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ARTICOLO

Contributi italiani all'analisi testuale

di Antonella Benvegnù

Nella categoria: HOME | Teorie letterarie

Cesare Segre
Maria Corti
D'Arco Silvio Avalle
Umberto Eco
Angelo Marchese
Hermann Grosser

La narratologia è una disciplina in costante evoluzione a cui hanno contribuito anche critici italiani, in particolare Cesare Segre che, pur partendo dagli studi dei formalisti russi, Tomaševskij in particolare, giunge all'elaborazione di uno schema narrativo che prevede quattro diversi livelli del testo:
1) Discorso (aspetto verbale - linguistico, stilistico, metrico, ecc. - del testo);
2) Intrigo (insieme delle azioni narrate, nell'ordine in cui sono presentate nel testo in rapporto a montaggio e punto di vista);
3) fabula (insieme di azioni in ordine logico e cronologico);
4) modello narrativo (struttura riconducibile a invarianti presenti in un corpus di testi).

Questi quattro livelli possono essere messi in relazione con un contesto storico-culturale e, rispettivamente:
1) lingua (e stilistica, metrica, retorica,…);
2) tecniche di esposizione (prospettive temporali, rapporti tra autore, narratore, narrazione);
3) materiali antropologici (temi, miti, motivi);
4) concetti-chiave e logica delle azioni.

TESTO RICEVENTE EMITTENTE CONTESTO CULTURALE
1. Discorso --> <-- 1. Lingua
2. Intrigo --> <-- 2. Tecniche dell'esposizione
3. Fabula --> <-- 3. Materiali antropologici
4. Modello narrativo --> <-- 4. Concetti-chiave e logica delle azioni

Questo modello permette analisi sincroniche e diacroniche dei testi: confronti tra testi e contesti, fra due o più testi in relazione ad un contesto, analisi di cambiamento di un sistema entro la dialettica innovazione/cambiamento, confronto tra testi di epoca diversa in relazioni a contesti culturali corrispondenti. Segre precisa, inoltre, che la periodizzazione e la tipologia letteraria presentano tre modalità di accesso: la diacronia del contesto culturale; i cambiamenti del sistema dei generi letterari; le innovazioni introdotte dai testi.

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Maria Corti analizza sia i racconti Marcovaldo di Italo Calvino sia i modelli della cultura medievale applicando il concetto di carnevalizzazione di Bachtin riconosce, oltre ai modelli ufficiali che regolano la produzione di numerosi tipi di testo, anche gli antimodelli di segno opposto nati da esigenze rimosse o isolate dalla cultura dominante.

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D'Arco Silvio Avalle considera i singoli testi in rapporto ai contesti culturali e ai modelli semiotici variamente tematizzati negli intrecci narrativi. La semiotica deve occuparsi solo della langue e non della parole dei segni di ciascun testo; alias deve occuparsi dei grandi codici culturali escludendo l'analisi di una singola opera e delegando tale compito all'indagine strutturale. Avalle ricerca motivi e intrecci invarianti in una varietà multiforme di testi.

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Umberto Eco, impegnato soprattutto nella fondazione di una semiotica generale, approfondisce il ruolo interpretativo del destinatario che esplicita ciò che il testo non dice ma promette. Il lettore è principio attivo dell'interpretazione testuale poiché possiede una competenza intertestuale, cioè "nessun testo viene letto indipendentemente dall'esperienza che il lettore ha di altri testi". L'apparato teorico messo a punto da Eco è piuttosto complesso e, senza alcuna pretesa di esaustività, si può solo riprendere il fatto che il lettore è chiamato a collaborare con le sue previsioni allo sviluppo della fabula configurando un mondo possibile: l'intrecciarsi dei mondi possibili complica le previsioni emergenti dalle inferenze del lettore, evidenziando l'ambiguità e l'apertura connotativa del racconto letterario.

