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ARTICOLO

Introduzione all'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto

di Francesca Cutrone

Nella categoria: HOME | Analisi critica

Introduzione
Incontro con l'Autore
Intreccio del poema
Tre edizioni: 500 anni dalla princeps
Fonti

Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passano i Mori
d' Africa il mare, e in Francia nocque tanto,
seguendo l' ire e i giovenil furori
d' Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano

Così ha inizio il proemio dell' Orlando furioso, un poema che da cinquecento anni fa parlar di sé e del suo autore: Ludovico Ariosto.

Incontro con l'autore

Uomo ambivalente nella vita e nella realizzazione della sua opera, capace di indossare tipicamente la figura dell' intellettuale cortigiano, la cui 'arte'(usando un termine di Baldassarre Castiglione) ben gli era nota nonostante l'apparente incompatibilità di questa con la sua dignità di letterato. Ciononostante è da ricordare il suo servizio alla famiglia dei duchi d'Este, presso cui non solo realizzò opere quali La Cassaria (1508) e I Suppositi (1509), ma addirittura le rappresentò, curandone l'aspetto scenografico. Ancora, elemento fondamentale per meglio addentrarsi nel suo operare è l'amicizia con Pietro Bembo, il cui incontro segnò un'importante influenza a favore di una poesia volgare.

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Intreccio del poema

Con l' Orlando furioso Ariosto riprende il tema epico-cavalleresco, una materia di già provato successo, con l'intento di continuare il poema interrotto di Boiardo: l' Orlando innamorato. Si tratta di un poema articolato,in cui si intrecciano principalmente tre linee narrative decorate stilisticamente da reminiscenze classiche, che non privano assolutamente l'opera di originalità, piuttosto la inquadrano nella formazione umanistica dell'autore. Innanzitutto la trama si muove sull'argomento bellico, di tradizione carolingia, che apre la scena sullo scontro tra i Mori che assediano Parigi ed i cristiani, che sembrano avere la peggio. Ed è proprio in questo spazio che si introduce la tematica arturiana sentimentale, poiché l'amore dei due più valorosi guerrieri dell'esercito cristiano, Orlando e Rinaldo, distoglie la loro attenzione dalla guerra degli ideali armati, a favore di quella degli ideali d'amore. I due, infatti, si contendono la bella Angelica, che Carlo Magno ha provveduto ad affidare a Namo di Baviera, con la promessa di darla in sposa a chi si distinguerà per valore nello sconfiggere il nemico. Il colpo di scena vuole, però, che la fanciulla riesca a scappare in un avvincente gioco letterario di iterazioni tra fuga e inseguimenti. E fuggendo incontra il giovane fante saraceno ferito, Medoro, di cui perdutamente si innamora e con cui ancora fugge, in Catai. Orlando perde la ragione alla concreta visione del loro amore, che i due giovani hanno inciso con scritte celebrative sugli alberi del bosco in cui anche lui giunge. La pazzia offusca la mente del paladino, che compie imprese insensate e vaga 'romanticamente' per Francia e Spagna. Coerentemente con il ciclo bretone non manca nella narrazione la magia, tanto che nel frattempo il guerriero Astolfo doma un ippogrifo e vola sulla luna, dove fa scoperta di un'ampolla contenente il senno perduto di Orlando. La recupera e ne fa odorare il contenuto al prode cavalier, che si riappropria delle sue caratteristiche e prende nuovamente parte al combattimento. Tra guerra e amore e magia, non bisogna dimenticare la linea narrativa encomiastica che, da buon cortigiano, Ariosto non tralascia. La si legge nelle figure di Ruggiero, guerriero saraceno, e Bradamante, sorella di Rinaldo. I due innamorati impersonano i capostipiti della famiglia d'Este, che per mezzo del saraceno permetterebbe la discendenza dalla stirpe troiana di Ettore. Anche il loro è un amore ostacolato sin dagli inizi, dalla magia e dalla guerra, dalla famiglia e dalla religione.

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Tre edizioni: 500 anni dalla princeps

1516, 1521, 1532: queste le date delle tre edizioni dell' Orlando furioso e ben 500 gli anni compiuti dalla prima pubblicazione. Si tratta indubbiamente di tre edizioni che hanno impegnato l'autore in un processo di attenta revisione che durò tutta la vita. Forse alla base vi era un' insicurezza, il desiderio di portare ad una condizione sempre migliore il poema. Sostanzialmente le modifiche apportate riguardano la lingua, incentrata sull'esempio delle norme espresse dall' amico Bembo nelle Prose della volgar lingua , mentre dal punto di vista contenutistico la rielaborazione è evidente tra la seconda e la terza versione, in cui si passa a quarantasei canti da i precedenti quaranta. Ma è con Marco Dorigatti che per la prima volta si valorizza l'edizione del Furioso del 1516, l'edizione princeps da lui assunta come testo-base per l'edizione critica del 2006. La nuova critica vedrebbe nella prima stampa non un testo acerbo, da sottoporre a migliorie, bensì un'opera conclusa e altra rispetto a quelle a seguire. Ogni testo andrebbe così considerato a sé, senza ritenere la poesia un'arte capace di migliorarsi solo nel procedere del tempo e nell' incedere delle varianti d'autore.

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Fonti

S. Villari, Che cos'è la filologia dei testi a stampa, Carocci editore, 2014
V. Coletti Storia dell'italiano letterario, Einaudi, 1993

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