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ARTICOLO

Teresa Batista stanca di guerra: il ritratto di un popolo, la Carnevalizzazione e la letteratura di Cordel

di Eloise Lonobile

Nella categoria: HOME | Analisi critica

 

Teresa Batista stanca di guerra, di Jorge Amado, è un romanzo scritto a Bahia nel 1972 e pubblicato nello stesso anno dall'editore Martins di São Paulo. E' stato argomento di una discussione sul forum di Letteratour ed è partire da questa che vorrei partire per raccontare il romanzo, e attraverso di esso, un paese, un popolo e un genere letterario che gli è proprio.

Per quanto riguarda la trama, cito liberamente da Wikipedia:

La protagonista del romanzo è una giovane donna, bellissima e povera, costretta a esercitare come prostituta. Orfana di padre e madre, ancora impubere, viene venduta dalla zia al terribile Capitano Justiniano Duarte da Rosa, che ne fa la sua schiava sessuale. Qualche tempo dopo conosce un ragazzo seducente ma egoista, Daniel, per amore del quale sfida l'ira del capitano e finisce per ucciderlo. Viene salvata dalla prigione dal ricco e anziano fazendeiro Emiliano Guedes che ne fa la sua mantenuta, la istruisce e le fa capire i veri valori della vita. Ma perde anche lui quando le muore fra le braccia. In un episodio, Teresa, triste per la perdita del suo primo innamorato, Janu, ha seguito un giovane medico in un paesino del sertão e qui resta coinvolta in un'epidemia di vaiolo e si prodiga per combatterlo. Infine nell'episodio finale e più lungo Teresa, arrivata a Salvador de Bahia, senza più speranza di rivedere Janu, preferisce tornare a fare la prostituta per non essere costretta a simulare affetto al protettore di turno. Proprio a questo punto la corrotta amministrazione cittadina organizza il trasloco dei bordelli, dal centro in certe case periferiche, fatiscenti e malsane, di proprietà di un politico locale che spera così di farle fruttare e contemporaneamente acquisire meriti morali presso l'opinione pubblica. Allora Teresa organizza uno sciopero delle prostitute, che diventa una sarabanda corale in cui entrano il mondo dei bassifondi di Bahia, gli orixas, gli scontri con la polizia e una nave americana carica di militari giunta proprio allora nel porto.

Quello che colpisce subito in questo romanzo è la narrazione: sfilacciata e frammentaria, non segue l'ordine cronologico della storia ma è ricca di anticipazioni e flash-back, che spesso si intersecano e mescolano; infine, è raccontata da un narratore onnisciente (Amado) ma spesso anche da altri.

Come osserva Tiziano, il romanzo sembra essere costruito su 4 parti:

  1. All'inizio viene introdotta la bella Teresa, sensuale e volitiva, contornata da una corte di figure più o meno comiche, come l'invalido avvocato Lulù Santos, pronto a truffare la Giustizia per avere giustizia, il poeta, il pittore, il dentista e infine Januario, l'amante e l'amato, che proviene dal mare e nel mare scompare. Il tempo del racconto è il presente;
  2. Successivamente si racconta in un flash-back il passato di Teresa, rovinato dal truce capitano Justo, ripugnante pedofilo che si contende la bambina col gigolò Dan. Questa parte è stilisticamente ondivaga tra tragico e comico. Lo stile indulge al barocco (vedi la perifrasi delle parti intime di Teresa: "il nero giardino dove appassisce la rosa d'oro"). Barocco è anche quel piacere dell'enumerazione che ogni tanto si incontra nel racconto, come nella descrizione dei cibi sulla tavola imbandita da Magda, Amalia, Berta e Teò per Dan.
  3. Nella terza parte si torna al presente e il tragico prende il sopravvento, con l'epidemia di vaiolo e l'eroismo delle prostitute, dopo di che troviamo ancora l'analessi e il racconto si trasforma in un romantico romanzo sentimentale, con la fanciulla educata all'amore da Emiliano Guedes, il classico "amore e morte".
  4. Infine si torna al presente e il racconto assume movenze epiche, da poema eroicomico, con tutti quei personaggi bizzarri come Vava, il prosseneta storpio, e con l'esilarante guerra dei pitali tra puttane e polizia, nonché con la partecipazione dell'olimpo vudu. Infine l'amore: Janu ricompare e Teresa, finalmente, diventerà madre.