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Angelo Marchese si è occupato di narratività soprattutto nel saggio L'officina del racconto definendo il racconto "una galassia di segni in irreversibile, mostruosa espansione […] non è, dunque, soltanto un'operazione di scrittura letteraria: appartiene piuttosto al vasto dominio della comunicazione orale che si travasa, nelle culture dei popoli storicamente modellizzate, in una notevole serie di "generi", dal mito alla favola, dalle canzoni di gesta al poema, sino alla novella e al romanzo, ultimamente deputati a rappresentare, nella competenza comune, la "narratività" per eccellenza". Marchese definisce l'ottica di Barthes dispersiva e pulviscolare e ai codici istituzionali del racconto pensati appunto da Barthes, aggiunge anche il codice topologico (spaziale) che è spesso molto più di un connettivo fra azioni e personaggi. Secondo Marchese, ogni racconto nasce da

"una strutturazione di segni giocata su vari codici e lungo diverse isotopie più o meno profonde (spesso anche inconsce). L'operazione critica consiste nello scoprire questi luoghi privilegiati della genesi testuale che inevitabilmente, nella grande letteratura, approdano ad una specifica assiologia" (p. 58).

Analizzare un racconto significa, quindi, come in un'officina, smontarlo per scoprirne le parti costitutive, acquisire consapevolezza delle caratteristiche, non solo poi comprendere profondamente il racconto letto ma anche acquisire la potenziale capacità di manipolarlo in un atto creativo. Il racconto conserva un suo irriducibile mistero dovuto alla complessità dei codici e delle isotopie su cui si fonda; è un meccanismo in continua metamorfosi che produce un messaggio variamente polisemico. La semiosi del testo, appare a livello della lingua ma si produce a livello profondo: ogni descrizione deve essere intenzionata e orientata alla produzione del senso, all'integrazione dei diversi codici che intessono la scrittura e che motivano le soluzioni tecnico-formali e stilistiche. Benché, per una corretta ermeneutica dei testi, la semiotica della letteratura non possa prescindere dalla storicità delle opere che analizza, dalla correlazione dei testi con i contesti perché i segni culturali nascono in precise situazioni; tuttavia rispetto alla critica marxista, sociologica e ad ogni altra prospettiva storico-ideologica, si occupa di esplorare lo specifico letterario che distingua un'opera d'arte da qualsiasi prodotto socioculturale e pertanto afferma la necessità di rimanere, almeno inizialmente, all'interno del sistema di letterarietà per cogliere la natura profonda del fenomeno artistico in questione. Marchese conclude così il suo saggio:

"Se è lecito parlare di livello superficiale e di livello profondo (o, meglio, di livello concreto e astratto), la lettura semiotica non potrà che partire dal primo, dalla determinatezza linguistico-stilistica, e ad esso ritornare con l'acquisizione preziosa del modello generativo di quello specifico testo. In ogni caso, i rilievi tecnici, le strutture formalizzate, gli schemi e i paradigmi (gli aspetti più speciosi della narratologia) hanno di per sé scarso valore se non sono finalizzati alla ricerca e alla valutazione del senso globale del racconto" (p.234).

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Hermann Grosser, pur ritenendo utili alla comprensione del fatto letterario la tradizione critica storicistica, stilistica, tematica, sociologica, ecc.., ha tentato di sistematizzare la riflessione teorica sulle tecniche narrative, convinto che il reperimento dei procedimenti tecnici nell'opera letteraria costituisce premesse e sostegno a interpretazioni e sintesi condotte poi secondo varie metodologie. Egli ha costruito uno strumento operativo che tenesse conto della storicità degli elementi tecnici e, allo stesso tempo, costituisce una ordinata esposizione di operazioni e convenzioni applicabili dal lettore.

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Bibliografia

C. SEGRE, Semiotica filologica, Torino, Einaudi, 1979.
                 Le strutture e il tempo, Torino, Einaudi, 1974.
                 Semiotica, storia e cultura, Padova, Liviana, 1977.
                 Avviamento all'analisi del testo letterario, Torino, Einaudi, 1999.
M. CORTI, Il viaggio testuale, Torino, Einaudi, 1978.
                Principi della comunicazione letteraria, Milano, Bompiani, 1976.
M. CORTI - C. SEGRE (a c. di), I metodi attuali della critica in Italia, Torino, eri, 1970.
D'A. S. AVALLE, L'analisi letteraria in Italia. Formalismo, strutturalismo, semiologia, Milano- Napoli, Ricciardi, 1970.
U. ECO, Lector in fabula, Milano, Bompiani, 1979.
A. MARCHESE, L'officina del racconto, semiotica della narratività, Milano, A. Mondadori, 1983.
H.GROSSER, Narrativa, Milano, Principato, 1985.

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