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Paulo Coelho, Il manoscritto ritrovato ad Accra

di Nausicaa Baldasso

Nella categoria: HOME | Recensioni

Bompiani, 19 settembre 2012

Il manoscritto ritrovato ad Accra rappresenta un viaggio all'interno di noi stessi, alla riscoperta della felicità perduta e per l'appunto ritrovata attraverso un insieme di procedure e di regole che ci aiutano a vivere meglio la nostra fragilità quotidiana.

Il racconto ambientato a Gerusalemme durante l'invasione dei crociati del 1099 d.c sfrutta la metafora della guerra per inscenare le difficoltà della vita.

Così mentre il Copto, uomo saggio e colto, fortifica il popolo in preparazione alla battaglia, in realtà trasferisce al lettore esempi semplici ed efficaci per affrontare le avversità tipiche che incontra l'essere umano.

"Molti secoli fa, in questa piazza venne giudicato un uomo, che fu consegnato a una condanna già decisa"

Quest'uomo profetizzava l'arrivo del male e della discordia che distrugge.

Nessuna strategia può cambiare il destino perché in esso risiede male e bene pari merito, solo la coscienza, in altre parole lo spirito, può salvarci, perché ci trasla in una realtà intangibile.

Ogni capitolo ruota attorno ad una paura ben precisa e impiega una o più soluzioni filosofiche per incoraggiare azioni concrete. Ci insegna che non esiste la sconfitta.

"L'albero dice alla foglia: Questo è il ciclo della vita. Tu pensi di aver incontrato la morte ma, in realtà, continuerai a vivere in me. E' per il tuo sacrificio che io posso continuare a esistere, a respirare."

Non ci sono vinti né vincitori, perché è il moto del cambiamento a rappresentare le esistenze.

Ci dimostra che non bisogna soffrire per l'amore.
Perché questo è tanto fugace quando irraggiungibile e la felicità sta nella capacità di accettare che non lo si può possedere.
Lo si può solo vivere per quello che è, nel suo momento migliore.
Così non esistono cicatrici se non medaglie di vittoria che ci aiutano a trarre dai giorni peggiori gli insegnamenti più validi.

Attraverso il Copto ci chiediamo chi siano i perdenti.
E scopriamo che questi non sono altro che coloro che temono di fallire.

"E se il cambiamento si rivelasse un errore?"

Per i perdenti il fallimento non è nella sconfitta, con questa si perde una battaglia, piuttosto sta nella
incapacità di ognuno di combattere, restando fermi senza desideri né azioni, vivendo la propria esistenza senza entusiasmo né fede.

I perdenti sono meschini perché vivono di battaglie immaginarie ottenute senza sforzi.

" …e che di certo non assaporeranno mai, in questa vita, la gioia della vittoria".

Scopriamo che il sentimento di debolezza attribuito all'inutilità di noi stessi coincide con l'impazienza e la fretta.

Ma comprendiamo anche che esiste un male feroce nel mondo e che porta spesso ognuno di noi a sentirsi completamente inesistente, un gracile granello di polvere, nell'impresa disperata di dare un valore alla propria esistenza: l'assenza di speranza e di motivazione.

Ed è qui che il Copto ci riporta un passaggio della Bibbia invitandoci a essere migliori con il prossimo per guadagnarsi questa speranza.

"Chi fa realmente del bene agli altri non cerca di mostrarsi utile, ma s’impegna per condurre una vita retta e interessante"

"Eppure Dio - che vede tutto - utilizzerà il tuo esempio e la tua esperienza per migliorare il mondo. E ogni giorno, ti regalerà nuove benedizioni".

Le piccole cose così saranno responsabili di grandi cambiamenti.

In conclusione non posso affermare di avere amato quest’opera, mi sono appassionata poco o non ho colto il senso profondo che lo scrittore voleva comunicare, ma per molti di noi che sono abituati a vivere le giornate rimpiangendo i momenti passati potrebbe rappresentare uno stimolo alla comunicazione con se stessi.


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