Frammentazione e Carnevalizzazione

Il romanzo, anziché uno, sembra piuttosto essere un insieme composito di più romanzi, quantomeno perché utilizza stili e narratori diversi. Lo stile barocco sicuramente è molto presente e lo si vede anche dai numerosi appellativi che vengono dati alla protagonista:

- Teresa Miele-di-Canna
- Teresa Favo-di-Miele
- Teresa-Rasoiata
- Teresa-Ancheggiamento
- Teresa-dei-Sette-Sospiri
- Teresa-Passo-Morbido
- Teresa Finita-la-Paura
- Teresa-della-Dolce-Brezza
- Teresa-di-Omolù
- Teresa-del-Vaiolo-Nero
- Teresa-Provvidenza-Divina
- Teresa dell'Ypsilon
- Teresa-Brava-a-Litigare

Questo insieme variegato ricorda da lontano gli appellativi che la tradizione popolare cristiana riserva alla figura della madre di Cristo: Madonna dei bambini, Madonna delle lacrime, Madonna delle catene e tante altre, tanto da farla apparire non come se fosse unica ma come se avesse una pluralità di essenze. Da questo parallelismo possiamo estrapolare tre elementi: 1. la pluralità, appunto, per cui ognuno si "cuce" a proprio uso e consumo la figura femmminile ; 2. la tradizione prettamente popolare di questo meccanismo, alla quale sicuramente Amado tiene molto; e 3. di nuovo, l'effetto di frammentazione in una moltitudine di riflessi a mosaico di una figura, che ha come risultato quello di "divinizzare", di rendere più importante, il soggetto di cui si parla. Infatti, estrapolata dalla sua forma narrativa frammentata, la storia in sé (il plot) effettivamente mostra una crescita del personaggio-Teresa fino a renderlo co-protagonista insieme a varie divinità brasiliane e africane spesso citate (e intraviste) specie nell'ultimo capitolo. Teresa assurge a semi-dea, gode della protezione delle divinità, un po' come i nostri eroi greci godevano della protezione dell'Olimpo.

Ma ricordiamoci sempre che la protagonista è una prostituta, e che nel romanzo le prostitute in generale hanno un ruolo decisamente positivo. E' tutto un popolo del livello più infimo che si muove ma che ribalta ogni borghese concezione della società, e in questo diventa rappresentazione sociale del più puro spirito carnevalesco (non a caso il romanzo è brasiliano). Questa sorta di "divinizzazione" della protagonista va quindi sempre intesa alla luce di quello che è il motore principale dell'intero romanzo: il ribaltamento. Pertanto, Teresa è l'eroina tutta positiva di una umanità che si muove accanto al divino (come la Madonna), e tuttavia è pur sempre parte del mondo più ripudiato che ci sia, quello della prostituzione. Prostituta ma vergine perenne, figlia di nessuno ma protetta da tutta la schiera degli dei africani, Teresa è l'emblema di una società popolare genuina che questo romanzo tenta di rappresentare, sia nei contenuti che nel modo di raccontarli.

E proprio riguardo al modo di raccontare, cioè in riferimento a determinate scelte stilistiche fatte dall'autore, che vorrei a questo punto approfittarne per aprire una parentesi sulla cosiddetta "letteratura di Cordel", cui si fa cenno nel romanzo di Teresa Batista.

La letteratura di Cordel

Traggo dal sito http://www.ablc.com.br/ e http://www.casaruibarbosa.gov.br/ alcune importanti informazioni generali sulla letteratura di Cordel.

Sembra che le basi per la letteratura Cordel esistessero già ai tempi di romani, fenici e cartaginesi, e che abbia raggiunto la Penisola Iberica a partire dal XVI secolo. In Portogallo era chiamata anche letteratura dai "fogli volanti". Infatti si caratterizza per essere divulgata in brevi forme cartacee (simili a quelle che da noi in Italia circa 10-20 anni fa era rappresentata dalla collana "1000 Lire Stampa Alternativa"), in vendita appese a una cordicella.

In Brasile è una forma letteraria di gran successo popolare, che si diffonde soprattutto nella zona che va da Bahia a Maranhao, quindi proprio la zona dov'è ambientato il romanzo di Amado, a partire da Salvador, naturale punto di convergenza e di approdo di tutte le culture, e capitale culturale del Brasile fino al 1763, quando poi si trasferì a Rio de Janeiro. Prima di diventare un fenomeno letterario riconosciuto, a seguito dell'invenzione della stampa, il Cordel ha avuto una genesi e una distribuzione lunga, in mano a bardi e cantastorie spesso improvvisati tipici della tradizione orale.

