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Intervista a Tom Kuka, autore di L'Ora del male

di Rosella Rapa

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In occasione del Festival PASSAGGI di Fano, nell'ambito della rassegna "Europa/Mediterraneo", Rosella Rapa ha intervistato per noi Tom Kuka (pseudonimo letterario di Enkel Demi), vincitore del premio 2021 dell'Unione Europea per la Letteratura col suo romanzo "Flama" (in Italiano "Calamità").

Il suo ultimo romanzo, "L'Ora del Male", appena uscito in traduzione in Italia, ci conduce in una Albania rurale molto complessa nelle sue tradizioni.

 

L'Ora del Male. Recensione

In questo romanzo l'autore racconta con raffinata gentilezza una vicenda estremamente drammatica, che si svolge tra gente semplice, dura, ma con sentimenti genuini e molto profondi.

Il libro si apre con la strofa di un componimento: la canzone, di Çelo Mezani, che sarà, insieme agli uccelli del malaugurio, un "Leitmotiv" per legare tutte le vicende del romanzo. Per comprenderla, e da qui capire lo svolgimento delle vicende narrate, è necessario fare una brevissima spiegazione dell'inizio: il protagonista, Sali Kamati, uccide un altro uomo, Çelo Mezani, per vendicare il proprio fratello da lui precedentemente ucciso, e ritrovare così il suo onore. Purtroppo questo tipo di giustizia/vendetta non lo salverà da future persecuzioni della sorte. L'uomo che ha ucciso non è un pastore qualunque: Çelo Mezani è un personaggio realmente esistito, un  rivoluzionario albanese che  visse alla fine del XIX secolo e fu protagonista del Risveglio Nazionale Albanese, un guerriero, eroe della guerra di liberazione dai Turchi nel 1847. Non è chiaro cosa gli sia successo ma si pensa ad un omicidio attraverso il tradimento. La canzone, che secondo la trazione Albanese va chiamata e considerata un "lamento", esprime il dolore della madre di Çelo. Appena tornato nel suo paese, Sali Kamati viene accolto come un eroe, ma lui è indispettito perchè la canzone riporta che ha ucciso con tre colpi, quindi la mano gli ha tremato: invece non è stato così. Ha sparato solo un colpo, e questo particolare è molto importante per il suo onore e per quello dell'ucciso.

Gli incontri con i compaesani, con la moglie, con i propri dipendenti, iniziano a descriverci una Albania rurale, un paesaggio aspro e collinoso, irto di arbusti e rovi. Non sembra però un ambiente povero: buon cibo, buon liquore, begli abiti e pozzi con acqua a volontà. Attraverso una scrittura in grado di dipingere ogni particolare, il villaggio si mostra davanti ai nostri occhi, dentro i nostri occhi, dietro i nostri gli occhi, nei percorsi della mente; e leggiamo di dialoghi, di pensieri, di azioni portate avanti con ritmo lento, per spiegare  rituali che si tramandano di generazione in generazione. Tutto sembra fluire tranquillamente, ma gli uccelli del malaugurio sono per tutti un segno della maledizione in agguato: perchè Sali ha ucciso Celo, ed ora la famiglia di Celo si vendicherà su di lui. Tuttavia altri guai sono in agguato. La canzone è lunga.

Mentre Sali Kamati è in viaggio per controllare le sue proprietà prima che la morte arrivi, giunge a casa sua Tusha, una splendida ragazzina, nipote di sua moglie. Sali verrà preso da una passione insana, che porterà malattia e morte nel suo villaggio.

Attraverso situazioni orientate sempre più verso la magia e l'immaginazione, Tom Kuka racconta ora non più della realtà di questa terra, ma della sua tradizione spirituale e onirica, in cui tutti fermamente credono. Credono così fermamente da non distinguere più il lato soprannaturale degli eventi, rifiutando di portarlo ad una spiegazione realistica, che può venire solo da fuori del paese.

Non si possono riferire i singoli episodi del romanzo, o la sua trama, rigorosa nella sua linea portante, e molto articolata tramite la complessità dei protagonisti. Il linguaggio è perfetto, le descrizioni orientate alla Natura sembrano musica; quando si tratta di uomini e donne, con i loro costumi e le loro abitudini tutti si muovono come seguendo una danza, con i passi da compiere stabiliti da un rituale antico. Tutto questo Tom Kuka lo presenta con apparente semplicità, che nasconde invece una ricerca profonda dei sentimenti più genuini di una Albania fiera del suo modo di vivere, che non ritiene da sminuire rispetto ad altri, vicini o lontani. E' un libro che prende per mano il lettore e lo porta verso una realtà molto probabilmente sconosciuta, pian piano lo avvolge e lo fa partecipe di un mondo dimenticato, non dai popoli che lo costruirono, ma da noi. I loro vicini, i loro compagni nella Storia. Noi, gli Europei.

 

Alcuni passi

Il canto continuava a riempire l'aria, mentre il violino della morte faceva rabbrividire. Ma Sali si stupì notando un'anomalia: aveva sparato una sola volta, da dove era arrivato il secondo sparo?

