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Graham Greene, Fine di una storia
L’insostenibile eternità di un amore

di Marzia Samini

Nella categoria: HOME | Recensioni

 

Graham Greene (Berkhamstes, Inghilterra 1904), è da annoverare tra gli autori inglesi più popolari e apprezzati. Oltre ad essere lo scrittore di grandi romanzi come Il potere e la gloria (1940), Il terzo uomo (1950), e Il Console Onorario (1973), fu anche giornalista e vicedirettore del “Times” e uno sceneggiatore per il cinema.
Nel 1926, come la protagonista del nostro libro, si convertì al cattolicesimo.

“La felicità ci annienta”: è questa forse la frase più significativa e rappresentativa di tutto il romanzo.
Ambientato a Londra, durante la seconda guerra mondiale e più precisamente durante i subiti bombardamenti hitleriani, l’opera ci racconta la fine e - tramite i flashback del protagonista - l’inizio di un amore. Un amore umano come tanti altri, violento, egoista e soprattutto extraconiugale. Ma se pensate che la causa della fine della storia sia il matrimonio o la fedeltà all’istituzione matrimoniale, siete fuori strada; difatti a far chiudere definitivamente la storia (e non l’amore) alla protagonista Sara, è una promessa. Una promessa che non può e non riesce a infrangere, fatta ad un pretendente potente, anzi il più potente, del quale Maurice, l’amante e protagonista, non riuscirà a disfarsi mai.

Se non ci fosse stato insegnato come interpretare la storia della Passione, avremmo potuto giudicare, solo dalle loro azioni, se fu il geloso Giuda o il codardo Pietro ad amare Cristo?

E questo pretendente potente e pericoloso è Dio, al quale Sara donerà, dopo una lunga lotta interiore, tutto l’amore che forse non è riuscita a dare al suo amante.

Gli amanti traditi sono tragici

Dunque un romanzo in cui si incontrano e si incastrano varie forme dell’amore e vari modi d’amare: ad esempio quello passionale e fragile dei due amanti, che scappano dalla fine incontrandola ogni volta dietro l’angolo; oppure quello fraterno e rispettoso che è l’amore matrimoniale; e infine l’amore che non ti aspetti, quello improvviso e spaventoso, quel tipo di amore che Sara riscopre con Dio.
Greene, con la sua protagonista, ci lascia il ritratto di una donna fragile, incoerente, che tra le pagine del suo diario segna dubbi, paure e voglie, sempre in bilico tra Dio e Maurice.

Cosa abbiamo tanto da aspettare quando ci concediamo di essere siffattamente foderati di scetticismo?

Ciò che l’autore mette in luce con questo romanzo è la lotta interiore dell’uomo che sempre e mai riesce a cogliere la presenza del divino nel mondo e eternamente lotta e cammina in bilico, contraddicendosi ad ogni passo.

Era come se il nostro amore fosse un piccolo essere colto in una trappola e sanguinante a morte. Dovevo chiudere gli occhi e torcergli il collo.

 

Dal libro è stato tratto un film nel 1955 e poi un altro, più recente, intitolato Fine di una storia (The End of the Affair), nel 1999 diretto da Neil Jordan.

Il film, difficilissimo da raccontare e nondimeno sapientemente intrecciato con i continui flash back, si condensa nella frase ripetuta da Shara: "l'amore non finisce quando non ci si vede più", e, quindi, esso va "oltre", cioè al di là di ogni limite umano, al di là della morte, esista o non esista, dopo di essa, una qualsivoglia "entità". (...) "Fine di una storia" è il titolo del film, ma certamente non è la fine dell'amore né la fine di qualcos'altro, perché i segnali colti da Shara e vivificati nel dispiegarsi della sua vicenda umana, infine penetrano anche in Maurice il quale - si badi bene - inizia nel film a scrivere il suo romanzo autobiografico esprimendo un bisogno di odio verso tutti, anche verso Dio che pure nega, per poi ammetterne l'esistenza nella tenerissima invocazione finale che poi altro non è che il suo definitivo atto d'amore: che Dio abbandoni lui, non si curi di lui, ma vegli su di lei "per sempre" al pari del suo, del loro amore.

Tratto dalla recensione di nicorex su MYMOVIES.it

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