo flash-back, una relazione che si sviluppa a causa della saltuaria assenza di Nathan.

La donna, nata in una importante famiglia Polacca, racconta del suo passato a Varsavia durante l’occupazione nazista, un’epoca felice nella quale viveva agiatamente e aveva un amante che la trattava bene, Joseph, la cui sorella era attiva nella resistenza. Joseph venne ucciso dalla Gestapo e lei settimane dopo arrestata e deportata assieme ai suoi figlioletti Eva e Jan.

Questo male immaginario per citare ancora Simone Weil è romantico e vario, mentre il male reale è tetro, monotono, scialbo e noioso.

All’arresto Sophie riceve il dono, se si può definire in questo modo, dalle SS naziste, di scegliere quale figlio portare con sé nei campi prima che le venga sottratto, e lei costretta a scegliere suo malgrado, lascia che le portino via la figlioletta, tenendo Jan del quale perderà poi le tracce ad Auschwitz.

L’affermazione più profonda che sia stata fatta sinora su Auschwitz non era un’affermazione, ma una risposta. La domanda: Ad Auschwitz, dimmi, dov’era Dio? La risposta: Dov’era l’uomo?

Questa crudele e atroce scelta entrerà prepotentemente nel romanzo sconvolgendo Stingo ed anche il lettore che inaspettatamente scoprirà un segreto ben mantenuto per tutta la narrazione precedente e scoperto poi in fretta con disumana rassegnazione.

Nell’aldilà Sophie sarebbe stata in grado di sopportare qualunque inferno.

La storia di Sophie è una storia di costanti privazioni che rappresentano la sua miglior formula alla sopravvivenza, lei la Medea del XX° secolo ci accompagna fino alle lacrime per comprendere profondamente l’ingiustizia perpetrata e che mai più dovrebbe ripetersi.

L’opera nel suo complesso ci rimanda ad un sincretismo di drammi esistenziali che si intrecciano a scene ed immagini di finzione intensamente contemporanee e alla presenza di figure psicologicamente instabili.

 

Nausicaa Baldasso (04/05/1984) è laureata in Scienze sociali statistiche applicate. E' stata più volte finalista in vari concorsi e ha vinto il Premio Nazionale di Scrittura Creativa Piccola Giorgia Russo Una fiaba... è per sempre nel 2017.

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