Gli opuscoli di questa tradizione, che negli anni si è accresciuta, sono venduti in occasione di fiere. La letteratura Cordel è diventata la principale fonte di intrattenimento e di informazione per la popolazione, che attraverso tali opuscoli aveva la possibilità di essere aggiornata su attualità o di arricchirsi di informazioni enciclopediche. I temi sono diversi: avventure di cavalleria, narrazioni di amore e di sofferenza, storie di animali, avventure e buffonate di eroi, storie meravigliose e una miriade di altri, derivati dalla letteratura orale della penisola iberica e che la memoria popolare è impegnata a conservare e trasmettere. Fin dalle sue origini spagnole, la letteratura Cordel si è quindi sempre configurata come una stampa di tipo prettamente popolare, destinata alla lettura individuale ed alla recitazione collettiva, alternativa e parallela alla stampa liberale.

Uno degli elementi principali di questo genere è la satira. Nell'articolo pubblicato on line "La satira come prodotto culturale: la letteratura di cordel nella Spagna della prima metà dell’Ottocento" di Francescomaria EVANGELISTI e Maria Eugenia GUTIÉRREZ JIMÉNEZ (disponibile su http://www.studistorici.com/wp-content/uploads/2012/10/07_EVANGELISTI-JIMENEZ.pdf), gli autori ricordano che «I moderni teorici della satira concordano unanimemente nell’intendere la satira come una modalità per la moltitudine di forme in cui si manifesta e per il suo carattere moralizzatore, per esempio Edward e Lillian Bloom parlano di satira come modalità: "Satire suggests modality, a state of mind or feeling, a critical outlook on some detail or quality of existence" (BLOOM, Edward A., BLOOM, Lillian D., Satire’s Persuasive Voice, Ithaca-London, Cornell University Press, 1979, p. 36.)» e che perciò:

quando si parla della satira, si fa riferimento a una modalità di esercitare la critica da parte di un soggetto storico in un contesto sociale, tenendo presente che la socializzazione della satira, come quella del riso e dell’umorismo, non è sempre uguale in differenti società storiche. Essa cerca di svelare aspetti taciuti dal discorso ufficiale attraverso l’uso dell’umorismo, dell’ironia e di molteplici figure retoriche; si può quindi intendere come un atto d’opposizione, di dissenso, tipico delle classi subalterne, che si scaglia contro la classe egemonica e la sua costruzione della realtà, indipendentemente dal fatto che la sua intenzione sia quella di difendere i valori tradizionali o promuovere un cambiamento.

Questo mi sembra un punto chiave nell'interpretazione del romanzo, e si collega all'elemento di carnevalizzazione presente nel testo. Notiamo tuttavia cheil richiamo alla tradizione del Cordel e alle radici popolari non può essere sufficiente a dare un'interpretazione stilistica completa del romanzo di Amado, che è decisamente più complesso. Come osserva Tiziano, l'insieme di tutti i narratori del romanzo, che si presentano all'inizio di ogni parte, come narratori di secondo grado rispetto al primo, appaiono come il tentativo mimetico della voce popolare e insieme la scelta narrativa di rappresentare un coro, nel senso del teatro tragico, come una voce che accompagna e commenta le avventure e disavventure del protagonista.

La rappresentazione di un popolo

La lettura di questo romanzo passa anche attraverso parti piuttosto "indigeste" per la loro crudezza, soprattutto nella parte dove si raccontano i rapporti di Teresa col Capitano Justo, di cui è la schiava sessuale. Viene da chiedersi il perché l'autore abbia scelto di parlarne tanto a lungo e così crudamente. Anche alla luce di quanto detto finora, si potrebbe pensare che Teresa sia l'emblema del popolo brasiliano. Lo dice a un certo punto anche Amado - attraverso uno di quei narratori secondari - nel testo, verso la fine, in un passo rivelatore:

A chi assomiglia Teresa Batista, tanto maltrattata dalla vita, tanto stanca di sconfitte e di sofferenze e malgrado tutto ancora in piedi con tutto il peso della morte sulle spalle disputando a quella maledetta un bambino affinché viva? Ebbene glielo dirò io a chi mi sembra che rassomigli.

Seduta in questa veranda dove si vede in lontananza il mare di Rio Vermelho, guardando questi alberi, alcuni centenari ma per la maggior parte piantati da me e dai miei con queste mie mani che hanno impugnato il moschetto nei boschi di Ferradas durante le sommosse del caco, ricordando João il mio defunto marito, che era un uomo buono e sereno, circondata dai miei tre figli, che sono i miei tesori, e dalle mie tre nuore, mie figlie e mie rivali, dai nipoti, nipotine e bisnipoti e dagli altri parenti e congiunti, io, Eulalia Leal Amado, chiamata Lalù da tutti i miei cari, le dico, signore, che Teresa Batista assomiglia al popolo e a nessun altro: al popolo brasiliano così rassegnato, mai sconfitto. Che quando lo credono morto, risorge ancora dalla bara.