"Occorreva che la canzone fosse un po' lunga. Lo capisci? Con uno sparo, la canzone si sarebbe conclusa in un battibaleno, perciò è stata composta con tre, ma era ancora incompleta, sicché è venuta fuori anche quella cosa della madre... Della mammina ho riso anch'io, perché l'ho accompagnata tanto tempo fa, proprio con questa barca, ma serviva ed è stata aggiunta".

Nonostante il marito la distinguesse appena, grazie alla luce fioca del lume che reggeva nella mano destra, notò che indossava gli abiti del lutto. In testa aveva messo un fazzoletto nero come quegli sciagurati uccelli. Si erano posati sui rami del platano, che spandeva la sua cupa ombra su tutto il giardino. Tusha... C'era una donna, nera come la notte, ricoperta di perline dalla testa alle caviglie. Si fece avanti, le fermò entrambe e prese la mano destra della ragazza per osservarla (...) "Un uomo ho visto, grande come un armadio, che vaga per le paludi." "Segue i rospi?" chiese Tusha. "No bambina, segue te che segui i rospi". "Oh misera me! Sarà lo spirito di Masar che sente la mancancanza di sua figlia" tagliò corto Dirja. Lasciò un metelik in mano alla donna e continuò per la sua strada. La nera rimase impalata guardandole andar via. "Non era Masar, donna. Era qualcun altro".

"La prenderò in moglie! Tusha di Masar diventerà mia moglie!"
L'urlo che uscì dalla gola di Dirja squarciò da parte a parte il soffitto, tanto che la volta celeste apparve per bene sulle loro teste. Quella donna mite, che per tutta la vita di era fatta gli affari suoi, se ne uscì con delle imprecazioni che nessuno sapeva chi le avesse portate su questa terra, forse il Maligno, forse l'Ora, ma ecco che, a sparale come proiettili, fu proprio Dirja, la moglie di Sali Kamati con la fossa aperta.

 

Intervista a Tom Kuka

R: Nel libro "L'Ora del Male" troviamo una storia dalle radici antiche, una vicenda di amore e morte, ma anche di rinascita. Inizia con "La Canzone di Celo Mezani", che fa un po' da filo conduttore alla vicenda. Questo canto in Italia è praticamente sconosciuto, ma in Albania so che è una sorta di inno nazionale, una composizione in cui tutti gli Albanesi si ritrovano. Ecco, puoi spiegarci meglio di cosa tratta, e perchè ispirarsi ad esso?

La Canzone di Celo Mezani è un lamento e nello specifico è il lamento della mamma di Mezani che cerca suo figlio. Parliamo di uno dei combattenti contro la resistenza ottomana, che si pensa sia stato rapito e ucciso dai nemici, dopo aver subito un atroce tradimento. Sua madre lo cerca e la voce menzognera le racconta cose turpi sulla scomparsa e uccisione del giovane. Gliele racconta in malo modo, in maniera aggressiva e violenta e il canto è doloroso, di grande sofferenza. Sì, in Albania è molto conosciuto e mi ha ispirato perché l’Ora non vuole essere solo il simbolo del malessere e dell’angoscia, ma anche quello dei turbamenti che l’animo umano porta sempre con sé.

R: L'Albania è un paese dalla storia molto tormentata, anche solo pensando all'epoca moderna, agli ultimi duecento anni. Tutto questo nell' "Ora del Male" non compare, si esplora una vicenda strettamente privata, lontana dai fermenti politici. Come mai questa scelta?

Non ho scritto un libro per parlare di politica, ma per narrare delle angosce dell’animo umano e per delineare il percorso di ricerca della propria dimensione dell’Albania. La situazione socio-politica è altra cosa.

R: La storia del protagonista, Sali Kamati, parte in modo realistico: una vendetta, un viaggio per controllare le proprietà di campagna. L'arrivo di una ragazzina troppo bella, Tusha, porta con sè una nuova dimensione, che esplora miti e fantasie delle popolazioni locali. Come si conciliano questi due aspetti?

Si concilia soprattutto con il mio modo di narrare. Io amo scrivere delle tradizioni dell’Albania, di quello che raccontano gli avi, dell’Albania per quella che è, e soprattutto rimanendo assolutamente me stesso. Quindi fantasie, cultura e tradizioni popolari si fondono benissimo nei miei scritti.

R: Io non conosco l'Albania, ma alcune descrizioni hanno evocato in me ricordi del Sud Italia e della Grecia. Consideri l'Albania un paese Mediterraneo?

Assolutamente sì.

R: Infine, due domande più personali...
Questa opera, secondo te, è più un romanzo o un racconto?
Infine, molto semplicemente, perchè scrivi?

Non è un racconto, bensì un romanzo.
Scrivo perché la scrittura fa parte di me e della mia vita.

 

 

Rosella Rapa (classe 1959) è nata a Torino. Si è laureata in Cosmo-Geo-Fisica, scrive e disegna fin da bambina. Collabora con Letteratour dal 2001, quando uscì il suo libro Draghi & Computer (sette racconti fantasy). Si interessa di Matematica, Letteratura e Storia Europea, vecchi Film e Serial impegnati. Le piace viaggiare, soprattutto nell'Europa del Nord, per vedere con i propri occhi paesaggi, arte e persone. Un po' estrosa, non ama pregiudizi e preconcetti.

     

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