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Il professore riluttante, di Tiziano Gorini

di Eloise Lonobile

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Settembre 2019. Per migliaia di ragazzi, ma anche di adulti, settembre significa l'inizio delle attività scolastiche. Ed è per questo che quest'anno desidero inaugurare il nuovo anno scolastico con una recensione-riflessione su un testo al quale sono molto legata per due motivi: primo, perché lo ha scritto un mio carissimo amico; secondo, perché parla di un tema che mi sta molto a cuore: la scuola.

Il titolo riassume già tutto il suo contenuto, a dire il vero. Non ne fa mistero. "Il professore riluttante" è già di per sé un manifesto: di passione, di coinvolgimento, di professione (non intesa solo come impiego, ma proprio nel suo significato etimologico di "aperta dichiarazione"), ma anche di presa di distanza, di malessere. Chi "professa" qualcosa solitamente lo fa con ardore, convinzione, coinvolgimento totale, ma qui no: si palesa subito una certa presa di distanza. Esiste, ahinoi, una intrinseca dicotomia, quasi una interna scissione, che viene vissuta in prima persona da coloro che sono coinvolti nell'insegnamento.

Tiziano Gorini ripercorre in questo testo, con estrema lucidità, gli anni del suo coinvolgimento come insegnante nella scuola pubblica. E' una storia conosciuta ai più, o, se non conosciuta, facilmente ripercorribile seguendo la strada intrapresa da qualche decennio dall'istituzione scolastica. Di sperimentazione in sperimentazione, passando per una intera "selva di acronimi", come le chiama lui: PECUP, PDP, PEI, GLIS, DSA, BES, IRC, RAV, POF, PON, ecc., districandosi tra tecnologie didattiche, progettazione curricolare, valutazioni, per arrivare infine al POF (Piano dell'Offerta Formativa) che ogni scuola deve elaborare e pubblicare, e che rappresenta spesso "il culmine della finzione", l'insegnante si ritrova infine, comunque vada, faccia a faccia con la verità: i propri alunni.

C'è un momento in cui la finzione finalmente cede il posto alla verità: è il momento della lezione, dell'incontro tra il docente e i discenti, dell'instaurarsi della comunicazione educativa.

E' un momento di verità sul quale la maggior parte degli insegnanti, quelli "onesti, volenterosi e appassionati del loro mestiere", fanno leva per dare un senso al proprio operato e dissolvere ogni dubbio. Ed è su questo momento tuttavia che l'autore solleva, impietosamente, l'ultimo velo della finzione:

Ciò che accade nell'aula non è davvero un proficuo ed avvolgente convegno di intelligenze bensì l'avvilente sprofondare nella noia di un rituale estenuato e, per quelle giovani menti, sempre più incomprensibile e insopportabile. (...) Dunque la lezione è piuttosto il momento culminante della finzione, della dissimulazione onesta (e talvolta pure disonesta), quello in cui si preferisce ignorare o rimuovere la drammatica distanza tra la volontà di educare e l'indifferenza all'educazione.

Professore di lettere in una scuola secondaria superiore, Gorini si è interrogato a lungo sui motivi di questa débacle educativa. E a noi che amiamo la letteratura viene spesso lo stesso dubbio che ha avuto lui per anni: forse è la materia letteraria in sé a non "prendere" più i giovani, abituati a vivere in un mondo dominato dalla tecnologia, da un modo di apprendere più immediato e conciso rispetto alla lettura, un modo meno adatto all'introspezione? L'insegnamento della letteratura in effetti, più di ogni altra materia, richiede a chi lo esercita un grande sforzo di passione, motivazione. Tanto più che domande come "Cos'è la letteratura?", "A cosa serve la letteratura?" rimangono spesso irrisolte. Perciò, l'insegnante di lettere si trova coinvolto, forse più di ogni altro, nella necessità di dare un senso alla propria disciplina, nella ricerca di quello che si può definire un "movimento di liberazione":

La mia storia professionale si potrebbe concisamente definire come una persistente tensione della volontà di innovare un modo d'insegnamento a parer mio inadeguato nelle forme e nei contenuti. E siccome tale volontà ha sempre dovuto specchiarsi nei propri fallimenti e nelle proprie frustrazioni dovrei chiedermi perché ciò sia accaduto.

E' così che l'iter professionale dell'autore si è continuamente intrecciato a quello di una ricerca che si interroga sul significato e sul modus operandi dell'insegnamento, e di ogni tentativo, di ogni tappa riflessiva e sperimentale egli dà uno spaccato lucido e distaccato, facendone un'analisi assolutamente personale, perché vissuta sulla propria pelle, ma anche universale, perché nutrita di ricerche anche teoriche, di statistiche, e di confronti con altri autori che si sono posti il problema dell'educazione, partendo da Rousseau, passando da Pasolini, per arrivare, giusto per dare un esempio tra tanti, a Paola Mastroccola (Togliamo il disturbo, Guanda, 2011), e arrivando alla sconvolgente (per alcuni) conclusione che si potrebbe riassumere con questa significativa asserzione fatta qualche anno fa da una ragazza a Enzo Biagi:

"Ho smesso di studiare per rispetto alla mia intelligenza".

Una resa totale? Forse, chi lo sa. Di sicuro, chi è intelligente e particolarmente creativo trova forme "altre" di studio. A modo suo. Su misura sua. Ed è di questo che si dovrebbe parlare, non più di sperimentazioni teoriche o assegnazioni burocratiche, malamente tradotte in aride sigle, o di obblighi decisionali presi e vissuti dall'alto: sulla scuola urge, oggi più che mai, una vera riflessione sul tema della riscolarizzazione o descolarizzazione. Quale futuro si prospetta non è dato sapere. Ma nemmeno si può continuare a far finta di niente, o a credere che nessuno, di questi problemi, ne abbia mai parlato.

 


Il professore riluttante, di Tiziano Gorini
Editore: Armando Editore
Collana: Scuola e università 4.0
Anno edizione: 2019
Pagine: 127 p., Brossura
EAN: 9788869925252

Acquista il libro su: IBS | Amazon | Feltrinelli | Mondadori Store

L'autore

Tiziano Gorini insegna Lingua e Letteratura italiana ed č impegnato in numerose sperimentazioni didattiche da anni. All'insegnamento affianca l'attivitā di ricerca, che spazia dall'epistemologia alla critica letteraria, dalla pedagogia alla storia della scienza. Oltre a numerosi saggi, ha pubblicato il volume Le stanze di Ophelia (con Massimo Carboni e Omar Galliani) e il manuale di storia della letteratura Excursus. E' stato collaboratore delle pagine culturali de "Il Tirreno" e di altri quotidiani.

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