Forse era necessario far vedere fino in fondo il baratro in cui cade e vive il popolo brasiliano per capire da dove nasce la sua sofferenza, la sua forza talvolta omicida, il suo disinteresse per la vita quando si tratta di affrontare malattie mortali come il vaiolo, e viceversa il suo attaccamento all'amore, alla gioia, alla dolcezza, alla danza, in breve alla vita, alla speranza. Ed è anche grazie al suo percorso esistenziale che la "carica" di tante esperienze, che Teresa assurge a (ma)donna-emblema del popolo che rivendica la propria dignità. Ma essendo, quella del romanzo, una rivolta "letteraria" e non storica, non effettiva, l'autore la racconta con i mezzi prìncipi della destabilizzazione narrativa: ironia, frammentazione, ribaltamento. Ed ecco che le mogli educate e distinte del mondo "bene" si mostrano in tutta la loro "furia uterina" delle discinte e perverse adultere, mentre le prostitute sfilano pacificamente in processione recitando tanto di Ave Maria dietro Sant'Onofrio; ecco che le coppie borghesi sbirciano nelle stanze dei bordelli con oscena curiosità e un pizzico di invidia, mentre - finalmente libere dal "lavoro" grazie allo sciopero dei "canestri" - le prostitute popolano la città, le spiagge e i parchi ridendo e passeggiando come fanciulle illibate, o dedicandosi ai propri figli col più puro amore materno. Oppure, nell'interessante capitolo sul vaiolo, ecco come "in quei giorni tutti i maschioni si erano trasformati in froci, erano scomparsi; così la virilità passò a loro, le puttane, la vecchia e la ragazzina", a loro che alla fine della vicenda, "oltre a continuare a essere puttane, erano diventate intoccabili. Vagano ancora in giro per il mondo" (splendida frasettina di sole 7 parole - in traduzione - che però apre un intero mondo nella mente: vagano ancora in giro per il mondo? sorta di ebree erranti non della colpa ma del vaiolo, personaggi quasi divini, quasi mitologici, rappresentanti di tutte le prostitute del mondo, passate presenti e future, nel cui esercizio il mondo purifica i propri vizi e trova conforto, aiuto divino, donna-vecchia o donna-bambina o donna-tout court ma comunque sempre donna trasfigurata dal proprio mestiere in una santa schiera di madonne).

E così, attraverso la lente narrativa distorcente del ribaltamento, che spazza via ipocrisie e smaschera menzogne, il mondo appare - paradossalmente - com'è realmente.

Teresa Batista stanca di guerra è dunque un romanzo ironico che ribalta la società mostrandone i veri volti; un romanzo che nel raccontare questo ribaltamento tenta di avvicinarsi anche ai modi tipici della narrativa popolare (il racconto orale dei narratori secondari, i numerosi riferimenti al cordel, ecc); un romanzo che però nel finale ricade in quello che si potrebbe chiamare il melodramma amoroso (lei ritrova lui, amore eterno, ecc), con un finale un po' banale, che però mostra anche in questo la sua coerenza stilistica nelle scelte dell'autore: il lieto fine, per l'eroina di questo poema epico che si svolge tutto al contrario, tipicamente c'è sempre e rappresenta l'aspettativa dello stesso popolo che vede così confermare, anche nell'epilogo, la propria vittoria sul "male".

Un romanzo dove anche il capitolo un po' smelenso sull'amore tra Teresa e Emiliano Guedes, il più piatto tra tutti, ha comunque un senso, espresso dall'ennesimo narratore secondario, che ricorda come

Lei (Teresa), che dal Dottore tante cose ha imparato, insegnò qualcosa pure a lui, dimostrandogli giorno per giorno che è falsa e vana qualsiasi differenza che si voglia stabilire tra gli uomini basandosi sul peso del denaro e della posizione sociale. Le differenze si rivelano in tutto il loro peso e nel loro esatto valore soltanto quando si tratta di battersi con la morte, quando si combatte in campo aperto: e allora l'unica norma è l'integrità della persona. Tutto il resto sono soltanto sciocchezze.

E in quanto a battersi con la morte, Teresa-popolo-brasiliano non è seconda a nessuna, anzi a nessuno.


  Per chi volesse leggersi la discussione sul forum ecco il link.

  Sulla "Carnevalizzazione" e l'origine del termine si veda l'articolo sui formalisti russi e la scuola di Bachtin.

  Per approfondire il modo Carnevalesco come modalità di fare letteratura si veda l'articolo sui modi letterari.


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